Brevi riflessioni sull’intelligence Jihadista: i suoi metodi di reclutamento: ipotesi concrete al vaglio.2.

Brevi riflessioni sull’intelligence Jihadista: i suoi metodi di reclutamento: ipotesi concrete al vaglio.2.

La seconda parte dell’analisi sull’intelligence jihadista. Come si attira un foreign fighter… sue caratteristiche

Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini

La prima operazione effettuata dal reclutatore è quella di localizzare il soggetto vulnerabile. In questa fase, l’operativo jihadista si muove con discrezione raccogliendo informazioni sulla persona: la sua situazione finanziaria, quella familiare, le tendenze politiche, le sue debolezze e i punti di forza.

Segue una fase di valutazione. Il candidato è posto sotto osservazione continua per conoscere le sue abitudini, i percorsi abitudinari e i luoghi che visita, le persone che incontra e il tipo d’interazioni sociali abituali. Dopo aver raccolto sufficienti informazioni, il reclutatore si avvicina al soggetto e inizia la fase di approccio. Inizialmente questo avviene sotto copertura, una chiave di entrata molto utile ai reclutatori nei confronti dei soggetti immigrati di seconda generazione è la connessione della famiglia d’origine con luoghi o personaggi che hanno legami con la jihad, se ce ne sono, ma anche la provenienza tribale d’origine garantisce un legame di appartenenza a tradizioni che possono essere viste in chiave jihadista.

Il reclutamento di un nuovo ‘fratello’ si sviluppa in amicizia, come se non ci fossero pretese di sorta e non fosse stato pianificato. Il rapporto si sviluppa in maniera naturale e gradualmente, in modo tale da non attirare l’attenzione del bersaglio. Nel caso in cui il primo ‘fratello’ (reclutatore) non riesca a sviluppare un rapporto di amicizia con l’obiettivo, un altro ‘fratello’ subentra dopo aver raccolto nuove informazioni sugli indici di vulnerabilità (motivi che possono essere sfruttati a favore) del soggetto.

Giuliano Del Nevo, primo foreign fighter italiano,.morto in Siria

Giuliano Del Nevo, primo foreign fighter italiano,.morto in Siria

Dopo aver stretto un legame con il ‘bersaglio’, avviene il reclutamento vero e proprio. Questo può essere diretto, cioè chiarire al soggetto la natura del proprio lavoro concordando un compenso per le informazioni, o la collaborazione. Può, in alternativa, avvenire in maniera informale senza che lo stesso venga informato della natura del lavoro dell’agente, credendo egli stesso di entrare per meri motivi di capacità all’interno di una cellula. Di solito quest’ultima pratica è realizzata grazie anche a ciò che è chiamato rinforzo positivo (regali, condividendo le sue gioie o i dolori nel tentativo di risolvere i suoi problemi).

Il reclutato, inoltre, non scopre subito la propria vocazione religiosa, è una consapevolezza che gli viene somministrata poco alla volta accompagnata dai rinforzi sopra descritti; spesso è seguita da un senso di colpa nei confronti dei rinforzi che vengono visti come una decadenza della propria dignità e della società alla quale si appartiene che nel soggetto si demonizza. I rinforzi sono abilmente utilizzati dagli agenti reclutatori in maniera da plasmare il soggetto in modo graduale verso l’obiettivo ultimo, cioè il completo assoggettamento nei confronti degli ordini dei superiori che prevedono l’isolamento dalla famiglia d’origine e da tutti quei legami con il mondo esterno che non siano collegati all’Islam.

In questa fase, alla recluta vengono, di solito, assegnati alcuni compiti per mettere alla prova la sua capacità, lealtà e affidabilità come il reperimento di determinate informazioni. Il soggetto non sa che l’organizzazione ha già le informazioni richieste. Se le informazioni fornite da parte del nuovo ‘fratello’ non corrispondono alle informazioni esistenti dell’organizzazione, l’agente può non essere una fonte affidabile d’informazioni oppure potrebbe essere un tentativo esterno d’infiltrazione all’interno della cellula. Per questo motivo durante la fase di test, il soggetto rimane sotto attenta sorveglianza per individuare tutti i suoi movimenti.

Eric Harroun, combattente straniero, con esponenti diJabat - al-Nusra

Eric Harroun, combattente straniero, con esponenti diJabat – al-Nusra

Una volta reclutato il soggetto si provvede al suo addestramento. Questo consiste nell’apprendere i mezzi di raccolta, dell’occultamento delle informazioni, la comprensione del briefing di missione, nozioni di fotografia e tecniche basilari d’interrogatorio e di resistenza. Contrariamente a ciò che si è indotti a pensare dalla cultura cinematografica, tutti i soggetti sottoposti a un interrogatorio coercitivo cedono. L’unico fattore variabile è il limite di tolleranza psicofisica e di conseguenza l’insorgere di complicazioni fisiologiche che possono provocare la morte del soggetto.

La domanda alla quale la maggior parte degli analisti vorrebbe trovare una risposta è come si contrasta efficacemente un avversario simile. Forse la soluzione è molto più semplice della domanda, cioè adattando il proprio COG (centro di gravità militare) a quello dell’avversario.

L’intelligence è il prodotto della raccolta, dell’elaborazione, dell’integrazione, della valutazione, dell’analisi e dell’interpretazione delle informazioni disponibili. Questi concetti dovrebbero essere rielaborati in una chiave più utile e flessibile in base alle esigenze operative, così da donare al decision maker uno strumento con una maggiore capacità di esecuzione. Oggi, infatti, le operazioni dell’intelligence sono spesso condotte contro attori non statali e minacce transnazionali. La natura dispersiva di queste minacce, come quella del terrorismo islamico, non può essere più affrontata con le metodologie operative tradizionali.

Il terrorismo di matrice jihadista è capace ormai di portare avanti una campagna a bassa intensità anche all’interno dell’Europa, soprattutto tramite i mezzi di propaganda 2.0 come il web. La sua quinta colonna è costituita da cellule ramificate e collegate tra di loro grazie a percorsi ormai collaudati, che sono usati dai propri affiliati come via d’uscita dal vecchio continente per raggiungere i teatri come la Siria e l’Iraq. In questo sono aiutati da una scarsa legislazione europea in materia d’immigrazione clandestina, che permette un transito continuo di foreign fighters per tutta l’Europa, anche grazie alla scarsa coordinazione delle varie agenzie d’intelligence, bloccate da una forte compartimentazione informativa.

Il contrasto del terrorismo di tale matrice attraverso quelle che sono le operazioni distribuite, o meglio un’intelligence distribuita, offre vantaggi unici, giacché il decisore è collocato più vicino alla fonte informativa. L’autorità decisionale decentralizzata costituita da un’analista che possa prendere decisioni operative di natura strategica e tattica su una cella di sua esclusiva competenza, è intrinsecamente più veloce e più utile di quella delle autorità decisionali centralizzate. Queste, infatti, sempre più spesso entrano in possesso di un’informazione elaborata tramite il ciclo intelligence tradizionale che è stantia e obsoleta rispetto alle effettive condizioni di teatro, soprattutto quando questa proviene da ambienti geograficamente complessi anche a livello di tessuto culturale.

In virtù del mantenimento di una costante attività d’osservazione in prossimità del nemico o del problema, l’analista strategico tattico è capace di decisioni più intuitive e rapide. Essendo più vicino all’azione diretta è in grado di poter osservare direttamente le conseguenze delle proprie decisioni. In tal caso avverrebbe un’inversione del ciclo intelligence, in altre parole sarebbe l’analista a richiedere all’autorità centrale un’analisi delle risorse da poter impiegare in teatro sia in patria e sia all’estero. Di conseguenza, la velocità e una maggiore capacità analitica sarebbero esaltate dalla vicinanza e dall’indipendenza che il decisore ha di poter influenzare direttamente lo scenario tramite le proprie scelte. La consapevolezza di adattare le successive azioni a quella che è il diretto effetto di queste sul campo, consente inoltre una maggiore destrezza tattica, poiché la velocità è elemento indispensabile per il mantenimento dell’iniziativa in qualsiasi teatro operativo.

Tuttavia, questo decentramento non è uno smarcamento completo dall’autorità centrale che rimane comunque indispensabile per questo ciclo intelligence accelerato. Essa, infatti, costituisce l’hub in grado di garantire il raccordo tra le varie cellule e costituirebbe un’autorità di controllo e supervisione finale sui risultati ottenuti dalle varie cellule. Queste ruotano attorno alla base centrale, come in un atomo gli elettroni ruotano attorno al nucleo di neutroni e protoni. In questo modo il decisore centrale potrà avere un’idea più chiara e completa di ciò che avviene nei vari teatri e soddisfare le necessità di adattamento necessarie al contrasto di un nemico con un centro di gravità così mutevole ottenendo risultati concilianti alle effettive necessità politiche.

Mappa del flusso dei foreign fighters (elaborazione del Washington Post)

Mappa del flusso dei foreign fighters (elaborazione del Washington Post)

Questa rivoluzione non è di semplice attuazione e porta in sé nuove sfide, bisogna superare uno dei cardini principali dell’intelligence, cioè la compartimentazione, concetto sul quale si basa la riservatezza delle informazioni e la sicurezza di molti operatori. Proprio questa compartimentazione dell’informazione è la linea d’ombra sfruttata dalle cellule jihadiste. Essa costituisce un problema quando bisogna fornire informazioni, necessarie a operazioni di sostegno a unità ampiamente disperse su un territorio o a fonti sotto copertura, poiché le risorse indispensabili all’intervento, non dispongono di un quadro totale dello scenario e agiscono in maniera deficitaria creando più scompensi che benefici.

Acquisire la comprensione e la consapevolezza di questo nuovo modo di fare intelligence, richiederà un grandissimo sforzo e l’impiego di grandi risorse che non possono essere messe a disposizione da un solo Paese. Per questa ragione il futuro dell’intelligence civile e militare passa per la collaborazione dei diversi Attori impegnati nella lotta al terrorismo e non può prescindere da un mandato temporale di vasta portata. La sicurezza non può legarsi alla vita politica dei governi dei vari Paesi.

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