L’Iran sta cambiando. 35 anni dopo la Rivoluzione Islamica Teheran ha bisogno d riprendere il suo posto nella Comunità Internazionale visto che lo ha in gran parte ripreso nel Golfo Persico (o Arabo) a seconda della prospettiva, grazie anche al mondo occidentale e al suo intervento….Mi sia consentito un ricordo personale: ero nelle strade di Teheran in quel 1° febbraio 1979 aspettando Khomeini in mezzo alla folla sotto l’arco della Tour Shayad…
Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini
Il 5 giugno, a Teheran la Guida Suprema Ayatollah Sayyed Alì Khamenei ha ricordato la ricorrenza del 25° anniversario della morte dell’Ayatollah Rouhallah Moussawi Khomeini.
E ha segnalato le due minacce cui si trova di fronte il Paese. La prima è il confronto con gli USA che continuano a interferire negli affari interni dell’Iran. La seconda e più dannosa è costituita dai dissidenti interni che mettono in pericolo l’unità del Paese.
A questo proposito la Guida Suprema fa una chiara distinzione. Da un lato ci sono coloro che nel 1979 sfidarono gli USA e lottarono per la detronizzazione dello Shah Mohammed Reza Pahlevi e restano ostili all’Occidente e agli USA. Dall’altra parte si attivano coloro che vorrebbero percorrere strade diverse da quella indicata dal Grande Ayatollah Khomeini.
Da questo scontro nascono le divergenze in seno alla dirigenza nazionale. Si tratta della scelta di campo di Khamenei per il fronte ultraconservatore di Ahmedinejad e della sconfessione del Presidente Hassan Rohani.
Su chi può contare il Presidente ? Su importanti Istituzioni ed esponenti politici del Fronte Esterno ma non sempre in sintonia fra di loro.
Il 24 maggio l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica nel Rapporto mensile ha comunicato che l’Iran ha tagliato l’80% delle sue scorte di uranio arricchito oltre il 20% , insufficienti a fabbricare ordigni nucleari ma criticate da Israele e dalla Comunità Internazionale. Teheran possiede 40 chili di uranio altamente arricchito pari a 1/5 di quello necessario per la costruzione di un ordigno militare.
Dal canto loro, gli USA riconoscono piccoli progressi nel 5° Vertice dell’Iran con il Gruppo P5 + 1 (i cinque membri permanenti di Consiglio di Sicurezza ONU, più la Germania) svoltosi una settimana prima del Rapporto A.I.E.A. Ma gli statunitensi hanno fatto congelare dal Dipartimento del Tesoro i fondi di Morteza Tamaddon, Capo del Consiglio di Sicurezza di Teheran, per aver limitato la libertà di parola a manifestanti nel 2009 e 2012 attraverso minacce e interruzione delle comunicazioni.
Un inaspettato sostegno alla posizione iraniana viene da Israele a pochi giorni dalla ripresa dei colloqui dell’Iran con il Gruppo dei 5 P + 1 che dovrebbe portare a un Accordo in vista della scadenza definitiva del negoziato il 20 luglio. In un’intervista al quotidiano Yediot Ahronot, il dr. Eilam, capo per un decennio della Commissione per l’Energia Atomica Israeliana, spiega che occorrerebbero almeno 10 anni prima che l’Iran si possa dotare di una bomba atomica.
Nonostante un’imponente campagna mediatica critichi l’articolo, Eilam aggiunge di non essere sicuro che Teheran voglia la bomba e che la paura nel Paese è alimentata dal Premier Netanyahu solo per scopi politici. Eitam riprende in sostanza quanto aveva dichiarato anni prima l’ex capo del Mossad, Meir Dagan, contrario all’attacco militare all’Iran.
Inoltre, nell’incontro con il Presidente russo Putin a margine della Conferenza per i rapporti economici in Asia, lo stesso Rohani ha ottenuto due importanti risultati: la chiusura di un contratto energetico con Mosca da 10 miliardi di dollari e la promessa del Presidente cinese Xi Jinping di inserire l’Iran nella formazione di una nuova infrastruttura regionale in materia di sicurezza. Infine, potrebbero arrivare a una svolta le relazioni con l’Arabia Saudita, dove il Ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif si recherà a breve.
Le iniziative di Rohani e l’appoggio sia pure incerto di parte della Comunità Internazionale
non appaiono sufficienti al rafforzamento del Presidente per due problemi provenienti dalla fronda interna.
In primo luogo, nonostante le sue promesse, la stampa riformista ha subito alla fine di maggio l’arresto di tre giornalisti: Saba Azarpelk, reporter del quotidiano Etemad, e i giornalisti Seraji Miramandi e Saeed Bourazizi. Quasi a contestare le dichiarazioni del Presidente in merito alla diminuzione dei controlli su Facebook, otto giovani sono stati arrestati dalle Guardie Rivoluzionarie. Notizie preoccupanti provengono dal circuito carcerario per casi di trattamento inumano e improvvise scomparse di detenuti politici. Il secondo punto è che questi casi si aggiungono a problemi strutturali per le condizioni di vivibilità della gran parte della popolazione.
Il ritardo nella revoca delle sanzioni penalizza fortemente un Paese con un altissimo tasso di disoccupazione, l’inflazione e il prezzo delle abitazioni alle stelle. Gli stranieri evitano di investire in un Paese ancora sotto sanzioni e con un’economia in forte sofferenza.
Gli alleati di sempre, Siria ed Hezb’ Hallah, hanno parzialmente coinvolto l’Iran nelle guerre civili in cui sono impegnati, sia pure a livelli diversi. Il vento di restaurazione che soffia sull’intero Arco Mediterraneo non invia segnali positivi né da Egitto e Tunisia né dalle formazioni palestinesi prima vicine come Hamas, Jihad Islamico Palestinese, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina- Comando Generale.
Indicazioni negative vengono pure dall’Europa con la guerra in Ucraina e la deriva populista e razzista di estrema destra, che attualmente presenta :
– due Partiti dell’ultra destra ucraina, Svoboda e Pravy Sector;
– i neo-nazisti dell’NPD, antisemita e xenofobo in Germania;
– Jobbik, il Partito ungherese neo-nazista, antisemita e razzista, guidato da Gàbor Vona ;
– Il British National Party guidato da Nick Griffin;
– Il Front Nationale in Francia, guidato da Marine Le Pen, legato al Partij voor de Vrijheid, Partito per la libertà olandese di Geert Wilders, leader dell’ islamofobia europea, i liberali- nazionali austriaci dell’Fpo di Heinz Christian Strache, gli indipendentisti fiamminghi di estrema destra di Vlaams Belang, gli Sverigedemocraterna, democratici svedesi di Jimmie Akesson, oltre a formazioni minori di Polonia, Slovacchia e Bulgaria;
– i greci di Alba Dorata.
Dopo le elezioni europee anche esponenti di alcuni Partiti e movimenti italiani hanno iniziato alcuni contatti con le entranti formazioni.
E’ in questo difficile contesto che dal 16 al 20 giugno si svolgerà a Vienna i 6° round del Vertice Iran con il Gruppo 5 P + 1, per arrivare a un Accordo per la firma del Trattato condiviso sul nucleare.
Con una mossa a sorpresa, il 9 giugno una delegazione Statunitense guidata dal vice Ministro degli Esteri Wlliam.J. Burns, che aveva già incontrato funzionari iraniani a novembre 2013 in maniera riservata, si recherà a Ginevra per un incontro bilaterale con gli iraniani.
Sarà discusso il problema principale sul nucleare, quello del reattore ad acqua pesante di Arak che può generare plutonio e costituire l’alternativa all’arricchimento dell’uranio per produrre ordigni atomici. Su questo punto gli USA vogliono lo smantellamento dell’impianto mentre l’Iran vi si oppone.
Dai risultati dipenderà il percorso moderato di Teheran o l’inversione di rotta come avvenne per il Presidente Sayyed Mohammed Khatami per fare spazio ad Ahmedinejad.
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