Anche ieri a Doha sono stati avviate per l’ennesima volta discussioni ‘indirette’ tra Teheran e Washington. Per gli americani, presenti due personaggi noti e indivisibili, ormai, Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump, imprenditore e immobiliarista, sempre presente, non per caso.. L’Iran ha dichiarato che non avrebbe incontrato gli inviati americani.
Queste attuali, dunque, sarebbero delle negoziazioni di ‘carattere tecnico’ tra rappresentanti a cosiddetto basso livello. Al momento non ne sono stati specificati e nomi e i ruoli…Ma in realtà il Primo Ministro del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, sta incontrando i rappresentanti americani per riprendere i punti del Memorandum ofUnderstanding (MOU) recentemente firmato e presentato dallo stesso presidente della Repubblica Islamica, Pezeshkian, come un ‘documento storico’.
Interessante notare che nelle dichiarazioni ufficiali rilasciate da parte qatariota (Ministero degli Esteri), si è chiaramente scritto che queste negoziazioni, nel quadro dei punti indicati del MOU, sono dirette a promuovere sicurezza e stabilità nella regione attraverso il dialogo e la diplomazia, per gli stati rivieraschi del Golfo Persico e del Golfo dell’Oman. Ve ne è ampia necessità per far cessare attacchi e riprendere lucrosi traffici commerciali.
Nelle dichiarazioni si è scritto anche che quell’incontro tra americani e qatarioti aveva analizzato il problema di come preservare l’unità del Libano, la sua sovranità e stabilità, he attualmente sembra lontana. Il Qatar continua a proporsi attore ‘attivo’ per ricomporre sicurezza e stabilità in tutta la regione mediorientale.
Ma l’Iran, con Mohammad Bagher Ghalibaf, Presidente del Parlamento della Repubblica Islamica (già pasdaran), mostra una certa fermezza di non possibile prosecuzione di trattative di accordi se non vengono applicati prioritariamente i punti da Teheran ritenuti ‘cruciali’ del MOU. Uo dei punti particolarmente sottolineati riguarda il Libano; l’altro, a parte il nucleare, è in realtà lo Stretto di Hormuz.
Ecco il vero ‘successo’ del presidente Trump: aver reso pienamente cosciente l’Iran e la politica mercantile mondiale della grande importanza dello Stretto di Hormuz e di chi lo può dominare. Fino al 28 febbraio lo Stretto era attraversato normalmente ma dopo l’attacco americano-israeliano, sembra paradossale, l’Iran è divenuto più forte a livello mondiale, nonostante i bombardamenti abbiano inciso anche sulla capitale Teheran e sul territorio in vari modi. Perché?
In realtà può e potrà decidere, è indubbio, chi passa lo Stretto e a quale prezzo, perché è ormai chiaro che in caso di accordi, ci sarà un prezzo da pagare per i ‘servizi’ che possono venire resi a chi lo transita…e di lì il petrolio soprattutto deve passare.
Teheran è perfettamente conscia di questo suo potere politico-geografico, prima esistente, ma ora acclarato e gridato. Non tornerà indietro, nonostante le minacce del Presidente americano di riprendere la guerra e distruggere l’Iran.
Il problema del nucleare si risolverà: è importante per l’Iran ma potrebbe anche accordarsi con USA su un lungo periodo di tempo (un decennio o più) di non ulteriore arricchimento dell’uranio. Gli attacchi USA non hanno distrutto i giacimenti di Isfahan, Natanz e Fordow perché in realtà in quei luoghi non c’era più l’uranio arricchito, trasportato tempestivamente in altro loco, nel cuore di una montagna sempre vicino Isfahan, dove rappresentanti dell’AIEA, Agenzia Atomica Onu, vorrebbero entrare per controlli, richiesta finora respinta…Dunque l’intelligence iraniana deve aver ben funzionato se sono riusciti a salvare in tempo utile, l’uranio arricchito. Eventualità da prendere in seria considerazione.
In breve, ora l’Iran è molto più forte di prima anche se ha subito bombardamenti e deve ricostruire, ma il necessario e non rimandabile sblocco di miliardi bloccati per le sanzioni inferte a Teheran aiuterà il governo islamico a risistemarsi finanziariamente. Terminerà veramente l’arricchimento dell’uranio? Si può dubitare.
Altro ‘successo’ di Trump, con Israele, con l’attacco del 28 febbraio di questo anno. L’Iran si sente più forte e in realtà lo è diventato con la ‘chiave’ di Hormuz, un ‘potere forte’.
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