Nel mondo politico e giornalistico si sta discutendo per stabilire chi ha vinto o chi ha perso nel Memorandum d’Intesa (Memorandum of Understanding – MOU), secondo quanto già firmato digitalmente tra il Presidente USA e il Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Masoud Pezeshkian.
Al momento sembrerebbe che attacchi militari da ambo le parti siano stati sospesi e che il MOU sia in attuazione. Ma questo Memorandum lascia veramente molti punti ancora non chiaramente trattati, salvo la riapertura dello Stretto di Hormuz, al suo punto n.4 e 5. Proprio oggi 18 giugno, però, Mohammad Bagher Ghalibaf, mediatore iraniano per arrivare all’Intesa, ha dichiarato, in una intervista in ‘farsi’ riportata da Al Jazeera, che l’Iran farà pagare per i ‘servizi’ che verranno dati alle navi che passeranno per lo Stretto di Hormuz, anche perché la sovranità di quel mare è di Teheran, nota Ghalibaf, che non fa però menzione dell’Oman, altrove riconosciuto come avere anch’esso la sovranità dello Stretto insieme all’Iran.
Sul MOU l’ombra di Israele che sembra non accettare la fine della sua guerra in Palestina e in Libano, per annientare Hamas e Hezbollah. Eppure il Libano viene citato al punto n.1 del MOU.
L’altro punto chiaro del MOU è il n.8, quando Teheran assicura che non produrrà mai armi nucleari. La destinazione dell’uranio arricchito e la definizione degli altri problemi riguardanti il nucleare e le necessità dell’Iran nel settore, sarà ‘adeguatamente’ stabilito in un accordo finale che confermerà quanto previsto a quel punto n.8.
Si critica molto anche il punto n.6, che prevede un finanziamento alla Repubblica Islamica di almeno 300 bilioni di dollari per un piano stabilito di comune accordo per il recupero’ e lo sviluppo economico. Si vede questo come una sconfitta Usa. Ma Trump, prima di essere Presidente USA, è un forte imprenditore immobiliarista…e come a Gaza o in Libano o in Ucraina, ebbene sì, questi sono territori dove, una volta arrivati alla fine del conflitto, gli affari saranno molto forti e i guadagni stratosferici. E The Donald li tiene d’occhio per sé e i suoi familiari, figli, nipoti, generi…
Dovrebbe essere ovvio che questo Memorandum sia stato approvato dalla Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che non si fa né vedere,ufficialmente per preservarsi da eventuali attacchi nemici alla sua vita, né sentire per condannare o approvare l’accordo.
Qualcosa però sembra star succedendo all’interno dell’Iran. Fermo restando che gli attacchi israelo-americani non avrebbero scosso il sistema di governo della Repubblica Islamica, eppure qualcosa sembrerebbe cambiare nella politica iraniana, almeno quella che si presenta al resto del mondo.
Il primo che ha fatto uscire i punti del MOU, appena formato digitalmente, è stato Pezeshkian sulla sua pagina ufficiale di X. Lo ha commentato definendolo un ‘documento storico’.
Anche cercando sui siti della televisione iraniana di stato, almeno quella che lasciano uscire in internet per una visione mondiale, turbanti neri o bianchi non se ne vedono, come se fossero spariti dalla politica. Eppure fino a poco tempo, 22 febbraio dell’anno in corso, sembrava che la politica fosse dettata e realizzata solo dal sistema islamico religioso.Così come non si hanno notizie di pasdaran che ostacolino questi politici ‘civili’.
Si sapeva che da tempo vi fosse una acuta differenza di vedute tra esponenti ufficiali del governo di Teheran e il sistema politico-religioso degli ayatollah. Raramente uscivano nei media le idee e le volontà di governo dei ‘civili’. Ora invece sembra ci sia un silenzio da quella parte religiosa che non commenterebbe le decisioni prese e da prendere. Eppure è una comunità molto forte. Il suo silenzio, almeno quello che traspare agli occhi occidentali, è da valutare ma non è dato sapere quanto durerà e se veramente un governo civile abbia ripreso in mano le sorti del Paese. E se durerà questa tendenza.
Difficile stabilirlo a meno che ci sia qualcosa di realmente nuovo sotto il cielo iraniano. E sarà ancora più difficile tentare di cambiare il sistema politico della Repubblica Islamica soprattutto se il popolo iraniano, con un sistema meno forte di prima, accetterà un nuovo corso e non cercherà di scalzarlo.
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