Dopo Hormuz…Bal el Mandeb. E’ da prevedere.

Come rilevato in un precedente articolo su questo Osservatorio Analitico, Trump sta avendo dei veri ‘successi’ politici, nel suo tentativo di sconfiggere l’Iran per quanto riguarda l’arricchimento dell’uranio e, ora, anche del passaggio di uno stretto di grande rilevanza mondiale. Sempre in sordina l’idea di sconvolgere il sistema politico degli ayatollah, anche se è ormai chiaro che, all’interno di quel governo, vi sia una lotta di potere tra quello esclusivamente religioso e un altro, con rappresentanti ‘civili’ che, pur rispettando la ‘sharia, tenderebbe a modernizzare il più possibile il Paese.

Gli Stretti internazionali sono, o meglio dire sarebbero, regolati ancora dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, firmata nel 1982 a Montego Bay. Questa, nella Parte Terza, regola gli Stretti usati per la Navigazione Internazionale, con norme generali, passaggi in transito, obbligo delle navi nei passaggi in transito, passaggio inoffensivo, dall’articolo n.34 al n.45. Tutti di grande interesse e tutti non applicati nella presente situazione. 

Infatti, nel caso di Hormuz non si sta seguendo più quanto patteggiato 44 anni fa perché il Presidente USA ha fatto capire agli iraniani, e anche agli Houthi yemeniti, il valore non solo politico ma soprattutto economico di simili situazioni geografiche e tutto questo va contro, appunto, quella Convenzione. 

Lo Stretto di Bab el Mandeb ha una importante posizione strategica pari a quella di Hormuz. Dal Golfo di Aden, attraverso questa ‘porta’ si entra nel Mar Rosso e si esce da questo Mare a Suez. Viceversa, entrando da Suez e uscendo a Bab El Mandeb, si permette l’ingresso nel Golfo di Aden e quindi nell’Oceano Indiano. 

La Storia del Canale di Suez è ben nota e molto interessante da un punto di vista politico, internazionale e militare. E’ un canale artificiale, aperto nel novembre 1869. Una lunga storia che ha avuto anche varie crisi e relative chiusure, come nel 1956-7. Il Presidente egiziano Nasser lo nazionalizzò nel 1956, a causa di un rifiuto di Gran Bretagna e Stati Uniti di finanziare la costruzione della diga di Assuan. Ancora una volta lo Stretto fu chiuso in seguito alla guerra arabo-israeliana dei ‘6 giorni’, nel 1967. Altra chiusura nel 1973 per la Guerra dello Yom Kippur. Fu riaperto, dopo altre vicissitudini internazionali, dal Presidente Sadat nel 1975.

Analizzando la storia di questi Stretti se ne comprende bene il valore per il Mediterraneo e l’Europa, e non solo.

Allo stato attuale siamo alla terza guerra in atto nel mondo occidentale: Israele-Libano; USA e Iran; Russia e Ucraina. Per la parte asiatica, ci sono forti timori che la Cina voglia risolvere militarmente il problema di Taiwan.

Per quanto riguarda l’Iran, è evidente che li Memorandum of Understandig (MOU), in 14 punti, non viene più applicato da ambo le parti che si accusano reciprocamente, come sempre avviene, delle violazioni avvenute.

La Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, non si vede ma emette dichiarazioni, lette in televisione: Stati Uniti si pentiranno amaramente se continueranno a attaccare l’Iran, che a sua volta deve rispondere attaccando le basi americane che si trovano nel Golfo. 

Se gli USA riuscissero almeno a far crollare il sistema ayatollah al governo, si potrebbe avere qualche speranza di composizione del conflitto. Gli oceanici funerali di Alì Khameini, sempre che i filmati inviati fuori Iran, siano assoluta verità, avrebbero dimostrato che il popolo non sarebbe pronto a un cambio, anche lieve, di regime.

Ogni giorno vi sono attacchi pesanti da ambo le parti e sicuramente, se Teheran darà l’ordine, gli Houthi, a breve, potrebbero chiudere Bab el Mandeb, dando ulteriore impulso alla esplosiva situazione in quell’angolo di mondo.

Il timore serio è che questa guerra non finirà rapidamente. E non con un accordo. Distruzione dell’Iran? Forse ma prima di arrivare a quel punto, la comunità internazionale dovrebbe riuscire a imporre una ‘descalation’ perchè il passaggio di Hormuz e Bab el Mandeb è un forte interesse diffuso, che può costituire un esempio devastante per tutti gli altri Stretti del mondo.

Il Medio Oriente è in profonda crisi, dopo poco più di 100 anni dalla sua costituzione statal-geografica attuale, post primo conflitto mondiale. Il XXI secolo avanza rapido con quelli che sono, già si vedono, i nuovi equilibri internazionali. 

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