Il dinamismo delle relazioni inter-paese nel mondo mediorientale è in questo momento delicato ma molto interessante. L’Iran ha un notevole potenziale economico e dopo trentacinque anni ha evidentemente deciso di riprendere il suo ruolo a livello internazionale e regionale….scontrandosi o alleandosi con il nemico tradizionale, l’Arabia Saudita, wahabita e con gli altri Emirati del Golfo, a loro volta i cerca di predominio e visibilità internazionale. Segue una analisi puntuale su fatti specifici.
Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini
Il 10 aprile 2014 l’Ambasciatore iraniano in Libano Ghazarifer Rokn Abadi dichiarò che le relazioni fra il suo Paese e l’Arabia Saudita stavano attraversando un periodo di distensione.
Dopo l’incontro con l’ex Presidente Emile Lahoud, l’Ambasciatore Abadi auspicò il miglioramento delle relazioni fra tutti i Paesi dell’area guidati dall’Arabia Saudita.
Thomson Reuters pubblicò contemporaneamente il Rapporto State of Global Islamic Economy 2013 sulle potenzialità iraniane. A premessa vengono esposti essenziali dati sul Paese: 78 milioni d’abitanti il cui 65% ha meno di 30 anni; oltre 56 milioni di cellulari e un buon livello d’istruzione dalle scuole elementari fino alle Università. Soprattutto l’Iran ha la 2° riserva di gas e la 4° di petrolio nel mondo.
I settori di idrocarburi, industria pesante, telecomunicazioni e tecnologia sono destinati ad avviarsi – secondo il Rapporto – verso la normalizzazione dei rapporti commerciali. Ve ne sono altri molto remunerativi come beni di consumo, sanità, farmaceutica, strutture ricettive, moda, commercio in dettaglio.
Dopo la Turchia, l’Iran costituisce il 2° mercato globale islamico per l’abbigliamento ed è uno dei tre principali consumatori di prodotti alimentari fra i Paesi musulmani.
Nel settore bancario due banche iraniane, Bank Melli e Bank Maskan, sono al 2° e al 4° posto fra le prime cinque banche islamiche nel mondo. E nel mercato finanziario islamico l’Iran si trova solo dietro ad Arabia Saudita e Malesia. Ancora, l’Iran risulta il principale imprenditore turistico fra i Paesi islamici nonostante le restrizioni sanzionatorie e una flotta aerea obsoleta.
Viene infine rimarcato che nei primi cinque anni del periodo post-sanzionatorio il Paese potrebbe accogliere 2 – 3 Compagnie aeree per il proprio mercato e per quello regionale oltre a una serie di veicoli per l’Iran Air.
E’ forse il momento per guardare all’Iran come opportunità? Riguardando eventi più e meno recenti emergono alcuni indicatori di possibili convergenze tra i secolari antagonismi nel Grande Medio Oriente.
Le dichiarazioni dell’Ambasciatore Abadi richiamano quelle della Guida Suprema Alì Khamenei che ricevendo il Premier turco Recep Tayyip Erdogan appena un mese prima aveva sottolineato il solido rapporto fra i due Paesi e “la fratellanza….senza precedenti nei recenti secoli”. Erdogan replicò che era in visita “nel suo secondo Paese”.
Nell’arco di pochi giorni si sono recati a Teheran: il Ministro degli Esteri del Qatar e la delegazione di Hamas (sunnita) guidata dal Segretario Generale Khaled Meshal; il capo delle relazioni esterne di Hamas Osama Hamdan e il Segretario generale del Jihad Islamico Palestinese Ramadan Abdullah Shallah, di orientamento sciita. Forse per riproporre quel progetto appena accennato nel 2011 dalla Guida Suprema Khamenei quando dichiarò le rivolte in atto nell’intera Regione una continuazione della rivoluzione islamica iraniana ?
Forse l’ala moderata iraniana ritiene di poter realizzare un’epocale riunione fra sunniti e sciiti con ricadute positive su diversi scenari: mettere fine al conflitto siriano e alla crisi irachena; concludere i negoziati sul nucleare nel Gruppo 5P + 1 (Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e la Germania); porre fine ala conflitto israelo-palestinese.
Forse è possibile ora, con la ripresa del dialogo con gli USA dopo 33 anni e con gran parte dell’Occidente.
Un secondo segnale positivo viene dal rapporto del 18 aprile 2014 dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica che conferma lo stop parziale dell’arricchimento dell’uranio da parte di Teheran.
Fino al prossimo 20 luglio quando dovrebbe essere firmato l’Accordo definitivo fra Iran e il gruppo del Gruppo 5 P + 1 l’AIEA proseguirà attività ispettive nelle centrali nucleari iraniane come stabilito nei round negoziali di Vienna, l’ultimo dei quali si è concluso nella capitale austriaca il 9 aprile.
Non mancano fattori di segno opposto per i contatti Iran-Russia sul petrolio e il nucleare nonché per la nomina ad Ambasciatore all’ONU di Hamid Abu Latebi cui lo stesso Presidente USA ha negato visto e credenziali ritenendolo uno degli autori del sequestro di 52 cittadini americani per 444 giorni nella sede diplomatica statunitense a Teheran nel 1979. Ricostruzione quest’ultima contestata da Teheran secondo cui Latebi avrebbe agito per favorire il rilascio degli ostaggi fungendo da interprete. Il 15 aprile l’Agenzia statale SPA comunica che il Principe Bandar bin Sultan “è stato esonerato su sua richiesta con un decreto reale” e sostituito dal Generale Yousef Al-Idrissi. Ufficialmente all’estero per motivi di salute, Bin Sultan è vittima degli errori commessi sul dossier siriano.
Insieme a lui altri discendenti del Principe Sultan sono stati emarginati: Khaled bin Sultan è stato sollevato dal suo incarico di vice Ministro della Difesa; Salman bin Sultan è stato ridimensionato.
Un ultimo e contemporaneo segnale viene dall’Arabia Saudita. Al Principe Bandar si deve la creazione nell’estate 2013 del Fronte Islamico che racchiude le principali milizie jihadiste contigue ad Al Qaeda il cui referente iracheno è il Fronte al Nusra.
Bandar era così riuscito a estromettere i Fratelli Musulmani e l’Esercito Libero Siriano, sostenuti dal rivale Qatar. La destituzione di Bandar era stata presa da almeno due mesi quando l’Arabia Saudita ha ordinato il rientro immediato nel Paese dei jihadisti sauditi che si erano recati a combattere in Siria. E certamente ha influito sull’esonero l’appoggio dato alla Turchia nel piano di addebitare al regime siriano la strage di Ghouta del 21 agosto 2013 eseguito con armi chimiche non dall’Esercito di Bashar ma dai jihadisti.
Possono essere segnali di un’inedita distensione in seno all’Umma ?
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