Previsioni geoeconomiche per la Serbia

di Andrea BiANCHI

Il 6 febbraio la delegazione del leader serbo (Republika Srpska) in Bosnia Erzegovina, Milorad Dodik, si è recata negli Stati Uniti, a Washington. Tema dell’incontro, il ricollocamento e il ri-posizionamento degli USA nei Balcani. Il giorno prima (5 febbraio) il Ministro dell’energia serbo, Dubravka Dedovic, era ad Abu Dhabi per discutere i dettagli dell’operazione finanziaria che vedrà la ADNOC (Abu Dhabi National Oil Company) subentrare con la ungherese MOL (Magyar Olaj- és Gázipari Nyrt), al posto della Russia nel controllo di azioni della compagnia energetica serba NIS (Naftna Industrija Srbije).

Di fatti, dall’estate scorsa la NIS era sottoposta a pressioni e sanzioni da parte dell’OFAC statunitense (Treasury’s Office of Foreign Assets Control) affinché´ si sganciasse dalla dipendenza energetica russa. In seguito, a compimento degli incontri di massimo livello tra il Primo ministro Orban e il Presidente Putin, tra 18 e 19 gennaio veniva ufficializzato dal presidente serbo Vucic che la NIS lasciava subentrare la MOL ungherese alla Gazprom russa. E così anche il comparto industriale energetico della NIS veniva salvato, insieme con il suo indotto.

In un certo senso questa manovra coordinata tra potenze, USA e Russia, è consistita nell’aggiramento delle sanzioni americane consentendo alla NIS di porsi sotto l’egida dell’eccezionalismo ungherese. Ma in ogni caso la piccola Ungheria, vera e propria potenza piccolo-regionale, sarà tenuta a sviluppare una nuova centrale nucleare esclusivamente con materiale e tecnologia USA. Questo dettaglio, non di poco conto, faceva da contorno ai risultati dell’incontro bilaterale tenutosi in autunno scorso tra Trump e Orban, incontro che ha avuto come risultato l´esenzione per l’Ungheria dalle sanzioni da approvvigionamento energetico russo.

Oggi, quindi, le quote di NIS, in precedenza detenute da Gazprom, vengono acquistate da MOL ungherese, la quale a sua volta beneficia di esenzioni da parte statunitense per quanto riguarda le forniture, metaforicamente, “oltre cortina.” In precedenza, in NIS, Gazprom deteneva una quota dell’11,3%, mentre la sua controllata Gazpromneft aveva il 44,9%. La quota del governo serbo era del 29,9%, e il resto veniva spartito tra azionisti di minoranza e dipendenti. Ad oggi MOL controlla il 56,15% delle azioni di NIS. Secondo gli analisti finanziari di bne intellinews, ora le azioni di MOL hanno toccato un tetto storico; era dal 2007 che non si raggiungevano livelli simili.

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