LA PASQUA DEI CRISTIANI IN IRAQ, SIRIA E ISRAELE

LA PASQUA DEI CRISTIANI IN IRAQ, SIRIA E ISRAELE

Non vi è dubbio che in Medio Oriente si sia avviata una forte persecuzione verso i cristiani. Le recenti foto di due giovani ‘crocifissi’ fanno rabbrividire perché non sembra possibile si sia tornati all’epoca dei Romani, secoli e secoli fa…un imbarbarimento della lotta di religione. Questo tipo di lotta però non appartiene ad alcuna religione…e chi la invoca mente sapendo di mentire….

Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini

In particolare quest’anno la celebrazione della Pasqua dei cristiani d’Oriente si è presentata difficile per la crescita dei fondamentalismi regionali, l’inadeguatezza delle Autorità localie l’inerzia della Comunità Internazionale e Occidentale.

Gli interventi in Afghanistan, Iraq e Libia, l’irrisolta pacificazione nel conflitto israelo-palestinese e le minacciate guerre in Siria e Iran hanno determinato situazioni caotiche con divisioni confessionali sempre più marcate che non promettono un avvenire migliore soprattutto per i cristiani d’Oriente.

Una breve panoramica sui dati illustrati di recente dal Patriarca caldeo Mar Lois Raphael 1° Sako inerenti alla situazione pregressa dei cristiani d’Oriente e su quella attuale nei tre Paesi scelti come significativi esempi può essere un utile contributo.

Fino a 50 anni fa i cristiani del Medio Oriente rappresentavano il 20% del totale della popolazione. Oggi si parla del 3%.

Le determinazioni dell'Accordo Sykes-Picot

Le determinazioni dell’Accordo Sykes-Picot

Di fatto, l’Accordo Sykes – Picot del 1916 non è partito da basi storiche, geografiche o etniche né da un progetto di cittadinanza in cui tutti possono essere integrati. L’Accordo non ha considerato l’emergenza delle frontiere tra Libano, Giordania, Siria, Iraq e altri ancora e le decisioni sono state prese in funzione degli interessi delle grandi potenze aprendo la via a conflitti confessionali, religiosi ed etnici. E oggi, più che mai, se ne pagano le conseguenze: non c’è pace fra israeliani e palestinesi, la Siria è preda del terrorismo jihadista, l’Iraq è in piena guerra civile.

I cristiani sono sempre più vittime. Il loro esodo dai Paesi del Medio Oriente è inarrestabile: secondo i dati sono ormai fra i dieci e i dodici milioni su una popolazione complessiva di 550 milioni d’abitanti, pari, appunto, al 3%.

La pressione esercitata contro i cristiani e le minoranze religiose in Medio Oriente è aumentata nel corso degli ultimi decenni costellati da ingiustizie, sequestri, emarginazioni e intimidazioni in molte parti del mondo arabo-islamico.

In Iraq l’invasione ha portato alla morte il Vescovo Paulus Fraj Rahho nelle mani dei sequestratori nel 2008, oltre mille fedeli uccisi, 66 chiese attaccate, oltre 200 casi di rapimento.

La metà dei cristiani irakeni, in precedenza un milione e 500 mila, è oggi meno della metà soprattutto per timore di violenza e persecuzione religiosa dopo il massacro nella Chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Baghdad nel 2010 e l’attacco agli studenti cristiani di Qaraqos diretti verso l’Università.

In Siria i cristiani sono esposti agli attacchi dei ribelli islamisti che hanno assaltato anche Maaloula, la storica città cristiana in cui gli abitanti parlano e pregano in aramaico che era la lingua di Gesù.

Due vescovi, numerosi sacerdoti e dodici religiose sono stati rapiti e solo recentemente liberati, 1.200 cristiani sono stati uccisi, il 30% delle chiese è stato distrutto e 600 mila cristiani hanno lasciato il Paese.

Resiste ancora il Jesuit Refugee Service che aiuta oltre 17 mila famiglie fra Damasco, Aleppo e Homs con un servizio di mensa e assistenza medica per più di 12 mila persone per l’80% musulmani e il restante 20% cristiano.

Il Vescovo Paulus Fraj Rahho

Il Vescovo Paulus Fraj Rahho

Resistono anche i cristiani le cui radici sono in Medio Oriente e in Palestina, Siria, Egitto, Iraq e Libano che sono stati maggioranza ben prima dell’arrivo dell’Islam e hanno contribuito alla costruzione della civiltà arabo-islamica accanto ai loro fratelli musulmani.

In questo senso un forte sostegno viene dal vicino e frantumato Libano sempre vicino a una nuova guerra civile. Inaugurando il Primo Congresso generale dei cristiani d’Oriente a Raboué il Presidente Michel Sleiman alla fine del 2013 ha affermato che “l’avvenire dei cristiani …dipenderà dalla loro capacità di rafforzare la logica della moderazione …del dialogo .. per costruire una Stato forte e inclusivo”.

Al Presidente ha fatto eco Habib Ephram secondo il quale: ”i cristiani del Medio possono essere un ponte che avvicina e unisce”.

Insomma le Chiese devono incoraggiare i cristiani del Medio Oriente a mantenere la loro presenza storica e portare la loro testimonianza nei rispettivi Paesi ed essere un segno di speranza e di pace per i loro concittadini. Obiettivo sottolineato recentemente da Papa Francesco nell’udienza con i Patriarchi delle Chiese Orientali in Vaticano quando ha dichiarato che la Chiesa cattolica “non accetterà mai un Medio Oriente senza cristiani”.

In Israele l’Associazione dei Cristiani nella Gerusalemme Occupata ha denunciato difficoltà per l’accesso alla Chiesa del Sacro Sepolcro per periodo pasquale che quest’anno è capitato contemporaneamente alla Pesach (Pasqua, in ebraico).

Milioni di pellegrini visitano i luoghi santi dei tre monoteismi. La realtà dell’occupazione militare nei Territori palestinesi racconta un’altra storia, quella di coloro ai quali il passaggio al di là del Muro di Separazione viene negato.

Nelle settimane che precedono le celebrazioni, l’Autorità israeliana concede permessi per l’ingresso a Gerusalemme che nel resto dell’anno è distribuito solo a chi vi lavora. Quest’anno gli israeliani dicono di averne concesso 10 mila e le Organizzazioni cristiane della Cisgiordania parlano di soli 3 mila. Per ragioni di sicurezza i posti di controllo sono stati chiusi l’intera settimana santa.

L’Ong Defence for children nel documento Kairos Palestina, con cui i palestinesi chiedono la fine dell’occupazione, riassume i sentimenti di questa Pasqua che si avvicina: “la tristezza di non essere autorizzato a entrare a Gerusalemme da anni a questa parte quest’anno è ancor più forte perché anche i pochi che hanno ricevuto il permesso sono stati respinti al checkpoint….. è un vergogna che la comunità internazionale stia in silenzio davanti a queste restrizioni. Dovrebbe esserci pressione anche dai più alti livelli della Chiesa”.

Anche quest’ anno per i cristiani d’Oriente la Pasqua non è stata totalmente una festa.

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Maaloula

Maaloula

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