Egitto: ultimo scorcio del 2013 con leggi stringenti e una Road Map costituzionale.

Egitto: ultimo scorcio del 2013 con leggi stringenti e una Road Map costituzionale.

Il 27 dicembre 2013 ad Alessandria d’Egitto nuovi scontri tra manifestanti (circa duecento appartenenti ai ‘Fratelli Musulmani) e polizia hanno causato due morti e un ferito. La stabilità, dunque,  sembra essere ancora molto lontana. Tra pochi giorni, il 14 e 15 gennaio, gli egiziani andranno alle urne per ratificare, ancora una volta, una nuova Costituzione che sostituisce quella del Presidente Morsi e ha molti punti in

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comune con quella di Anwar Sadat del lontano 1971, pur non dimenticando alcune istanze religiose ormai insopprimibili, sembra, per la maggior parte della popolazione egiziana. Brusadin fornisce in questo articolo una prima analisi della nuova Costituzione posta al giudizio dei cittadini.

Il Direttore Scientifico: Maria Gabriella Pasqualini

Gli avvenimenti che hanno catalizzato l’attenzione di quest’ultimo scorcio di un difficile 2013 per l’Egitto sono due: l’emanazione della controversa legge che limita il diritto di manifestare e l’indizione del referendum costituzionale – il 14 e 15 gennaio 2014 – per la ratifica nella “nuova” Costituzione che sostituirà quella precedente, sospesa a seguito della destituzione del Presidente Morsi.

Il 26 dello scorso mese di novembre è entrata in vigore la contestatissima legge che disciplina – in senso restrittivo – il diritto a manifestare.Lo stesso giorno le principali piazze si sono riempite di gente e la polizia ha subito avuto la possibilità di testare le nuove regole utilizzando, per disperdere le masse, i manganelli, i cannoni ad acqua e i gas lacrimogeni, procedendo inoltre a numerosi fermi e arresti.Fermi e arresti che continuano giacché la nuova legge non ha scoraggiato i manifestanti, che proseguono nelle loro azioni di protesta “pro” o contro i Fratelli Musulmani, “pro” o contro i militari e il governo in carica.In quest’ultime settimane Piazza Tahrir è stata più volte chiusa al traffico e al passaggio pedonale, recintata con filo spinato e con le vie d’accesso presidiate da mezzi blindati e cingolati.Scene analoghe nelle altre principali piazze della capitale e nei quartieri popolari come a Zaytoon, nel governatorato di Giza all’interno dell’Università de Il Cairo, nelle città del Delta Mahalla e Q ena, ad Alessandria, a Port Said, a Beni Suef ecc…

Per giorni i media locali hanno seguito l’evolversi della vicenda delle ventuno ragazzine arrestate ad Alessandria con l’accusa di affiliazione a un movimento terroristico, infine liberate dopo una decina di giorni di arresto.

La nuova legge impone agli organizzatori (di qualsivoglia manifestazione pubblica), di informare tempestivamente e minuziosamente la polizia sugli scopi della protesta indicando il percorso, l’orario, la stima del numero dei partecipanti.Coloro i quali organizzano una manifestazione in violazione di quanto prescritto, rischiano una multa salatissima e finanche il carcere fino a tre anni di reclusione.La legge bandisce anche i muhtasimin, i sit-in di protesta che superano le ventiquattro ore e tutte le manifestazioni in prossimità dei luoghi di culto.

Al Ministero dell’Interno è data ampia facoltà di cancellare senza preavviso una manifestazione in virtù di “pericoli” alla sicurezza e all’ordine pubblico, di modificarne il percorso e di ridurne la durata.E’ pur vero che la decisione ministeriale può essere impugnata davanti al Tribunale amministrativo, ma è altrettanto vero che ciò scatenerebbe una battaglia legale molto lunga e farraginosa.

Il 14 e 15 gennaio gli egiziani (ad eccezione dei Fratelli Musulmani che hanno già deciso per il boicottaggio), torneranno quindi alle urne per il referendum costituzionale.L’importante passaggio referendario per la nuova costituzione, che sostituisce la precedente approvata nel corso dell’anno di potere dei Fratelli Musulmani, è la prima tappa della Road Map predisposta dal generale Abdel Fattah al Sisi – cui faranno seguito le elezioni parlamentari e presidenziali – per favorire la transizione democratica del Paese.

Il Presidente ad interim Adly Mansour ha definito la nuova carta, elaborata da una Commissione di cinquanta esperti e diretta da Amr Moussa (uno dei pochi personaggi, insieme con El Baradei, conosciuto all’estero per i suoi trascorsi al vertice della Lega Araba), ….un passo in avanti in termini di libertà, diritti umani ed equilibrio dei poteri, punto di partenza per costruire uno Stato democratico.

Nel discorso di presentazione della nuova Carta, davanti ad una platea composta da tutti i vertici dello Stato egiziano con in prima fila il generale Abdel Fattah al Sisi, ha aggiunto che quella elaborata ….non è una Costituzione perfetta ma è una realizzazione storica nazionale, ed ha aggiunto che l’Egitto non può tollerare la frammentazione ed il suo futuro è nell’unità.Lo stesso Amr Moussa enfaticamente ha definito la nuova Costituzione ….una pietra miliare per uscire dal caos.

Se si compara la Costituzione del 2012 redatta dagli islamisti, con la nuova, emergono delle differenze, ma poco significative, mentre si possono trovare molte affinità con la Carta del 1971 dell’era Sadat che ha segnato anche l’epoca del Rais  Mubarak.E’ presente il tanto discusso articolo “2” che definisce i principi della Sharia quale fonte primaria del diritto, che non è stato modificato di una virgola; mentre è cancellato l’art. 219 che definiva in dettaglio tali principi.E’ stata invece aggiunta una norma che obbliga il nuovo Parlamento a legiferare in una materia delicata quale la costruzione e la ristrutturazione delle Chiese.

Senza giocare il ruolo di Cassandra, è facile prevedere che tale norma sarà causa di future tensioni settarie.

Con la nuova Costituzione l’Egitto non avrà più un sistema bicamerale giacché la Shura (Camera alta) sarà soppressa e nel nuovo Parlamento più spazio sarà dato alle donne e ai giovani.I tribunali militari continueranno a processare i civili, ma solo in casi eccezionali, come avvenuto in passato tra febbraio 2011 e giugno 2012 quando a detenere il potere era il Consiglio supremo delle Forze Armate (SCAF), così come alcuni diritti, tra cui la libertà di stampa, potranno essere limitati al verificarsi di particolari situazioni.

Il framework della nuova Costituzione sembra rafforzare il potere di tutte quelle istituzioni che, a vario titolo e con diverse gradazioni, hanno avuto un ruolo in quest’ultimo anno nel limitare il potere della fratellanza musulmana: l’esercito, la polizia e i giudici.I vecchi privilegi della classe militare non sono stati toccati, anzi in alcuni casi sono stati potenziati. Per esempio, sarà l’esercito a nominare il Ministro della Difesa che, tra l’altro, avrà il delicato compito di approvare il budget militare il cui ammontare continuerà a rimanere segreto. Forze Armate, quindi, alla stregua quasi di un potere costituzionale autonomo.Una maggiore autonomia sarà garantita anche alla Magistratura e ad Al-Ahazar, la massima autorità sunnita, che non interverrà più direttamente sulle questioni concernenti la Sharia e che, pertanto, non potrà avere un ruolo paragonabile a quello presente in Iran.

Non ci sono invece delle novità sostanziali e tangibili in materia di diritti sociali e democratici; però è stabilito che il 2% del PIL annuale sarà destinato all’educazione, il 4% alla sanità e l’1% alla ricerca scientifica.

In definitiva, si tratta di una nuova Costituzione che, seppur redatta in tempi cupi e difficili per l’Egitto, non è di certo “rivoluzionaria” nel suo contenuto.

Una volta approvata la nuova Costituzione, che succederà?

I passaggi successivi non sono chiari: le varie dichiarazioni di alcuni mesi orsono concordavano sul fatto che, dopo il referendum, ci sarebbero state in sequenza le elezioni parlamentari e presidenziali. Ora però la ‘Commissione dei Cinquanta’ ha demandato la decisione finale al Presidente della Repubblica.

Pertanto, dopo il quasi scontato risultato positivo del referendum in cui gli elettori – è bene ricordarlo – non esprimeranno alcuna valutazione sul testo ma solo un voto a favore o contro il percorso intrapreso dalle autorità dopo la caduta di Morsi, il Presidente Mansour deciderà il da farsi. Avrà tre mesi di tempo per indire una delle due elezioni (parlamentari o presidenziali), ed entro i tre mesi successi gli egiziani torneranno alle urne per completare la Road Map.

La scelta di svolgere prima le elezioni parlamentari ad oggi non appare così scontata, visto il caos in cui versano i partiti, e potrebbero essere invertite se nel frattempo s’affacceranno all’orizzonte candidati alla Presidenza capaci di unire la Nazione.

Il 2013 si è chiuso quindi nell’incertezza.Incertezza sui tempi di chiusura di questa lunga e accidentata fase di transizione che ha bloccato – e continua a bloccare – l’intero Paese non solo da un punto di vista politico ma, soprattutto, sociale ed economico.

Il nuovo anno si apre con la speranza che, con il completamento pacifico della Road Map, s’avvii a conclusione una dolorosa e lunga fase di transizione.

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