Consegna di ostaggi…defunti. Il significato?

Nuovo show di Hamas, movimento militare fondamentalista, fin troppo pragmatico, in Khan Younis (Gaza), anche questo molto ben orchestrato. Il fine di questo atto? Ulteriore attacco mediatico, questa volta ancora più tragico, a Israele perché si sostiene che questi ostaggi sono morti per colpa degli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza…cercando di far intendere che se Israele non avesse bombardato a tappeto o quasi Gaza, gli ostaggi sarebbero vivi.

Hamas e la Jihad islamica sembrano voler mostrare flessibilità nell’attuale situazione come segno del loro apporto e volontà di arrivare a un cessate il fuoco in Palestina. Il significato? Eppure sembrano molto ben armati o in realtà c’è al momento un indebolimento nascosto? O intendono avere tempo per riaddestrare i mille e più palestinesi liberati dalle carceri di Ofer (Israele)? 

A Gaza, le reti dell’acqua e dell’elettricità sono state distrutte totalmente: la mancanza di acqua nella Striscia è ormai una emergenza; anche quasi tutti gli ospedali sono stati ridotti in macerie: non ci sono abbastanza rifugi per la popolazione che vive in tende o in quel che rimane delle loro case senza finestre o porte: segni di vita…panni stesi nelle orbite vuote dei palazzi distrutti.

Un messaggio, questo, ancor più duro dei precedenti quando hanno riconsegnato ostaggi…vivi.

Il presidente egiziano Al-Sisi ha convocato un summit di Stati arabi al Cairo per il 4 marzo per delineare un piano arabo di pace e ricostruzione, forse forte di 200 milioni di dollari e sembra che andrà in Arabia Saudita per presentare la visione e l’impegno di Stati del Medio Oriente in quella sede, probabilmente confidando in una vicinanza ideologica e religiosa.

Il mondo arabo ha iniziato a capire chiaramente che deve aiutare le discussione per la tregua e la fine della guerra Israele -Hamas e partecipare alla ricostruzione per motivi politici e economici e per non diventare solo uno spettatore di un potente mondo occidentale che tende a impadronirsi delle possibili risorse dell’area mediorientale. Occorre anche far comprendere a Hamas…e alleati che molto danno è stato fatto da loro agli stessi palestinesi, non solo i droni e le bombe di Tel Aviv. Occorre avere un buon governo con una salda Autorità palestinese che aiuti la regione a trovare una sua dimensione di pace stabile. L’attacco sanguinoso del 7 ottobre 2023 ha ucciso israeliani ma ha poi portato anche alla morte di circa 50.000 palestinesi per non ricordare i feriti e le macerie di un territorio da ricostruire quasi totalmente. 

La situazione nella regione è estremamente difficile al momento. Il Libano, nonostante la presenza di UNIFIL, ha seri problemi alla sua frontiera e Israele non intende abbandonare la presa. La Siria ha un equilibrio instabile nonostante la presenza di un ‘presidente’, al Jolan, che tende a far vedere una moderazione acquisita con l’arrivo al potere, anche se ha un forte passato di combattente jihadista. 

Egitto, Tunisia, Marocco e Giordania sembrano in questi tempi, stabili ma hanno bisogno di una regione stabilizzata per mantenere la calma anche nei loro territori. Probabilmente anche questo problema è alla base del rifiuto di accettare migliaia di palestinesi provenienti da Gaza e in genere dalla Palestina nei loro territori. Il summit del Cairo deve fare in modo di indebolire o, se possibile, scardinare totalmente Hamas e distruggere l’influenza funesta dell’Iran nella regione, che ha contribuito con armi e danaro e aiuti addestravi a far creder ad Hamas di esser invincibile.

Oggi, più di altri giorni, è stato un giorno triste per la regione mediorientale e per il resto della umanità.

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