Oggi il Board of Peace si riunisce per la prima volta a Washington. Italia, osservatore.

Su questo foglio circa un mese fa, il 25 gennaio, ci siamo posti la domanda se il Board è un Consiglio della Pace o un Comitato dAffari, analizzandone lo Statuto.

Fonte:Al Jazeera

Suo obiettivo principale dichiarato è di porre fine al conflitto a Gaza e ricostruirla, dando vita a una profonda ripresa economica non solo di quel territorio ma in tutta quella regione mediorientale.E per questo motivo molti stati, che hanno accettato l’invito di divenirne membri, sono della stessa regione o altri che, invece, sperano in una pace tra Russia e Ucraina dove, come a Gaza, la ricostruzione comporta forti interessi economici, oltre che umani. Anche Israele ha accettato l’invito di Trump e dai primi di Febbraio ne fa parte come membro. Ed è solo Tel Aviv che al 90% può far decollare il tutto o far fallire il Board. Ma Nethanyau si farà influenzare in toto?

E come per altri consessi internazionali, oltre ai 23 paesi che sono entrati nel Board, si sono sviluppate le figure degli osservatori: Grecia, Romania, Cipro e l’Italia, posizione molto criticata dall’opposizione politica interna.

Quale dovrebbe essere ed è il primo obiettivo di questo Consiglio della Pace? La pace a Gaza. E la definizione positiva d altri conflitti, quali essi siano. Secondo obiettivo: ricostruzione del territorio (Gaza è distrutta al 80%). Priorità anche nella ricostruzione di altri territori. Ma se le armi non tacciono, non puoi iniziare a ricostruire. Offrendo lavoro, anche non specializzato, inizi a far circolare di nuovo denaro. Magari alcuni lavoratori saranno molto sottopagati ma il lavoro genera lavoro soprattutto in aree disagiate come quelle alla fine di un conflitto difficile. Inoltre iniziando a immettere danaro nella zona, si può provvedere anche a fare ricoveri per i lavoratori (non più tende), rifare ospedali e istituire piccoli ambulatori con medicine per tutti: cioè si deve guardare anche al lato sociale per far riprendere, sia pur dal nulla, una vita quasi normale che genera, a mano a mano, un flusso via via più interessante. Anche il sociale cambia.

Dovrebbe essere costituita una Forza di Stabilizzazione Internazionale e questo spiega anche la presenza del britannico Tony Blair alla riunione, in quanto è stato detto più volte che ne dovrebbe far parte come presidente. Ma la Forza potrà sicuramente disporre di un contingente militare formato da elementi di varie nazioni, specializzati nel sorvegliare la pace in contesti difficili.

E’ evidente che il primo obiettivo da raggiungere per iniziare a mettere in atto il secondo obiettivo sia che Israele cessi di fare iniziative militari di qualsiasi genere in e su Gaza, cioè raggiungere ‘una pace’, quale che sia. Cioè risolvere i problemi politici di base della Striscia. Senza questo, tutto è inutile.

Trump si gioca la sua credibilità e la sussistenza di questo Board nel lungo periodo.

Molti sostengono che questa organizzazione vorrebbe sostituirsi alle Nazioni Unite, che in verità si presentano molto deboli verso questo problema almeno, se non in molti altri. E’ vero che precedentemente i ‘Caschi blu’ hanno effettuato molte missioni di successo (alle quali spesso hanno partecipato molti militari italiani), ma ora non riescono a trovare una forza di mediazione nei due conflitti più gravi, soprattutto nel Consiglio di Sicurezza, oltre che nell’Assemblea Generale. Sostituirsi per ora alle NU? Difficile.

Tutto può iniziare quando…a) Israele ritiri i suoi militari dal territorio e Washington potrebbe arrivare a ottenerlo, potrebbe…e b) Hamas sia completamente disarmato, o volontariamente depositi le armi. Questo ultimo punto è forse il più complesso e difficile da realizzare, almeno fino a quando chi li finanzia, e come, non possa o non voglia più farlo. Altro difficile problema.

L’Italia ha deciso di partecipare come osservatore e invia il Ministro degli Esteri a presenziare. Non sarà il Primo Ministro e questo anche è un corretto segnale. Dal mio punto di vista, la ritengo una ottima scelta, ancor meglio che esserne membro, a parte la contingenza che il disposto della nostra Costituzione non ce lo permette. Possiamo osservare quel che accade, le posizioni e gli umori degli stati membri, non prendere o avallare decisioni che non condividiamo. Però ‘osserviamo’, anche nei corridoi (più importanti delle assemblee pubbliche), quel che si vuol far accadere in una regione per noi, punta europea avanzata nel Mediterraneo, molto importante e ‘vicinissima’. Non è un caso che anche Grecia e Cipro ‘osservino’.

Attendiamo con interesse le decisioni di oggi a Washington.

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