Scrive Martin Love, dalla Carolina del Nord, sul quotidiano ‘Tehran Times’ del 16 settembre scorso un interessante articolo dal titolo La guerra all’Iran, il più grande errore nella storia degli Stati Uniti’.

In questo scritto ricorda, in modo chiaro, che molti storici americani attuali hanno recentemente definito la guerra attuale contro l’Iran il più grande errore strategico della politica americana. Lo stesso autore prevede che Trump pagherà questa sua mossa alle elezioni di midterm, quando i Democratici vinceranno sia alla Camera dei Rappresentanti sia al Senato.
Nel febbraio di questo anno, quando lanciò l’attacco, il Presidente Usa era sicuro che avrebbe schiacciato l’Iran e cambiato il sistema politico sul territorio, oltre a impedire a Teheran il raggiungimento del nucleare. Una domanda è lecita? Ma si consultava con la sua ‘intelligence’ o quanto meno con il Pentagono e la raccolta informativa di quel Quartier Generale della difesa USA?
Trump con il suo attacco del febbraio scorso ha soprattutto ben ricordato all’Iran e alla politica internazionale il valore strategico e commerciale dello Stretto di Hormuz e, di conseguenza, quello di Bab el Mandeb, porta al Mar Rosso e collegato con il Canale di Suez, ingresso al Mediterraneo, provenendo dall’Oceano Indiano, per evitare il periplo del’Africa. Situazione che, fra gli altri stati, l’Italia conosce molto bene, per i suoi commerci.
Gli Houthi, braccio armato dell’Iran in Yemen, e forse non solo dell’Iran (considerati i mezzi militari di offesa che hanno e la loro preparazione militare e strategica), si sono impadroniti dell’Isola di Mayyun (anticamente conosciuta come Perim) e di quasi tutta la zona costiera di quello Stretto, negando il passaggio, per ora, solo a navi saudite.
Esplosioni a Riad dimostrano che il fronte di ‘contrasto’, cioè di guerra, si è allargato. Quindi anche l’Arabia Saudita, sunnita wahabita, è nel vortice del conflitto economico strategico con gli sciiti iraniani e gli Houthi, in larga maggioranza sciiti zayditi. Arabia Saudita stretta duramente, ora, fra Iran e Yemen. Gli aerei italiani sono in una base saudita, Taif, da mesi. Non risulterebbe ancor noto al 100% il vero obiettivo della missione, dal marzo di questo anno. Imaginare solamente non serve.
Altra situazione da osservare con attenzione. Il Presidente della Repubblica islamica iraniana, Masoud Pezeshkian, si muove molto nella diplomazia internazionale, in particolare verso la Cina, con un piano quinquennale per combattere la desertificazione. Piano deciso in seguito alla firma di un Memorandum of Understanding (MOU), firmato tra i due stati nel marzo 2025 a Lanzhou (Cina), per promuovete cooperazione scientifica, economica e strategica, soprattutto nei settori energetici e infrastrutturali. La Cina vuole avere in Medio Oriente la stessa influenza con la quale ha potuto espandersi in Africa. L’Iran, in questo periodo di sanzioni economiche e attacchi americani, ha bisogno del supporto cinese, molto probabile anche in termini militari non resi noti.
Per il momento, degli ayatollah sembra essersi persa la voce, anche se le loro foto sono presenti nei grandi manifesti visibili sul territorio iraniano e, di tanto in tanto, passa sulla TV iraniana qualche filmato che li riguarda, non con la frequenza di tempi passati: segno comunque evidente di un cambiamento politico interno, anche se a detenere saldamente una parte di potere, quello forte militare, sono i pasdaran, da sempre appoggiati dal potere religioso.
Dunque due Stretti e un Canale, passaggi strategici per il petrolio e merci sono in realtà quasi interamente bloccati, rendendo sempre più debole l’Europa, politicamente e economicamente, anche se la baronessa von der Layen nel suo messaggio sullo Stato dell’UE, la vede forte, dando la colpa alla ‘Russia e agli ultranazionalisti’ di volerla ‘frantumare’…
Situazione attuale in rapido divenire. Parte del Medio Oriente destabilizzato. E la Turchia come si schiererà? Anche questa è una interessante domanda.
©www.osservatorioanalitico.com – Riproduzione riservata
Commenti recenti