
La visita del Principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman negli Stati Uniti d’America, avvenuta lo scorso mese di novembre 2025, è certamente importante, foriera d’una possibile ridefinizione dell’equilibrio nell’intera regione mediorientale, molto più di un semplice incontro protocollare.
Una visita dall’alto valore simbolico, dopo un lungo periodo di tensioni ed incomprensioni reciproche.
Non ci possiamo attendere la definizione di accordi risolutivi ed innovativi ma dei progressi a medio e lungo termine che, seppur graduali, potranno consolidarsi sotto forma di un patto di difesa, dei Memorandum of Understanding, d’impegni d’investimento nonché la formazione di gruppi di lavoro in svariati ambiti.
È evidente il progressivo miglioramento delle relazioni dopo anni di freddezza, coincidenti con il quadriennio della Presidenza Biden, a seguito dell’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi nell’ottobre del 2018, avvenuto all’interno del Consolato saudita ad Istambul, in Turchia.
Kashoggi, oltre ad essere un giornalista, è stato, tra le altre cose, il Direttore del quotidiano saudita Al Watan, considerato una piattaforma per i progressisti sauditi.
Si ricorda che la Central Intelligence Agency statunitense aveva a suo tempo apertamente accusato il Governo saudita, ritenendolo responsabile della morte del giornalista.
Comunque, anche il Presidente Biden ha cercato a più riprese di riavvicinarsi all’Arabia Saudita e di coinvolgerla negli accordi di Abramo con Israele, riuscendo a finalizzare alcune intese commerciali, conscio dell’importanza della regione e della stessa Arabia Saudita, nella competizione geopolitica con la Cina e la Russia.
Il cambio di passo con l’Amministrazione Trump è stato evidente, con l’annuncio di un significativo aumento degli investimenti sauditi in USA, sino ad arrivare a mille miliardi di dollari, senza dimenticare il potenziamento dell’alleanza strategico-militare.
L’accordo raggiunto di Difesa Strategica – SDA, è utile per Riad che da anni puntava ad ottenere delle garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti. La speranza di ottenere un accordo permanente, che andasse al di là del limite temporale del secondo quadriennio di Trump, però, è andata delusa.
L’Arabia Saudita puntava ad un accordo sulla falsa riga di quanto stabilito dall’articolo 5 del Patto Atlantico, che prevede un impegno collettivo a difendere qualsiasi membro in caso di un attacco da parte di uno Stato terzo.
Bisogna andare a ritroso nel tempo, a più di cinquant’anni fa, precisamente nel 1969, allorquando gli Stati Uniti hanno fornito un impegno simile.
Nel settore armamenti, l’Amministrazione Trump ha approvato, in linea di principio, una futura consegna dei caccia multiruolo Lockheed Martin F35 Lightning II, conosciuti anche come Joint Strike Fighter F35, oltre alla fornitura di un sostanzioso numero di carri armati Abrams.
Rilevante anche l’intensificazione della cooperazione nel settore dell’energia nucleare in ambito civile.
Evidente l’obiettivo dell’Arabia Saudita nel voler diversificare le proprie fonti energetiche ed espandere sempre più le partnership strategiche con gli Stati Uniti d’America.
Dal punto di vista commerciale, spicca l’accordo quadro per una migliore cooperazione nel particolare settore dei minerali critici, con un allineamento delle strategie nazionali per meglio diversificare le rispettive catene d’approvvigionamento.
Molto attiva la Saudi Arabian Oil Companny – Aramco, la più grande compagnia energetica a livello mondiale, che ha firmato dei Memorandum d’Intesa con delle aziende statunitensi, per un valore potenziale di svariati miliardi di dollari.
Possiamo dunque affermare che le relazioni tra i due Paesi non sono più guidate e condizionate dalla questione della normalizzazione dei rapporti con Israele, piuttosto dalla visione personale di Trump, con l’accresciuta importanza commerciale non solo dell’Arabia Saudita ma anche degli altri Paesi del Golfo.
Sembra quasi che Riad sia in grado di rinviare le decisioni sugli Accordi di Abramo, consapevole di poter ottenere dei vantaggi significativi dalla controparte, a prescindere dalla necessità di dover fare delle concessioni nei riguardi di Israele.
È altresì evidente lo sforzo compiuto da Riad di preservare l’immagine del Regno come un alleato affidabile degli Stati Uniti d’America, a prescindere dall’inquilino di turno della Casa Bianca, cercando di porre in secondo piano la forte intesa tra i due attuali leader.
Sussiste però un limite, rappresentato da una palesata riluttanza di Washington ad offrire a Riad degli impegni di sicurezza vincolanti e lungo termine, tanto che l’Arabia Saudita sta cercando degli ulteriori partner nel settore difesa, tra cui il Pakistan, con cui nel settembre 2025 ha firmato un accordo di difesa strategica.
©www.osservatorioanalitico.com – Riproduzione riservata
Commenti recenti