{"id":9462,"date":"2019-12-06T12:06:32","date_gmt":"2019-12-06T11:06:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=9462"},"modified":"2019-12-06T12:06:32","modified_gmt":"2019-12-06T11:06:32","slug":"iraq-oggi-quali-strumenti-per-stabilizzarlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=9462","title":{"rendered":"Iraq oggi&#8230;quali strumenti per stabilizzarlo?"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-large wp-image-9464\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/201912mena_iraq_protests-1-580x327.jpg\" alt=\"201912mena_iraq_protests\" width=\"580\" height=\"327\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/201912mena_iraq_protests-1-580x327.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/201912mena_iraq_protests-1-280x158.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/201912mena_iraq_protests-1-768x434.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/201912mena_iraq_protests-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/201912mena_iraq_protests-1.jpg 946w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Anche l\u2019Iraq \u00e8 di nuovo in gran movimento\u2026si sperava di averlo stabilizzato\u2026invece l\u2019Occidente non \u00e8 stato capace\u2026un&#8217;interessante analisi a tutto campo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Iraq: dopo le fasi di paura, terrore, incertezza e precariet\u00e0, le proteste di piazza quale strumento necessario per un periodo migliore?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi ultimi mesi, in Iraq, stiamo assistendo a un dilagante aumento delle proteste popolari non pi\u00f9 circoscritte alla capitale, bens\u00ec estese nelle province del sud e nella regione dell\u2019Eufrate, che vanno a inserirsi in una situazione regionale gi\u00e0 particolarmente fragile e turbolenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti manifestanti hanno perso la vita e centinaia sono rimasti feriti a causa della violenta repressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verrebbe da dire <em>la giadid tahta el shams, <\/em>nulla di nuovo sotto il sole, giacch\u00e9 l\u2019ultimo quarto di secolo di storia dell\u2019Iraq, che prende il nome dall\u2019antica citt\u00e0 sumerica di <em>Urua<\/em> e che in aramaico antico significa \u201cterra lungo le sponde della riva sud\u201d, \u00e8 una continua striscia di sangue intervallata da tensioni sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La violenza, purtroppo, sembra essere oramai un metodo accettato (sub\u00ecto) dalla popolazione irachena per la risoluzione di tutte le controversie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Violenza che, peraltro, ha caratterizzato il Paese ancor prima dell&#8217;ultimo ventennio, in particolare negli anni venti e trenta del secolo scorso, con l&#8217;inizio della formazione dello Stato moderno dell&#8217;Iraq ed \u00e8 poi continuata nell\u2019era di <em>Saddam Hussein<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo Paese tutti i cambiamenti politici sono avvenuti con la violenza, con la repressione, con l&#8217;assoggettamento della maggioranza della popolazione a vantaggio di una dispotica minoranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di interrogarci sul perch\u00e9 delle manifestazioni di questo periodo e di analizzare l\u2019attuale situazione in Iraq, non si pu\u00f2 non riconoscere, una volta di pi\u00f9, l\u2019invalidit\u00e0 della facile equazione in base alla quale senza Saddam Hussein l&#8217;Iraq sarebbe diventato un Paese democratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 di tutta evidenza che l\u2019azione della coalizione internazionale in Iraq guidata dagli Stati Uniti d\u2019America non ha prodotto il risultato voluto (o sperato) e il concetto di democrazia rappresentativa continua ad essere scarsamente applicato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Iraq \u00e8 un Paese ancora dilaniato, diviso, settario, devastato, incapace di utilizzare le sue grandi potenzialit\u00e0 e dove i sunniti, un tempo privilegiati, ora sono emarginati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, per secoli in Iraq la popolazione dello<em> sh\u012b\u2019 at Al\u012b<\/em> \u00e8 vissuta nell&#8217;ombra rispetto a quella di credo sunnita; \u00e8 sempre stata perseguitata a partire dagli Abbasidi, poi dalla Sublime Porta e infine dal regime dittatoriale di Saddam, mentre oggi i rapporti di forza sono mutati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli iracheni, dunque, sono passati da uno stato di &#8220;paura e terrore&#8221; con Saddam Hussein, a quello di &#8220;incertezza e precariet\u00e0&#8221;, in una societ\u00e0 che permane arcaica e tribale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale scenario i curdi sono sempre pi\u00f9 arroccati sulla loro autonomia settentrionale, mentre i sostenitori dell\u2019Isis, anche se il progetto di <em>el Baghdadi<\/em> (ancor prima che morisse per mano degli americani),\u00a0 di realizzare un emirato islamico che unisse l&#8217;Iraq con la Siria per cacciare i <em>rafida<\/em>, i negazionisti (i musulmani sciiti) insieme a tutti i <em>Kafr<\/em>, infedeli (le altre minoranze religiose compresa quella cristiana) \u00e8 fallito, continuano ad essere radicati nel territorio e quindi pericolosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;interno della variegata societ\u00e0 irachena la violenza prende sovente la forma della rappresaglia e le motivazioni da cui essa scaturisce sono varie: dalla spartizione del potere sociale ed economico, alla conservazione dei gruppi tribali, al mantenimento dell&#8217;onore della famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E proprio l\u2019incertezza e la precariet\u00e0 hanno spinto gli iracheni a riversarsi in massa e a manifestare in piazza <em>Tahrir<\/em>(libert\u00e0) a Bagdad e nelle altre piazze pi\u00f9 importanti del Paese a <em>Bassora, Ramadi, Samarra, Falluja, Kirkuk, Tikrit e Hillah, <\/em>contro il Governo del Primo Ministro <em>Adil Abdul Mahdi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovani disoccupati (il tasso di disoccupazione \u00e8 al 25% secondo i dati della Banca Mondiale), laureati, medici, militari, commercianti e cittadini di ogni estrazione sociale si sono trovati fianco a fianco nel chiedere un miglioramento delle condizioni generali di vita, stanchi di un carovita insostenibile, della mancanza di servizi essenziali, di governi inconcludenti e corrotti che calpestano i diritti dei cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una buona fetta dei 39 milioni di abitanti dell\u2019Iraq, nonostante il petrolio, vive in condizioni economiche precarie, mentre dalle casse statali sono spariti, dalla caduta di Saddam Hussein ad oggi, non meno di 450 miliardi di dollari! Una cifra enorme a tutto vantaggio di pochi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tensioni nel Paese sono via via accresciute anche a seguito della decisione del Primo Ministro <em>Mahdi<\/em>, in qualit\u00e0 di Comandante in Capo dell\u2019Esercito, di trasferire uno dei pi\u00f9 importanti generali che hanno combattuto contro il Califfato, il Gen. <em>Abdel-Wahab el Saadi<\/em>, togliendoli il comando delle Forze d\u2019Elite e dell\u2019antiterrorismo, per destinarlo ad un anonimo incarico presso il Ministero delle Difesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Iraq <em>el Saadi<\/em> \u00e8 considerato il simbolo di un rinnovato sentimento nazionale ed \u00e8 stato uno degli artefici della ricostruzione dell\u2019esercito iracheno che, sebbene addestrato ed equipaggiato dagli americani, negli anni non ha brillato nel mantenere il controllo del territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un esercito che conta pi\u00f9 di 250 mila soldati ma che rispecchia, nella sua composizione, la spaccatura tra sunniti e sciiti insita nella societ\u00e0 irachena, esasperata negli anni della guerra e aggravata dalle azioni dei nuovi governanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sostenitori di <em>el Saadi<\/em> sono convinti che dietro la sua defenestrazione ci sia la <em>longa manus<\/em> iraniana, mentre i suoi oppositori lo considerano un cospiratore, intento a tessere le fila per tentare di organizzazione un colpo di stato militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione \u00e8 complessa e le motivazioni che hanno portato alla recrudescenza della violenza non sono chiare. Di certo anche le autorit\u00e0 irachene devono fare i conti con i <em>social media<\/em>, per la prima volta importante strumento di mobilitazione di massa (centinaia di video che hanno documentato la violenza sono state diffuse nelle varie piattaforme).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E proprio nei <em>social<\/em> molti intellettuali iracheni hanno espresso la convinzione che l\u2019Iraq s\u00ec sta attraversando un brutto momento, ma che comunque era atteso e tutti sapevano che, prima o poi, sarebbe arrivato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti affermano di vedere un Iraq, forse per la prima volta, unito e non diviso dal credo religioso e dalla politica, con una popolazione che manifesta e \u201ccombatte\u201d per il proprio Paese e per i propri diritti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse questa \u201cipotetica\u201d unione dipende in parte da un sentimento diffuso di \u201cscampato pericolo\u201d dopo che il risveglio degli antichi fantasmi di trasformare la &#8220;Terra dei due Fiumi&#8221; e il Levante in un unico Paese della <em>Jihad<\/em>, uno <em>Jihadistan<\/em>, da parte di <em>el Baghdadi<\/em>, aveva terrorizzato l\u2019intera regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00e8 vero che anni di malgoverno, d\u2019instabilit\u00e0 e d\u2019ingiustizia fortificano la voglia di cambiamento, \u00e8 altres\u00ec evidente che le manifestazioni di piazza che, seppur imponenti, nascono il venerd\u00ec dopo la preghiera del mezzogiorno e muoiono prima della preghiera della sera, non sono sufficienti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cambiamento \u00e8 un processo che, per tramutarsi in un\u2019azione duratura, deve essere strutturato, quotidiano, capillare ed investire tutti i settori della societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la presenza di una lotta intestina tra varie anime, correnti, trib\u00f9 e religione ci (in quanto occidentali) ha confortato molto nel considerarla tra le cause del fallimento nella creazione di un &#8220;nuovo&#8221; Stato islamico radicale da Baghdad sino a Beirut passando per Damasco, la stessa potrebbe per\u00f2 essere d\u2019impiccio per l\u2019avvio di un prossimo (si spera) efficace processo di ricostruzione economica, sociale e politica in un quadro di sicurezza e di stabilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una intelligente analisi della situazione attuale in Iraq<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":9464,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[80],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/201912mena_iraq_protests-1.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-2sC","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9462"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9462"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9462\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9466,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9462\/revisions\/9466"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/9464"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9462"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9462"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9462"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}