{"id":9222,"date":"2019-04-03T14:41:48","date_gmt":"2019-04-03T13:41:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=9222"},"modified":"2019-04-03T14:43:36","modified_gmt":"2019-04-03T13:43:36","slug":"sudan-un-paese-in-perenne-tensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=9222","title":{"rendered":"Sudan: un Paese in perenne tensione."},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_9227\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-9227\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-9227\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Omar-Al-Bashir-580x387.jpg\" alt=\"Omar-Al-Bashir,Presidente del Sudan\" width=\"580\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Omar-Al-Bashir-580x387.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Omar-Al-Bashir-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Omar-Al-Bashir-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Omar-Al-Bashir-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Omar-Al-Bashir.jpg 870w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-9227\" class=\"wp-caption-text\">Omar-Al-Bashir,Presidente del Sudan<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In Sudan si avvertono importanti tensioni e tutto quanto avviene in Africa ha poi importanti ripercussioni anche nel resto del globo, ma soprattutto in Europa. Una interessante analisi sulla odierna situazione in Sudan.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Sudan, <em>bilad el Sudan<\/em> (Paese degli uomini neri), da mesi si susseguono le proteste di piazza, tra impennate di rabbia e relativa calma, contro il regime di Omar al Bashir che da trent\u2019anni lo governa con fermezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conquistato il potere nel 1989 a seguito di un colpo di stato, il <em>Rais<\/em> non lo ha pi\u00f9 lasciato, nonostante molte pagine oscure, tra cui la condanna della Corte Penale Internazionale per genocidio nella guerra del <em>Darfur.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante il ripetersi delle violenze che hanno causato alcune decine di vittime, il regime mantiene il controllo del territorio riuscendo, almeno sino ad ora, ad arginare un ulteriore deterioramento della situazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per contro, si deve annotare una mutazione delle proteste, da sporadiche ad organizzate e strutturate. Basti pensare alla creazione di una sorta di sindacato, non ufficiale, composto da un ventaglio assortito di professionisti, dai dottori, farmacisti, ingegneri, avvocati ai professori universitari e giornalisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec come, a differenza del passato, in cui le manifestazioni iniziavano nella capitale e poi si diffondevano nelle province, ora si registra il processo inverso. Per trovare una simile situazione di tensione bisogna tornare al 1985, al tempo in cui, a causa della decisione del governo d\u2019aumentare il prezzo del pane, le proteste iniziate nella cittadina di Atbara si propagarono in tutto il Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi di questi mesi \u00e8 il combinato disposto di vari fattori, soprattutto di natura economica, in particolare delle misure adottate nel 2017 che determinarono un brusco deprezzamento della sterlina sudanese con conseguente aumento dei prezzi dei prodotti, anche quelli di prima necessit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto pi\u00f9 alto delle proteste si \u00e8 registrato lo scorso 2018 nei giorni della <em>Eid al-Adha<\/em>, la festa del sacrificio che \u00e8 celebrata ogni anno nel mese lunare di <em>Dhu I Hiija<\/em>, in cui ha luogo il pellegrinaggio verso la Mecca, la <em>haij<\/em>. Lunghe file di cittadini davanti alle banche ed ai negozi paralizzarono il Paese con un regime apparentemente insensibile che, invece di prendere urgenti provvedimenti a favore della popolazione, pens\u00f2 bene di emendare la Carta Costituzionale per consentire al Presidente di prolungare il suo mandato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ciclica nomina di nuove compagini governative, che peraltro si susseguono con una certa frequenza, non ha portato, sino ad oggi, degli effetti tangibili sul controllo dei prezzi e sul deprezzamento della moneta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un effetto per\u00f2 c\u2019\u00e8 stato sul regime, che non si \u00e8 sfaldato, al contrario sembra essersi compattato, cos\u00ec come l\u2019esercito che non ha registrato significative defezioni. In aggiunta, per le strade e nelle piazze si sono visti molti civili in uniforme, una sorta di polizia del popolo, intenti a disperdere i manifestanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una grossa mano al regime la sta dando anche un diffuso sentimento di paura che pervade tutti gli strati della societ\u00e0 sudanese, soprattutto la classe media terrorizzata dal caos, dall\u2019insicurezza, dal panico per un futuro senza <em>al Bashir<\/em> e dallo spettro di una situazione simile a quella in Libia, in Syria e nello Yemen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo scenario, i paesi limitrofi e, pi\u00f9 in generale, la Comunit\u00e0 internazionale sembrano essere indifferenti, o quanto meno non supportano apertamente il movimento popolare sudanese. D\u2019altronde, soprattutto nella regione mediorientale per l\u2019Arabia Saudita un Sudan stabile \u00e8 importante per circoscrivere i problemi nello Yemen, mentre i paesi che sono stati investiti dal vento della Primavera araba, l\u2019Egitto su tutti, guardano con preoccupazione qualsiasi movimento popolare che possa portare ad una rivoluzione (l\u2019Algeria \u00e8 un altro fronte aperto). Un regime che, in maniera diretta o indiretta, gode dell\u2019appoggio della Turchia, del Qatar, dell\u2019asse russo-iraniano, ma anche della Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le relazioni con la Turchia sono ottime e solide, il Qatar di certo non prende posizione perch\u00e9 riconoscente con un Paese che, nonostante le forti pressioni dell\u2019Arabia Saudita, non ha aderito all\u2019embargo, mentre sembra plausibile un appoggio della Russia e dell\u2019Iran, soprattutto dopo la visita di <em>al Bashir<\/em> a Damasco nell\u2019ambito di una normalizzazione delle relazioni con il regime di <em>Bashar Hafiz al-Asad<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ottime ed economicamente vantaggiose le relazioni con la Cina, nonostante l\u2019isolamento imposto dagli Stati Uniti d\u2019America. Relazioni in miglioramento anche con l\u2019Amministrazione americana, soprattutto dopo il superamento dei forti contrasti riguardanti le accuse di supportare il terrorismo internazionale e della questione Sud Sudan a seguito della dichiarazione d\u2019indipendenza nel 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Unica voce preoccupata che si \u00e8 fatta sentire \u00e8 quella dell\u2019Unione Europea per l\u2019aumento della violenza, per la dichiarazione dello stato d\u2019emergenza di un anno intero proclamato dal Presidente e per il contemporaneo aumento del potere dell\u2019esercito, freno alla libert\u00e0 della popolazione sudanese, come si \u00e8 visto nelle recenti manifestazioni con l\u2019arresto di giornalisti, oppositori e sostenitori dei diritti umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ricorda che, a seguito della separazione, il Sudan ha immediatamente registrato una secca perdita nelle entrate petrolifere e nella disponibilit\u00e0 strategica. Con fatica, dopo un lunghissimo lavoro diplomatico, si \u00e8 arrivati alla definizione di un accordo con il Sud Sudan che prevede un pagamento in cambio dell\u2019utilizzo degli oleodotti Petrodar dell\u2019Alto Nilo e CNPOC. Di certo per\u00f2 l\u2019accordo non ha appianato tutti i dissidi che, di tanto in tanto, tornano alla ribalta come quelli relativi alla definizione dei confini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 di tutta evidenza che l\u2019appianamento delle controversie \u00e8 l\u2019unica via per la stabilizzazione dell\u2019area poich\u00e9 ci\u00f2 che non sembra essere ancora stato ben metabolizzato dai due paesi \u00e8 che, nonostante la separazione e le pi\u00f9 o meno legittime opposte rivendicazioni, il destino di un Paese \u00e8, e sar\u00e0, indissolubilmente legato a quello dell\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di quanto rappresentato, la Comunit\u00e0 Internazionale, seppur con diverse gradazioni e non direttamente, sembra ben tollerare il Regime di <em>al Bashir<\/em>. Dopo le recenti manifestazioni e tensioni non sono state prese a livello internazionale delle significative misure per circoscrivere, anche temporaneamente, il supporto economico. Comunque sia, il futuro del Paese dipender\u00e0 da quello che succeder\u00e0 al suo interno, pi\u00f9 che da quello che faranno gli americani o i russi. Infatti, \u00e8 utile ricordare che il precedente regime sudanese di <em>Gaafar Nimeiry<\/em> \u00e8 colassato, nonostante il pieno appoggio degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione che si ripropone spesso a queste latitudini \u00e8 sempre la stessa: riuscir\u00e0 <em>al Bashir<\/em> a salvaguardare il potere? Cosa faranno in futuro le Forze Armate? Continueranno ad essere leali oppure prenderanno posizione per la creazione di un governo di unit\u00e0 nazionale con la presenza di tutte le forze politiche? Sosteranno un periodo di transizione che possa portare il Paese a nuove elezioni, primo passo verso la trasformazione del Sudan da regime a democrazia? Troppo presto per rispondere a queste domande giacch\u00e9 non si percepisce alcun segnale che possano, a breve, far intravedere una mutazione nel senso auspicato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9www.osservatorioanalitico.com \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Sudan si avvertono importanti tensioni e tutto quanto avviene in Africa ha poi importanti ripercussioni anche nel resto del globo, ma soprattutto in Europa. 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