{"id":8895,"date":"2018-09-25T09:50:07","date_gmt":"2018-09-25T08:50:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8895"},"modified":"2018-09-25T11:03:30","modified_gmt":"2018-09-25T10:03:30","slug":"sintesi-degli-ultimi-avvenimenti-da-siria-yemen-e-afghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8895","title":{"rendered":"SINTESI  DEGLI  ULTIMI  AVVENIMENTI DA SIRIA, YEMEN E AFGHANISTAN"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-8900\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Siria_Idlib.jpg\" alt=\"Siria_Idlib\" width=\"581\" height=\"578\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Siria_Idlib.jpg 1500w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Siria_Idlib-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Siria_Idlib-201x200.jpg 201w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Siria_Idlib-768x764.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Siria_Idlib-407x405.jpg 407w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Siria_Idlib-300x298.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 581px) 100vw, 581px\" \/><\/p>\n<p>(con la collaborazione di Aldo Madia)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">SIRIA. La guerra a IDLIB<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Russia e Turchia si sono accordate per creare una fascia smilitarizzata nella zona di Idlib, nel Nord\/Ovest della Siria e al confine con la Turchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo Damasco accusa Israele di aver lanciato dal mare \u201cdiversi missili\u201d sulla costa di Latakia, dove si \u00e8 insediato dall\u2019inizio della guerra anche la Russia. E di fatto, Israele, facendosi scudo con arerei russi, ne hanno colpito uno uccidendo tutte le persone nel veivolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vladimir Putin e Recep Tayyp Erdogan si sono incontrati il 17 settembre a Sochi, sul Mar Nero insieme al ministro della difesa di Mosca, Sergej Shoigu, il quale ha escluso che al momento ci possa essere un assalto alla citt\u00e0 da parte delle truppe governative appoggiate all\u2019aviazione russa. Di fatto, quasi 3 milioni di civili intrappolati a Idlib temevano i possibili bombardamenti. Prevenuto, il presidente turco aveva schierato sue truppe come cuscinetto tra ribelli e governativi per evitare un possibile contatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, la Russia continua e vedere i ribelli\u00a0 &#8211; soprattutto quelli di Al Nusra \u2013 come terroristi da annientare subito, mentre Ankara \u00e8 contraria a un\u2019azione di forza da parte del regime siriano. Tra l\u2019altro, Erdogan teme un nuovo flusso di profughi nel suo Paese, che gi\u00e0 ospita pi\u00f9 di tre milioni di siriani scappati da terroristi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due capi di Stato hanno raggiunto un\u2019intesa accettabile per entrambi: la zona demilitarizzata entrer\u00e0 in vigore entro il 15 ottobre e avr\u00e0 un\u2019ampiezza fra i 15 e i 25 kilometri \u201clungo la linea di contatto tra l\u2019opposizione armata e le truppe del governo siriano\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 chiaro se la citt\u00e0 di Idlib sar\u00e0 compresa in questa fascia. Secondo Russia e Turchia, dalla zona dovrebbero essere ritirate tutte le armi pesanti. Anche i ribelli di Al Nusra dovrebbero abbandonare l\u2019area che sar\u00e0 pattugliata da unit\u00e0 mobili russe e turche. In merito, Putin ha aggiunto che\u00a0 \u201cin generale, questo approccio dai vertici \u00e8 appoggiato dai vertici della Repubblica siriana\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Putin ha poi spiegato che entro breve tempo ci saranno consultazioni specifiche, nel senso che Mosca dovr\u00e0 convincere Bashar al Assad a rinunciare, almeno per ora, a chiudere definitivamente la partita con gli oppositori. Erdogan \u2013 sodale di Assad che ha tradito appena ci sono stati piccoli cortei di manifestanti che chiedevano solo la fine delle leggi di emergenza, la scarcerazione dei detenuti politici e una pi\u00f9 equa suddivisione delle entrate &#8211;\u00a0ringrazia Putin che si convinto ad evitare una crisi umanitaria e Idlib.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">YEMEN<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad agosto scorso, un raid saudita \u2013 dopo aver centrato due settimane addietro uno scolabus, uccidendo 20 bambini, durante i suoi continui bombardamenti, uccide 22 minori e quattro donne che stavano salendo su un autobus per fuggire agli scontri nella citt\u00e0 di Hodeidha; e questo dopo aver ucciso cinque persone in un raid contro il campo progughi di Duraihami.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sauditi, in merito, possono contare sugli stock che lo scorso giugno hanno ottenuto: 10.453.696 euro di \u201carmi e munizionamento\u201d con destinazione Arabia Saudita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I micidiali ordigni della serie MK da 500 a 2.000 libbre, prodotti dall\u2019azienda tedesca Rwm, vengono utilizzati dalla Royal Saudi Air Force per bombardare indiscriminatamente lo Yemen. Dal tadabase dell\u2019Istat non \u00e8 possibile sapere il numero di ordigni a giugno scorso ma una cosa \u00e8 certa: sono dello stesso tipo dei quasi 26 milioni spediti lo scorso aprile scorso. Nel 2016 \u00e8 stata spedita una fornitura per 411 milioni di euro, cio\u00e8 per 19-675 ordigni. Si tratta di un record storico nell\u2019export di munizionamento militare, e l\u2019azienda Rwm non \u00e8 certo in grado di realizzarlo in un solo anno: \u00e8, infatti, un contratto pluriennale. Ma soprattutto perch\u00e9 nel frattempo la multinazionale tedesca, attraverso la sua controllata sudafricana Rheinmetall Denel Munition (Rdm) ha aperto, una joint-venture con la Samic, a sud di Riyad uno stabilimento per la produzione non solo di bombe da aereo da 500 a 2.000 libbre. Le stesse che la Rheinmetal produce attraverso la sua controllata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 18 settembre,18 pescatori sono stati uccisi nel porto yemenita di Khokha (90 chilometri a sud di di Hodeidah) dal fuoco\u00a0 sparato da una fregata di stanza\u00a0 sul Mar Rosso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I ribelli Houthi, che da Khokha sono stati cacciati dallo scorso dicembre 2017, accusano la coalizione a guida saudita, che da parte sua nega ma annuncia anche l\u2019apertura di un\u2019inchiesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il porto \u00e8 oggi controllato dalle truppe degli Emirati arabi, presenti soprattutto nel sud del Paese\u00a0 e alleati dei movimenti secessionisti meridionali. Le famiglie delle 18 vittime hanno detto alla Reuters\u00a0 che solo un pescatore che si trovava a bordo del piccolo peschereccio colpito \u00e8 sopravvissuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scorso 4 agosto, a seguito di una strage simile (oltre 60 uccisi da un raid saudita nel porto di Hodeidah) \u00e8 stato rilevato che la situazione del settore della pesca in Yemen, \u00e8 devastata da tre anni a mezzo di guerra: dal marzo 2015, inizio delle offensive di Riyadh, oltre 250 barche sono state distrutte, oltre 170 pescatori sono stati uccisi e quasi 500 arrestati. Le perdite totali ammontano a 4,5 miliardi di dollari, con 37 mila che hanno perso il lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">AFGHANISTAN \u2013 USA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">James Mattis, atterrato a Kabul per una visita non annunciata, il 7 settembre scorso,\u00a0 nell\u2019incontro con il presidente afghano Ashraf Ghani \u2013 nominato dagli americani \u2013 sostiene in modo esplicito la nuova linea dell\u2019amministrazione Trump: s\u00ec al processo di pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 a febbraio scorso Ghani annunciava l\u2019offerta di pace senza condizioni ai talebani, che il successivo mese di giugno proclamano il primo \u201ccessate il fuoco\u201d : 3 giorni di tregua capitalizzati anche dagli studenti coranici, che hanno dimostrato di saper serrare le fila intorno alla decisione della leadership.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, il successivo luglio, lo storico incontro a Doha, in Qatar, , fra alcuni rappresentanti dell\u2019amministrazione Trump, inclusa Alice Welles, e quelli del movimento talebano, che proprio a Doha hanno stabilito l\u2019ufficio politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ultimo, il 19 agosto \u00e8 arrivata la proposta del presidente afghano di un secondo \u201ccessate il fuoco\u201d, questa volta pi\u00f9 lungo \u00a0condizionato all\u2019adesione formale dei talebani, che per\u00f2 hanno declinato l\u2019invito e continuano la campagna militare, pur avendo ridotto gli attacchi contro il processo elettorale\u00a0 che condurr\u00e0 alle elezioni politiche del 20 ottobre prossimo, cruciali per la legittimit\u00e0 di un Parlamento fortemente delegittimato e preliminari alle presidenziali per aprile 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia talebani che americani seguono dunque un doppio binario: da una parte continuano il conflitto, dall\u2019altra controllano le attivit\u00e0 dell\u2019avversario per capirne meglio le intenzioni e sapere quanto e se fidarsi. Per la prima volta dopo molti anni di guerra sembra che entrambi abbiano capito quel che ha dichiarato pochi giorni fa, nel discorso di commiato, perfino il generale John Nicholson, a capo delle truppe USA e di quelle NATO per ben 31 mesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cE\u2019 tempo che questa guerra finisca\u201d, ha detto Nicholson, che sar\u00e0 sostituito dal generale Scott Miller, una lunga carriera nei settori delle Operazioni speciali\u00a0 e poco dimestichezza, sottolinea il New York Times, con la complessit\u00e0 politica del fronte afghano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove si continua a combattere\u00a0 e a morire, a dispetto dei canali di comunicazioni aperti tra talebani e statunitensi e della morte annunciata pochi giorni addietro di Jalaluddin Haqqani, fondatore dell\u2019omonima\u00a0 rete terroristica, imprenditore criminale per molti anni di un impero economico-militare\u00a0 poi ereditato dal figlio Sirajuddin, attualmente numero 2 dei talebani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima strage, rivendicata dalla \u201cProvincia del Khorasan\u201d la branca locale dello Stato Islamico, risale al giorno 5 settembre, quando un duplice attentato \u00a0ha provocato almeno 26 morti e un\u2019ottantina di feriti a Dasht-e- Barchi, quartiere della capitale a prevalenza Hazara, la minoranza sciita gi\u00e0 discriminata e oppressa dai talebani e oggi sempre pi\u00f9 nel mirino dello Stato Islamico, che punta ad alimentare un conflitto settario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a>\u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SINTESI DEGLI ULTIMI AVVENIMENTI DA SIRIA, YEMEN E AFGHANISTAN<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8900,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[62,1290,47],"tags":[4059,4060],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Siria_Idlib.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-2jt","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8895"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8895"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8895\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8903,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8895\/revisions\/8903"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8900"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8895"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8895"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8895"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}