{"id":8875,"date":"2018-09-17T17:15:32","date_gmt":"2018-09-17T16:15:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8875"},"modified":"2018-09-17T17:15:32","modified_gmt":"2018-09-17T16:15:32","slug":"notizie-su-iran-e-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8875","title":{"rendered":"Notizie su Iran e Turchia&#8230;.."},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8877\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8877\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-8877\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/L1030278-580x387.jpg\" alt=\"Yadz ...alle Torri del Silenzio (photo\u00a9firuzeh)\" width=\"580\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/L1030278-580x387.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/L1030278-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/L1030278-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/L1030278-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-8877\" class=\"wp-caption-text\">Yadz (Iran)&#8230;alle Torri del Silenzio (photo\u00a9firuzeh)<\/p><\/div>\n<p>(con la collaborazione di Aldo Madia)<\/p>\n<p><em>Iran.Sfiducia a Rohani<\/em><\/p>\n<p>Il 28 agosto scorso i deputati hanno chiesto al presidente Hassan Rohani di rendere conto dell\u2019alta disoccupazione, della bassa crescita, della svalutazione del rial (da aprile scorso ha perso la met\u00e0 del valore) del contrabbando di beni e valuta estera, nonch\u00e9 delle sanzioni bancarie in essere, nonostante l\u2019Iran abbia rinunciato alla sovranit\u00e0 nucleare con l\u2019accordo del luglio 2015.<\/p>\n<p>Nella repubblica islamica la crisi si fa sentire sempre di pi\u00f9: nell\u2019ultimo anno il prezzo dei latticini \u00e8 cresciuto di un terzo, quello del pollame del 20% e la frutta fresca del 71%.<\/p>\n<p>Tre osservazioni:<\/p>\n<ul>\n<li>nel sistema politico della Repubblica islamica esiste una suddivisione dei poteri, non \u00e8 un uomo solo a decidere anche se poi il leader Supremo ha l\u2019ultima parola;<\/li>\n<li>l\u2019unica risposta sufficiente di Rohani ha riguardato le sanzioni: non pu\u00f2 essere biasimato se Trump ha lasciato in essere l\u2019embargo alle banche e dopo essersi ritirato dall\u2019Accordo firmato dai 5+ 1, a inizio agosto ha dato avvio a un nuovo round di sanzioni. L\u2019attacco del Parlamento a Rohani giunge dopo che i deputati\u00a0 avevano gi\u00e0 preso di mira il ministro dell\u2019economia Massoud Karbassian, sfiduciato da 137 parlamentari (121 i contrari, 2 astenuti). E l\u20198 agosto corrente era toccato ad Al\u00ec Rabie, il ministro del lavoro. Inoltre questo governo aveva deciso di erogare sussidi in contante a un quarto della popolazione: il controvalore di 9 euro mensili per venti milioni di abitanti, esborso non indifferente:<\/li>\n<li>infine: buona parte dell\u2019economia resta nelle mani della fondazioni religiose (le potenti <em>Bonyad<\/em>) e dei pasdaran che non presentano bilanci e non pagano tasse.<\/li>\n<\/ul>\n<p>In sostanza, pur se non si dice, il sistema creato dall\u2019Imam Khomeini perde colpi. In Iran come nel resto della regione, incluse le monarchie del Golfo, il problema \u00e8 che il settore pubblico gode di prerogative che lo rendono vivente. E\u2019 vero che gli stipendi sono bassi, ma quell\u2019accredito che arriva sempre\u00a0 \u00e8 pur sempre appetibile per i migliori laureati: potendo scegliere, optano per un impiego pubblico anche perch\u00e9 il settore privato \u00e8 asfittico, le sanzioni sono tornate e le imprese straniere se ne vanno.<\/p>\n<p>Anche un gigante come la francese Total che si era impegnata in un consorzio (con iraniani e cinesi) per sfruttare il giacimento di gas nel Golfo Persico.<\/p>\n<p>Il settore privato non \u00e8 concorrenziale rispetto a fondazioni e business gestiti dalle guardie rivoluzionarie. In Iran l\u2019unica riforma auspicabile \u00e8 un ridimensionamento del settore pubblico a favore di quello privato, attraverso un pari trattamento delle imprese che fanno capo a fondazioni religiose e pasdaran. In mancanza di queste riforme, nessun governo riuscir\u00e0 a rilanciare l\u2019economia e interpellare in parlamento un presidente: sar\u00e0 solo una farsa in cui non crede pi\u00f9 nessuno.<\/p>\n<p><em>Stretta Alleanza fra Stati Uniti, Israele e Arabia saudita contro l\u2019Iran<\/em><\/p>\n<p>Le minacce USA non intimoriscono Teheran. I suoi leader ripetono che se a causa delle sanzioni americane l\u2019Iran non potr\u00e0 vendere il suo petrolio, allora nessuno nella regione potr\u00e0 farlo, almeno non attraverso lo Stretto di Hormuz.<\/p>\n<p>\u201c<em>L\u2019Iran ha accesso al Golfo Persico, allo Stretto di Hormuz e al Golfo di Oman. O tutti vendono il petrolio o nessuno lo far\u00e0. L\u2019Iran ha la capacit\u00e0 di bloccare Hormuz e gli americani lo sanno<\/em>\u201d ha ribadito il 2 agosto Seyed Hossein Naghavi- Hosseini, portavoce della Commissione del Parlamento iraniano per la sicurezza nazionale e la politica estera. E che l\u2019Iran faccia sul serio lo dicono anche le esercitazioni navali che la Guardia Rivoluzionaria ha iniziato l\u20191 agosto dispiegando 50 imbarcazioni piccole e veloci per dimostrare di essere in grado di chiudere lo Stretto da dove passa circa il 15% del petrolio mondiale.<\/p>\n<p>Oltre 30 anni fa, durante la guerra Iraq contro l\u2019Iran \u2013 su richiesta USA \u2013 le imbarcazioni, spesso dei semplici motoscafi, dei Pasdaran iraniani armati di lanciarazzi, furono in grado di ostacolare per un lungo periodo il passaggio delle petroliere per Hormuz.<\/p>\n<p>Questa e altre mosse, per ora solo annunciate, rientrano in quella \u201cresistenza economica intelligente\u201d volta a vanificare le sanzioni statunitensi, spiegata il mese scorso dal vice presidente Eshaq Jahangiri.<\/p>\n<p>Tuttavia in questi giorni la tensione sale anche sul versante Sud-Ovest della penisola arabica, nello Stretto di Bab al Mandeb che domina il Mar Rosso, in appoggio all\u2019alleata Arabia Saudita, che ritiene il suo traffico commerciale messo in pericolo dai razzi in possesso dei ribelli yemeniti sostenuti da Teheran.<\/p>\n<p>L\u20191 agosto, Israele ha lanciato un avvertimento: \u201d <em>Se l\u2019Iran cercher\u00e0 di bloccare lo stretto di Bab al Mandeb, si trover\u00e0 di fronte a una coalizione internazionale determinata a impedirgli di farlo e questa coalizione includer\u00e0 anche lo Stato di Israele e tutte le sue armi<\/em>\u201d, ha ammonito il premier Benjamin Netanyahu.<\/p>\n<p>Sino a oggi si \u00e8 sempre pensato che si sprigioner\u00e0 nel Golfo la scintilla della guerra all\u2019Iran di cui si parla da anni e che \u00e8 diventata una realt\u00e0 pi\u00f9 concreta dopo l\u2019uscita degli USA sul programma nucleare iraniano. E questo resta lo scenario pi\u00f9 probabile alla luce degli ultimi sviluppi riguardante Hormuz. Ma ora anche Bab al Mandeb diventa un possibile pretesto per l\u2019attacco \u201coccidentale\u201d e arabo all\u2019Iran.<\/p>\n<p>Israele \u00e8 pronto a mettere il suo enorme potenziale bellico a disposizione delle <em>petromonarchie<\/em>sunnite confermando quanto si sia fatta stretta l\u2019alleanza con i Paesi del Golfo (e non solo) schierati contro il \u201cnemico comune\u201d.<\/p>\n<p>Tuttavia, il ministro della difesa israeliano Lieberman parla anche di \u201cminacce\u201d dirette proprio allo Stato ebraico: \u201d<em>Di recente abbiamo appreso di minacce indirizzate proprio alle navi israeliane nel Mar Rosso<\/em>\u2026 <em>Vorrei sottolineare un punto: le nostre forze armate sono pronte a rispondere simultaneamente su due fronti, e anche sul Mar Rosso<\/em>\u201d ha affermato. Di attacchi tentati o pianificati contro le navi israeliane di passaggio per Bab al Mandeb fino a ora non si era mai saputo.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 noti sono gli attacchi al traffico commerciale dell\u2019Arabia Saudita, Paese che alla testa di una coalizione araba e USA, da tre anni \u00e8 impegnato in una campagna militare in Yemen, soprattutto dal cielo contro i ribelli sciiti Houthi che hanno causato molte migliaia di morti e feriti anche fra i civili. Recentemente la petroliera saudita Arsan, con un carico di due milioni di barili di petrolio diretta in Egitto, \u00e8 stata colpita da missili nei pressi del porto yemenita di Hodeida, in mano ai ribelli sciiti, dove in questi ultimi mesi si sono concentrati i pesanti quanto inefficaci bombardamenti sauditi e degli Emirati Arabi Uniti. Secondo fonti americane, la nave\u00a0 cisterna \u00e8 stata colpita da un missile c-802 che l\u2019Iran avrebbe fornito ai ribelli. Dopo l\u2019attacco, i sauditi hanno annunciato l\u2019interruzione della navigazione delle sue petroliere fino a quando il traffico marittimo \u201cnon sar\u00e0 di nuovo al sicuro\u201d.<\/p>\n<p>Dall\u2019Iran ha replicato il generale Qasem Soleimani, potente comandante della \u201cBrigata Gerusalemme \u201c della Guardia Rivoluzionaria accusando proprio l\u2019Arabia Saudita di essere responsabile per le condizioni \u201cnon sicure\u201d nel Mar Rosso.<\/p>\n<p>Sebbene gli analisti tendano, per il momento, a escludere un attacco imminente<\/p>\n<p>all\u2019Iran da parte di possibili coalizioni USA- <em>petromonarchie<\/em>, con la partecipazione di Israele, il quadro si \u00e8 fatto pi\u00f9 complesso e un nulla potrebbe innescare una guerra. E il 1 agosto il CCG (le sei <em>petromonarchie<\/em>del Golfo) ha fatto sapere di avere disposto, nel caso in cui l\u2019Iran chiuda lo Stretto di Hormuz, non meglio precisati \u201cpiani di emergenza\u201d per assicurare il flusso del petrolio nel caso in cui l\u2019Iran chiuda lo Stretto di Hormuz.<\/p>\n<p><em>Turchia, alleati e non<\/em><\/p>\n<p>In attesa che sia accertata\u00a0 l\u2019autenticit\u00e0 del messaggio con cui Abu Bakr al Baghdadi incita i suoi sostenitori a continuare la lotta, la notizia ha riportato all\u2019attenzione due conflittualit\u00e0: l\u2019ISIS e la Siria. Ne sanno qualcosa i soldati siriani che devono combatterli ogni giorno nel Sud e a Deir Zour a Est.<\/p>\n<p>Non \u00e8 ben chiaro quel che emerger\u00e0 dai contatti, intensi come mai in questi giorni, tra USA e Russia sulla Siria.<\/p>\n<p>Il 23 agosto, il ministro degli esteri russo Serghei\u00a0 Lavrov e la sua controparte USA Mike Pompeo si sono sentiti al telefono mentre il Segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolai Patrushev, dopo aver incontrato a Ginevra il suo omologo americano John Bolton, ha assicurato che la Russia studier\u00e0 \u201ctutte le proposte e i desideri formulati\u201d dagli americani.<\/p>\n<p>Washington, a nome di Israele, insiste affinch\u00e9 Mosca costringa l\u2019Iran a uscire dalla Siria. La Russia, alleata di Damasco non pu\u00f2 imporre a Teheran di farsi da parte.<\/p>\n<p>Sul tavolo ora c\u2019\u00e8 offensiva dell\u2019esercito siriano per scacciare via le formazioni qaediste e jihadiste dal governatorato di Idlib, nel Nord-Ovest del Paese.<\/p>\n<p>Le truppe di Damasco, le milizie lealiste siriane e quelle filoiraniane in questi giorni si sono ammassate con mezzi e uomini nella parte Nord della regione di Hama, a Sud di Aleppo e a Nord-Est di Latakia.<\/p>\n<p>Ma la zona di Idlib di fatto \u00e8 sotto occupazione turca e secondo gli accordi tripartiti raggiunti da Mosca, Ankara e Tehran, deve rimanere in parte sotto controllo turco. L\u2019offensiva dovrebbe perci\u00f2 coinvolgere solo le aree che non rientrano nella zona \u201critagliata\u201d per i turchi.<\/p>\n<p>Damasco rispetta gli alleati russi e iraniani ma ora che si sente pi\u00f9 forte non ha alcuna intenzione di accettare\u00a0 l\u2019occupazione militare turca\u00a0 di una parte della Siria.<\/p>\n<p>In questa fase, il presidente turco Erdogan sta affrontando una serie di crisi politiche interne e i suoi rapporti\u00a0 con i tradizionali alleati in Occidente, in particolare gli USA, sono molto tesi.<\/p>\n<p>Per\u00f2 in Turchia i media pro-governativi puntano sull\u2019orgoglio nazionale e gridano al \u201ccomplotto\u201d iraniano. Secondo il quotidiano\u00a0 Yeni Safak, il PKK e le YPG curde riceverebbero la protezione di Teheran.<\/p>\n<p>Ankara si era impegnata con i russi e iraniani a mettere fine alla presenza dei qaedisti di Tahir ash-Sham, ma non ha mosso un passo in quella direzione.. E ora \u00e8 impegnata a costituire a Idlib un \u201cesercito\u201d di mercenari che avr\u00e0\u00a0il nome di Fronte di Liberazione Nazionale\u2026.come nelle migliori tradizioni\u2026ovunque.<\/p>\n<p>\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a>\u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Notizie su Iran e Turchia<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8877,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[1490,1284,1290,55,47],"tags":[110,4053,1955,884,21,1580,30,20,4054,2387,2384],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/L1030278.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-2j9","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8875"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8875"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8875\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8879,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8875\/revisions\/8879"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8877"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8875"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8875"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8875"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}