{"id":8811,"date":"2018-08-06T16:13:31","date_gmt":"2018-08-06T15:13:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8811"},"modified":"2018-08-06T16:13:31","modified_gmt":"2018-08-06T15:13:31","slug":"lirane-lira-di-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8811","title":{"rendered":"L\u2019IRAN\u2026E L\u2019IRA DI TRUMP\u2026"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8815\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8815\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-8815\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/f1978ee3-301f-4585-9e97-65c461ec5f77-580x327.jpg\" alt=\"Il generale Suleiman e Mike Pompeo\" width=\"580\" height=\"327\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/f1978ee3-301f-4585-9e97-65c461ec5f77-580x327.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/f1978ee3-301f-4585-9e97-65c461ec5f77-280x158.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/f1978ee3-301f-4585-9e97-65c461ec5f77-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/f1978ee3-301f-4585-9e97-65c461ec5f77.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-8815\" class=\"wp-caption-text\">Il generale Suleiman e Mike Pompeo<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>L\u2019ultimo approfondimento, per il momento, della attuale situazione in Iran con particolare riguardo alla parte economica. Interessante la posizione dei militari guidati dal potente generale Suleiman la cui foto \u00e8 presente\u00a0in molte moschee di provincia<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>La minaccia di Trump<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Donald Trump utilizza twitter per minacciare Hassan Rohani: \u00a0<em>non minacciare mai pi\u00f9 gli Stati Uniti o ne pagherai le conseguenze come pochi nella storia ne hanno sofferto prima<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poche ore prima, il segretario di Stato Mike Pompeo \u00a0in California, durante un convegno con i dissidenti iraniani, accusa di corruzione la leadership di Teheran e afferma che gli USA <em>non hanno paura di sanzionare al pi\u00f9 alto livello il regime di Teheran che rappresenta un incubo\u00a0 per il popolo iraniano e lancia un appello. Chiediamo a tutti i Paesi di unirsi alla nostra campagna di pressione, e questo riguarda i nostri alleati in Medio Oriente e in Europa<\/em>\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La campagna di pressione cui allude Pompeo riguarda la volont\u00e0 degli USA di bloccare del tutto le esportazioni di petrolio iraniano. In risposta alle sanzioni, l\u2019Iran ha minacciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, dove non solo transita l\u2019olio nero di Teheran ma anche quello di tutto il Golfo Persico, per cui bloccare quello stretto significa bloccare il traffico mondiale di petrolio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contenuto del twitter di Trump \u00e8 stato confermato dal consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, che ribadisce l\u2019avvertimento di Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La precisazione di Bolton \u00e8 un\u2019indiretta risposta a tutte le\u00a0illazioni secondo cui il presidente, senza pi\u00f9 la tensione coreana, starebbe scatenando un conflitto con l\u2019Iran al fine di distrarre l\u2019attenzione dai suoi problemi politici interni, incluso il polverone e la reazione negativa al suo rapporto con il presidente russo Vladimir Putin e la dubbia performance tenuta a Helsinki, dove ha sconfessato l\u2019intelligence USA, per abbracciare le teorie di Mosca sul <em>Russiagate<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora pi\u00f9 diretta la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders \u00a0ha respinto le illazioni su una possibile manovra diversiva di Trump: <em>il presidente sta rispondendo all\u2019Iran e non lascer\u00e0 che continui a fare minacce contro l\u2019America\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La retorica dei twitter di Trump non ha comunque spinto il Pentagono ad attivare alcun mezzo militare degli Stati Uniti, n\u00e9 ha generato l\u2019urgenza di spostare le posizioni militari degli USA vicino all\u2019Iran. Mentre Washington un tempo manteneva un gruppo di attacco nel Medio Oriente, al momento non ha nessuno: la portaerei <em>Uss Truman\u00a0<\/em>ha lasciato la regione la scorsa settimana e, dicono in funzionari della difesa, la Marina non ha pi\u00f9 piano immediati per sostituirla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al Twitter di Trump, che mette in guardia Teheran, risponde con Twitter il comandante delle Forze Speciali Qods delle Guardie Rivoluzionarie (<em>Pasdaran<\/em>) iraniane, il generale Qassam Suleiman che, rivolto al presidente americano dichiara <em>l\u2019Iran \u00e8 in confronto militare con gli Stati Uniti. Siamo pi\u00f9 vicini a voi di quanto non possiate immaginare. Siamo pronti. Non dimenticare che siamo la Forza Qods. Come soldato \u00e8 mio dovere rispondere. Come osi minacciarci? Se voi cominciate una guerra, noi la terminiamo\u2026 <\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><em>L\u2019Iran chiuder\u00e0 lo Stretto di Homuz?<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non \u00e8 la prima volta\u00a0che le autorit\u00e0 iraniane minacciano di chiudere lo Stretto di Hormuz. E non \u00e8 detto che siano in grado di farlo, perch\u00e9 nel Golfo persico c\u2019\u00e8 una massiccia presenza militare americana e da l\u00ec transitano anche petrolio e merci della Repubblica islamica<\/em>: docente dell\u2019Universit\u00e0 di Exeter e autore del saggio <em>Iran rivoluzionario<\/em>(Libreria Editrice Goriziana) Michael Axworthy commenta cos\u00ec le minacce della Guida Suprema, Al\u00ec Khamenei, di chiudere lo Stretto di Hormuz, nel caso in cui Washington dovesse imporre l\u2019embargo sull\u2019oro nero iraniano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dallo stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico al Mare Arabico, transita il 90% del petrolio estratto nella regione; chiuderlo vuol dire bloccare il 20% degli approvvigionamenti del pianeta con ovvie conseguenze sul prezzo globale dell\u2019energia. L\u2019embargo dovrebbe scattare il 2 novembre\u00a0prossimo, una data simbolica perch\u00e9 \u00e8 l\u2019anniversario della presa degli ostaggi americani nell\u2019ambasciata di Teheran pochi mesi dopo la rivoluzione del 1979.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Ayatollah, per\u00f2, non sono isolati come lo era il dittatore iracheno: gli europei cercano di bypassare le sanzioni a stelle e strisce e la Cina continuer\u00e0 a fare acquisti di energia da Teheran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trump e i suoi alleati puntano sul cambio di regime ma, se nel 2009 gli iraniani scendevano in strada reclamando maggiori diritti, oggi protestano per la corruzione e l\u2019incompetenza di chi ha in mano le chiavi del potere, il mancato pagamento dei salari, la svalutazione del rial, le sanzioni internazionali, la siccit\u00e0 in diverse regioni, la mancanza di acqua, i tagli alla corrente elettrica che blocca internet e l\u2019aria condizionata. Ad allarmare gli iraniani \u00e8 soprattutto la svalutazione della valuta locale: se nel 1979 servivano 70 rial per comprare un dollaro americano, queste settimane, nelle vie del centro di Teheran i cambiavalute\u00a0 chiedevano fino a 75 mila rial a fronte di un dollaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aggravarsi della situazione ha colto di sorpresa gli iraniani, che nel 2013 avevano votato per il presidente moderato Rohani ed esultato per la firma dell\u2019accordo nucleare a Vienna nel 2015 che avrebbe dovuto portare alla fine delle sanzioni e allo sdoganamento di Teheran. Il regime iraniano non \u00e8 per\u00f2 sull\u2019orlo del collasso. Al contrario, la sua leadership \u00e8 in sella da 40 anni e i meccanismi del potere sono ben oliati. Ora, gli scenari preoccupanti sul fronte interno sono due: il prevalere dei militari, in particolare dei <em>pasdaran<\/em>ovvero delle Guardie rivoluzionarie che si sono fatti strada con la guerra Iran \u2013 Iraq (1980-1988) e poco alla volta si sono insediate\u00a0 nei gangli della politica; oppure, a fronte della sfiducia della popolazione nei confronti del presidente Rohani e del parlamento (e quindi degli organi eletti dai cittadini), un affermarsi degli organi non elettivi dominati dai falchi, per i quali la priorit\u00e0 non \u00e8 il benessere\u00a0 della Repubblica islamica e dei suoi cittadini, quanto piuttosto tenere alti i valori e l\u2019ideologia della Rivoluzione del 1979. E quindi, in primis, gli slogan contro gli Stati Uniti.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><em>L\u2019attacco mirato all\u2019\u201dAyatollah economy\u201d<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziamo dalla <em>Setad<\/em>, una della <em>Bonyad<\/em>, le fondazioni esentasse che amministrano gran parte dell\u2019economia iraniana dopo la rivoluzione del 1979.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>Setad\u00a0<\/em>di Khamenei, ovvero <em>Setad Ejraiye Farmane Hazrate Imam\u00a0<\/em>(Sede per l\u2019esecuzione degli ordini dell\u2019imam) fu costruita nel 1989 dall\u2019imam Khomeini, con il compito di gestire le propriet\u00e0 sequestrate negli anni caotici post rivoluzionari per poter aiutare i poveri e i veterani della guerra durata otto anni (1980-1988, un milione fra morti e invalidi) contro l\u2019Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019epoca dello Shah 100 famiglie introdotte alla corte dei Palhavi\u00a0controllavano l\u201980% dell\u2019economia che oggi \u00e8 passata nelle mani dell\u2019\u00e9lite al potere. La <em>Setad\u00a0<\/em>nel corso del tempo si \u00e8 trasformata in un colosso immobiliare che ha acquisito partecipazioni in decine di aziende in quasi tutti i settori: finanze, petrolio, telecomunicazioni, dalle produzioni di pillole\u00a0 anticoncezionali all\u2019allevamento degli struzzi. Tra portafoglio immobiliare (52 miliardi di dollari), e quote societarie (43 miliardi) la <em>Setad<\/em>, in un certo periodo, con le quotazioni dell\u2019oro nero al ribasso, aveva un valore superiore alle esportazioni petrolifere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le <em>Bonyad<\/em>, fondazioni i cui utili non sono sottoposti al prelievo fiscale, sono il cuore dell\u2019economia: detengono circa il 50% del PIL e hanno sottratto spazio ai privati favorendo soltanto alcuni di loro, quelli vicino alla cerchia del potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche i <em>pasdaran<\/em>, impegnati in battaglia in Siria e Iraq e che appoggiano gli Hezb\u2019Allah libanesi, hanno la loro fetta importante di potere economico da preservare e sviluppare, cos\u00ec come gli Ayatollah.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La domanda di fondo \u00e8 questa: \u00e8 possibile riformare un\u2019economia rivoluzionaria per di pi\u00f9 islamica? L\u2019impresa \u00e8 ardua, specialmente adesso che con le sanzioni USA, l\u2019Europa dovr\u00e0 decidere se essere ancora protagonista in Iran o relegare, sotto pressioni americane, questo Paese e il suo petrolio, oltre che all\u2019ala militare dei <em>pasdaran<\/em>, a Cina e India, i due maggiori clienti di Teheran (l\u2019Italia \u00e8 al terzo posto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Iran ci sono circa 80 tra moschee, templi e istituzioni religiose\u00a0 che amministrano terre e imprese\u00a0 come facevano i monasteri nel Medioevo europeo quando la Chiesa faceva concorrenza in tutti i campi\u00a0 al potere temporale. A Mashad la Fondazione Reza, sorta interno al famoso santuario dell\u2019Ottavo Imam, fattura il 7% del PIL iraniano e tiene in pugno l\u2019economia del Khorassan; la <em>Bonyad\u00a0<\/em>degli Oppressi (<em>Mostazafan Foundation<\/em>), da dove viene anche l\u2019attuale capo della <em>Setad<\/em>, ha un volume di affari stimato oltre 12 miliardi di dollari l\u2019anno. La <em>Bonyad Shaid<\/em>(Fondazione dei Martiri) controlla un centinaio di societ\u00e0 e alla borsa di Teheran il 60% della capitalizzazione \u00e8 costituito da compagnie che ruotano interno all\u2019Ayatollah economy.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Correggere il sistema\u00a0 \u00e8 la sfida in cui ha fallito finora il presidente Rohani, un pragmatico nel mirino dei fondamentalisti. Colpire al cuore questo sistema, con un mix di azioni economiche e destabilizzanti \u00e8 l\u2019obiettivo di USA, Israele e Arabia Saudita: ognuno con le armi che ha in mano, dalle sanzioni alla finanza, dalla produzione dell\u2019export di petrolio alle incursioni militari. Non \u00e8 solo una questioneeconomica ma di sicurezza\u00a0 per tutto il Medio Oriente e l\u2019Europa: le conseguenze\u00a0 non le pagher\u00e0 solo Teheran, come minaccia Trump, ma anche l\u2019Europa e tutto il Medio Oriente.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"4\">\n<li><em>Rischio di guerra aperta Gerusalemme -Teheran<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">La diplomazia israeliana e quella russa lavorano dietro le quinte per evitare che gli attriti fra Gerusalemme e Teheran sfocino in guerra aperta. Una settimana fa Putin ha inviato al premier Netanyahu una delegazione di alto livello per cercare di trovare un punto d\u2019accordo. Con il ministro degli esteri Lavrov c\u2019era il Capo di Stato Maggiore Valeri Geraimov ma il meeting con i vertici dello Stato ebraico (erano presenti anche il ministro della difesa Avigdor Lieberman e il Capo di Stato Maggiore Gady Eisenkot), non ha sortito alcun effetto. I russi volevano offrire garanzie su un\u2019ampia demilitarizzazione a ridosso del Golan. Putin parlava di una fascia di sicurezza larga 100 km, completamente liberata da truppe iraniane e milizie sciite. Gli israeliani hanno ribadito che tutti gli sciiti combattenti in Siria devono andarsene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Liebarman ha mostrato ai russi i report riservati elaborati dal Mossad e dallo ShinBet, i servizi segreti di Gerusalemme. Da questi documenti emerge che non solo gli sciiti continuano a affollare le aree a ridosso del Golan, ma un flusso continuo di armi e rifornimenti parte da Teheran e, anche attraverso l\u2019Iraq arriva nelle Siria occidentale. Lo spionaggio di Netanyahu ha mostrato alla controparte russa immagini che testimoniano come gli Ayatollah continuino a inviare truppe nel teatro di guerra siriano. Colonne di mezzi militari iraniani sono state segnalate in viaggio attraverso Abu Kamal e, in merito, il ministro Lieberman ha elencato i nomi delle unit\u00e0 sciite dislocate in zona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si comincia dalla Brigata internazionale 313, e dai \u201cQuneira Hawks\u201d, commandos di Hezb\u2019Allah e dai miliziani inseriti nella Quinta brigata siriana. Si prosegue con il reggimento corazzato \u201cAl Ghith\u201d, facente parte della Quarta divisione governativa di Damasco, posizionato a ridosso del Golan settentrionale, vicino alla citt\u00e0 Majdal Shams. Il problema di fondo per Gerusalemme \u00e8 una situazione strategico-militare non proprio ideale, dato che lo Stato ebraico si sente attaccato da Nord e Sud, in direzione di Gaza atteso che Hamas dalla Striscia ha preso a sparare razzi contro un bersaglio privilegiato, il centro di Haf Ashkelon. Mentre a Nord sono piovuti due \u201cGrad\u201d nel mare della Galilea, in arrivo da un\u2019area a 8 km dal confine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incidente fa il paio con quello verificatosi alcuni giorni fa, quando il sistema antimissile David Slim non \u00e8 riuscito a intercettare due missili SS-21 siriani diretti verso il Golan. L\u2019antiaerea israeliana ha comunicato di aver abbattuto un Sukhoi-24 siriano che aveva sconfinato. A entrare in azione sono state le batterie di missili \u201cPatriot\u201d forniti dagli americani. Per la verit\u00e0, per quanto riguarda i due \u201cGrads\u201d, pare che siano stati lanciati\u00a0 dalle milizie di Khalid Ibn Wakid, una branca dell\u2019ISIS che sta rialzando la testa con azioni a macchia di leopardo. E\u2019, infatti, recente il sanguinario attentato rivendicato dalle residue forze del califfato, che hanno fatto oltre 250 morti a Sweida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contrattacco israeliano contro Khalid Ibn Walid ha suscitato molte polemiche in Israele, atteso che diversi analisti hanno sottolineato che colpendo le ultime milizie operative dell\u2019ISIS \u00e8 stato fatto un grande favore ai reparti sciiti che operano in quell\u2019area, a cominciare dalle Guardie rivoluzionarie iraniane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a>\u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_8816\" style=\"width: 591px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8816\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-8816\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/images.jpeg\" alt=\"Lo Stretto di Hormuz\" width=\"581\" height=\"287\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/images.jpeg 320w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/images-280x138.jpeg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/images-300x148.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 581px) 100vw, 581px\" \/><p id=\"caption-attachment-8816\" class=\"wp-caption-text\">Lo Stretto di Hormuz<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ultimo approfondimento, per il momento, della attuale situazione in Iran con particolare riguardo alla parte economica. 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