{"id":8802,"date":"2018-08-05T10:12:43","date_gmt":"2018-08-05T09:12:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8802"},"modified":"2018-08-05T10:12:43","modified_gmt":"2018-08-05T09:12:43","slug":"in-iran-la-situazione-non-sembra-stabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8802","title":{"rendered":"IN IRAN LA SITUAZIONE NON SEMBRA STABILE\u2026"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8806\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8806\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-8806\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/L1030669-copia-580x387.jpg\" alt=\"I tetti di Yazd (photo\u00a9firuzeh)\" width=\"580\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/L1030669-copia-580x387.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/L1030669-copia-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/L1030669-copia-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/L1030669-copia-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-8806\" class=\"wp-caption-text\">I tetti di Yazd (photo\u00a9firuzeh)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Continua l\u2019approfondimento sulla situazione attuale in Iran. In questo momento storico \u00e8 veramente interessante la frattura tra i mercanti del bazar e i religiosi, che era stata asse portante fin dal 1906 di sfida alla Monarchia. Questa alleanza, ora che gli Ayatollah governano, si \u00e8 frantumata di fronte alle difficolt\u00e0 della societ\u00e0 iraniana e dell\u2019economia dello Stato.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><em>Le proteste in Iran<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle proteste di questi giorni, le autorit\u00e0 della Repubblica islamica hanno reagito con i gas lacrimogeni e qualche arresto. Le proteste hanno luogo nella capitale e non in altre localit\u00e0 come a fine 2017 e inizio 2018: la gente \u00e8 scesa in strada davanti al Parlamento ma teatro del dissenso \u00e8 soprattutto il bazar e quindi i mercanti (<em>i bazari<\/em>), quel ceto sociale che nell\u2019ottobre 2008 si era ribellato all\u2019imposizione di una tassa del 3% sul valore aggiunto da parte dell\u2019ultraconservatore Ahmedinejad.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella storia dell\u2019Iran, i mercati sono da sempre il motore del cambiamento. Erano stati loro, i <em>bazari<\/em>,\u00a0 a co-finanziare la rivoluzione del 1979, portando alla caduta dello shah. Negli anni Sessanta e Settanta, l\u2019opposizione alla monarchia era rappresentata dal clero sciita, irritato per le riforme imposte dall\u2019alto che toccavano i loro interessi) e dai mercanti, minacciati dalle tasse e dai tentativi\u00a0 delle autorit\u00e0 di controllare i prezzi.). L\u2019alleanza tra moschee e bazar era suggellata dalle imposte religiose pagate dai mercanti. In cambio, i <em>bazari<\/em>pretendevano un sostegno dai Mullah.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando indietro nel tempo, la prima protesta popolare risale al 1891-92: Nasr-ed- Din Shah aveva dato a un inglese la concessione per lo sfruttamento e la vendita del tabacco, largamente consumato in Persia. Con una <em>Fatwa<\/em>(un decreto religioso) l\u2019Ayatollah Shirazi viet\u00f2 agli iraniani di fumare. I mercanti e i religiosi fecero fronte comune, astenendosi dal fumo e obbligando il sovrano ad annullare la concessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi il clero sciita e i mercanti non sono pi\u00f9 allineati sulle stesse posizioni. Gli Ulema controllano (insieme ai pasdaran, alle Guardie rivoluzionarie) le forze armate, i servizi di sicurezza e gli apparati di polizia. Si \u00e8 cos\u00ec venuti ad alterare la tradizionale alleanza tra la moschea e il bazar. In questi giorni, i <em>bazari<\/em>hanno tenuto le serrande abbassate. Protesta per il caro vita, la svalutazione del rial e il divieto di importare 1.300 prodotti, fenomeni causati dalla sanzioni americane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo dei mercanti sono probabilmente le dimissioni\u00a0 &#8211; o l\u2019impeachment \u2013 del presidente Rohani, percepito come troppo debole per traghettare il Paese in questo momento di crisi sul fronte interno e internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 poi il caso delle 5.000 auto di lusso entrate in Iran, di contrabbando, senza che nessuno sia incriminato: passa il messaggio che farla franca \u00e8 troppo facile. In una situazione di grave crisi economica, pu\u00f2 essere la goccia che fa traboccare il vaso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In politica estera, l\u2019Iran ha rinunciato alla sovranit\u00e0 nucleare in cambio di niente: gli americani non hanno rispettato l\u2019accordo del 2105, lasciando in essere le sanzioni che impediscono alla banche iraniane di rientrare nei circuiti finanziari internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un primo anno di crescita al 12%, l\u2019economia si \u00e8 arrestata al 4%, ma le aspettative erano dell\u20198%.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><em>L\u2019ombra dei militari si allunga sull\u2019Iran<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Decifrare la complessa situazione che sta attraversando l\u2019Iran non \u00e8 facile. L\u2019Occidente ha sbattuto, ancora una volta, la porta in faccia alla Repubblica islamica e ai suoi cittadini: i Paesi dell\u2019Unione Europea raramente concedono loro un visto d\u2019ingresso, e il presidente statunitense Trump ha inserito l\u2019Iran nel decreto contro i musulmani impedendo di chiedere il visto con la procedura semplificata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad aiutarci a comprendere le vicende pi\u00f9 recenti \u00e8 Jamileh Kadivar, deputata riformista del governo Khatami e braccio destro di Karrubi nel movimento d\u2019opposizione del 2009 noto come Onda Verde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jemileh Kadivar chiarisce: <em>Trump non vuole che in Medio Oriente\u00a0 ci sia un Paese forte e indipendente, preferisce la Repubblica Islamica sia debole e obbediente. Per questo ha dato\u00a0 il via a una guerra economica con l\u2019obiettivo di indebolire il pi\u00f9 possibile gli Ayatollah al potere. In questo conflitto, Israele e Arabia saudita sono ovviamente dalla parte degli americani<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri termini, se a Teheran prenderanno il potere i militari, dovremo dire grazie a Donald Trump: a forza di insistere, \u00e8 riuscito nel suo intento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 3.\u00a0<em>Rohani in Europa<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente iraniano Hassan Rohani \u00e8 arrivato il 2 luglio in Svizzera per discutere sull\u2019accordo nucleare negoziato in territorio elvetico il 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima tappa del tour europeo di Rohani \u00e8 stata Zurigo, dove nel pomeriggio dello stesso giorno \u00e8 stato ricevuto dal presidente della Confederazione Alain Berset, con gli onori militari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 di un incontro organizzato dalla Camera di commercio svizzero-iraniana, la delegazione di Teheran non \u00e8 per\u00f2 stata invitata in un\u2019impresa n\u00e9 in un politecnico o altra istituzione accademica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se pure nel 2016 una delegazione svizzera guidata dal consigliere federale Johann Schneider \u2013 Amman, si era recata in Iran, ora, dopo la decisione di Trump di tirarsi fuori dall\u2019accordo nucleare gli svizzeri pensano ai loro interessi e non vogliono rischiare sanzioni americane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo, Caran D\u2019Ache e altre imprese che vendono termometri di precisione e materassi di alta qualit\u00e0 si stanno velocemente ritirando dal mercato iraniano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal canto loro, i banchieri svizzeri non hanno mai rischiato, perch\u00e9 di certo non possono rinunciare alle transazioni in dollari. E quei pochi che osavano, come la <em>Banque de Commerce et de Placement<\/em>, fanno marcia indietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo porter\u00e0 a uno spostamento della Repubblica islamica nell\u2019area d\u2019influenza economica cinese. Al tempo stesso, la Russia aumenter\u00e0 il proprio potere su Teheran, in particolare nei settori dell\u2019energia, del nucleare e degli armamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo le proteste di fine 2017 e l\u2019inizio 2018, ora il regime \u00e8 consapevole di essere diventato impopolare anche nelle campagne e nelle cittadine. Malgrado questa contestazione sempre pi\u00f9 aperta e visibile nello spazio pubblico, la forza della repubblica islamica risiede nella paura del caos, nel monopolio dell\u2019uso della forza e nella capacit\u00e0 di distribuire i petrodollari in maniera clientelare.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"4\">\n<li><em>Il 7 luglio a Vienna Iran e 4+1 resistono a Trump.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Vienna, la Russia e gli altri Paesi firmatari dell\u2019accordo nucleare iraniano del 2015 hanno concordato di elaborare altre modalit\u00e0 con la Repubblica islamica indipendentemente dalle intenzioni dell\u2019amministrazione Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La delegazione di Teheran ha promesso che non abbandoner\u00e0 l\u2019accordo nonostante l\u2019atteggiamento bellicoso del presidente americano e le sanzioni a stelle e strisce. <em>Sanzioni che ricordano il torto gi\u00e0 fatto all\u2019Iran vendendo armi all\u2019Iraq nella guerra scatenata da Saddam nel settembre 1980<\/em>, osserva al telefono da Teheran la scrittrice Mahsa Mohebali, vincitrice del premio Golshiri per il romanzo \u201cNon ti preoccupare\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre alle sanzioni, Washington minaccia di bloccare le esportazioni di petrolio iraniano, ma i <em>pasdaran<\/em>replicano di essere pronti a fermare il passaggio delle petroliere nello stretto di Hormuz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre sale la tensione, \u00e8 stato intervistato un altro scrittore a Teheran. Anche le sue opere sono state pubblicate in italiano dalla Casa Editrice Ponte33 nella raffinata traduzione di Giacomo Longhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Mehdi Rabbi, <em>gli iraniani non possono che provare risentimento verso gli Stati Uniti che negli anni Ottanta\u00a0 erano a fianco dei militari iracheni, mentre si sono dimenticati che la Germania ha venduto armi chimiche a Saddam e la Francia ha rifornito gli aerei<\/em>&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rabbia degli iraniani verso Washington \u00e8 alimentata dal fatto che il 3 luglio 1988 la portaerei <em>Vincennes<\/em>aveva abbattuto un aereo di linea dell\u2019Iran Air facendo 290 vittime: <em>un crimine che la comunit\u00e0 internazionale non ha mai condannato, un incidente per cui gli americani non si sono neppure scusati e, al contrario, \u00e8 valsa una medaglia al comandante della portaerei<\/em>, commenta Mehdi. <em>Per questo gli iraniani non hanno fiducia nella comunit\u00e0 internazionale <\/em>aggiunge \u2026<em>Gli iraniani riflettono su quanti danni abbia causato l\u2019inimicizia con gli Stati Uniti. Vogliamo la pace ma abbiamo motivo di essere diffidenti: gli americani si sono intromessi pi\u00f9 volte nelle nostre vicende interne, non solo nella guerra Iran-Iraq, ma anche nel colpo di Stato del 1953 contro il premier Mossadeq<\/em>\u2026 che aveva nazionalizzato il petrolio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019indomani dell\u2019incontro di Vienna, secondo Mehdi <em>sebbene l\u2019Europa abbia fatto grandi sforzi per l\u2019Iran, non potr\u00e0 rinunciare ai rapporti con gli USA. E\u2019 probabile che la situazione economica ritorni indietro al 2007, quando le sanzioni erano pesanti. In questi giorni il costante e ingiustificato aumento dei prezzi e l\u2019incertezza economica hanno spaventato gli iraniani, i bazar sono stati teatro di proteste: la gente cerca di investire nell\u2019oro e di comprare dollari ed euro per fare fronte alla svalutazione del rial<\/em>&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Mahsa <em>quando il governo non riesce a gestire la situazione,\u00a0 a trarne vantaggio sono i Pasdaran. Nelle ultime elezioni sono stati loro il rivale principale del fronte moderato, ora faranno di tutto per approfittare del disordine. Non faranno un colpo di Stato, ma saranno favoriti alle prossime elezioni<\/em>\u2026 anche perch\u00e9 hanno giocato un ruolo fondamentale nel frenare l\u2019avanzata dell\u2019ISIS in Siria e Iraq. Di fatto, interrompe Mehdi,\u00a0 <em>mandando a rotoli l\u2019accordo nucleare, Trump favorisce i falchi di Teheran. Ma non credo si possa costituire una giunta militare,\u00a0 anche perch\u00e9 nella storia dell\u2019Iran i governi dei generali non hanno mai funzionato<\/em>&#8230; Gli iraniani non vogliono i <em>pasdaran<\/em>al potere, temono le sanzioni, la povert\u00e0 e la fame.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non hanno paura che si scateni una nuova guerra, anche se ne hanno memoria: <em>Quest\u2019anno ricorrono esattamente 30 anni dalla fine del conflitto scatenato da Saddam. Trenta anni significano una generazione. E\u2019 normale che i giovani non abbiano un ricordo della guerra, tuttavia due generazioni fanno di tutto affinch\u00e9 la memoria non vada persa e la storia non si ripeta. I mutilati, i morti per gli attacchi chimici non sono cose che si dimenticano facilmente. Settant\u2019anni dopo,\u00a0 gli europei hanno forse scordato che cosa \u00e8 stata fatta per loro la seconda guerra mondiale? <\/em>si chiede Mahsa. Con il fatalismo tipico dei suoi connazionali, Mehdi conclude: <em>Sono 2500 anni che l\u2019Iran esiste e non \u00e8 la prima volta che, Paese della storia millenaria, attraversa periodi difficili. Anche quei momenti bui passeranno. Troveremo un compromesso con gli USA&#8230;<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"5\">\n<li><em>Rohani avverte Trump<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frasi pesanti di avvertimento agli Stati Uniti di Donald Trump il 22 luglio da parte del presidente iraniano Hassan Rouhani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlando a un gruppo di diplomatici iraniani, Rouhani mette in guardia Trump dal perseguire politiche ostili nei confronti di Teheran: \u2026<em>L\u2019America dovrebbe sapere che la pace con l\u2019Iran \u00e8 la madre di tutte le paci, e la guerra \u00e8 la madre di tutte le guerre. Mister Trump non giochi con la coda del leone. Se ne potrebbe solo pentire<\/em>&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rapporti fra USA e Iran sono precipitati con l\u2019arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel maggio scorso, il presidente americano annuncia l\u2019abbandono degli accordi multilaterali sullo smantellamento del nucleare iraniano, promossi insieme all\u2019Unione Europea. E il dipartimento di Stato guidato da Mike Pompeo sta lanciando proprio in questi giorni una campagna di discorsi pubblici e dichiarazioni sui social media mirata a screditare il governo Rouhani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo le fonti dell\u2019amministrazione citate dalla <em>Reuters<\/em>, la campagna ha come obiettivo di fomentare la rivolta interna e incrementare la pressione sulle autorit\u00e0 iraniane perch\u00e9 abbandonino il programma nucleare e il sostegno ai gruppi armati in Medio Oriente. La campagna \u00e8 sostenuta dal segretario di Stato Pompeo e dal consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, e va di concerto con l\u2019imposizione di nuove sanzioni all\u2019Iran annunciata da Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mese di luglio\u00a0 Pompeo \u00e8 intervenuto a un convegno di iraniani americani (molti dei quali sono fuggiti negli USA dopo la rivoluzione islamica) in California, con un discorso intitolato \u201c<em>Supporting Iranian Voices<\/em>\u201d (sosteniamo le voci iraniani).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a>\u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>frattura tra i mercanti del bazar e i religiosi, che era stata asse portante fin dal 1906 di sfida alla Monarchia. 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