{"id":8559,"date":"2018-04-10T13:59:17","date_gmt":"2018-04-10T12:59:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8559"},"modified":"2018-04-10T13:59:17","modified_gmt":"2018-04-10T12:59:17","slug":"la-strategia-dellarabia-saudita-una-sintesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8559","title":{"rendered":"LA STRATEGIA DELL&#8217;ARABIA SAUDITA. Una sintesi."},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8563\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8563\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-8563\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/timthumb.php_-580x354.png\" alt=\"Mohammed bin Salman, principe ereditario dell'Arabia Saudita\" width=\"580\" height=\"354\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/timthumb.php_-580x354.png 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/timthumb.php_-280x171.png 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/timthumb.php_-768x469.png 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/timthumb.php_-300x183.png 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/timthumb.php_.png 950w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-8563\" class=\"wp-caption-text\">Mohammed bin Salman, principe ereditario dell&#8217;Arabia Saudita<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Una chiara sintesi sulla politica internazionale saudita attuale e sui comportamenti attuali di Israele e USA nella regione mediorientale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Situazione nel Golfo<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stati membri del \u201cConsiglio di cooperazione del Golfo\u201d (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati arabi uniti, Kuwait, Oman, Qatar), ricchi di petrolio hanno anche la caratteristica di avere una forza lavoro prevalentemente straniera che rappresenta la maggioranza della popolazione (in Qatar e negli Emirati raggiunge il 90%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le famiglie regnanti introducono poteri assolutistici di tipo patrimoniale e impongono pratiche di uno Stato antidemocratico,\u00a0 misogino e integralista e anche l\u2019unico Stato in cui il Corano e la \u201csunna\u201d (tradizione) sostituiscono la Costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla configurazione sociopolitica diffusasi negli altri Paesi sfuggono Iran e Iraq facenti parte della regione in cui \u00e8 stata destituita la monarchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Iraq consente la costituzione di un regime patrimoniale \u201crepubblicano\u201d, gestito con pugno di ferro da una famiglia regnante che riproduce le tare delle monarchie assolutiste, fine al suo rovesciamento nel 2003, in seguito all\u2019invasione da parte degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Iran porta all\u2019insorgere dell\u2019unico Stato strettamente teocratico, retto da istituzioni e leggi, non da una famiglia, anche se la Guida Suprema gode di un potere assoluto (<em>Velayat-e-faqih<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019offensiva dell\u2019Iraq contro l\u2019Iran nel 1980 voluta dagli USA, che rifornisce di armi Baghdad, permette a Washington e ai suoi alleati regionali di agevolare la reciproca distruzione dei due Stati sovversivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo otto anni di un insensato massacro (quasi un milione di morti), Saddam Hussein, non essendo riuscito ad ottenere la cancellazione dei debiti accumulati con i finanziatori di capitali monarchici, decide di\u00a0 prendere il controllo del Kuwait nell\u2019agosto 1990, ritenendo di avere un implicito accordo americano, secondo le indicazioni ricevute dalla locale ambasciata americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo, fornisce a Washington un\u2019eccellente occasione di risolvere due problemi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; tornare con prepotenza nel Golfo per la prima volta nel 1962 \u2013 data dell\u2019evacuazione della base militare di Dhahran nella regione petrolifera del regno saudita a seguito delle pressioni dell\u2019Egitto nasseriano;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0&#8211; confermare a alleati, rivali e nemici, la supremazia indispensabile degli Stati Uniti, nella fase successiva alla guerra fredda quando il blocco sovietico si stava sgretolando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intervento americano del 1991 diretto contro l\u2019Iraq baathista, divenuto suo nemico giurato per l\u2019assalto al Kuwait, provoca solo tiepide reazioni tra i dirigenti iraniani. Questo spiegamento di forze rassicura la famiglia regnante saudita, che ormai si considera al riparo da un\u2019azione iraniana sul proprio territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra condotta da Washington contro Baghdad serve a Riyadh da banco di prova per i propri rapporti personali. Punisce tutti quelli che avevano accolto con favore l\u2019invasione del Kuwait e che si erano dichiarati ostili all\u2019intervento americano: lo Yemen, con l\u2019espulsione di quasi un milione di lavoratori immigrati provenienti da questo Paese; l\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) di Yasser\u00a0 Arafat, a cui ha tagliato i viveri; e i Fratelli Musulmani, con i quali ha rotto ogni rapporto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 2.\u00a0<strong>Evoluzioni del regno saudita<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino ad allora, il regno saudita era stato il principale sostegno dei Fratelli Musulmani, dalla loro fondazione in Egitto nel 1928. Aveva combattuto con Washington il regime nazionalista di Gamal Abd el-Nasser (1918\u20131970), appoggiato da Mosca, che aveva duramente represso i Fratelli. Privandoli del sostegno logistico e finanziario, Riyadh sperava che facessero ammenda, cos\u00ec come l\u2019Olp.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione cambia rapidamente con l\u2019arrivo al potere in Qatar di Hamad bin Khalifa al-Thani, dopo la deposizione del padre nel 1995.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019emiro realizza una rete di relazioni con tutta la gamma delle forze che contano nella regione. Cos\u00ec realizza la costruzione &#8211; a proprie spese e in segreto &#8211; una base aerea per gli Stati Uniti (Al Udeid, vicino a Doha) e intreccia rapporti commerciali con Israele, pur mantenendo una buona intesa con l\u2019Iran e sostenendo Hezb\u2019Allah in Libano e Hamas nei Territori Palestinesi Occupati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019invasione dell\u2019Iraq nel 2003 stravolge la situazione dell\u2019intera regione e segna \u2013 con l\u2019Afghanistan &#8211; il pi\u00f9 grave fallimento della politica degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019inizio delle ribellioni arabe (da media poco attenti indicati come \u201cprimavere arabe\u201d mentre si tratta di insurrezioni e rivolte di differenti situazioni). Da queste diverse rivolte emergono due opzioni: una sostenuta dal regno saudita, l\u2019altra dall\u2019emirato del Qatar.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sauditi sostengono la necessit\u00e0 di difendere i regimi al potere, sia schiacciando le rivolte, sia negoziando dove conservano buoni rapporti con l\u2019opposizione ufficiale, come in Yemen. Il Qatar si erge a maggior pilastro della rivolta regionale, facendo valere la propria capacit\u00e0 di controllarla grazie alla determinante influenza sui Fratelli Musulmani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019inizio del 2011, in Libia, gli USA, su spinta di Hilary Clinton, nonch\u00e9 dagli alleati europei (in particolare Francia, Inghilterra e Italia), bombardano le forze di Muhammad Gheddafi, che verr\u00e0 dopo pochi mesi ucciso, mentre il Qatar partecipa attivamente all\u2019intervento e i sauditi rifiutano di unirsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 3.\u00a0<strong>La rivoluzione siriana dal 2012<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella che era un inizio di proteste in poche citt\u00e0 per chiedere la fine della legge d\u2019emergenza, la scarcerazione dei detenuti politici e una pi\u00f9 giusta distribuzione del bilancio economico, diventa una guerra civile per l\u2019ingerenza e l\u2019attivismo armato di Stati interessati a spartirsi la Siria:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>da una parte il regime, che affronta Paesi ostili \u2013 in primis la Turchia, che ne era un alleato \u2013 America, gruppi armati jihadisti sostenuti con armamento, danaro e logistica;<\/li>\n<li>dall\u2019altra, a partire dal 2015, sostenuta dall\u2019aviazione e i missili di Mosca nonch\u00e9 dalle milizie speciali sciite di Teheran.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma gi\u00e0 nel settembre del 2014, l\u2019Arabia Saudita teme la conquista della capitale yemenita, Sana\u2019a, da parte degli Houhti, vicini all\u2019Iran, e alleati del precedente leader Al\u00ec Abdallah Saleh. In questa fase d\u2019allarme, Salman bin Abdul Aziz al Saud subentra al fratellastro, morto il 23 gennaio 2015. Il re Salman, salito al trono a 79 anni, di pone come obiettivo primario la preparazione della successione del proprio figlio prediletto, Muhammad, all\u2019epoca non ancora trentenne. Come prima attivit\u00e0 gli affida il ministero della Difesa; due anni dopo, nel giugno 2017, Mohammed bin Salman diviene il principe ereditario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intervento militare in Yemen a partire dal marzo 2015, sotto la supervisione del principe Muhammad, coinvolge una coalizione che comprende anche il Qatar che offre il proprio sostegno al governo yemenita \u201clegittimo\u201d e impegna una coalizione a cui partecipavano i Fratelli Musulmani locali. Questi ultimi erano una componente fondamentale del partito al-Islah con cui il nuovo regno saudita aveva ripristinato i rapporti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 12 marzo 2011-2012 al 24 marzo 2018: sette gli anni del massacro che non \u00e8 ancora finito; tre le guerre combattute: una civile, una per procura e una internazionale; 6 milioni di profughi; 19.811 bambini, 248.000 i civili uccisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono impegnate le forze armate di Russia, Iran, Francia, Stati uniti, Gran Bretagna e milizie Hezb\u2019Allah, quelle finanziate dall\u2019Arabia Saudita e dalle monarchie del Golfo, i combattenti curdi siriani dell\u2019Ypg (Unit\u00e0 di protezione popolare) e (Ype, donne curde contro Daesh), Israele con i suoi continui raid aerei contro postazioni e basi iraniane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Siria \u00e8 in macerie, a livello di Stato fallito nel quale ogni attore in campo, Russia, Arabia Saudita, Iran, Turchia e America, cerca il suo tornaconto: la Russia con i propri sbocchi nel Mediterraneo, l\u2019Iran impegnato a consolidarsi in funzione anti-israeliana, costituendo la mezza luna sciita sulla direttrice Baghdad \u2013 Damasco- Beirut; gli Stati Uniti, a sostegno reciproco con Israele, a non venire esclusi dal Medio Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo, mentre il popolo siriano \u00e8 trasformato in una moltitudine di profughi, oltre 6 milioni.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"4\">\n<li><strong>Gli effetti dell\u2019elezione del nuovo presidente degli USA.<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione \u00e8 sconvolta dall\u2019elezione di Donald Trump, rapidamente circondatosi di consiglieri islamofobi, che chiedono una posizione dura contro i Fratelli Musulmani, arrivando a sostenere la necessit\u00e0 di inserirli tra le \u201corganizzazioni terroristiche\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente Trump, ricevuto dal regno saudita nel maggio 2017, insiste con gli ospiti affinch\u00e9 spingano Doha a cessare i rapporti con i Fratelli Musulmani e a non mettere pi\u00f9 a loro disposizione Al Jazeera. Meno di 15 giorni dopo la sua visita il regno saudita, gli Emirati e il Bahrein, seguiti da Egitto e da alcuni governi a loro legati rompono le relazioni diplomatiche con il Qatar.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa vicenda si sta concludendo con un fallimento. Il Qatar, dopo essere stato espulso dalla coalizione intervenuta in Yemen, rifiuta il diktat. Per far fronte alla situazione attinge alle proprie enormi risorse finanziarie, potendo contare sull\u2019aiuto commerciale e militare della Turchia, suo alleato e, dall\u2019inizio delle rivolte arabe, sponsor dei Fratelli Musulmani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019amministrazione Trump, pur affermando il contrario, potrebbe accettare la permanenza di Assad al potere sotto la tutela russa, a condizione che Mosca contribuisca a respingere le forze iraniane e alleate fuori dal Paese. Dopo la visita del presidente americano, all\u2019inizio di ottobre 2017, il re Salman compie un viaggio nella capitale russa, con l\u2019obiettivo di convincere Vladimir Putin a cambiare atteggiamento nei confronti di Teheran. Un mese dopo, Trump e Putin, dal vertice della Cooperazione economica asiatico-pacifica (Apec), a Nsang, in Vietnam, firmano una dichiarazione congiunta sulla Siria: sostegno al processo internazionale della conferenza di Ginevra e implicita approvazione del mantenimento di Assad al potere fino all\u2019adozione di una nuova Costituzione e all\u2019organizzazione di nuove elezioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 indicato in miei precedenti articoli \u00a0sulla Siria, Riyadh convoca il premier Saad Hariri, la cui famiglia era strettamente dipendente dai sauditi: il padre di Saad Hariri, ex primo ministro\u00a0 libanese, assassinato nel febbraio 2005, aveva accumulato un cospicuo patrimonio in Arabia Saudita sotto la protezione del re Fahd bin Abdul Aziz al Saud. Hariri attacca spietatamente l\u2019Iran e il suo ausiliario libanese, Hezb\u2019Allah, mettendo fine a ogni forma di cooperazione con il partito sciita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche questa manovra si rivela un fallimento. Hariri, grazie al presidente francese Macron, riesce a lasciare il regno e congela le dimissioni. Riyadh, che in un primo momento sembrava voler assecondare l\u2019idea russa di promuovere un dialogo tra il regime e l\u2019opposizione, oggi inasprisce la propria posizione, incoraggiando l\u2019opposizione siriana a rifiutare di prestarsi al gioco di Mosca. Alla\u00a0 fine dei conti, la sorte della Siria dipender\u00e0 dall\u2019evoluzione dei rapporti fra americani e russi. Per ora, l\u2019atteggiamento di Washington verso Mosca si \u00e8 considerevolmente irrigidito, come dimostrano la campagna sul \u201cRussiagate\u201d, le nuove sanzioni e la consegna di armi all\u2019Ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sauditi, dal loro canto, si trovano in grande difficolt\u00e0 per la loro offensiva nello Yemen, provocando uno dei peggiori disastri umanitari contemporanei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, il presidente americano annuncia nuovi problemi con il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5.<strong>Le nuove iniziative di Riyadh<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la prima volta nei 70 anni di storia dello Stato di Israele, l\u2019Arabia Saudita apre il suo spazio aereo a voli provenienti dagli scali israeliani. Un nuovo passo verso la normalizzazione dei rapporti fra lo Stato ebraico e la monarchia, gi\u00e0 transitata per incontri, pi\u00f9 o meno, segreti, con collaborazione militare\u00a0 e di intelligence, guerra ad Hamas e ai Fratelli Musulmani. D\u2019ora in poi saranno tre i voli che ogni settimana collegheranno Israele all\u2019India (con la Compagnia AirIndia), passando per i cieli sauditi. \u201cQuesto \u00e8 un momento storico, \u00e8 la prima volta che c\u2019\u00e8 un collegamento ufficiale fra lo Stato di Israele e Arabia Saudita\u201d, commenta il ministro ai trasporti israeliano Yisrael Katz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nomina a consigliere per la sicurezza nazionale di John Bolton \u2013 anima dell\u2019America pi\u00f9 conservatrice e imperialista, pochi giorni dopo il licenziamento del segretario di Stato \u201cmoderato\u201d Rex Tillerson e la sua sostituzione con il falco Mike Pompeo, mette Trump\u00a0 alla testa di un\u00a0\u201cconsiglio di guerra\u201d che concentrer\u00e0 la sua attenzione sull\u2019Iran e lavorer\u00e0 per demolire l\u2019accordo internazionale del 2015 sul programma nucleare iraniano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ministra della giustizia Shaked sottolinea che \u201cil presidente Trump continua a nominare veri amici di Israele in posizione di alto livello\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente USA vuole pesanti sanzioni contro il programma iraniano di costruzione di missili balistici, chiede accesso libero e in qualsiasi momento per gli ispettori nucleari internazionali agli impianti iraniani (in particolare a quelli di Parchin). Conta sul fatto che gli europei sarebbero pronti a sanzionare lo sviluppo dei missili balistici iraniani a lungo raggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente Trump probabilmente vuole che Teheran rinunci anche a quelli a medio e corto raggio in grado di raggiungere l\u2019Arabia saudita e le basi USA nel Golfo. L\u2019Iran, senza una moderna aviazione militare, non accetter\u00e0 mai di cessare la produzione di missili a corto e medio raggio privandosi di un\u2019arma efficace in una regione dove ha molti nemici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ci\u00f2, sottolineano alcuni esperti israeliani a commento della nomina di Bolton, pone di nuovo sul tavolo \u201cl\u2019opzione militare\u201d, ossia il bombardamento da parte di Israele e USA (o solo di Israele con l\u2019approvazione americana) degli impianti nucleari israeliani che Obama aveva escluso. Israele in sostanza avr\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di attuare di nuovo la \u201cdottrina Begin\u201d di attacco \u201cpreventivo\u201d contro impianti veri o presunti in costruzione da parte dei suoi avversari, in modo da rimanere l\u2019unica potenza atomica (mai dichiarata) nella regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un caso che pochi giorni addietro, tra la nomina di Pompeo e quella di Bolton, il governo Netanyahu abbia ammesso di avere distrutto, undici anni fa, un sospetto sito nucleare in Siria. Ammissione fatta per mandare un messaggio chiaro all\u2019Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non \u00e8 un caso anche il fatto che il quotidiano Haaretz il 24 corrente mese abbia riferito dei \u201csospetti\u201d che desta\u00a0 fra i \u201cricercatori americani\u201d un \u201cmisterioso impianto sotterraneo\u201d ancora in Siria, a due km dal confine con il Libano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto, vanno a gonfie vele le vendite di armi USA all\u2019Arabia saudita. L\u2019erede al trono Mohammed bin Salman pagher\u00e0 un miliardo di dollari per 6.500 missili americani. Insomma, a Riyadh \u00e8 consentito possedere missili balistici, all\u2019Iran no. Il principe, nei giorni scorsi a Washington, ha poi annunciato investimenti sauditi per 400 miliardi di dollari nell\u2019economia USA nei prossimi dieci anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a>\u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una chiara sintesi sulla politica internazionale saudita attuale e sui comportamenti di Israele e USA nella regione mediorientale<\/p>\n","protected":false},"author":2122,"featured_media":8563,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[1490,1284,80,145,1296,2130,131,1290,1291,1273,47],"tags":[2824,2674,3420,1054,3899,115,3900,2877],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/timthumb.php_.png","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-2e3","jetpack_likes_enabled":false,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8559"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2122"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8559"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8559\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8566,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8559\/revisions\/8566"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8563"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8559"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8559"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8559"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}