{"id":8433,"date":"2018-02-28T20:11:12","date_gmt":"2018-02-28T19:11:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8433"},"modified":"2018-02-28T20:11:39","modified_gmt":"2018-02-28T19:11:39","slug":"siria-la-guerra-infinita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8433","title":{"rendered":"SIRIA, LA GUERRA INFINITA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-8437\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/SyriaBalance_5a6b7165b7f7a-492x405.jpg\" alt=\"SyriaBalance_5a6b7165b7f7a\" width=\"582\" height=\"479\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/SyriaBalance_5a6b7165b7f7a-492x405.jpg 492w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/SyriaBalance_5a6b7165b7f7a-243x200.jpg 243w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/SyriaBalance_5a6b7165b7f7a-768x633.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/SyriaBalance_5a6b7165b7f7a-300x247.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/SyriaBalance_5a6b7165b7f7a.jpg 1272w\" sizes=\"(max-width: 582px) 100vw, 582px\" \/><br \/>\nLa situazione della guerra in Siria \u00e8 sempre pi\u00f9 complicata e difficile ma l\u2019articolo che segue consegna alcune chiavi di lettura esponendo gli ultimi fatti di questi giorni.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><em>L\u2019assalto della Turchia ai combattenti curdi in Siria <\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 16 febbraio il segretario di Stato USA Tillerson incontra ad Ankara il presidente Erdogan e il ministro degli esteri Cavusoglu.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il meeting si svolge a porte chiuse e nel comunicato finale \u00e8 accettata la posizione turca:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Washington abbandona i curdi (in realt\u00e0, decisione gi\u00e0 assunta dagli americani dal 20 gennaio scorso, all\u2019inizio dell\u2019operazione turca sul cantone di Afrin);<\/li>\n<li>Gli americani accettano di \u201cstabilire meccanismi\u201d entro marzo prossimo per gestire il Nord della Siria evitando lo scontro diretto.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al centro del confronto diplomatico c\u2019\u00e8 Manbij, distretto di Aleppo, liberata nel 2016 da Daesh dall\u2019embrione delle \u201cForze democratiche siriane\u201d (Sdf), combattenti di diverse etnie e confessioni guidati dalle \u201cYpg\u201d (Forze di lotta popolare) e \u201cYpj\u201d (Unit\u00e0 di Protezione delle donne) curdi e simbolo della multiculturalit\u00e0 siriana\u2026Erdogan non ha mai nascosto di voler occupare Manbij, prossimo obiettivo dopo Afrin. E\u2019 l\u00ec per\u00f2 che stazionano da mesi 2mila marines che non solo addestrano le \u201cSdf\u201d (Syrian democratic forces) ma hanno preso parte pi\u00f9 o meno direttamente alla liberazione di Raqqa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019americano Tillerson Ankara avrebbe strappato l\u2019impegno a far ritirare le forze curde da Manbij per stabilirsi a Est dell\u2019Eufrate, vecchia linea rossa tracciata unilateralmente dalla Turchia. A quel punto truppe statunitensi e turche sarebbero dispiegate nella zona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo Manbij per\u00f2: le Ypg e e Ypj dovrebbero abbandonare anche Afrin, cantone nell\u2019estremo Ovest di Rojava, che per\u00f2 \u00e8 curdo di suo. \u201dRitirarsi\u201d, vista la composizione della popolazione a stragrande maggioranza curda, significherebbe modificare la demografia locale di Rojava, ma \u00e8 difficile immaginare che i curdi si pieghino ai diktat di Erdogan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cantone intanto resta sotto i pesanti bombardamenti turchi e i colpi di artiglieria dell\u2019appendice di Ankara e cio\u00e8 unit\u00e0 dell\u2019Esercito libero e islamisti di varie formazioni anti-Assad attive a Idlib. A 26 giorni dal lancio di \u201cRamo d\u2019Ulivo\u201d, <em>l\u2019Information Center of Afrin Resistence<\/em> calcola almeno 180 civilli uccisi e 480 feriti in 668 raid aerei e 4.654 missili lanciati dall\u2019artiglieria pesante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre 200 case sono state distrutte, insieme a 27 scuole, fattorie, ospedali, cimieri, moschee, forno, siti di purificazione dell\u2019acqua del villaggio di Metina e del distretto di Jinderese, una fabbrica di olio e (dopo il prezioso Tempio di Ain Dara) altri siti archeologici, , il Tempio di NebiHori e il castello di Klore. Colpita anche la sede della Mezzaluna di Afrin.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><em>La posizione russa nel caos siriano<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Numerosi media occidentali scrivono di almeno 200 russi uccisi o feriti nella prima settimana del corrente febbraio nel corso di un\u2019offensiva lanciata dalle milizie ribelli sunnite sostenute dagli USA. Pochi giorni dopo il ministero degli esteri da Mosca, riconosce che cinque russi hanno perso la vita nel raid americano a Deir el-Zor, in Siria. Le vittime facevano parte di Wagner, una compagnia privata militare vietata dalla legge. \u201cNon stiamo parlando di personale militare russo\u201d, ribadisce Mosca \u201cirritata per le esagerazioni dei media\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNon parliamo di 400, 200, 100 e neppure di 10 morti\u201d. Comunque quei morti russi per mano americana, probabilmente pi\u00f9 di cinque ma certo meno di 200, ci sono, e non era accaduto neppure durante la vera \u201cguerra fredda\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attacco era diretto contro le forze governative di Damasco e i loro alleati sciiti, Iraniani e Hezb\u2019Allah. Tra i bersagli dell\u2019offensiva coordinata dagli americani c\u2019erano anche uomini della milizia sciita sciita afghana, truppe pro -Assad delle Syrian National Defense Forces, esponenti di trib\u00f9 arane locali, e, appunto, i mercenari russi assoldati da un contractor privato di Mosca, la \u201cWagner\u201d. La manovra USA \u00e8 stata di quelle \u201ca basso rischio\u201d. \u201csono, infatti, stati usati aerei F-22 Raptor, F-15 Strike Eagles, Air Force AC-130 (meglio conosciuti come \u201ccannoniere volanti\u201d) ed elicotteri d\u2019attacco al suolo \u201cApache\u201d. Il tutto completato da un massiccio tiro di artiglieria dei Marines. Nell\u2019attacco pare che siano anche stati utilizzati piccoli reparti del Gruppo Operazioni Speciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ribaltamento della strategia militare della Casa Bianca era cominciato da circa una settimana addietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la verit\u00e0, gli americani erano anche intervenuti per arginare un attacco siro-iraniani e di Hezb\u2019Allah, condotto con carri T-55 e t-72, contro una base delle Syrian Democratic Forces, nei pressi di Tabiye.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contemporaneamente, sono coinvolte squadre d\u2019ingegneri e tecnici di, Putin incaricati di gettare un ponte mobile sull\u2019Eufrate, nei pressi di Deir ez-Zour. Su quelle presunte vittime russe, il portavoce di Putin, Dimitri Peskov, aveva subito precisato che il suo governo si preoccupa di \u201ccontabilizzare\u201d solo le perdite delle forze armate ufficiali e non si interessa della eventuale sorte dei mercenari ingaggiati da Damasco. Dall\u2019altra parte, si parla della crescente irritazione del Cremlino nei confronti di Trump, forse colpevole di rimangiarsi tutti gli accordi non scritti assunti con Mosca, mai resi pubblici, perch\u00e9 l\u2019Affaire del \u201cRussia-gate\u201d sta lievitando e rischia di travolgerlo rovinosamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 20 del mese corrente, le Forze di difesa nazionale pro-Assad raggiungono Afrin e la reazione dell\u2019aviazione turca si fa subito sentire: droni e aerei turchi bombardano la colonna, costretta a rientrare a Nubul, a Nord di Aleppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora una volta Ankara interviene con le bombe, dopo che le minacce non hanno dissuaso le forze di Damasco dal fornire sostegno alle milizie curde, Ypg e Ypf.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente turco vuole scongiurare una saldatura fra Ypg e Damasco e non \u00e8 neppure pronto a sedersi a un tavolo con Assad come vorrebbe Mosca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 il vero problema \u00e8 che le Ndf (Forze di Difesa nazionale) sono una creazione iraniana con il sostegno di Hezb\u2019 Allah, la principale forza sciita operativa nel teatro siriano e si muovono in costante coordinamento con Teheran, Mosca e Damasco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al momento, il presidente siriano non ha schierato l\u2019esercito regolare e non ha alzato l\u2019allarme delle difese missilistiche schierate ad Aleppo, che potrebbero bloccare le operazioni aeree turche e agevolare l\u2019invio di rinforzi ad Afrin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sostanza, Assad intende evitare uno scontro diretto tra i due eserciti nazionali, nonostante quello turco sia dentro il territorio siriano dal 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Russia tenta di mediare. Per bocca del ministro degli esteri Lavrov rivolge un appello alla Turchia: trattare la situazione di Afrin con Assad, perch\u00e9 \u201cgli interessi turchi in materia di sicurezza possano essere completamente protetti attraverso un dialogo con Damasco\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella rete di equilibri e alleanze intessute dai russi si muovono anche le milizie Ndf che avevano gi\u00e0 attaccato nelle settimane scorse le colonne turche a Idlib mentre erano impegnate a erigere quegli avamposti militari di osservazione, frutto dei colloqui di Astana e Sochi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il timore di Damasco \u00e8 che i turchi intendano restare un lungo tempo sul suo territorio.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><em>La strategia turca.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ankara non \u00e8 intenzionata a lasciare la questione curda nelle mani dei governi vicini: continuer\u00e0 a rivendicare \u201cil diritto alla sicurezza\u201d, giustificazione utile anche a estendere la propria influenza sul futuro siriano, non attraverso oggi un\u2019improbabile annessione di Idlib e Afrin, ma con il consolidamento di un blocco sunnita nelle due regioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per i curdi, senza difese aeree e senza un\u2019America che ha voltato le spalle, la cessione anche parziale del controllo di Afrin rappresenterebbe l\u2019implicita ammissione di non poter frenare l\u2019avanzata turca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle ultime 24 ore, Esercito Libero, miliziani qaedisti e salafiti e regolari turchi hanno guadagnato terreno, con un\u2019accelerazione coincisa con le prime notizie sull\u2019accordo tra governo siriano e amministrazione di Afrin. Eppure la cessione di parte del controllo del territorio Ypg a Damasco, soprattutto delle frontiere, \u00e8 un evento futuribile. Se il progetto di Rojava ambisce al federalismo, non alla secessione, cedere oggi significa perdere potere contrattuale domani: un sacrificio imposto da visione realistica che conduce ad alleanze scomode.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se le Ddf si insedieranno ad Afrin, le Ypg troverebbero un altro alleato contro l\u2019aggressione, ma al contempo un\u2019eventuale fonte di tensioni settarie. E bisogner\u00e0 vedere cosa far\u00e0 Israele a fronte di un\u2019estensione del braccio iraniano in Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, Ghouta Est, sobborgo di Damasco sotto assedio interno ed esterno dal 2013, vive una delle peggiori escalation della guerra civile: con migliaia di miliziani islamisti arroccati all\u2019interno e l\u2019aviazione siriana che ha intensificato i raid da tre giorni \u2013 per Damasco \u00e8 la risposta a lanci di missili verso zone residenziali -, la conta dei morti sale continuamente: le opposizioni parlano di 300 morti 3 giorni addietro, centinaia i feriti. Il 20 febbraio, media vicini al regime e fonti dell\u2019opposizione parlavano di un negoziato in corso per l\u2019evacuazioni di jihadisti, guidati dai qaedisti dell\u2019ex Al-Nusra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non \u00e8 detto che funzioni: Ghouta Est rientra fra le quattro de-escalation zone (dove dovrebbe vigere il cessate-il-fuoco), previste nel 2016 dall\u2019accordo di Astana fra Iran, Russia e Turchia. Il conflitto \u00e8 tornato con tutta la sua violenza. Impossibile per le agenzie umanitarie portare aiuti: una settimana fa \u00e8 riuscito a entrare un convoglio, in grado di distribuire cibo solo al 2,7% dei 400 mila civili assediati. E a Ghouta Est si muore di missili islamisti, bombe governative e di fame; acqua e cibo sono ormai quasi introvabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto la situazione resta difficile anche in altre aree della regione con effetto-domino e si fanno sentire i contraccolpi della guerra in Siria.<br \/>\nEgitto. Per esempio appare sempre pi\u00f9 chiaro che il Sinai resta ormai una delle ultime frontiere del Califfato. Dopo la sconfitta sui campi di battaglia, le schegge di Daesh, fiancheggiate dalle trib\u00f9 beduine della regione, stanno cercando di fare della Penisola una nuova roccaforte del terrorismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal suo canto, El-Sisi non cede un millimetro e risponde colpo su colpo. Sa di essere seduto su un barile di polvere da sparo, perch\u00e9 l\u2019Egitto di oggi \u00e8 in preda a rivendicazioni sociali, alla povert\u00e0 di milioni di poveri, agli arresti di chiunque sia sospettato di essere ostile al regime con il rischio che il Paese che potrebbe collassare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo spiega le continue operazioni di \u201ccontro-terrorismo\u201d ordinate dal nuovo \u201cFaraone\u201d nel Sinai, dove il grande Paese arabo rischia la sua credibilit\u00e0. Il che, tradotto in maniera pi\u00f9 chiara significa soprattutto il materializzarsi di una catasta di dollari. Sono quelli depositati agni anno grazie ai flussi turistici che portano un fiume di valuta pregiata. Tutto questo spiega l\u2019ultima \u201csetacciata\u201d contro i jihadisti, che, nei giorni scorsi, ha causato la morte di una sessantina di terroristi e la cattura di quasi settecento militanti di Daesh arrivati nel Sinai. El-Sisi \u00e8 costretto a tenere alta la guardia. Alle sue spalle premono ottanta milioni di senza-casta.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"4\">\n<li><em>Fine guerra mai\u2026<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Ghouta Est si apprende che nelle cinque ore frontaliere di pausa umanitaria &#8211; indetta del presidente russo Putin ed entrata in vigore il giorno 27 febbraio \u2013 gli scontri non sono mai cessati neppure nel sobborgo di Damasco, ormai ridotta a casa\/prigione di oltre 400mila persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E i corridoi umanitari individuati dalla Russia, la cui localizzazione \u00e8 stata comunicata con volantini e sms, sono rimasti vuoti: delle centinaia di persone intrappolate dal 2013, nessuno ha tentato la fuga. Le agenzie umanitarie non sono riuscite a far passare gli aiuti per il fuoco dei missili: non si esce e non si entra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I civili restano ostaggi delle opposizioni islamiste presenti nella Ghouta Orientale, sostiene Damasco che riporta di colpi di mortaio caduti non solo sulle zone residenziali della capitale, come avviene da anni, ma anche sul campo di al-Rafidain e sulle vie di fuga. Pertanto, al chekpoint di al-Wafideen, gli autobus governativi che attendevano gli sfollati, sono restati vuoti. I civili sono usati come scudi umani, denuncia Damasco, dall\u2019ex al Nusra e suoi affiliati, assedianti interni del sobborgo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I civili rispondono che la gente non scappa perch\u00e9 teme una trappola governativa.<br \/>\nSecondo i miliziani, il 27 febbraio l\u2019aviazione siriana ha compiuto una decina di raid durante la finestra di tregua, tra le 9 e le 14, causando due morti e 16 feriti per i missili di diversa attribuzione a seconda della fonte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una situazione identica all\u2019inferno vissuto da Aleppo nell\u2019inverno 2016, quando si sono fronteggiate forze avversarie e narrative diverse. Osservatori esterni si chiedono perch\u00e9 Assad dovrebbe proseguire nel bombardamento indiscriminato di Ghouta, sapendo di attirarsi lo sdegno internazionale, soprattutto dopo l\u2019annuncio di Putin. C\u2019\u00e8 chi risponde che l\u2019obiettivo \u00e8 annientare le opposizioni islamiste il prima possibile e chi mette in dubbio la potenza di fuoco vomitata sul sobborgo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Reagisce anche la Russia che accusa Daesh di bugie e abusi contro i civili, di fatto prigionieri. A mezzogiorno del 27 febbraio, dice il centro di comando russo in Siria, i miliziani hanno lanciato una nuova controffensiva con \u201cazioni accompagnate da intenso fuoco di artiglieria\u201d. Il ministro degli esteri Lavrov ha comunque annunciato il mantenimento dei corridoi umanitari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma a farsi avanti sono le stesse opposizioni: in una lettera all\u2019ONU tre dei cinque gruppi presenti nella comunit\u00e0 \u2013 Jaysh al-Islam, Ahrar al-Sham e Faylaq al-Rahman \u2013 hanno manifestato l\u2019intenzione di \u201cdeportare del tutto\u201d i miliziani dell\u2019ex al-Nusra e i loro famiglie entro 15 giorni dall\u2019entrata in vigore della tregua prevista dalla Risoluzione ONU del 24 febbraio. Cos\u00ec verrebbe meno la contraddizione contenuta in quella Risoluzione, che esclude dal cessate-il-fuoco qaedisti (ex al-Nusra).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Resta a monte: sia Jaysh al-Islam che Ahrar al-Sham, salafiti &#8211; ma considerate opposizioni legittime tanto da guidare la delegazione anti-Assad a Ginevra -, hanno apertamente collaborato con al-Nusra e condiviso la sua visione , finendo con diventarne una \u2018stampella\u2019. Ora s\u2019impegnano a espellere i qaedisti e a facilitare la consegna degli aiuti, passo necessario alla sopravvivenza politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fuoco non cessa neanche nel Nord, dove la Turchia \u2013 rassicurata da due anni e mezzo d\u2019impunit\u00e0, da quando entr\u00f2 illegalmente con i carri armati in Siria \u2013 continua a bombardare Afrin. L\u2019Agenzia di Stato \u201c Sana\u201d denuncia due morti il 27 febbraio e cinque il 26 precedente e il Consiglio per la Salute del Cantone Curdo d\u00e0 un bilancio di 192 uccisi dal 20 gennaio, inizio di \u201cRamo d\u2019Ulivo\u201d, di cui 28 bambini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Numeri a cui si aggiungono quelli di Airwars, organizzazione che da anni monitora l\u2019 operazione militare USA tra Siria e Iraq: tra agosto 2014 e met\u00e0 febbraio 2018, i 29.095 raid statunitensi hanno ucciso tra le 6.317 e le 9.444 persone, almeno 7 volte tanto il bilancio del Comando USA, che parla di 841 vittime civili \u201cnon intenzionali\u201d, cio\u00e8 \u201cmorti senza responsabili su cui l\u2019ONU per ora non ha emesso Risoluzioni\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione \u00e8 molto difficile e sembra che nemmeno l\u2019ONU riesca a fermare i conflitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_8439\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8439\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-8439\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Afrin-e-dintorni-mappa-580x326.jpg\" alt=\"Afrin e Manbj\" width=\"580\" height=\"326\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Afrin-e-dintorni-mappa-580x326.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Afrin-e-dintorni-mappa-280x157.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Afrin-e-dintorni-mappa-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Afrin-e-dintorni-mappa-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Afrin-e-dintorni-mappa.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-8439\" class=\"wp-caption-text\">Afrin e Manbij<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La situazione della guerra in Siria \u00e8 sempre pi\u00f9 complicata e difficile ma l\u2019articolo che segue consegna alcune chiavi di lettura esponendo gli ultimi fatti di questi giorni.<\/p>\n","protected":false},"author":2122,"featured_media":8439,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[1],"tags":[48,376,27,1683,1580,3830,158,244,24],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Afrin-e-dintorni-mappa.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-2c1","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8433"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2122"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8433"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8433\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8440,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8433\/revisions\/8440"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8439"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8433"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8433"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8433"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}