{"id":8426,"date":"2018-02-19T20:14:46","date_gmt":"2018-02-19T19:14:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8426"},"modified":"2018-02-19T20:14:46","modified_gmt":"2018-02-19T19:14:46","slug":"i-massacri-di-daesh-e-la-rotta-balcanica-dei-jihadisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8426","title":{"rendered":"I MASSACRI DI DAESH E LA ROTTA BALCANICA DEI JIHADISTI"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8429\" style=\"width: 591px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8429\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-8429\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Balkans_regions_map.png\" alt=\"La regione dei Balcani\" width=\"581\" height=\"436\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Balkans_regions_map.png 610w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Balkans_regions_map-266x200.png 266w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Balkans_regions_map-539x405.png 539w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Balkans_regions_map-300x225.png 300w\" sizes=\"(max-width: 581px) 100vw, 581px\" \/><p id=\"caption-attachment-8429\" class=\"wp-caption-text\">La regione dei Balcani<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Qualche notizia sui massacri di DAESH e sulla rotta balcanica (da\u00a0verificare comunque), dei jihadisti: rotta pericolosissima per l\u2019Italia.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Daesh sta perdendo terreno: il suo territorio si \u00e8 ridotto del 70% nell\u2019ultimo anno, le due principali capitali, Mosul e Raqqa, sono cadute. Gli stessi introiti legati al contrabbando di petrolio sono calati in questi ultimi anni da 1,5 milioni di dollari fino a quasi 150 mila dollari al giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttora, la sua vera forza \u00e8 la propaganda e la diffusione dell\u2019ideologia jihadista sul web, come dichiarano le principali agenzie di stampa occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La minaccia jihadista legata al cyber-terrorismo \u00e8, in effetti, una delle maggiori preoccupazioni delle intelligence di tutta l\u2019Europa: a tal punto che Francia, Gran Bretagna e Italia hanno recentemente redatto un documento segreto legato alla lotta alla radicalizzazione e alla propaganda in rete per armonizzare il controllo del Web. New York, Marsiglia e Edmonton ne sono l\u2019ultimo esempio. Il pericolo legato al web rimane sia per il reclutamento di nuovo jihadisti ma soprattutto per l\u2019influenza di ogni singolo aspirante \u201cmartire\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altrettanto pericolosi sono i diversi \u201ctutorial\u201d, video o spiegazioni, creati per la produzione di ordigni esplosivi artigianali (Barcellona, e Londra) per la preparazione di attacchi con camion o furgoni o all\u2019arma bianca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo rapporto, in Francia, dell\u2019Unit\u00e0 di Coordinamento Lotta Antiterrorismo (Uclat) del 1\u00b0 giugno scorso riporta che i francesi \u201cradicalizzati\u201d sono oltre quindicimila, nel 95% dei casi convertiti attraverso il web; stesse percentuali per quelli belgi, tedeschi e svedesi. Daesh \u00e8 presente su internet, utilizza i social network per arruolare, comunica attraverso \u201capp\u201d di ultima generazione e ha tra le sue fila numerosi hacker ed esperti di informatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi due anni, mentre si combatteva per la conquista di Mosul e Raqqa, Daesh ha cominciato a cambiare la sua campagna terroristica \u201clow cost\u201d in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa rivendicazione di ogni attentato non implica quasi mai \u2013 secondo Rita Katz, direttore di SITE (<em>Intelligence European Group<\/em>)\u2013 un legame diretto a livello organizzativo ma un\u2019influenza ideologica sul singolo \u201cmartire\u201d, che giura fedelt\u00e0 ed ha una cassa di risonanza devastante nei Paesi colpiti a causa dei \u201cmass media\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non avere pi\u00f9 un territorio definito non sta impedendo allo Stato Islamico di muoversi e riorganizzarsi verso territori decentrati come Afghanistan o Cecenia, il Sud-Est asiatico (Malesia, Indonesia e Filippine), il continente africano (Nigeria Libia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l\u2019Fsb russo un grande numero di jihadisti si starebbe spostando verso l\u2019area del Sud-Est asiatico e verso l\u2019Afghanistan, visto che, secondo numerosi indicatori, il livello di minaccia sta aumentando in quelle aree e la minaccia globale da parte di Daesh, \u201csta cambiando e assumendo nuove forme\u201d. Lo Stato islamico, secondo l\u2019 \u201d<em>Institute for Policy<\/em> <em>and Conflict<\/em>\u201d (IPAC), sta spostando parte dei suoi capitali finanziari facendo investimenti verso l\u2019Occidente (USA, EUPOPA) o utilizzando i \u201cbit coin\u201d, la moneta virtuale facile da utilizzare, ma difficile da contrastare. \u201cIl fatto di non avere una strategia unitaria di contrasto provoca questa situazione di vantaggio per l\u2019organizzazione terroristica visto che Daesh agisce su scala mondiale, mentre i Paesi occidentali non hanno nessun tipo di disegno politico di contrasto se non quello militare\u201d.<\/p>\n<ol>\n<li style=\"text-align: justify;\"><em>I massacri di Daesh<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel novembre scorso, nei pressi dell\u2019aeroporto militare di Hawija (Nord dell\u2019Irak) \u00e8 stata scoperta una fossa comune con 400 cadaveri, tutti uccisi dai miliziani del Califfo, con esecuzioni sommarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hawija \u00e8 stata sotto il controllo della Stato islamico fino a ottobre 2017, quando \u00e8 stata rioccupata dai regolari irakeni e da milizie curde. Il ritrovamento della fossa non coglie di sorpresa le Cancellerie, perch\u00e9 gi\u00e0 da alcuni anni circola un report agghiacciante dell\u2019<em>Associated Press<\/em> (AP) sulle esecuzioni di massa ordinate dal Califfo. Nel documento si leggono testimonianze sconvolgenti: \u201cil ragazzo se ne stava nascosto nel greto del torrente \u2013 \u00e8 scritto nel Report \u2013 mentre i jihadisti gli ammazzavano i parenti a sangue freddo, uno dopo l\u2019altro\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I miliziani di Daesh sparavano senza sosta e un bulldozer stava in attesa di coprire di terra i corpi martoriati di tante vittime innocenti. Eliminate con la stessa agghiacciante \u201cprofessionalit\u00e0 con la quale le \u201c<em>Einsatzgruppen<\/em>\u201d dei nazisti guidati da Himmler e organizzate da Heydrich, si sbarazzavano di ebrei, prigionieri russi e altri \u201duntermenschen\u201d, uomini, donne e bambini che , per i gerarchi di Hitler, erano solo \u201cesseri inferiori\u201d. Lo studio di <em>Associated Press<\/em> scoperchia una botola che nasconde segreti terribili. Inimmaginabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli inviati di AP hanno voluto vederci chiaro, cercando di abbozzare una prima \u201ccontabilit\u00e0 della morte\u201d. Hanno individuato oltre70 fosse comuni, scavati dalle milizie del Califfo per seppellire i loro misfatti. Impossibile essere precisi, anche se l\u2019agenzia di stampa fa oscillare il numero dei corpi individuati tra i 5 e 15 mila. Beninteso, solo nei siti gi\u00e0 scoperti. Il timore, a guerra finita, \u00e8 che un\u2019inchiesta pi\u00f9 accurata porti il numero dei seppellimenti (ma sarebbe meglio parlare di \u201cinterramenti\u201d), tra Irak e Siria, a diverse centinaia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come nella lugubre montagna di Sinjar, dove lo Stato islamico ha sterminato gran parte della minoranza Yazida, scaraventando i cadaveri in molte fosse comuni che hanno reso il sito un macabro colabrodo. Ma la paura \u00e8 ancora tanta e i superstiti, finora, non hanno avuto il coraggio di cominciare a scavare per dare una degna sepoltura ai loro morti. Qualcuno, ancora terrorizzato dai \u201ccani sciolti\u201d del Califfo, passa addirittura davanti alla fossa dove sono stati sotterrati i corpi dei suoi due figli, ma non ha il coraggio di fermarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ONU ha parlato di genocidio e, senza dubbio, di questo si tratta, perch\u00e9 le vecchie ruggini etniche si mischiano alle cervellotiche motivazioni religiose. Essere buoni musulmani non vuol dir niente per i seguaci di Abu Bakr al-Baghdadi. N\u00e9 vogliono sentir parlare di un Allah \u201cclemente e misericordioso\u201d, preferendo ispirarsi, invocando il \u201cprincipio di abrogazione\u201d, a quelle sure del Corano che, secondo le loro menti accecate da fanatismo, giustificherebbero l\u2019eliminazione del nemico, dei \u201cKafir\u201d (eretici e infedeli), come altri islamici moderati, gli sciiti e, naturalmente, i \u201ccrociati\u201d. Cio\u00e8 noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio dell\u2019AP \u00e8 inquietante, perch\u00e9 vi si afferma, senza mezzi termini, che \u00e8 praticamente incalcolabile il numero delle fosse comuni di cui Daesh ha riempito tutta la regione siro-irakena. Come dimostra la stessa scioccante scoperta del sito di Hawija. Di altri massacri, come quello di Badoush, in cui furono scannati 600 detenuti, si ha notizia attraverso immagini riprese dai satelliti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, la maggioranza degli eccidi rester\u00e0 impunita, anche se il governo di Baghdad qualche sassolino dalla scarpa se lo \u00e8 tolto, impiccando 36 jihadisti ritenuti gli autori della strage di Camp Speicher, dove furono uccisi a freddo 1700 soldati irakeni, che erano stati presi prigionieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre anche ammettere, certe stragi sono anche figlie di una diplomazia occidentale strabica, pronta a sostenere le \u201cPrimavere arabe\u201d (grave falso della maggioranza dei media, perch\u00e9 in realt\u00e0 si tratta di rivolte che hanno diversa natura e portata) solo per i propri tornaconti, con il risultato di mettere in subbuglio tutto il Medio Oriente.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><em>L\u2019attivit\u00e0 recente dell\u2019intelligence europea e irakena.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l\u2019intelligence europea e irakena sarebbero 400 i mujaheddin dell\u2019ex ISIS addestrati per importare la guerra in Europa. Nel frattempo, l\u2019Italia \u2013 scrive Cristina Giudici sul quotidiano <em>Il Foglio<\/em> \u2013 oltre alla minaccia libica, deve combattere su un altro fronte esterno: il Kosovo. L\u2019intelligence italiana teme che il terrore possa venire dal mare Adriatico dopo le prime rivelazioni del quotidiano Il Foglio del 29 gennaio scorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, secondo altre indiscrezioni, il Kosovo sarebbe diventato la meta di un pellegrinaggio islamista all\u2019interno della rotta balcanica. Il noto giornalista Ennio Remondino, che ha trascorso nei Balcani tutto il periodo bellico, fornisce interessanti notizie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cammino islamico lungo un percorso porta a Pristina fino alla Bosnia, dove operano i seguaci di Bilal Bonic, l\u2019imam reclutatore che in Italia ha radicalizzato diversi gruppi di jiadisti. In quell\u2019area &#8211; non \u00e8 precisato dove &#8211; ci sarebbero 6 o 7 predicatori con una doppia missione: avvicinare i migranti che vengono in Europa attraverso la rotta balcanica per cercare di intercettare i pi\u00f9 vulnerabili e indottrinabili, e nello stesso tempo accogliere gli arabi \u2013 \u201cfino ad ora tunisini, egiziani e irakeni\u201d, precisa Cristina Giudici, \u2013 i quali si stanno recando in Kosovo, in enclavi salafite a Pristina e a Restelica, \u201cdove vengono preparati per entrare in Europa passando dal canale d\u2019Otranto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto pare sia ormai noto all\u2019intelligence. Si tratta del tentativo di creare un corridoio da Valona, e Albania, per far entrare in Europa i migranti respinti dai Paesi balcanici o trattenuti in Turchia, permettendo ai terroristi di raggiungere le coste pugliesi a bordo di motoscafi, sui quali da sempre viaggiano sigarette, droga e armi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che non si sapeva fino a ora \u00e8 che mentre Daesh perde terreno in Siria e Irak, aspiranti neo jihadisti si starebbero rivolgendo verso lo Stato traballante del Kosovo, dove ci sono gi\u00e0 oltre un centinaio di <em>foreign fighter<\/em> tornati dalle aree di guerra. L\u2019Italia non sarebbe ancora un bersaglio, ma continua a essere terra di transito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi sono questi predicatori kosovari? I soliti noti, secondo <em>Il Foglio<\/em>: reclutatori itineranti che da anni hanno un ponte diretto con l\u2019Italia. \u201cPer esempio Sead Bajaraktar, imam di Restelica, un villaggio che si trova fra i monti dell\u2019Albania e Macedonia. Bajraktar ha vissuto in provincia di Siena, dove ha fondato un centro islamico a Monteroni d\u2019Arbia. Secondo l\u2019intelligence italiana, egli si \u00e8 recato spesso in Kosovo ad addestrarsi. Poi c\u2019\u00e8 Idris Idrizivic, cognato di Sead Bajaraktar: anche lui ha vissuto e predicato in Italia. Inoltre, c\u2019\u00e8 Idriz Bilibani, considerato il pi\u00f9 pericoloso fra i predicatori islamisti, arrestato pi\u00f9 volte in Kosovo e in collegamento con il cerchio magico di Bilal Bosnic, Bosnia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni dettagli: Mazllam Mazllami, come Bosnic ospite nel casolare-moschea di Motta Baluffi, in provincia di Cremona, e poi arrestato nel 2017 a Prisitina; Shefqet Krasniqui, imam della moschea principale di Pristina, che entra ed esce dalle carceri kosovare. Tutti i predicatori itineranti, tutti o quasi con collegamenti italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cInfatti \u2013 annota la reporter \u2013 non \u00e8 un caso che i ROS siano in missione in Albania per cercare di spezzare questo ponte e contrastare la rotta adriatica\u201d. Le indiscrezioni sul flusso degli aspiranti jihadisti che non sono cresciuti in Europa ma puntano a transitare per l\u2019Italia dopo la radicalizzazione in Kosovo, partano alla considerazione geopolitica finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Giacalone, ricercatore dell\u2019ISPI, offre dettagli: \u201cDa anni si sapeva che il Kosovo era un Paese ad alto rischio di radicalizzazione. Il fatto che la rotta balcanica si sia rafforzata fino a questo punto significa che siamo a una fase di infiltrazione di islamisti molto avanzata\u201d. Rimproveri per il non fatto e nuovi rischi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Kosovo, Paese serbatoio di integralisti, \u201carsenale\u201d per il terrorismo dei Daesh in Europa. La reporter ripropone il caso di Resim Kastrati, che fa proselitismo fra i musulmani italiani su Facebook. Annotazione finale, minacciosa ma inconfutabile: \u201c I Kosovari non hanno bisogno di motoscafi per arrivare in Italia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una certificazione di autorevolezza investigativa sarebbe utile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche notizia sui massacri di DAESH e sulla rotta balcanica (da verificare comunque), dei jihadisti: rotta pericolosissima per l\u2019Italia.<\/p>\n","protected":false},"author":2122,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[52,1516,80,418,1297,1290,55,1273],"tags":[3829,3821,3824,3825,1580,46,3828,3827,3820,3826,3819,3823,3822],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-2bU","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8426"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2122"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8426"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8426\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8431,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8426\/revisions\/8431"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8426"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8426"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8426"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}