{"id":8407,"date":"2018-02-15T17:29:29","date_gmt":"2018-02-15T16:29:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8407"},"modified":"2018-02-15T17:29:29","modified_gmt":"2018-02-15T16:29:29","slug":"donne-e-jihadismo-in-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8407","title":{"rendered":"DONNE E JIHADISMO IN MEDIO ORIENTE"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_8409\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8409\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-8409\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/iraq-siria-isis-isil-daesh-stato-islamico-donne-mosul-raqqa-tal-afar-hisbah-784x348-580x257.jpg\" alt=\"Donne e armi\" width=\"580\" height=\"257\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/iraq-siria-isis-isil-daesh-stato-islamico-donne-mosul-raqqa-tal-afar-hisbah-784x348-580x257.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/iraq-siria-isis-isil-daesh-stato-islamico-donne-mosul-raqqa-tal-afar-hisbah-784x348-280x124.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/iraq-siria-isis-isil-daesh-stato-islamico-donne-mosul-raqqa-tal-afar-hisbah-784x348-768x341.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/iraq-siria-isis-isil-daesh-stato-islamico-donne-mosul-raqqa-tal-afar-hisbah-784x348-300x133.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/iraq-siria-isis-isil-daesh-stato-islamico-donne-mosul-raqqa-tal-afar-hisbah-784x348.jpg 784w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-8409\" class=\"wp-caption-text\">Donne e armi<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Il ruolo delle donne nell\u2019Islam di DAESH e in particolare nella guerra dei jihadisti \u00e8 molto interessante e soprattutto importante. Ma non come noi\u00a0potremmo pensare&#8230;<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.<strong>La situazione attuale sui jihadisti dall\u2019inizio di Al Qaida a Daesh.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al Qaida, titolare del primo terrorismo islamico planetario, cerca di conquistare gli estremisti dello Stato Islamico, mentre il \u201cCaliffato\u201d collassa fra pesanti perdite di uomini, materiali, territorio e prestigio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019allarme proviene dal britannico <em>The Guardian<\/em>. Il suo corrispondente dall\u2019Africa, il noto Jason Burke (autore, fra l\u2019altro, del libro \u201c<em>The New Threat<\/em> <em>from Islamic Militancy<\/em>\u201d), svela che la campagna di reclutamento \u00e8 iniziata gi\u00e0 dalla scorsa estate (2017) ancora prima che Daesh avesse perso le roccaforti di Mosul e Raqqa. Al Qaida sta cercando di conquistare i combattenti e le risorse dei suoi rivali sconfitti dal nemico occidentale, per prenderne l\u2019eredit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fatti citati da Burke:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>dieci combattenti di una piccola formazione affiliata a Daesh, \u201cconvertita\u201d dopo i dibattiti con Studiosi islamici fedeli a Al Qaida;<\/li>\n<li>episodio analogo in Siria, nel settembre scorso;<\/li>\n<li>nella regione del Sahel, Africa settentrionale, e prossima destinazione anche italiana, \u00e8 ormai Al Qaida a guidare le azioni armate, compreso l\u2019attacco in cui, ad ottobre scorso, sono stati uccisi in Yemen per \u201cpentimento\u201d combattenti Daesh scoraggiati dal comportamento dei loro leader e dai \u201cmaltrattamenti\u201d, e cambio di bandiere del terrore.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accade anche in Afghanistan, dove un gruppo di combattenti Daesh nella remota ma strategicamente centrale di Ghor, disertato il \u201cCaliffato\u201d, passano ai talebani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per molti analisti il \u201cCaliffato\u201d non si arrende e ci\u00f2 che ancora rimane, ora far\u00e0 leva sulla sua vasta rete di gruppi e fazioni affini in tutto il mondo per lanciare attacchi a Ovest e mantenere il suo ruolo di avanguardia fra gli estremisti. Gli affiliati diventano ora una \u201ccassaforte rifugio\u201d di combattenti in fuga da Iraq e Siria. E la lealt\u00e0 dei miliziani passati alla Stato Islamico proprio da Al Qaida, diventa un indicatore chiave della capacit\u00e0 di recupero delle formazioni di Daesh all\u2019indomani del tentativo fallito di costruirsi come nuovo potere territoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2.<strong>Situazione in Africa: Boko Haram e Sahrawi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Boko Haram, gruppo islamista indipendente nel Nord-Est della Nigeria, che ha promesso fedelt\u00e0 a Daesh nel 2015, \u00e8 ora diviso, anche se due delle principali fazioni sembrano ancora fedeli ad Abu Bakr al-Baghdadi, vivo o morto che sia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si crede che Al Qaida stia cercando di riconquistare la fedelt\u00e0 di Adnan Abu Walid al-Sahrawi, il comandante i cui uomini si ritiene abbiano ucciso i quattro statunitensi in Niger. Daesh non ha rivendicato l\u2019attacco, ritenendo che il gruppo sia incerto sulla fedelt\u00e0 di Sahrawi. Per alcuni servizi segreti, Sarhrawi sarebbe ora fedele ad Al Qaida. Nello Yemen, \u00e8 invece \u201cIl Califfato\u201d che lotta per affermarsi sul predominio di Al Qaida, anche se, secondo l\u2019intelligence USA, i due gruppi stavano collaborando, anche se recentemente le fazioni ex Daesh sarebbero state assorbite da Al Qaida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un lungo reportage sul <em>Washington Post<\/em> espone una sintesi del racconto di Souad Mekhennet e Joby Warrick (\u201c<em>The jihadist plan to use women to launch<\/em> <em>the next incarnation of ISIS<\/em>\u201d) secondo i quali fra le donne del Califfato in fuga dalla guerra non tutte si sono arrese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si parla di una di loro, \u201cZarah\u201d, fuggita nell\u2019aprile 2017 attraverso il confine tra Siria a Turchia e ora in Marocco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il marito combattente \u00e8 ucciso e Zarah giura che un giorno i suoi figli reclameranno il loro paradiso islamista rubato: \u201cCresceremo figli e figlie forti e diremo loro della vita nel Califfato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">i funzionari anti terrorismo temono non solo Zarah. Negli ultimi mesi sono centinaia le donne che hanno abbandonato il Califfato per tornare ai Paesi natali e che trovano rifugio nei centri di detenzione o nei campi profughi lungo la strada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune sono madri con bambini piccoli che affermano di essere state spinte a andare in Iraq o in Siria per stare con i loro mariti. Ma un\u2019inquietante parte di loro sembra avere abbracciato l\u2019ideologia del gruppo restando fedele ai suoi obiettivi. Dal Nord Africa all\u2019Europa occidentale una sfida inaspettata, per chi si aspettava un flusso di uomini rimpatriati e si \u00e8 invece trovato a decidere il destino di decine di donne e bambini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poche le donne che hanno combattuto in battaglia, ma tutte sono potenziali minacce. Sappiamo che i leader della Stato islamico hanno recentemente dato istruzioni alle donne per partecipare agli attacchi oltre a crescere futuri terroristi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono stati sicuramente casi di donne trascinate dall\u2019ISIS, ma ce ne sono alte che sono state radicalizzate e che hanno assunto ruoli importanti\u201d, afferma Anne Speckhard, direttore del Centro per lo studio dell\u2019estremismo violento. Una nativa del Kosovo, intervistata in Marocco ha ammesso di essere tornata solo perch\u00e9 era nelle ultime settimane di gravidanza e voleva cure mediche migliori. Per poi tornare e crescere figli martiri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.La situazione in Marocco<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Marocco sono stati poco pi\u00f9 di 1.600 combattenti i maschi tornati a casa. Ma i consolati stranieri in Turchia sono stati assediati da centinaia di donne e bambini \u2013 mogli, madri e figli di combattenti dello Stato islamico \u2013 che chiedono visto e aiuti per tornare a casa. Decine di loro \u2013 come Zarah &#8211; sono uscite ed entrate dal Paese inosservate mentre decine di altre sono in attesa in centri di detenzione in Turchia dove i loro casi vengono esaminati. I rimpatriati che hanno commesso reati andranno in prigione, ma le loro donne?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte delle donne che sono tornate finora sembrano intenzionate a riprendere le loro vecchie vite e a lasciare dietro di s\u00e9 lo Stato islamico, dicono i funzionari. Ma la paura tra gli esperti di sicurezza \u00e8 che alcuni dei rimpatriati continueranno a mantenere punti di vista radicali e cercheranno lo Stato islamico. Storie laceranti, di paure e vite infami tra le reduci dello Stato Islamico nelle interviste raccolte dai reporter del WP. \u201cPentimento\u201d credibile? La maggior parte delle donne intervistate \u2013 rivelano i reporter \u2013 continua a indossare l\u2019abito pi\u00f9 severo imposto dal gruppo militante islamista, a partire dal niqab, la pesante tunica che copre tutto tranne gli occhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torna la storia di Zarah. Vedova a 20 anni, si risposa e ottenne un posto di lavoro nel servizio dei media della Stato islamico, dove le donne escluse dai combattimenti lavoravano alla propaganda del gruppo. E narra dell\u2019esempio di Fatiha Mejjati, la vedova di 56 anni di un terrorista marocchino diventato il capo della brigata al-Khansaa dello Stato islamico, un distaccamento tutto al femminile che aggira le restrizioni del gruppo con il trucco o la mostra di pelle nuda. La reputazione di Mejjati come severa esecutrice dei codici del gruppo \u00e8 supportata da testimoni e documenti giudiziari che descrivono le fustigazioni delle donne sospettate di infrangere le regole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi mesi, un numero crescente di donne ha partecipato a operazioni militari, sia all\u2019interno del Califfato sia nei loro Paesi di origine. I leader dello Stato islamico hanno inizialmente scoraggiato le donne dal servire come combattenti o attentatori suicidi. Ma con il crescere delle perdite, il gruppo ha dato alle donne maggiori spazi militari. Esempio recente, i comandanti hanno ordinato a decine di donne kamikaze di lanciarsi contro le truppe a Mosul. Nel settembre 2016, i leader siriani del gruppo hanno guidato una cellula di cinque donne francesi nel tentativo fallito di portare a termine un attentato terroristico nel centro di Parigi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4.<strong>La propaganda dell\u2019ISIS<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un saggio, il mese scorso, nell\u2019organo di propaganda ufficiale dello Stato islamico, al-Naba, ha cercato di radunare pi\u00f9 donne nella lotta invocando una famosa guerriera dell\u2019antica dell\u2019 antica storia dell\u2019Islam: Nussybah po \u2018Ka\u2019ab, una trib\u00f9 del settimo secolo che prese la spada quando il Profeta Maometto fu circondato da nemici in battaglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 631 d.c., Maometto tenne il suo ultimo discorso. Nato povero e subito orfano, di professione carovaniere, fu solo sposando una ricca vedova che si affranc\u00f2 dalle miserie ma rifiut\u00f2 la vita di lusso per dedicarsi alla meditazione e all\u2019ascesi. Il risultato dell\u2019esperienza fu la nascita dell\u2019Islam. Maometto alla Mecca predic\u00f2:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNon \u00e8 strano per le donne musulmane oggi avere il senso dell\u2019onest\u00e0, del sacrificio e dell\u2019amore per la fede, proprio come le donne mujahidin che hanno sostenuto l\u2019Islam\u201d. E aggiunse:\u201d come \u00e8 vero che avete dei diritti sulle vostre donne, cos\u00ec esse hanno dei diritti su di voi: Vi raccomando, trattatele bene e con tenerezza poich\u00e9 sono le vostre compagne e il vostro aiuto\u201d Testuali parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non va trascurata la vicenda dei Sufi, i cui seguaci sono sotto attacco non solo in Afghanistan e Pakistan. Infatti, tra le correnti minoritarie dell\u2019Islam quella sufi \u00e8 la pi\u00f9 invisa al radicalismo jihadista: troppo libertaria, dionisiaca e pacifista, distante anni luce dalla presunta ortodossia Wahabita, segue il culto dei \u201csanti\u201d e altre pratiche considerate eretiche. Ha abbracciato il sufismo, fra gli altri, Hassan Al Turabi, sudanese, alto, magrissimo, vestito di bianco, pi\u00f9 volte tratto in arresto. Coltissimo, poliglotta, con studi a Parigi e Londra, si \u00e8 successivamente avvicinato ai sunniti, del quali \u00e8 diventato il pi\u00f9 rispettato leader mondiale e per anni anche esponente del Governo. Incontrato pi\u00f9 volte dallo scrivente, ha confidato di avere ospitato per poco tempo Osama Bin Laden, del quale non aveva stima perch\u00e9 parlava un arabo superficiale, non aveva un\u2019adeguata preparazione militare e si esponeva alla stampa. Insomma non era cos\u00ec importante come gli occidentali ritenevano. Hassan Al Turabi \u00e8 recentemente deceduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro i sufi, la strage pi\u00f9 grave, anche di civili inermi, nella storia recente dell\u2019Egitto \u00e8 stata quella di Al Rawanda, e altri diversi luoghi di culto del sufismo sono stati devastati nel Sinai e nel Sud del Paese. Addirittura, nel 2017, \u00e8 stato rapito di fronte alla sua casa di Harish, un religioso di 100 anni, Abu Haraz, riverito come il grande saggio del sufismo nella penisola, e poco giorni dopo sono state diffuse le immagini della sua esecuzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5.L\u2019attivit\u00e0 del Sito Intelligence Group Europeo <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Afferma il \u201cSITE\u201d (<em>Intelligence European Group<\/em>), con Rita Katz: \u201cNon sarei sorpresa di vedere un aumento delle donne negli attacchi ispirati o coordinati da ISIS in Occidente e altrove\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anticipando tale svolta, diversi governi europei hanno iniziato a rafforzare le leggi per trattare con le donne rimpatriate. In Belgio, Francia e Paesi Bassi, l\u2019accusa e la reclusione sono quasi certe per uomini e donne che si sono uniti al Califfato e ora vogliono tornare a casa. Il governo belga, dopo aver inizialmente permesso a donne e bambini di tornare nei loro vecchi quartieri, sta ora istruendo procedimenti giudiziari per 29 donne che chiedono il rimpatrio dall\u2019Iraq o dalla Siria. La percezione di donne vittime \u00e8 svanita dopo l\u2019attacco del marzo 2016 a Bruxelles e recenti casi in cui i bambini di famiglie ritornate cercavano di radicalizzare i compagni di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La preoccupazione degli esperti di sicurezza europei \u00e8 che alcuni rimpatriati manterranno le loro idee radicali, anche dopo aver trascorso del tempo in prigione. Timori sostenuti da anni di ricerche dimostrano la difficolt\u00e0 di invertire sugli effetti dell\u2019indottrinamento estremista. Gli studi confermano inoltre che le madri hanno un\u2019influenza maggiore quando si tratta di instillare punti di vista radicali nei bambini, spiegano gli esperti. \u201cDato che i rimpatriati sono per lo pi\u00f9 donne giovani, c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 che possano avere ancora pi\u00f9 figli nei prossimi anni, e una possibilit\u00e0 reale che queste donne possano crescere i loro figli in una versione molto radicale dell\u2019Islam\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_8411\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8411\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-8411\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/BaghdadiPM-xlarge_trans_NvBQzQNjv4BqsZO0ps58-kBO6EZO7IQgINH1y0TlEjBf-JIdP3zFbEY-860x450-580x303.jpg\" alt=\"Abu Bakr Al Baghdadi\" width=\"580\" height=\"303\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/BaghdadiPM-xlarge_trans_NvBQzQNjv4BqsZO0ps58-kBO6EZO7IQgINH1y0TlEjBf-JIdP3zFbEY-860x450-580x303.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/BaghdadiPM-xlarge_trans_NvBQzQNjv4BqsZO0ps58-kBO6EZO7IQgINH1y0TlEjBf-JIdP3zFbEY-860x450-280x147.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/BaghdadiPM-xlarge_trans_NvBQzQNjv4BqsZO0ps58-kBO6EZO7IQgINH1y0TlEjBf-JIdP3zFbEY-860x450-768x402.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/BaghdadiPM-xlarge_trans_NvBQzQNjv4BqsZO0ps58-kBO6EZO7IQgINH1y0TlEjBf-JIdP3zFbEY-860x450-300x157.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/BaghdadiPM-xlarge_trans_NvBQzQNjv4BqsZO0ps58-kBO6EZO7IQgINH1y0TlEjBf-JIdP3zFbEY-860x450.jpg 860w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-8411\" class=\"wp-caption-text\">Abu Bakr Al Baghdadi<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ruolo delle donne nell\u2019Islam di DAESH e in particolare nella guerra dei jihadisti \u00e8 molto interessante e soprattutto importante.<\/p>\n","protected":false},"author":2122,"featured_media":8409,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[1273],"tags":[48,3812,3813],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/iraq-siria-isis-isil-daesh-stato-islamico-donne-mosul-raqqa-tal-afar-hisbah-784x348.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-2bB","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8407"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2122"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8407"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8407\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8415,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8407\/revisions\/8415"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8409"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8407"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8407"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8407"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}