{"id":8393,"date":"2018-02-09T16:58:06","date_gmt":"2018-02-09T15:58:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8393"},"modified":"2018-02-09T16:58:06","modified_gmt":"2018-02-09T15:58:06","slug":"la-presenza-dello-stato-islamico-nel-sinai-nuova-forma-di-jihadismo-in-franchising","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8393","title":{"rendered":"La presenza dello Stato Islamico nel Sinai: nuova forma di jihadismo in franchising?"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8395\" style=\"width: 592px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8395\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-8395\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/sinaic.jpg\" alt=\"La penisola del Sinai e il canale di Suez\" width=\"582\" height=\"693\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/sinaic.jpg 582w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/sinaic-168x200.jpg 168w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/sinaic-340x405.jpg 340w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/sinaic-300x357.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 582px) 100vw, 582px\" \/><p id=\"caption-attachment-8395\" class=\"wp-caption-text\">La penisola del Sinai e il canale di Suez<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un articolo che spiega con chiarezza il passaggio concettuale da jihadismo a fondamentalismo. Inoltre disegna la presenza jihadista nel Sinai e la posizione del presidente egiziano Al Sisi nell\u2019attuale situazione politica del territorio<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong>Anche nel 2018 continuiamo a parlare di <em>jihadismo<\/em> e di fondamentalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fondamentalismo \u00e8 abile a sfruttare la religione come strumento di mobilitazione delle masse, e a utilizzare la sindrome dell&#8217;accerchiamento per combattere un supposto nemico a difesa del proprio credo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fondamentalismo e islamismo sono termini che possono per\u00f2 diventare ambigui se considerati dal punto di vista occidentale giacch\u00e9 sono sinonimi di una visione conservatrice del movimento, mentre gli islamisti ne danno un&#8217;interpretazione rivoluzionaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da tali premesse, il passaggio dal fondamentalismo allo <em>Jihadismo<\/em> \u00e8 stato relativamente veloce, cos\u00ec come la declinazione nelle varie forme di terrorismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;ideologia di lotta che non lascia possibilit\u00e0 di dialogo con le controparti e in cui l&#8217;aspetto religioso \u00e8 totalizzante, enfatizzato ed estremizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comprendere il <em>Jihadismo <\/em>non \u00e8 facile per la cultura occidentale. Esso deve essere inteso non come sinonimo di terrorismo, bens\u00ec come un metodo, gi\u00e0 teorizzato e spiegato dall&#8217;ideologo <em>Mustafa bin Abd al Qadir Setmariam Nassar<\/em>, conosciuto con il nome di battaglia di <em>Abu Moussab el Souri<\/em> \u2013 il &#8220;Siriano&#8221;, l&#8217;architetto della <em>Jihad globale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima con <em>Al Qaeda, <\/em>e in seguito con <em>Daesh<\/em>, si \u00e8 assistito alla nascita e allo sviluppo di un terrorismo globale con dei combattenti anch&#8217;essi globalizzati, non legati alle vicende del proprio singolo Paese, con l&#8217;unico obiettivo di combattere in nome di un islamismo militante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stiamo dunque assistendo alla trasformazione dello Stato Islamico in una sorta di <em>franchising,<\/em> pronto a colpire su pi\u00f9 fronti e in pi\u00f9 Stati, dall&#8217;Iraq, alla Siria, alla Libia e ora anche in Egitto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce dell&#8217;attentato del 24 novembre 2017 contro una moschea nel Sinai (per ragioni storiche e culturali terreno fertile per il terrorismo, e ribattezzato da alcuni osservatori il nuovo Afghanistan), sembrerebbe proprio di s\u00ec, soprattutto per la ferocia, le dimensioni e l&#8217;organizzazione espressa, speculari a quelli manifestati in precedenza in Iraq e in Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altronde, la caduta di <em>Raqqa <\/em>e la sconfitta dello Stato Islamico non potevano coincidere con la fine <em>tout court <\/em>del terrorismo <em>jihadista.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Egitto, oltre ai Fratelli Musulmani banditi con l&#8217;avvento al potere di <em>el Sisi, <\/em>il pi\u00f9 importante gruppo <em>jihadista <\/em>attivo, a parte la comparsa di <em>Daesh<\/em>, \u00e8 l&#8217;<em>Ansar Beit al Maqdis, <\/em>che agisce prevalentemente nel Sinai ma non disdegna le incursioni nel delta del Nilo e finanche a Il Cairo, alla ribalta delle cronache nei mesi scorsi per una serie di sanguinosi attentati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gruppo terroristico aveva inizialmente indirizzato i suoi attacchi nei confronti di Israele, spostando poi il tiro contro le forze militari egiziane in concomitanza con la caduta di <em>Morsi<\/em> e l&#8217;avvento di <em>el Sisi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conseguenza di questo cambio di strategia operativa, l&#8217;<em>Ansar Beit al Maqdis<\/em> \u00e8 diventato un vero e proprio affiliato di <em>Daesh<\/em>, ben organizzato, equipaggiato e armato, rinominandosi in <em>el<\/em> <em>Wilayat Sinai &#8211; <\/em>provincia del Sinai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad intermittenza si fanno per\u00f2 sentire anche altre piccole organizzazioni terroristiche, tra cui il <em>Mujaheddin Shura Council<\/em>, attiva dal 2012 e che raggruppa vari gruppi <em>jihadisti <\/em>presenti nella Striscia di Gaza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si segnalano anche: <em>Ansar al Jihad <\/em>nella penisola del Sinai, oggi rinominato <em>Al Qaeda <\/em>nella penisola del Sinai, <em>Al Tawhid wa-l-Jihad, Jaysh al Islam <\/em>e gli ultimi nati <em>Anjad Misr <\/em>(soldati dell&#8217;Egitto), <em>Harakat Hasm <\/em>(Movimento decisivo) e<em> Liwa el Thawra <\/em>(La Brigata della rivoluzione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali organizzazioni sono una vera e propria spina nel fianco di e<em>l Sisi, <\/em>poich\u00e9 ogni volta che agiscono scalfiscono l&#8217;immagine non pi\u00f9 monolitica del Presidente egiziano, pronto a ricandidarsi per un nuovo (sicuro) mandato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Sinai ad oggi \u00e8 una sorta di <em>terra nullius<\/em>, a fatica controllato dal Governo egiziano, punto di connessione tra l&#8217;Africa e l&#8217;Asia, delimitato a est dal deserto del <em>Nagev<\/em> e dal golfo di <em>Aqaba<\/em>, a ovest dal Canale di Suez, a nord dal Mar Mediterraneo e a sud dal Mar Rosso, abitato da numerose trib\u00f9 di beduini (le pi\u00f9 rilevanti sono la <em>Sawarka, <\/em>la <em>Tarabin <\/em>e la <em>Masaid<\/em>) legate alle antiche tradizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Storicamente il confine tra il continente africano e quello asiatico \u00e8 stato fissato sul Canale di Suez, pertanto la penisola del Sinai, pur essendo territorio egiziano, dal punto di vista geografico si trova in Asia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Sinai, dopo i conflitti arabo-israeliani, \u00e8 una zona demilitarizzata anche se, in realt\u00e0 e con il consenso di Israele, l&#8217;Egitto ha schierato in questi ultimi anni dei reparti corazzati e d&#8217;artiglieria pesante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;attentato di novembre contro la moschea s<em>ufi<\/em> di <em>Bir el Abed, <\/em>non lontana da <em>El Arish<\/em>, la citt\u00e0 pi\u00f9 grande ed importante del Sinai, ha lasciato sul terreno i corpi di 235 persone e centinaia di feriti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 lo Stato Islamico ha attaccato proprio questa moschea?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 i <em>sufisti<\/em>, al pari dei cristiani, sono da sempre un bersaglio dello Stato Islamico, composto in prevalenza da s<em>alafiti<\/em> che, nella loro personale evoluzione, hanno deciso di passare all&#8217;azione diventando dei combattenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Semplificando il concetto: <em>salafiti<\/em> sono oggi gli estremisti di<em> Daesh<\/em> e i seguaci del Califfo <em>Abu Bakr,<\/em> cos\u00ec come in passato s<em>alafita<\/em> era Osama bin Laden e tutti i suoi affiliati di <em>al Qaeda<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>Salafismo<\/em> mira al recupero della tradizione e dei valori antichi, al ritorno di un Islam puro e a un&#8217;interpretazione rigida del Corano, non tradizionalista come quella portata avanti dai <em>sufisti<\/em>, considerati i mistici sunniti e, in alcuni casi, dei veri e propri eretici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eretici e, in questo caso, anche collaborazionisti con il governo del tiranno <em>el Sisi<\/em>, da combattere con ogni mezzo. Presidente egiziano che ha subito l&#8217;onta di questo attentato anche come rappresaglia per la dura campagna militare del suo esercito nel tentativo di sradicare i terroristi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;azione di forza che non ha portato i risultati sperati, anzi ha accresciuto il risentimento tra i beduini, in passato considerati e trattati dal governo centrale come cittadini di second&#8217;ordine, rimpolpando le fila dei terroristi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; evidente che la strategia egiziana nel Sinai deve&#8217;essere rivista e corretta, poich\u00e9 \u00e8 risultata inadeguata e controproducente. Il tutto a danno della popolazione locale sempre pi\u00f9 povera e impaurita, schiacciata tra l&#8217;esercito egiziano e <em>Daesh.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 scelta: chi collabora con le forze di sicurezza \u00e8 punito dai militanti del <em>Daesh<\/em> o delle altre organizzazioni terroristiche; chi rimane in silenzio e cerca di non immischiarsi rischia di essere accusato di collaborare con i <em>Jihadisti, <\/em>finendo spesso in carcere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; tempo che il Presidente egiziano dia corso a dei seri programmi d&#8217;investimento e di sviluppo (la costruzione di una zona industriale e di un aeroporto nel sud del Sinai non sono sufficienti), cos\u00ec forse riuscir\u00e0 a guadagnarsi la fiducia dei beduini ed eliminare il forte senso di esclusione frutto di sessant&#8217;anni di politiche sbagliate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Controllare il Sinai per <em>el Sisi <\/em>significa controllare un&#8217;area strategica importante che guarda al Mediterraneo, al Mar Rosso e al Canale di Suez, significa anche controllare i confini con Israele e significa, soprattutto, controllare l&#8217;intero Egitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un articolo che spiega con chiarezza il passaggio concettuale da jihadismo a fondamentalismo. 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