{"id":8283,"date":"2017-12-31T14:57:20","date_gmt":"2017-12-31T13:57:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8283"},"modified":"2017-12-31T14:57:20","modified_gmt":"2017-12-31T13:57:20","slug":"iraq-la-guerra-a-daesh","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8283","title":{"rendered":"IRAQ. LA GUERRA A DAESH"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8287\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8287\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-8287\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/abadi-580x387.jpg\" alt=\"Haidar al-Abadi\" width=\"580\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/abadi-580x387.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/abadi-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/abadi-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/abadi-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/abadi.jpg 1500w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-8287\" class=\"wp-caption-text\">Haidar al-Abadi<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quale \u00e8 la situazione in Medio Oriente, Siria, Irak, Turchia e Kurdistan, alla fine del 2017? Un riepilogo\u2026per affrontare consapevolmente il 2018, che di sicuro ci regaler\u00e0 molte sorprese in quella regione strategica\u2026speriamo non tutte pericolose!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>Il 10 dicembre, il premier iracheno Haidar al-Abadi annuncia la fine della guerra a Daesh a una conferenza organizzata dal sindacato Giornalisti iracheni a Bagdad precisando che \u201dLe nostre forze hanno il controllo totale del confine iracheno\u201d.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">In verit\u00e0 il tempo necessario alla coalizione contro Daesh per riprendere il controllo del confine siro-iracheno \u00e8 di 3 anni e mezzo di terribili combattimenti da quando miliziani fedeli al \u201ccaliffo\u201d Abu Bakr al Baghdadi intraprendono la loro avanzata senza trovare alcuna resistenza nel frantumato esercito iracheno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, la vittoria non \u00e8 neanche cos\u00ec \u201ctotale\u201d atteso che resistono sacche di jihadisti e depositi di armi nelle zone desertiche a Ovest di Palmira e a Est di Deir Ezzor. In ogni caso, dopo la caduta di Mosul e Raqqa, anche il generale russo, Sergei Rudskoi, sin dal 6 dicembre dichiara la missione contro \u201cil banditismo Daesh in Siria compiuta\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 utile fare un passo indietro per meglio comprendere le dinamiche sottese all\u2019attuale situazione.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><em>Il prezzo della guerra<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dieci giorni dopo gli annunci di al-Abadi e Sergei Rudskoi, sono diffusi i dati inerenti alle stragi a Mosul. La liberazione di Mosul Ovest \u00e8 stata un massacro: 11 mila civili, cui vanno aggiunti 4 mila nelle fosse comuni alla periferia e altre centinaia sotto le maceria dei quartieri distrutti. Oltre i 15 mila morti, numeri lontanissimi da quelli che il premier iracheno al-Abadi &#8211; che ha utilizzato per il suo rapporto 9.606 referti degli obitori di Mosul e i dati dell\u2019Ong<em> Airwars<\/em> e dell\u2019ONU \u2013 parla di 1.260 vittime, lontani anche da quelli della coalizione USA che si attribuisce 326 morti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, il bilancio \u00e8 dieci volte pi\u00f9 grande: coalizione e esercito iracheno sono responsabili di almeno 3.200 uccisioni tra ottobre 2016 e luglio 2017, con casi eclatanti come la distruzione di un intero palazzo, con 105 vittime, per uccidere due cecchini di DAESH; gli altri muoiono per spari, mine islamiste, esecuzioni da parte dei miliziani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dubbi che accompagnarono l\u2019offensiva riemergono: stanare gli islamisti dai vicoli stretti e i palazzi arroccati di Mosul Ovest non poteva che tradursi in una strage presto archiviata: n\u00e9 Baghdad, n\u00e9 Washington sentono il bisogno di rivedere la strategia o, dopo, di aprire inchieste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli USA dicono di non avere risorse a sufficienza e il loro portavoce dichiara: \u201cE\u2019 irresponsabile criticare per vittime accidentali della nostra guerra a DAESH\u201d.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><em>Autobombe a Kirkuk<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un mese prima, Kirkuk ha rappresentato uno dei temi pi\u00f9 controversi del referendum sull\u2019indipendenza del Kurdistan iracheno, promosso lo scorso 25 settembre, dal dimissionario presidente curdo Barzani. L\u2019obiettivo del governo regionale autonomo del Kurdistan (KRG), infatti, era quello di mantenere Kirkuk \u2013 liberata dall\u2019occupazione di DAESH grazie alle forze <em>Peshmerga<\/em> curde \u2013 all\u2019interno del suo territorio pur non rientrando nei confini del KRG pre-avvento del Califfato. Un desiderio che ha dovuto per\u00f2 fare presto i conti con la realt\u00e0: l\u2019esercito iracheno, complice il sostegno delle potenze regionali e internazionali, in sole due settimane addietro a riprendere il controllo di gran parte delle \u201caree contese\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contestualmente, il premier al-Abadi celebra la conquista di al_Qaim e del valico di Huybah. Vittoria militare importante anche quella raggiunta da Baghdad dopo la battaglia al confine con la Siria a Rabbia, lasciando a DAESH il controllo di solo piccole zone nell\u2019area, nella provincia siriana di Hama e a Sud di Damasco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio nell\u2019area meridionale della Siria aumentano i timori dei drusi di Siria e Israele. Il leader della comunit\u00e0 dello Stato ebraico, Shaykh Muwaffak Tarif, dichiara che \u201cil Fronte an Nusra (il ramo siriano di Al Qaeda) \u00e8 sotto l\u2019occhio vigile dell\u2019esercito israeliano, e avvisa i drusi di non andare vicino a quel villaggio perch\u00e9 per loro rappresenta una linea rossa\u201d. Il riferimento di Tarif \u00e8 a Hader dove la precedente settimana un attentato qaedista ha ucciso 18 persone. L\u2019attacco jihadista ha aumentato i timori dei drusi israeliani dando vita a proteste spontanee a Majdal Shams (nella parte \u201cisraeliana del Golan occupato) che hanno portato una decina di manifestanti ad oltrepassare la frontiera ed entrare in territorio siriano salvo poi essere accompagnati sul versante israeliano dell\u2019esercito dello Stato ebraico.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"4\">\n<li><em>La precedente situazione del governo regionale del Kurdistan (KRG)<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assalti alle sedi dei partiti di opposizione, omicidi di giornalisti, irruzione in parlamento: a poche ore dalle storiche dimissioni di Masoud Barzani, presidente del governo regionale (KRG), il Kurdistan brucia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra trascorso un secolo dal 25 settembre, quando milioni di curdi si sono messi in fila ai seggi dislocati in tutta la regione per dire s\u00ec all\u2019indipendenza da Baghdad. Di quel voto restano solo rovine economiche, militari e politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Barzani anticipa tutti e invia una lettera con la quale fa un passo indietro: dall\u2019indomani sveste i panni indossati per dodici anni,, quelli del presidente, e si dichiara vicino ai <em>Peshmerga<\/em> al servizio del popolo kurdo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apparentemente sembra l\u2019implosione del potere del clan, da decenni \u00e8lite politica ed economica del Kurdistan iracheno, o almeno di una sua parte, quella che fa capo alla capitale Erbil, e simbolo di corruzione, clientelismo e verticismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse Barzani compie un suicidio politico, tirando la corda dell\u2019indipendenza e dimenticando che gli alleati storici \u2013 Turchia e Stati Uniti \u2013 sfruttano i curdi come \u201cforza lavoro\u201d, proky militare contro DAESH e conveniente via di transito del greggio iracheno, per tradirne le velleit\u00e0 indipendentiste al momento buono?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Barzani dunque perde la scommessa e quel che Erbil aveva guadagnato dagli anni \u201990: l\u2019autonomia del KRG era nei fatti qualcosa di pi\u00f9, uno Stato nello Stato, con un proprio esercito e ricche riserve petrolifere ? Il voto del 25 settembre ribadisce le diverse intenzioni dei vicini e l\u2019avanzata militare irachena, durata appena 11 giorni, cancella i risultati ottenuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rabbia dei sostenitori del KDP, il partito di Barzani, \u00e8 specchio di storiche fratture interne: una sessantina di persone fa irruzione nel parlamento e letteralmente sequestra per oltre un\u2019ora Rabun Maruf, capogruppo del partito di opposizione Gorran, accusato di insulti ai <em>Peshmerga<\/em>. Nelle stesse ore, altri filo-KDP danno alle fiamme le sedi di Gorran, del rivale PUK (espressione della famiglia Talabani) e della radio Ashhti nella citt\u00e0 di Zakhgo, a Nord\/Ovest di Dohuk.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il messaggio \u00e8 chiaro: le due fazioni sono tacciate di tradimento, di avere aperto a Baghdad e ordinato la ritirata dei <em>Peshmerga<\/em> legati ai Talabani da Kirkuk e le zone contese. Di fatto, dunque, di aver messo sul vassoio parlamentare la testa di Barsani. L\u2019episodio pi\u00f9 grave, per\u00f2, \u00e8 successo a Daquq, a Sud di Kirkuk: Arkan Aharif, giornalista 54enne di Kurdistan TV (vicina al KDP), \u00e8 ucciso a coltellate nella sua abitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Kurdistan rischia il collasso e Baghdad \u00e8 pronta a sguazzare sulle rovine?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 la sconfitta di Barzani non \u00e8 totale: politico di esperienza, ha saputo \u2013 dimettendosi \u2013 dimostrare \u201cresponsabilit\u00e0\u201d, cio\u00e8 riconoscere gli errori commessi (capaci di rinviare per anni il sogno dell\u2019indipendenza). Contemporaneamente tiene una mano infilata nel governo. Dal giorno dopo le dimissioni, i poteri della presidenza saranno spartiti tra governo, parlamento e magistratura in attesa di un eventuale <em>interim<\/em> ma Barzani rester\u00e0 a capo dell\u2019Alto consiglio politico, organo creato per gestire la fase post-referendum.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tutto in vista delle elezioni parlamentari e presidenziali che avrebbero dovuto svolgersi l\u2019indomani ma che sono state rinviate a luglio 2018, lasso di tempo durante il quale Barzani spianer\u00e0 la strada al gi\u00e0 potente nipote Nechirvan, attuale premier curdo e dunque primo destinatario dei poteri di Masoud, nonch\u00e9 tessitore degli accordi energetici con la Turchia nel 2013 e leader prediletto dal presidente turco Erdogan. Al primo ministro spetter\u00e0 il compito di ricostruire la credibilit\u00e0 del partito e l\u2019autonomia (in bilico) di Erbil.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una capitale dimezzata che nell\u2019immediato \u00e8 stata costretta a siglare un nuovo accordo con il governo centrale di Baghdad: lo strategico valico di frontiera di Fish Khabur (tra Kurdistan iracheno, Turchia e Siria) cos\u00ec come la sicurezza nelle aree contese, da Diyala a Kirkuk, saranno gestiti congiuntamente da <em>Peshmerga<\/em> e truppe irachene. La linea rossa che Baghdad diceva di non voler oltrepassare (i confini ufficiali tra le due entit\u00e0) \u00e8 sfumata: il governo irakeno entra in Kurdistan.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"5\">\n<li>5<em>. Barzani, Iraq e Turchia<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec un debolissimo Barzani, passato in poche ore dalle stelle alla polvere, dall\u2019entusiasmo popolare per il referendum sull\u2019indipendenza all\u2019isolamento internazionale , tenta di salvare l\u2019autonomia guadagnata nel 1991 e messa in serio pericolo dall\u2019avanzata \u2013 iniziata il 16 ottobre scorso \u2013 di truppe irachene e milizie sciite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019offensiva rapida e semi-indolore (i <em>Peshmerga<\/em> in buona parte dei casi si sono ritirati prima dello scontro) che ha permesso la ripresa delle zone contese, a partire dalla ricca Kirkuk e dai valichi verso Siria e Turchi, ovvero le vie di transito del greggio e dei prodotti commerciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle frontiere \u00e8 gi\u00e0 tornata in mano a Baghdad. E il valico di Rabia, tra Iraq e Siria, per lungo tempo una delle vie privilegiate di transito di DAESH. Secondo le autorit\u00e0 irachene, i <em>Peshmerga<\/em> hanno ceduto pacificamente e \u201cil personale ha cominciato a riparare linee elettriche e condotte d\u2019acqua danneggiate\u201d. E a sostenere gli sforzi iracheni in chiave anti-Erbil c\u2019\u00e8 il vecchio alleato di Barzani, la Turchia, ma <strong>chi in realt\u00e0 avanza invisibile \u00e8 l\u2019Iran<\/strong>. Le milizie sciite legate a Teheran stanno ampliando il loro raggio di azione, portandosi direttamente (e senza combattimento) al confine con la Siria e ricollegandosi con le forze sciite al di l\u00e0 della Frontiera.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"6\">\n<li><em>Gli scontri tra forze irachene e Peshmerga curde nel nord Iraq.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra continua. E\u2019 respinto l\u2019attacco iracheno verso il confine con la Turchia, mentre, nel mezzo del conflitto nascosto dai media, ci sono anche gli istruttori italiani dei <em>Peshmerga<\/em> a Ebril, la capitale, e quelli a difesa della diga pericolante di Mosul.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intento militare delle composite truppe agli ordini di Baghdad sembra quello di proseguire verso il Nord e conquistare la punta Nord-occidentale del Kurdistan, un triangolo che confina con la Siria e la Turchia, di grande interesse strategico. E non \u00e8 pi\u00f9 azione anti-secessione ma occasione di vera e propria conquista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLe milizie Hashd al-Shaabi sono respinte verso Rabiaa\u201d sostiene Barzani: Rabiaa si trova a 40 chilometri dal posto di confine in Siria di Fish Khabour, e a 50 chilometri da quello con la Turchia di Ibrahim Khalil. Poco distante si trova anche la diga di Mosul.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La linea dei <em>Peshmerga<\/em> corre lungo un terrapieno che sovrasta il Piccolo Zab, l\u2019affluente del Tigri, e i curdi l\u2019hanno fatto saltare in aria prima che i carri armati dell\u2019esercito iracheno e delle milizie sciite lo attraversassero. \u201cDopo di che mancavano 45 chilometri di autostrada per raggiungere Erbil\u201d, spiega il generale Kamal Karkuki, mandato sul fronte pi\u00f9 caldo nella guerra fra il governo centrale di Baghdad e il Kurdistan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo schieramento dei <em>Peshmerga<\/em> \u00e8 nascosto dietro le trincee. Le postazioni strategiche, quelle che proteggono i lanciamissili anti-tank e pezzi di artiglieria da 122 millimetri, sono tenute segrete. Si vede solo qualche jeep con i pezzi da 105 montati sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cKirkuk \u00e8 caduta solo per il tradimento di una parte del partito PUK. Hanno ritirato i loro <em>Peshmerga<\/em> di notte e gli abitanti si sono risvegliati con le milizie Hashd al-Shaab per le strade. Se avessimo potuto combattere come abbiamo fatto qui sarebbe ancora nostra\u201d. I \u201ctraditori\u201d sono i figli dell\u2019ex leader del PUK Jalal Talabani, morto tre settimane fa, che hanno preso in mano il partito \u201ce si soni accordati con Baghdad e con l\u2019Iran\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNoi Siamo per una soluzione politica ma Baghdad deve fare attenzione. I civili a Kirkuk si stanno organizzando. Li attaccheranno, per loro sar\u00e0 un inferno continuare a occupare la citt\u00e0. I nostri sono pronti a azioni di guerriglia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I civili, per\u00f2, fuggiti da Kirkuk continuano ad aumentare; sono ora 150 mila, e a Erbil nessuno si fida pi\u00f9 degli iracheni e neanche delle garanzie americane. Previste manifestazioni di protesta davanti al consolato USA, mentre le voci su nuovi attacchi si moltiplicano. Le milizie sciite, \u00e8 il timore, stanno puntando al confine con la Turchia, \u201cvogliono passare il Tigri al ponte di Zumar e occupare il posto di frontiera di Khakik Ibrahim\u201d. I <em>Peshmerga<\/em> sono schierati in forze, anche perch\u00e9 il premier iracheno, Haider al-Abadi, sar\u00e0 presto ad Ankara e la sensazione \u00e8 che il cerchio continui a stringersi attorno al Kurdistan, con buona pace delle garanzie statunitensi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non va trascurato che l\u2019Esercito italiano, sicurezza e intelligence annessi, \u00e8 presente nel Kurdistan iracheno sin dall\u2019ottobre 2014.<\/strong> In Kurdistan, l\u2019Italia prepara le forze destinate alla difesa dei luoghi pubblici come aeroporti, ambasciate e checkpoint.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli addestratori sono circa 200, ma il numero totale di militanti italiani presenti sul suolo iracheno-curdo \u00e8 di quasi 900 uomini, ai quali si devono aggiungere altri 500 impegnati a garantire la sicurezza al personale della ditta Trevi, incaricata dei lavori di risanamento della diga di Mosul.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019Iraq la guerra non solo non \u00e8 finita ma sar\u00e0 suddivisa in pi\u00f9 partti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_8288\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8288\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-8288\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/le-regioni-dei-curdi-580x378.jpg\" alt=\"Le regioni dei curdi\" width=\"580\" height=\"378\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/le-regioni-dei-curdi-580x378.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/le-regioni-dei-curdi-280x183.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/le-regioni-dei-curdi-768x501.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/le-regioni-dei-curdi-300x196.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/le-regioni-dei-curdi.jpg 920w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-8288\" class=\"wp-caption-text\">Le regioni dei curdi<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quale \u00e8 la situazione in Medio Oriente, Siria, Irak, Turchia e Kurdistan, alla fine del 2017? 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