{"id":8202,"date":"2017-12-01T19:21:43","date_gmt":"2017-12-01T18:21:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8202"},"modified":"2017-12-01T19:21:43","modified_gmt":"2017-12-01T18:21:43","slug":"piano-usa-per-la-soluzione-del-conflitto-israelo-palestinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8202","title":{"rendered":"PIANO USA PER LA SOLUZIONE DEL CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8205\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8205\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-8205\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/img800-palestinesi-contro-il-regno-unito-rivedete-la-dichiarazione-di-balfour-128761-580x336.jpg\" alt=\"Ryad Al Malki\" width=\"580\" height=\"336\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/img800-palestinesi-contro-il-regno-unito-rivedete-la-dichiarazione-di-balfour-128761-580x336.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/img800-palestinesi-contro-il-regno-unito-rivedete-la-dichiarazione-di-balfour-128761-280x162.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/img800-palestinesi-contro-il-regno-unito-rivedete-la-dichiarazione-di-balfour-128761-768x445.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/img800-palestinesi-contro-il-regno-unito-rivedete-la-dichiarazione-di-balfour-128761-300x174.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/img800-palestinesi-contro-il-regno-unito-rivedete-la-dichiarazione-di-balfour-128761.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-8205\" class=\"wp-caption-text\">Ryad Al-Malki<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Di fronte a notizie secche e circostanziate con numeri si rimane decisamente perplessi sulla difficolt\u00e0 della situazione nel conflitto palestino-israeliano e su una possibile \u2018pace\u2019 della quale per\u00f2 il mondo intero necessita. E\u2019 un bel problema che abbiamo ricevuto in eredit\u00e0 dalla Prima Guerra Mondiale\u2026.cento anni fa&#8230;Sykes-Picot, Balfour&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><em>Il grande accordo del secolo<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il ministro degli esteri palestinese, Ryad al-Malki, l\u2019annunciata decisione del Dipartimento di Stato americano di chiudere la missione palestinese a Washington se i palestinesi non entreranno subito \u201cin negoziazioni dirette e significative con Israele\u201d rappresenta un ricatto a tutti gli effetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trump \u2013 \u00e8 fin troppo evidente \u2013 vuole imporre all\u2019 \u201cANP\u201d(Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese) del presidente Abu Mazen di negoziare con il premier israeliano Benjamin Netanyahu sulla base di quel \u201cpiano di pace\u201d, noto anche come \u201cil grande accordo del secolo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piano in cui c\u2019\u00e8 l\u2019oscura norma USA secondo cui la missione del \u201cPLO\u201d (<em>Palestinian Liberation Organization<\/em>) deve essere chiusa se i palestinesi tenteranno di spingere la Corte Penale Internazionale a procedere contro Israele, come ha chiesto Abu Mazen lo scorso settembre all\u2019Assemblea Generale dell\u2019ONU dopo avere denunciato l\u2019espansione incessante degli insediamenti coloniali israeliani e le aggressioni contro il suo popolo sotto occupazione militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il PLO apr\u00ec tra cerimonie e fanfare una missione a Washington nel 1994, dopo la firma degli Accordi di Oslo (13 settembre 2013) con Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, dopo oltre trenta anni, il ricatto americano: o Abu Mazen accetta senza fiatare il piano USA o perder\u00e0 la rappresentanza e in futuro molto di pi\u00f9. Piano americano che prevede che la questione palestinese sia risolta all\u2019interno di una trattativa ampia, regionale, tra Israele e il Paesi arabi, in particolare l\u2019Arabia Saudita e le altre monarchie sunnite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019inizio anno, ricevendo Netanyahu alla Casa Bianca, Trump prese le distanze dalla soluzione a due Stati (Israele e Palestina), dicendosi disposto a sostenere qualsiasi pace, lasciando intendere anche senza la creazione di uno Stato palestinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo fonti israeliane il piano Trump sar\u00e0 basato sul riconoscimento USA di uno Stato palestinese accanto a Israele ma non lungo i confini del 1967 e senza lo sgombero di alcun insediamento coloniale ebraico costruito dopo il 1967 nel Territori Occupati. In sostanza ai palestinesi verrebbe restituito solo qualche chilometro quadrato di terra in pi\u00f9 rispetto a quanto gi\u00e0 controllano ora (ma solo civilmente): la Zona A e la Zona B, rispettivamente il 14% e il 20% della Cisgiordania Occupata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parte restante della Cisgiordania, la Zona C, e tutta Gerusalemme andrebbe a Israele, poich\u00e9 vi vivono centinaia di migliaia di coloni israeliani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A conti fatti, all\u2019ipotetico Stato di Palestina andrebbero meno del 40% di quel 22% della Palestina storica che rimase dopo la fondazione dello Stato di Israele e la guerra del 1948, oltre alla minuscola e isolata Striscia di Gaza, meno di 400 chilometri quadrati. Senza dimenticare che questo Stato non avr\u00e0 il controllo della frontiera con la Giordania, un suo spazio aereo e piena sovranit\u00e0 poich\u00e9 il piano Trump offre a Israele le massime garanzie di sicurezza. Si tratterebbe di un Bantustan legalizzato, riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto la Lega araba-saudita, mentre chiede al governo degli Stati Uniti di non chiudere in modo punitivo l\u2019ufficio del PLO a Washington, porta appoggio all\u2019assalto all\u2019Iran e al suo alleato Hezb\u2019Allah lanciato dalla monarchia Saud. Lo scontro fra Riyadh e Tehran \u00e8 ormai planetario pur se si concentra in Siria, Libano e Yemen. Nel corso della riunione straordinaria della Lega araba al Cairo il 20 novembre, il ministro saudita, Ader al-Jubeir, ha avvertito con fare minacciosa che \u201cl\u2019Arabia Saudita non rester\u00e0 guardare le aggressioni iraniane e non esiter\u00e0 a difendere la sua sicurezza nazionale per garantire l\u2019incolumit\u00e0 dei suoi abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In risposta, su ordine di Beirut, il ministro degli esteri libanese, Gebran Bassil, non ha partecipato alla riunione della Lega araba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contestualmente, il presidente libanese Aoun ha difeso Hezb\u2019Allah negando l\u2019accusa di \u201cterrorismo\u201d che gli rivolgono le monarchie sunnite. Pi\u00f9 di tutto ha difeso le armi del braccio militare del movimento sciita che, ha spiegato, servono \u201cper difendere il Paese da Israele\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il clima \u00e8 sempre pi\u00f9 infuocato a Beirut, dove dopo altre due settimane di assenza, \u00e8 rientrato Saad Hariri che aveva presentato le dimissioni da premier in Libano mentre era in visita a Riyadh, lanciando accuse pesanti a Hezb\u2019Allah e Tehran.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><em>Il ricatto USA<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si approfondisce lo scontro fra l\u2019ANP di Abu Mazen e l\u2019amministrazione Trump: il 21 novembre i palestinesi hanno congelato i contatti con il consolato USA a Gerusalemme e con gli esponenti americani in visita in Cisgiordania. Una mossa solo \u201ctemporanea\u201d per\u00f2 finch\u00e9 gli americani non chiariranno le loro intenzioni volte a costringere Abu Mazen a tornare senza condizioni al negoziato con Israele sulla base del \u201cpiano\u201d Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto, il giorno precedente, al Cairo il movimento islamico Hamas, il partito di Fatah e altre undici formazioni hanno ripreso le trattative per la riconciliazione nazionale palestinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In merito, va detto che a conclusione di due giorni di negoziati a porte chiuse, accanto alla richiesta rivolta alla Commissione elettorale palestinese perch\u00e9 si possano tenere votazioni politiche e presidenziali entro il 2018 non sono arrivati segnali rassicuranti sul passaggio definitivo, il 1\u00b0 dicembre, dell\u2019amministrazione civile di Gaza dal movimento islamico al governo ufficiale a governo ufficiale dell\u2019ANP, guidato dal premier Rami Hamdallah e sostenuto da Fatah. Il 1\u00b0 novembre, Hamas ha ceduto il controllo dei valichi di Gaza con Egitto e Israele all\u2019ANP, facendo avanzare di un altro passo la riconciliazione. Dopo per\u00f2 le cose sono andate avanti lentamente anche perch\u00e9 il Cairo, facilitatore della trattativa non ha ancora riaperto in modo permanente, come aveva promesso, il valico di Rafah con Gaza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Restano, infatti, i nodi non sciolti, in particolare sulla gestione della sicurezza nella Striscia di Gaza di cui non s fa riferimento nel comunicato al termine dei colloqui. Il presidente dell\u2019ANP Abu Mazen, ripete che non possono coesistere due diverse forze di sicurezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da parte sua Hamas esclude il disarmo della sua milizia, le Brigate Ezzedin al Qassam e segnala che continuer\u00e0 a occuparsi della sicurezza di Gaza, ad eccezione dei valichi con Israele ed Egitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In merito poi alle elezioni entro il 2018, va ricordato che pi\u00f9 volte nel passato se ne \u00e8 parlato, ma in realt\u00e0 le ultime consultazioni si sono tenute nel 2005 e vinse nettamente Hamas e poi basta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altro canto, tra gli esiti positivi c\u2019\u00e8 la decisione di convocare il Consiglio Nazionale palestinese (\u00e8 il Parlamento di tutti i palestinesi, anche quelli che vivono in asilo) il prossimo febbraio e la proclamazione del PLO quale unico rappresentante del popolo palestinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hamas non ne fa ancora parte e il riconoscimento conferma l\u2019intenzione del movimento islamico di entrare nella pi\u00f9 importante delle istituzioni palestinesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti auspicano che l\u2019accordo possa migliorare la vita dei due milioni di abitanti di Gaza, da oltre dieci anni costretti a subite le conseguenze del blocco israeliano della Striscia e che affrontano mancanza di energia elettrica e di acqua potabile, disoccupazione e povert\u00e0.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><em>Il Giro d\u2019Italia a Gerusalemme<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 25 e 26 novembre in tutta Italia si sono svolte manifestazioni per protestare contro la partenza del Giro d\u2019Italia 2018 da Gerusalemme, con tre tappe in Israele. La data scelta non \u00e8 casuale: il 29 novembre sar\u00e0 ufficialmente annunciato il \u2018via\u2019 dalla Citt\u00e0 Santa, data che \u2013 fanno notare gli organizzatori della protesta, la ECCP (<em>European Coordination of<\/em> <em>Committees and Association for Palestine<\/em>) \u2013 coincide con la giornata ONU di solidariet\u00e0 con il popolo palestinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ECCP ha anche annunciato un appello agli organizzatori della nota corsa ciclistica, firmato da oltre 120 soggetti (organizzazioni per i diritti umani, sindacati, tra cui Fiom-Cgil e Usa, gruppi sportivi, gruppo religiosi e personalit\u00e0 come il linguista Noam Chomsky, i giuristi John Dugartd e Richard Falk, il drammaturgo Moni Ovadia, gli europarlamentari Forenza, Maltese e Cofferati). La societ\u00e0 civile palestinese, da parte sua, ha scritto al Papa Francesco: \u201cnon accettare l\u2019invito del premier israeliano Netanyahu a dare il \u2018via\u2019 alla prima tappa\u201d.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"4\">\n<li><em>La Valle del Giordano.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 accade mentre da mesi l\u2019espansione coloniale nella Valle del Giordano prosegue. Da anni il premier israeliano pone come precondizione intoccabile all\u2019eventuale negoziato il mantenimento del controllo militare e di sicurezza sulla Valle del Giordano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora le autorit\u00e0 israeliane stanno lavorando al trasferimento forzato di 200 palestinesi (di cui 45 donne e 60 bambini) dai propri villaggi e dalle proprie terre nelle comunit\u00e0 di Ein al \u2013Hilweh e Ummmal Jamal, nella parte settentrionale della Valle del Giordano. Mahadi Daraghmeh, membro del consiglio municipale della Valle del Giordano, ha denunciato, lo scorso10 novembre, la consegna di ordini di demolizione e di evacuazione a 30 famiglie palestinesi da 60 abitazioni e strutture agricole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Datati 1\u00b0 novembre e consegnati solo il successivo giorno 10, gli ordini danno solo 8 giorni di tempo. Dunque sono \u201cscaduti\u201d nello stesso giorno della notifica. Le famiglie aspettano l\u2019arrivo dei bulldozer israeliano in qualsiasi momento e Daraghmeh dice che la reale motivazione \u00e8 l\u2019espansione delle colonie agricole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Timore da parte palestinese perch\u00e9 lo sgombero \u00e8 consustanziale a quanto annunciato da tempo il ministro israeliano dell\u2019Abitazione, Yoav Galant, che giorni prima ha reso noto un piano \u201cper rafforzare le comunit\u00e0 ebraiche nella Valle del Giordano\u201d, un progetto che \u2013 attraverso fondi statali a cooperative e insediamenti agricoli a chi decider\u00e0 di trasferirsi e l\u2019eliminazione dei limiti alla costruzione \u2013 raddoppier\u00e0 il numero dei coloni israeliani nell\u2019area. Da 6 mila a 12 mila: le colonie presenti nella valle del Giordano, 37, sono esclusivamente colonie agricole e i residenti non sono numerosi come del resto degli insediamenti della Cisgiordania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Numeri ridotti ma effetti devastanti per la popolazione palestinese: dal 1967 la Valle del Giordano \u00e8 per oltre il 90% sotto il controllo israeliano, tra Area C, Zone militari e aree chiuse di addestramento; Area A sotto il controllo palestinese comprende solo la citt\u00e0 di Gerico e piccolissime porzioni di alcuni villaggi. E\u2019 a Gerico che buona arte della popolazione \u00e8 stata costretta in questi 50 anni, spinti da demolizioni di case, espansione coloniale e perdita dei mezzi di sussistenza: dei 320 mila abitanti pre-1967 ne restano 56 mila, meno del 20% delle riserve d\u2019acqua utilizzabili da palestinesi e il tasso di povert\u00e0 \u00e8 pari al 33,5%, il pi\u00f9 alto della Cisgiordania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza acqua e sempre meno terra a disposizione, le comunit\u00e0 palestinesi hanno difficolt\u00e0 estreme nel coltivare la terra e sono per lo pi\u00f9 costretti a lavorare per pochi shekel al giorno nelle colonie israeliani, che da parte loro producono a basso costo e si rendono molto pi\u00f9 competitivi sul mercato interno, prigioniero, palestinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo di un simile piano \u00e8 chiarissimo. Israele va avanti nell\u2019espansione territoriale in una zona strategica per rendere pi\u00f9 difficile in futuro un\u2019eventuale evacuazione dei coloni. Tel Aviv sa che il tempo \u00e8 prezioso e che ogni metro guadagnato sar\u00e0 un punto in pi\u00f9 al tavolo del negoziato. E la valle del Giordano \u00e8 centrale nei piani del governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_8208\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8208\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-8208\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/unnamed-e1486363729425-580x327.jpg\" alt=\"Lord Balfour\" width=\"580\" height=\"327\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/unnamed-e1486363729425-580x327.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/unnamed-e1486363729425-280x158.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/unnamed-e1486363729425-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/unnamed-e1486363729425-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/unnamed-e1486363729425.jpg 792w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-8208\" class=\"wp-caption-text\">Lord Balfour e la sua &#8216;Dichiarazione&#8217;.<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di fronte a notizie secche e circostanziate con numeri si rimane decisamente perplessi sulla difficolt\u00e0 della situazione nel conflitto palestino-israeliano e su una possibile \u2018pace\u2019 della quale per\u00f2 il mondo intero necessita. 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