{"id":8160,"date":"2017-11-14T19:51:56","date_gmt":"2017-11-14T18:51:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8160"},"modified":"2017-11-14T19:51:56","modified_gmt":"2017-11-14T18:51:56","slug":"asia-centrale-e-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8160","title":{"rendered":"Asia Centrale e Europa"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8163\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8163\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-8163\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/423618-580x356.jpg\" alt=\"Il Presidente del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev con Vladimir Putin.\" width=\"580\" height=\"356\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/423618-580x356.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/423618-280x172.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/423618-300x184.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/423618.jpg 649w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-8163\" class=\"wp-caption-text\">Il Presidente del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev con Vladimir Putin.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ancora un focus sull&#8217;Asia Centrale, sui suoi problemi e i suoi rapporti con EU, non sempre facili.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<strong>\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Asia Centrale, area del mondo particolarmente cruciale per gli equilibri strategici dei prossimi decenni del XXI secolo, il rapporto tra Islam e modernit\u00e0, tra Islam e sviluppo politico-sociale si configura come particolarmente importante per la stabilit\u00e0 di quest\u2019immensa area geopolitica situata tra Russia, Cina, Iran e India. In questi territori si verifica quello che gli esperti di relazioni internazionali chiamano il <em>power shift<\/em>, cio\u00e8 quello spostamento del centro di potere planetario dall\u2019Occidente all\u2019Oriente di cui si avvertono chiaramente i segnali. In questo strategico settore geopolitico, anche a causa delle sue notevoli risorse energetiche, in particolare quelle legate all\u2019area del Mar Caspio, stimate le terze al mondo per importanza dopo Russia e Golfo Persico, la lotta all\u2019estremismo islamico \u00e8 perci\u00f2 cruciale sia per i governi centroasiatici sia per le potenze dell\u2019area quali Russia, Cina, Stati Uniti, India e Unione Europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultima \u00e8 da tradizione meno radicata in quei territori rispetto alla Russia ed anche agli stessi Stati Uniti, che hanno sempre inteso estromettere la Russia dall\u2019area o perlomeno non consentirle di assumere l\u00ec una posizione nuovamente egemone, dopo il crollo dell\u2019Unione Sovietica. A questo fine hanno inteso sviluppare e rafforzare le istituzioni locali in funzione antirussa, ma anche di ordine interno agli Stati stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Unione Europea pu\u00f2 offrire un\u2019importante e apprezzata assistenza economica e giuridica ai governi centroasiatici, anche se deve necessariamente scontare la sua insufficiente capacit\u00e0 di proiezione della forza militare nella risoluzione di conflitti e la sua politica di sostegno ai diritti umani. E\u2019 un modo di garantire la democrazia anche quale strumento politico di lotta all\u2019estremismo islamico che finisce spesso per raffreddare o danneggiare i suoi rapporti politici con gli autocrati locali i quali, oltre le dichiarazioni formali di adesione a tali principi, considerano le raccomandazioni europee sui diritti umani come un\u2019indebita intrusione o addirittura una sorta di neocolonialismo nella politica interna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo fattore contribuisce quindi in una qualche misura a allontanare gli interlocutori centroasiatici dal dialogo con l\u2019Unione Europea, preferendogli attori che pongano in misura minore l\u2019accento su questa delicata tematica che, nelle intenzioni europee, dovrebbe servire a rendere la regione politicamente meno instabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di qui la necessit\u00e0 per l\u2019Unione Europea di riformulare una politica flessibile che si adatti alla specifica realt\u00e0 storico-culturale dell\u2019area centroasiatica. L\u2019obiettivo del contenimento dell\u2019islamismo radicale \u00e8 comunque comune a tutte le suddette potenze. Possono per\u00f2 variare da Paese e Paese le strategie di contenimento di questa grave minaccia per la sicurezza. Basti pensare a questo proposito al problema della Russia con il suo terrorismo islamico di matrice interna; alla Cina con il problema costituito dalla minoranza interna degli uiguri di etnia turca e di religione islamica nello Xin Jang, regione cinese di confine con l\u2019Asia Centrale; agli Stati Uniti con il terrorismo islamico proveniente da Afghanistan e Pakistan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sorprende, per\u00f2, che alcuni di questi Paesi, in particolare quelli privi di materie prime, si trovino in uno stato di perenne stagnazione economica e politica. Ci\u00f2 ha colpito in particolar modo i Paesi dell\u2019Asia Centrale in cui la tradizione islamica \u00e8 pi\u00f9 radicata e l\u2019urbanizzazione \u00e8 pi\u00f9 sviluppata come in Uzbekistan (Samarcanda, Bukhara) rispetto a Paesi del nord come il Kazakhstan dove la vita \u00e8 stata caratterizzata per lunghi secoli dal nomadismo e da una tradizione religiosa moderata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Kazakhstan, ad esempio, pur essendo uno Stato musulmano, si \u00e8 posto da molti anni in prima fila nella lotta all\u2019estremismo islamico proveniente da sud, anche a causa della sua composizione multietnica (25% di russi etnici), che renderebbe ingestibile la convivenza tra cittadini di religione prevalentemente ortodossa e quelli di fede islamica, con i rischi di una sanguinosa guerra civile. Ne potrebbe conseguire anche un intervento della Russia in difesa delle minoranze russe che vivono soprattutto nelle regioni settentrionali di confine. Inoltre, altri fattori quali l\u2019accento posto dal Presidente del Kazakhstan, Nazarbaev, sull\u2019armonia tra le diverse comunit\u00e0 etniche che vivono nel Paese, sull\u2019importanza della crescita economica (con il conseguente relativo prestigio nazionale e internazionale che ne deriva come la presidenza dell\u2019OSCE nel 2010), contribuiscono a relegare in secondo piano il fattore religioso islamico che rimane un\u2019entit\u00e0 del tutto separata dallo Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Motivi interni e internazionali si sommano quindi, soprattutto nel caso del Kazakhstan, nel determinare una lotta contro l\u2019estremismo islamico, sia quello di origine nazionale sia quello proveniente da altri Paesi islamici dell\u2019area centroasiatica o comunque di quella islamica. Questo \u00e8 quindi particolarmente vero per leader diventati adulti durante l\u2019era sovietica. Rimane da vedere come si evolver\u00e0 la situazione quando nei prossimi anni avverr\u00e0 il cambio generazionale, cio\u00e8 quando saliranno al potere i nuovi leader che, per ragioni anagrafiche, non si sono formati e non hanno quindi assorbito l\u2019ateismo propagandato in tempo sovietico dalla dottrina marxista-leninista. I politici non cresciuti nell\u2019indottrinamento sovietico potrebbero, infatti, decidere di assecondare le pressioni che provengono dalla popolazione per una maggiore presenza dell\u2019Islam nella Stato oppure decidere di continuare a mantenere una netta divisione tra Stato e religione, rischiando per\u00f2 potenzialmente un pericoloso calo del consenso popolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Occidente deve essere consapevole che in molti Stati dell&#8217;Asia centrale i legami etnici e di clan spesso prevalgono sulla pura valutazione strettamente meritocratica o programmatica del miglior candidato da parte delle istituzioni dello Stato o della popolazione, il che impedisce, o almeno ostacola, la creazione di una democrazia di matrice occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo implica che la scelta del leader \u00e8 spesso fatta non esclusivamente sulla base del suo programma politico ed economico, ma soprattutto sul suo clan di appartenenza etnica e sulla lunga tradizione centro asiatica di personificazione del potere, che implica la scelta di un leader forte che pu\u00f2 governare da autocrata, in un contesto di forte concentrazione di poteri di governo nelle sue mani. Nella migliore delle ipotesi riceve, infatti, una sorta di mandato plebiscitario da parte della popolazione nel quadro di elezioni non sempre libere, senza per\u00f2 che la concreta attivit\u00e0 di governo sia organizzata secondo il tradizionale schema che comprende potere legislativo, esecutivo e giudiziario. In alcuni Stati dell\u2019Asia Centrale post-sovietica, in particolare in Kazakhstan, si afferma insomma una cultura economica moderna, sostenuta soprattutto dalla presenza d\u2019ingenti risorse energetiche, ma anche una concezione politica prevalentemente autoritario-paternalistica, in cui sono ampiamente garantite le libert\u00e0 di tipo economico-sociale e limitate quelle politiche, se non una concezione autoritaria-dittatoriale, com\u2019\u00e8 avvenuto, ad esempio, in Turkmenistan.<br \/>\nQuesta lunga tradizione di tipo autoritario-paternalistico evidenzia la presenza di alcuni problemi strutturali di questo tipo di modello politico come la scottante questione della successione di Nursultan Nazarbayev o altri Presidenti dell\u2019area, per la quale, fino ad oggi, non \u00e8 previsto un meccanismo istituzionale e trasparente. Il ricambio pu\u00f2 portare, ovviamente, a una lotta violenta per il potere, poich\u00e9 i meccanismi di successione e i loro criteri non sono stati ancora definitivamente stabiliti. E\u2019 evidente che la scelta di questi meccanismi successori si rivela un fattore essenziale per mantenere la stabilit\u00e0 di un Paese o dell\u2019intera regione centroasiatica, determinante per gli equilibri continentali e forse mondiali. Quanto pi\u00f9 la validit\u00e0 di questi meccanismi successori sar\u00e0 riconosciuta quale chiara e trasparente dalla popolazione, cio\u00e8 condivisa, in modo che il Presidente in carica o la sua amministrazione non scelga i suoi collaboratori o successore in base a criteri esclusivamente clientelari o nepotistici, ma almeno in parte anche meritocratici, tanto meno vi sar\u00e0 la possibilit\u00e0 che sulla scena politica centroasiatica si presentino in futuro forze estremiste di tipo etnico o religioso in grado di conquistare il consenso popolare elettoralmente con proposte politicamente demagogiche, o attraverso la lotta politica senza esclusione di colpi, l\u2019insurrezione popolare od il terrorismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi, infatti, prosperano quando nel Paese sussiste un diffuso malcontento popolare legato ad una cattiva situazione economica e sociale. Ci\u00f2 potrebbe per\u00f2 verificarsi nel momento in cui l\u2019intera popolazione cominci a maturare una coscienza politica dei suoi diritti economici e sociali che il paternalismo autoritario, esercitato da parte della leadership di alcuni Stati centro asiatici mediante frequenti elargizioni di fondi pubblici o la costruzione di infrastrutture oppure l\u2019impiego di una propaganda tanto martellante quanto paternalista, potrebbe in futuro non essere pi\u00f9 in grado di soddisfare a causa di una possibile diminuzione dei prezzi delle risorse energetiche, di un loro progressivo esaurimento con relativo assottigliamento del fondo sovrano destinato agli investimenti finanziari e infrastrutturali dello Stato in questione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una maggiore consapevolezza politica della popolazione potrebbe quindi spingere a richiedere al governo una migliore trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche, come anche una loro contrazione potrebbe spingere verso una feroce lotta politica, dagli esiti pi\u00f9 o meno incerti, per una pi\u00f9 equa suddivisione di queste ultime tra la popolazione. Infatti, una parte pi\u00f9 o meno importante del reddito nazionale delle ricchezze del Paese sfugge al controllo della popolazione e viene quindi incamerata per scopi di arricchimento personale dal partito politico al potere e quindi dalla cerchia presidenziale, quella burocratica e tecnocratica, cio\u00e8 quella che si occupa essenzialmente delle attivit\u00e0 estrattive e della loro commercializzazione. Proprio la presenza d\u2019ingenti ricchezze energetiche, infatti, porta statisticamente alla presenza di un partito unico, detentore del potere in modo pressoch\u00e9 assoluto: cio\u00e8 la concentrazione di grandi ricchezze derivanti dalle risorse energetiche impedisce o ritarda la nascita di una societ\u00e0 democratica o almeno politicamente policentrica e quindi consapevole delle proprie scelte. Basta vedere a questo proposito i casi di Russia, Arabia Saudita e Kazakhstan, ognuno con le sue specificit\u00e0 storico-politiche, ma tutti accomunati da una dinamica politica comune o almeno comparabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 l\u2019Europa far qualcosa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora un focus sull&#8217;Asia Centrale, sui suoi problemi e i suoi rapporti con EU, non sempre facili.<\/p>\n","protected":false},"author":3279,"featured_media":8163,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[5,690,7,1283,131,963,331,765],"tags":[3675,3679,2135,3678,3677,30,3680,3676,2402,2408],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/423618.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-27C","jetpack_likes_enabled":false,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8160"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3279"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8160"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8160\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8164,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8160\/revisions\/8164"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8163"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8160"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8160"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8160"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}