{"id":8155,"date":"2017-11-13T17:47:20","date_gmt":"2017-11-13T16:47:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8155"},"modified":"2017-11-13T17:47:20","modified_gmt":"2017-11-13T16:47:20","slug":"islam-e-risorse-energetiche-in-asia-centrale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=8155","title":{"rendered":"Islam e risorse energetiche in Asia Centrale."},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_8157\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-8157\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-8157\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/mappa-asia-centrale1-511x405.jpg\" alt=\"Mappa dell'Asia Centrale\" width=\"580\" height=\"460\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/mappa-asia-centrale1-511x405.jpg 511w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/mappa-asia-centrale1-253x200.jpg 253w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/mappa-asia-centrale1-768x608.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/mappa-asia-centrale1-300x238.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/mappa-asia-centrale1.jpg 1316w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-8157\" class=\"wp-caption-text\">Mappa dell&#8217;Asia Centrale<\/p><\/div>\n<p><em>Un\u2019analisi molto dettagliata e interessante sull\u2019Islam nelle Repubbliche dell\u2019Asia Centrale. Riflessioni di notevole interesse.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risveglio islamico in Asia Centrale costituisce uno dei fenomeni storici pi\u00f9 importanti degli ultimi decenni. Dopo un lungo periodo di oppressione sovietica, la rinascita dell\u2019identit\u00e0 islamica in Asia Centrale ha rappresentato una importante riappropriazione del proprio patrimonio spirituale e identitario da parte delle popolazioni dell\u2019Asia Centrale, fino al 1991 sostanzialmente isolate dal resto del mondo a causa dell\u2019esistenza della Guerra Fredda. Il fatto stesso di fare parte dell\u2019Unione Sovietica, infatti, impediva loro di coltivare relazioni, se non a livello regionale e sotto lo sguardo attento di Mosca, con gli altri Stati mussulmani dell\u2019area.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La religione islamica, dagli anni Sessanta, fu meno perseguitata rispetto al passato dalle autorit\u00e0 russo-sovietiche, soprattutto per motivi legati alla politica estera di Mosca: infatti l\u2019Asia Centrale sovietica doveva servire a dimostrare agli Stati mussulmani la sostanziale compatibilit\u00e0 tra comunismo e Islam; a fungere quindi da vetrina al modello sociale e politico sovietico nei confronti degli Stati mussulmani del Terzo Mondo. Pur propagandando l\u2019ateismo di Stato e quindi concependo la religione come un residuo del passato, <strong>Mosca aveva permesso la sopravvivenza dell\u2019Islam in Asia Centrale soprattutto a fini di politica estera, poich\u00e9 aveva compreso che il mondo musulmano, soprattutto quello dell\u2019area del Golfo, e asiatico in generale, avrebbe acquisito una sempre maggiore importanza strategica nel corso dei futuri decenni. A ci\u00f2 e alla necessit\u00e0 allo stesso tempo di contenere la possibile espansione del fondamentalismo islamico nelle ex repubbliche sovietiche dell\u2019Asia Centrale \u00e8, almeno in parte, da ricondurre il tentativo sovietico di invadere l\u2019Afghanistan nel corso degli anni \u201980.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dagli anni Ottanta, in particolare durante l\u2019epoca gorbacioviana, si \u00e8 quindi assistito a un risveglio dell\u2019Islam in Asia Centrale, in particolare dopo la dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica, quando ha contribuito a colmare il vuoto ideologico venutosi a creare in seguito alla fine del comunismo; l\u2019Islam, quindi, quale simbolo di una ritrovata identit\u00e0, volta a cancellare l\u2019eredit\u00e0 della dominazione sovietica e della forzata russificazione che per\u00f2 aveva mostrato anche alcuni aspetti positivi come la diffusione di una cultura scientifica ed una progressiva industrializzazione, contribuendo cos\u00ec ad un miglioramento delle condizioni economiche della popolazione locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia della dominazione russo\/sovietica in Asia Centrale ha quindi lasciato anche un\u2019eredit\u00e0 che continua a influenzare positivamente o, almeno non negativamente, gli attuali rapporti tra Russia e le repubbliche dell\u2019Asia Centrale indipendenti che aspirano a divenire attori politici a pieno titolo della comunit\u00e0 internazionale, dopo molti anni di dominio straniero, sebbene si rendano chiaramente conto di essere collocate in un\u2019area geostrategica al centro degli interessi delle grandi potenze e quindi soggette a diverse pressioni interne ed esterne che rendono la loro posizione nel contesto internazionale particolarmente delicata e esposta al rischio di repentini, quanto bruschi, sovvertimenti dello status quo: le cosiddette \u201crivoluzioni arancioni\u201d che hanno caratterizzato nel corso degli ultimi due decenni diversi Paesi dell\u2019area post-sovietica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un accorto mix di nazionalismo e in parte esasperato, secondo lo Stato, culto della personalit\u00e0 del leader che rappresenta ed incarna la rinnovata indipendenza della nazione e di rinascita religiosa islamica, sono stati quindi gli ingredienti con cui i governi dell\u2019area hanno cercato di puntellare ideologicamente gli Stati dell\u2019Asia Centrale che stavano attraversando un delicato periodo di transizione dall\u2019ideologia marxista-leninista all\u2019economia di mercato. Ci\u00f2 ovviamente ha portato, nonostante le reiterate promesse da parte dei governi locali di adottare istituzioni di tipo liberale, a escludere, di fatto, la transizione verso una democrazia liberale di matrice occidentale perch\u00e9 sostanzialmente estranea alle tradizioni culturali locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pone nel contesto post-sovietico la difficolt\u00e0 di risvegliare un interesse attivo della popolazione nei confronti della politica, dopo anni della lunga inerzia politica e dell\u2019apatia che ha caratterizzato questi Stati durante il periodo sovietico, i cui effetti perdurano ancora oggi in larghi strati della popolazione i quali mostrano generalmente poco interesse per le vicende politiche dei loro Paesi, in particolare per l\u2019instaurazione della democrazia di tipo occidentale, preferendogli invece un autoritarismo da parte dei loro leader spesso con forte paternalismo e culto della personalit\u00e0. Tutto ci\u00f2 in un ambiente culturale in cui a prevalere sono spesso le tradizioni collettivistiche, almeno in un ambiente rurale legato al clan o all\u2019etnia e non all\u2019individuo. E\u2019 necessario tenere presente che in <strong>molti Stati dell\u2019Asia Centrale a prevalere tra gli individui \u00e8 ancora spesso il legame clanico ed etnico, fatto che impedisce, o perlomeno ostacola, l\u2019instaurazione di una democrazia di matrice occidentale che tenda a valutare i leader nazionali esclusivamente in base ai loro programmi politico-economici e non alla loro affiliazione clanica od etnica. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l\u2019Unione Europea, l\u2019instaurazione della democrazia in Asia Centrale permetterebbe quindi di rendere pi\u00f9 trasparente la gestione delle finanze dello Stato e la selezione degli incarichi statali di prestigio, finora effettuata, invece, spesso su base clanico-clientelare e non sulla competenza o sul programma politico. Ci\u00f2, sul lungo periodo, consentirebbe ai diversi Paesi dell\u2019area, in particolare a quelli dotati d\u2019ingenti risorse energetiche, di crescere in modo uniforme, senza che le \u00e9lite governative s\u2019impossessino illecitamente dei cospicui proventi derivanti dalle risorse energetiche, lasciando una buona parte della popolazione in condizioni di mera sussistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa rinascita islamica, volta in alcuni casi a fungere da sostituto di una debole crescita economica, \u00e8 stata portata avanti dai governi locali anche con un attento bilanciamento tra la necessit\u00e0 della costruzione dell\u2019identit\u00e0 nazionale e il timore della possibile nascita del fondamentalismo islamico, che ora raccoglie numerosi adepti, in particolare nella valle del Fergana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni Stati, come il Kazakhstan e il Kirghizistan, nonostante la riscoperta delle proprie radici religiose, hanno, infatti, mantenuto il carattere sostanzialmente laico dello Stato, mentre altri, per esempio l\u2019Uzbekistan, hanno inaugurato una politica di riscoperta delle radici islamiche che le pone a fondamento della nazione e conferisce loro legittimit\u00e0, pur senza rinunciare del tutto alla laicit\u00e0 dello Stato. <strong>La riscoperta della religiosit\u00e0 islamica in Asia Centrale si \u00e8 quindi manifestata in maniera non uniforme, assumendo forme e modalit\u00e0 diverse da Paese a Paese, a seconda della sua tradizione culturale preesistente.<\/strong> Il difficile equilibrio tra la politica statuale di incoraggiamento della popolazione alla riscoperta delle proprie tradizioni religiose quale prioritario fattore di rafforzamento della coscienza nazionale, il cosiddetto <em>nation building<\/em>, e allo stesso tempo il timore che ci\u00f2 possa favorire la nascita dell\u2019estremismo islamico, \u00e8 quindi un esercizio assai delicato cui i governi dell\u2019area dedicano particolare attenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stati come Arabia Saudita, Turchia, Egitto, Iran hanno contribuito alla rinascita del fenomeno religioso, ma anche alla nascita del radicalismo islamico in quest\u2019area prevalentemente sunnita, pur con una presenza minoritaria di sciiti in alcuni Paesi dell\u2019area come il Tagikistan. Questo \u00e8 perci\u00f2 divenuto, nel corso degli anni \u201990, un terreno di feroce competizione tra Paesi di fede musulmana per la \u201c<em>reconquista<\/em>\u201d islamica di uno spazio soggetto per molti decenni all\u2019impero sovietico e quindi sostanzialmente chiuso alle influenze del resto del mondo. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto con la costruzione di moschee, di <em>madrasse<\/em> (scuole coraniche) e con la concessione di borse di studio ai giovani per periodi di soggiorno in Paesi islamici, dove apprendere o perfezionare i precetti religiosi dell\u2019Islam.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nascita di un Islam radicale d\u2019importazione e non moderato come quello locale non ha per\u00f2, ovviamente, mancato di suscitare forte preoccupazione presso le autorit\u00e0 statali locali, la cui ragion d\u2019essere, specialmente nei confronti degli interlocutori occidentali, \u00e8 appunto individuata nella lotta all\u2019integralismo islamico che diviene la giustificazione per l\u2019immobilismo politico. Quest\u2019ultima diviene anche la sostanziale giustificazione per l\u2019autoritarismo e la generale corruzione che caratterizza i governi locali. Queste rischiano di divenire le principali cause della crescita del movimento fondamentalista, in particolare se la corruzione dell\u2019apparato governativo aumenter\u00e0 e polarizzer\u00e0 le gi\u00e0 accentuate differenze sociali esistenti, soprattutto quelle tra citt\u00e0 e aree rurali, ancora caratterizzate da grande povert\u00e0 e anche da una maggiore diffusione del sentimento religioso, che appare un fattore di coesione sociale in una difficile situazione economica e sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso di un insufficiente tasso di sviluppo economico, in un ambiente rurale si verifica, infatti, una bassa diversificazione sociale e professionale e un concomitante fenomeno di impoverimento della popolazione, condizioni che l\u2019ideologia islamica pu\u00f2 sfruttare per esercitare una maggiore attrattiva. Ci\u00f2, ovviamente, assume ancora maggiore importanza nel caso degli Stati centroasiatici e caspici (ad esempio l\u2019Azerbaijan) che possono avere importanti introiti derivanti da ingenti risorse energetiche che finiscono per\u00f2, almeno in parte, per arricchire una ristretta elite governativa e tecnica e non anche il resto della popolazione, mancando di dotarla perci\u00f2 di beni e servizi statali a essa quanto mai necessari per il suo armonioso sviluppo sociale e civile. Si tratta quindi di vedere se gli ingenti proventi derivanti dall\u2019export di petrolio e gas non si rivelino, paradossalmente, controproducenti per lo sviluppo di un Paese, cio\u00e8 non costituiscano ci\u00f2 che gli analisti chiamano \u201c<em>the oil curse<\/em>\u201d cio\u00e8 la \u201cmaledizione\u201d derivante dal possesso d\u2019ingenti risorse energetiche che impedisce lo sviluppo di una societ\u00e0, sufficientemente libera politicamente e in campo economico, perch\u00e9 lo sviluppo \u00e8 guidato essenzialmente dallo Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u2019instaura quindi in alcuni casi una cultura economica non sana che spesso finisce per contare unicamente sulla grande disponibilit\u00e0 di risorse energetiche per finanziare un\u2019economia parassitaria, dedita al consumo di beni di lusso, all\u2019esportazione di capitali e poco interessata alla diversificazione delle attivit\u00e0 economiche. <strong>Le risorse energetiche, se non gestite correttamente, come spesso \u00e8 accaduto, possono quindi dare luogo a due scenari: una stasi politica caratterizzata da forte autoritarismo e in alcuni casi una polarizzazione delle ricchezze che ha per conseguenza una crescita esponenziale del radicalismo islamico.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo conservatorismo \u00e8 generalmente appoggiato dalla Russia che vede con sospetto qualsiasi svolta liberale, o come si suole dire pi\u00f9 specificamente, qualsiasi \u201crivoluzione arancione\u201d all\u2019interno dello spazio post-sovietico che miri a destabilizzare lo status quo, mentre gli Stati Uniti spingono generalmente verso un\u2019evoluzione in senso liberale dei governi locali, purch\u00e9 ci\u00f2 non danneggi in una qualche misura gli interessi strategici od economici degli Stati Uniti stessi. Proprio l\u2019ambiguit\u00e0 del messaggio finisce spesso per inficiare la validit\u00e0 delle <em>policies<\/em> che hanno per oggetto la salvaguardia dei diritti umani nella regione centroasiatica. E\u2019 evidente anche che la mancanza di una reale pressione verso un cambiamento in senso democratico da parte della Russia finir\u00e0, sul medio e lungo periodo, per fare avanzare le forze fondamentaliste islamiche, poich\u00e9 \u00e8 proprio la palese mancanza di democrazia e di moralit\u00e0 nella gestione del denaro pubblico a indignare l\u2019opinione pubblica e quindi a provocare la crescita dei movimenti islamici che provengono soprattutto dal Pakistan e in parte dall\u2019Uzbekistan e dal Tagikistan. A sua volta la repressione dei movimenti islamici finisce a sua volta per legittimarli poich\u00e9 il governo non \u00e8 in grado di accogliere le richieste di giustizia sociale, in alcuni casi assai legittime, che provengono dalla popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La progressiva islamizzazione della vita sociale e culturale ha quindi influito profondamente sul piano culturale e al tempo stesso ha causato danni sul piano economico perch\u00e9 ha eliminato anche i residui dell\u2019educazione scientifica sovietica per sostituirli con un\u2019educazione religiosa che comprende pressoch\u00e9 esclusivamente i precetti religiosi coranici. Per una sostenuta crescita economica ci sarebbe invece bisogno di una cultura economico-giuridica e scientifica moderna, cio\u00e8 una netta divisione tra Stato e religione. La graduale introduzione dell\u2019Islam, specialmente nella sua versione pi\u00f9 tradizionalista, intacca quindi anche il capitale umano essenziale per la crescita economica e in particolare le donne, che si trovano preclusa una carriera professionale e sono invece relegate al pi\u00f9 tradizionale ruolo di madre e di moglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Islam diviene quindi per alcuni governi centroasiatici, a livello propagandistico, un sostituto della crescita economica e al tempo stesso una giustificazione della mancanza della stessa. Il nesso tra mancata crescita del benessere della popolazione e diffusione del radicalismo islamico \u00e8 perci\u00f2 assai evidente. L\u2019assistenza economico-politica dell\u2019Occidente, sia diretta sia attraverso le Organizzazioni internazionali, come ad esempio l\u2019OSCE, l\u2019Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa che, grazie alla sua struttura agile, inclusiva, cio\u00e8 non percepita dagli Stati centroasiatici come \u201coccidentale\u201d, si rivela spesso determinante, soprattutto per quanto riguarda il graduale apprendimento delle regole democratiche da parte delle giovani repubbliche centroasiatiche e nella mediazione e risoluzione dei conflitti etnici e a livello regionale ed internazionale. Ci\u00f2 pu\u00f2 quindi in questo caso dimostrarsi risolutiva per ostacolare la crescita del fondamentalismo islamico nella regione, molto di pi\u00f9 di generiche raccomandazioni dell\u2019Unione Europea sul rispetto dei diritti umani, che producono irritazione presso i governi locali e restano spesso per questo motivo inascoltate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019analisi molto dettagliata e interessante sull\u2019Islam nelle Repubbliche dell\u2019Asia Centrale. 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