{"id":7966,"date":"2017-09-05T17:10:19","date_gmt":"2017-09-05T16:10:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7966"},"modified":"2017-09-05T17:10:19","modified_gmt":"2017-09-05T16:10:19","slug":"si-prepara-unaltra-guerra-usa-contro-unifil","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7966","title":{"rendered":"Si PREPARA UN&#8217;ALTRA GUERRA: USA CONTRO UNIFIL?"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_7970\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7970\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-7970\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/170407125524-02-nikki-haley-0407-super-169-580x326.jpg\" alt=\"L'ambasciatore Nikki Haley (CNN)\" width=\"580\" height=\"326\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/170407125524-02-nikki-haley-0407-super-169-580x326.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/170407125524-02-nikki-haley-0407-super-169-280x158.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/170407125524-02-nikki-haley-0407-super-169-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/170407125524-02-nikki-haley-0407-super-169-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/170407125524-02-nikki-haley-0407-super-169.jpg 1100w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-7970\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;ambasciatore Nikki Haley (CNN)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un interessante articolo di un esperto del settore, riepilogativo della situazione in Medio Oriente con note storiche.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.<em>Premessa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 26 agosto, l\u2019ambasciatrice USA all\u2019ONU, Nikki Haley, torna a chiedere al comandante della missione UNIFIL, generale Michael Beary, profonde modifiche al mandato di UNIFIL e raccoglie l\u2019approvazione della delegazione diplomatica israeliana all\u2019ONU. Secondo l\u2019ambasciatrice Haley, UNIFIL, il cui rinnovo del mandato \u00e8 previso alla fine del mese, \u00e8 schierata contro Israele per cui si rende necessaria una sostanziale riforma o la fine del mandato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, con l\u2019amministrazione Trump alla Casa Bianca e la tensione in aumento fra Israele e Hezb\u2019Allah, la questione \u00e8 divenuta motivo di scontro tra i membri permanenti nel Consiglio di Sicurezza ONU.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ambasciatrice Haley ripete \u201dNon possiamo farla passare liscia ai terroristi\u201d, mentre la vice ambasciatrice francese, Anne Gueguen, ritiene, al contrario, che \u201c\u00e8 di fondamentale importanza per la stabilit\u00e0 del Libano e della regione che UNIFIL mantenga il mandato\u201d. Dello stesso parere \u00e8 l\u2019ambasciatore russo all\u2019ONU, Vassily Nebenzia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da parte sua, il comandante UNIFIL Beary smentisce totalmente le accuse americane e sostiene che non esistono prove del trasferimento illegale di armi nel Libano meridionale, dove Hezb\u2019Allah ha la sua roccaforte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francia e Russia si oppongono alle pressioni di Stati Uniti e Israele, ma il dibattito resta in corso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia, che con mille soldati su 10.520, \u00e8 parte fondamentale dell\u2019UNIFIL e negli anni passati ha svolto un ruolo di primo piano in Libano, resta silente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">UNFIL fu istituita nel 1978 per monitorare il primo ritiro dell\u2019esercito israeliano dal Libano meridionale. Nel 2006, sulla base della Risoluzione ONU 1701, che mise fine al conflitto fra Israele e Hezb\u2019Allah, ha visto il suo compito allargarsi all\u2019interposizione tra Libano e Israele, alla lotta al traffico di armi e al pattugliamento delle coste libanesi. In undici anni il confine \u00e8 rimasto tranquillo se si esclude qualche scontro isolato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In merito, l\u2019analista arabo Moquin Rabbani dichiara \u201cNon \u00e8 facile comprendere l\u2019obiettivo .. delle pressioni americane.. Forse l\u2019amministrazione Trump vuole demolire l\u2019immagine dell\u2019UNIFIL agli occhi della comunit\u00e0 internazionale e descrivere la missione come parte del problema\u2026. Una futura offensiva militare di Israele in Libano verrebbe vista come inevitabile a causa anche del presunto cattivo lavoro svolto da UNIFIL\u2026 Se queste pressioni porteranno alla fine della missione vedremo un\u2019altra guerra tra Libano e Israele\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A distanza di pochi giorni dall\u2019attacco USA a UNIFIL, il governo israeliano avverte la Russia che se l\u2019Iran \u201cespander\u00e0\u201d la sua presenza in Siria \u201cbombarder\u00e0\u201d il palazzo presidenziale di Bashar Assad a Damasco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preso atto che Bashar Assad rimarr\u00e0 al suo posto, il governo e i comandi militari di Israele fanno i conti con il successo del presidente siriano sui nemici del suo Paese e sui vantaggi che gli alleati, Teheran e il movimento sciiti Hezb\u2019Allah, otterranno sul terreno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse l\u2019Iran non costruir\u00e0 una base aerea o una navale come sostiene Israele, ma \u00e8 chiaro che manterr\u00e0, assieme a Hezb\u2019Allah, una presenza militare stabile in Siria e la user\u00e0 anche per tenere sotto tiro Israele e dissuaderlo dal portare a termine ci\u00f2 di cui Tel Aviv parla da tempo : un attacco aereo per distruggere le centrali atomiche iraniane \u2013 mai viste dall\u2019AIEA durante gli anni di costanti controlli e verifiche &#8211; nonostante la firma nel 2015 dell\u2019accordo internazionale sul programma nucleare per soli fini energetici di Teheran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fronte di questo, Israele non parla del suo reale patrimonio nucleare che risale agli anni \u201950, mai dichiarato all\u2019AIEA. Anzi, il governo israeliano insiste per creare una <em>buffer zone<\/em> (zona cuscinetto), tra Siria e le Alture del Golan, che occupa dal 1967 in violazione delle Risoluzioni del C.d.S. ONU.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il premier israeliano ripete quanto comunica da decenni: \u201dl\u2019Iran vuole costruire una base militare d\u2019appoggio nel suo obiettivo dichiarato di sradicare Israele e per questo scopo sta costruendo siti di produzione di missili di precisione in Siria e in Libano\u201d\u2026 cosa che Israele non pu\u00f2 accettare\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2. Che succede da tempo in Medio Oriente e Africa e perch\u00e9?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 negli ultimi (quasi) 40 anni vi sono state guerre in Afghanistan, dall\u2019invasione dell\u2019allora URSS a quelle successive a guida USA e Gran Bretagna fino a quella in corso dopo l\u201911 settembre 2001, alla prima guerra del Golfo durata otto anni (1980-1988) scatenata, con l\u2019appoggio USA ed Europa, dall\u2019Iraq di Saddam Hussein contro l\u2019Iran che aveva sconfitto il regno per sostituirlo con gli sciiti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora: la guerra del 1991 USA contro l\u2019Iraq, passato da alleato a nemico per l\u2019attacco al Kuwait, che sar\u00e0 seguita nel 2003 da USA e Gran Bretagna con le false accuse a Saddam Hussein di avere armi di distruzione di massa e pronto a utilizzarle; in Afghanistan nel 2001, da parte di USA e Gran Bretagna; le guerre in Libia nel 2010 da USA, NATO, Europa; quelle in Mali e Costa d\u2019Avorio nel 2011 ad opera della dalla Francia; Siria nel 2010 da NATO, USA e coalizioni di Paesi europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guerre che sono ancora in corso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frammenti di analisi e ricerche: si parte dal rapporto Campbell-Bannerman del 1907 (citato nel libro\u201d Cinquant\u2019anni dopo\u201d, edito a maggio 2017 dalla Casa Editrice Alegre, autori Chiara Cruciati e Michele Giorgio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><u>Fra Ottocento e Novecento si alimenta la necessit\u00e0 di instaurare un\u2019enclave bianca e occidentale<\/u> <u>nel cuore del Medio Oriente e del Nord-africa,<\/u> mondo arabo dalle immense ricchezze naturali ma pericoloso perch\u00e9 in possesso di potenzialit\u00e0 che avrebbero potuto creare un polo di competizione difficilmente gestibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partizione, suddivisione e frammentazione sono la risposta realizzata attraverso il sostegno a leader divisivi, con <u>promesse d\u2019indipendenza gi\u00e0 macchiate dall\u2019accordo Sykes-Picot della prima<\/u> <u>Guerra Mondiale, attraverso la nascita di confini innaturali che hanno separato popoli e identit\u00e0 politiche e culturali specifiche.<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 del 1907 il documento passato alla storia come Campbell-Bannerman, dal nome dell\u2019allora primo ministro dell\u2019impero britannico e sottoposto a sette Paesi europei in vista della formazione di un comitato che si occupasse esclusivamente della questione araba con le seguenti raccomandazioni elaborate dall\u2019Europa coloniale:\u201d Promuovere la disintegrazione, la divisione e la separazione della regione; creare entit\u00e0 politiche artificiali da porre sotto l\u2019autorit\u00e0 dei Paesi imperialisti; combattere ogni tipo di unit\u00e0 \u2013 che sia intellettuale, religiosa o storica -; creare uno \u201cStato cuscinetto\u201d in Palestina, popolato da una forte presenza straniera ostile ai suoi vicini e alleata dei Paesi europei e dei loro interessi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E veniamo a oggi. Quella necessit\u00e0 eurocentrica di divisione e separazione si traduce nel sostegno a Israele e alla mancata volont\u00e0 di imporre le decisioni assunte dalla Comunit\u00e0 Internazionale, a partire dalle innumerevoli Risoluzioni delle Nazioni Unite sul tema palestinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In breve, la diplomazia mondiale ha optato e opta per il mantenimento dello status quo (e della sua costante erosione da parte di Tel Aviv), apparentemente cristallizzato da oltre venti anni di fittizio processo di pace fondato sulla soluzione dei \u201cDue Stati\u201d. In realt\u00e0, mentre le legittime richieste palestinesi rimangono congelate, Israele avanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima ondata coloniale (agosto 2017, 3.500 abitazioni), lanciata poche settimane dopo l\u2019ultima Risoluzione ONU 2334, \u00e8 stata accompagnata da un voto senza precedenti. La \u201cRegulation Bill\u201d, passata a inizio febbraio scorso alla Knesset con 60 voti a favore contro 52, ha legalizzato gli avamposti coloniali nei territori occupati, ovvero le colonie considerate fuorilegge dalla stessa legislazione israeliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una mossa unilaterale che spiana la strada all\u2019annessione ufficiale della Cisgiordania e che annienta &#8211; insieme a numerosi progetti espansionistici precedenti, a partire dal corridoio E1 tra Gerusalemme e valle del Giordano \u2013 la possibilit\u00e0 di dare vita a uno stato palestinese all\u2019interno dei confini del 1967.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Israele \u00e8 stato progettato e fatto crescere all\u2019interno della Comunit\u00e0 Internazionale e delle regole che si \u00e8 data dopo la seconda guerra mondiale. Se oggi il governo di Tel Aviv insiste sullo strumento negoziale bilaterale per (NON) risolvere il conflitto, definendo le poche iniziative dell\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese come atti unilaterali controproducenti, \u00e8 attraverso l\u2019internalizzazione del proprio essere che ha potuto prosperare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal documento Campbell-Bannerman fino alla dichiarazione Belfour del 1917, dalla Risoluzione dell\u2019Assemblea generale ONU 181 del 1947 (Piano di partizione della Palestina storica in due Stati, uno ebraico sul 55% del territorio e uno arabo nel restante 45%), ai trattati di pace con Egitto e Giordania passando per l\u2019accordo stipulato con la Germania nel 1952 (risarcimento per l\u2019Olocausto), lo stato ebraico ha imposto la propria legittimazione sui riconoscimenti della Comunit\u00e0 Internazionale proponendosi esattamente nella forma in cui \u00e8 stato immaginato \u201cun\u2019enclave occidentale\u201d nel cuore del mondo arabo, colonna portante della strategia statunitense in una regione strategica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In merito, basta sfogliare i dati sugli aiuti che da settanta anni gli Stati Uniti girano nelle casse di Tel Aviv. Dal 1949 al 1965 gli Usa hanno versato a Israele una media di 63 milioni di dollari l\u2019anno; dal 1966 al 1970, 102 milioni l\u2019anno; dal 1971 al 1975 in miliardo l\u2019anno; dal 1976 al 1984 due miliardi e mezzo l\u2019anno. Dall\u2019amministrazione Reagan in poi la media si \u00e8 assestata sui 5 miliardi e mezzo l\u2019annui. Somme che non tengono conto di donazioni private comprese per le guerre combattute, premi per le conferenze di pace, investimenti in fondi americani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una legittimazione politica che fa il paio con quella commerciale e militare. Un quadro del peso dell\u2019economia militare israeliana lo d\u00e0 il libro \u201cGaza e l\u2019industria israeliana della violenza\u201d: nel 2011, il 6,5% del PIL (18 miliardi di dollari) \u00e8 stato destinato all\u2019esercito, ammontare a cui vanno aggiunti gli aiuti statunitensi (112 miliardi di dollari dal 1948, con l\u2019ultima assegnazione decisa da presidente Obama nel settembre 2016 e pari a 38 miliardi in 10 anni; 43 mila impiegati nell\u2019industria militare, 140 mila tenendo conto dell\u2019indotto; mille aziende registrate al ministero della difesa e 680 quelle con licenza di esportazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Israele esporta il 75% della propria produzione militare (sesto al mondo in valore assoluto con quasi 7 miliardi e mezzo di dollari l\u2019anno, dopo potenze come Stati Uniti, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania), forte di una lunga esperienza di conflitto ad alta intensit\u00e0 e della creazione di una macchina repressiva altamente tecnologica, quotidianamente sperimentata sui laboratori dei territori occupati. E se a Gaza si sperimentano tecnologie per operazioni militari, la Cisgiordania \u00e8 il laboratorio per le armi non letali di controllo della folla, i proiettili rivestiti di gomma, i moderni gas lacrimogeni, la <em>skunk water<\/em> (acqua maleodorante usata per controllare l\u2019ordine pubblico, non letale), le bombe sonore. Armi teoricamente non letali, vendute all\u2019estero come \u201cstrumenti etici di dispersione delle proteste\u201d, ma che uccidono regolarmente manifestanti palestinesi durante gli scontri nei villaggi, nei campi profughi o lungo il muro di divisione, lungo 780 km, oltre la linea armistiziale del 1947 delineata dalle Risoluzioni del C.d.S. ONU e in gran parte sui restanti territori palestinesi occupati, ritenuta illegale dalla Corte di Giustizia europea. Inoltre v\u2019\u00e8 la \u201ccosi-detta guerriglia urbana asimmetrica\u201d fatta unilateralmente da Israele con rastrellamenti, raid notturni, arresti indiscriminati, un sistema di repressione che ha permesso nei decenni lo sviluppo di un altro filone commerciale: quello della sorveglianza, delle prigioni di sicurezza, dei radar aerei, delle barriere elettrificate, delle torrette di avvistamento a controllo remoto, dei droni. Tutti strumenti che l\u2019opinione pubblica europea comincia a conoscere sempre pi\u00f9 da vicino perch\u00e9 impiegati lungo le frontiere usate dai rifugiati per entrare in territorio europeo e muoversi al suo interno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(continua)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_7971\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7971\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-7971\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/20160812homhqinterview_01-580x336.jpg\" alt=\"Il generale Michael Beary, Comandante della missione UNIFIL con il Segretario Generale delle NU.\" width=\"580\" height=\"336\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/20160812homhqinterview_01-580x336.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/20160812homhqinterview_01-280x162.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/20160812homhqinterview_01-768x445.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/20160812homhqinterview_01-300x174.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/20160812homhqinterview_01.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-7971\" class=\"wp-caption-text\">Il generale Michael Beary, Comandante della missione UNIFIL con il Segretario Generale delle NU.<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un interessante articolo di un esperto del settore riepilogativo della situazione in Medio Oriente con note storiche.<\/p>\n","protected":false},"author":2122,"featured_media":7970,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[2157,1284,80,1296,245,1285,2492,131,1290,1291,1273],"tags":[2579,3565,3568,470,3563,2400,3567,2394,3564,3566,3569],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/170407125524-02-nikki-haley-0407-super-169.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-24u","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7966"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2122"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7966"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7966\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7973,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7966\/revisions\/7973"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7970"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7966"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7966"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7966"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}