{"id":7876,"date":"2017-07-20T18:56:02","date_gmt":"2017-07-20T17:56:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7876"},"modified":"2017-07-20T18:56:02","modified_gmt":"2017-07-20T17:56:02","slug":"la-migrazione-e-la-libia-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7876","title":{"rendered":"LA MIGRAZIONE E LA LIBIA.2"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_7882\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7882\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-7882\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/frontex.jpg\" alt=\"Fabrice Leggeri\" width=\"580\" height=\"386\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/frontex.jpg 800w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/frontex-280x186.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/frontex-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/frontex-580x386.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/frontex-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-7882\" class=\"wp-caption-text\">Fabrice Leggeri<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La Libia e l\u2019Europa: fatti lucidamente analizzati\u2026la situazione sembra essere senza ritorno\u2026mutazione epocale irreversibile, come scriveva OA nel 2016.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Il Direttore Scientifico: Maria Gabriella\u00a0Pasqualini\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"5\">\n<li><em>I VERTICI DI TALLIN E VARSAVIA.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel luglio corrente, i vertici di Tallinn e Varsavia rendono difficile la situazione dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Tallin i ministri dell\u2019interno dell\u2019Unione europea alzano nei confronti di Roma un vero e proprio muro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Europa dichiara di non voler condividere i migranti che sbarcano in Italia e invita il governo italiano a chiudere i suoi porti alle navi delle ONG e a quelle straniere se intende farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La posizione del commissario EU all\u2019Immigrazione, Dimitri Avramopoulos, esclude, nonostante le continue richieste italiane, di poter cambiare il mandato della missione europea Triton.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente, il commissario rinvia all\u2019imminente vertice di Varsavia, nella sede del Consiglio di gestione di \u201cFrontex\u201d (Agenzia europea per le frontiere), le richieste italiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, a Tallin la situazione peggiora: Belgio, Germania, Olanda e Spagna dichiarano la loro indisponibilit\u00e0 ad aprire i rispettivi porti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al ministro italiano non resta che ripetere il Piano d\u2019azione varato dalla Commissione europea, che propone il rifinanziamento del Fondo per l\u2019Africa al fine di sostenere i Paesi d\u2019origine e di transito dei migranti e, in particolare, la Libia, dove \u00e8 previsto a Tripoli un centro di coordinamento dei salvataggi in mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre in Libia, insieme a Egitto e Tunisia, si dovrebbero costruire aree di ricerca e salvataggio (Sar) e contestualmente intensificare i rimpatri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il codice di condotta per le ONG, si \u00e8 fatto rinvio al successivo vertice nella capitale polacca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Varsavia, la prima sorpresa \u00e8 che il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, in risposta a una dichiarazione congiunta inviata lo scorso 5 aprile dalla Spagna, ribadisce che \u201cFrontex non ha mai accusato alcuna ONG\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riferimento \u00e8 all\u2019intervista rilasciata da Leggeri al quotidiano tedesco Die Welt. Questa ha dato il via alla campagna mediatica contro le organizzazioni umanitarie (che prestano soccorso al largo della Libia), con la collaborazione del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro imbeccato da Frontex, da esponenti di un partito italiano che hanno attaccato le associazioni e attualmente il governo italiano che si accinge a redigere un nuovo codice di condotta per le navi in soccorso dei disperati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, dopo 5 mesi di accuse infamanti contro ONG che salvano esseri umani nel Mediterraneo, sul tavolo della Commissione per le libert\u00e0 civili &#8211; che l\u201911 si riunisce a Bruxelles &#8211; c\u2019\u00e8 non solo la lettera di Leggeri alla Spagna ma anche la sua lettera di risposta arrivata il 21 giugno scorso ai parlamentari della sinistra europea: \u201cSalvare vite umane \u00e8 il primo dovere e obbligo di tutte le navi in mare, ed \u00e8 sempre stata la priorit\u00e0 di Frontex \u2026 Per soccorrere i migranti nel Mediterraneo centrale, Frontex lavora fianco a fianco con Operazione Sophia, Guardia costiera italiana, mercantili e ONG\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sta di fatto che ormai, dopo mesi di accuse insinuazioni e mezze smentite, si attendono gli approfondimenti preparati per imporre il nuovo codice di condotta per le ONG, proposto dal ministro italiano alla Commissione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, il codice complica l\u2019attivit\u00e0 delle ONG con: divieto d\u2019ingresso nelle acque libiche; obbligo di spegnere i trasponder di bordo; divieto di effettuare trasbordi di migranti su altre navi italiane e\/o che partecipano alle missioni europee; obbligo di avere a bordo un agente di polizia giudiziaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre a Varsavia, a fronte della richiesta italiana di coinvolgere altri Stati che partecipano all\u2019operazione Triton, al termine della serata Leggeri promette di \u201cistituire un gruppo di lavoro per valutare ulteriormente la situazione e redigere un nuovo piano operativo che coinvolga anche le ONG\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, Belgio, Olanda, Francia (che conferma la sua sospensione da Schengen fino al prossimo novembre il rifiuto di accoglienza di clandestini e migranti economici), Germania, Grecia (impegnata nell\u2019operazione Poseidone) e Spagna (operazione Indalo) confermano il loro disimpegno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va precisato che di fatto, l\u2019operazione Triton nasce fra il 2014 e il 2016 su richiesta italiana per sostituire la missione tutta italiana \u201cMare Nostrum\u201d, ritenuta troppo costosa, chiedendo che gli sbarchi avvenissero tutti sulle nostre coste e rendendosi disponibile a rinviare i clandestini, dopo i controlli, nel Paese di appartenenza e trasferire i profughi nei Paesi richiesti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 il risultato \u00e8 che, mentre i Paesi europei lasciano sola l\u2019Italia, fanno l\u2019accordo con la Turchia per chiudere le rotte dei Balcani destinando ad Ankara 6 miliardi di euro, mentre all\u2019Italia solo 200 milioni con la promessa di fornire un contributo economico anche per il governo libico, che di fatto non esiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i vertici di Tallinn e Varsavia, ancora di Africa s\u2019\u00e8 parlato alla Farnesina, nel corso del vertice con i Paesi di transito dei migranti alla presenza dei ministri degli esteri di alcuni Paesi europei e rappresentanti dei governi di Libia, Niger, Tunisia, Egitto, Ciad, Etiopia e Sudan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo \u00e8 spostare l\u2019azione dei Paesi di transito a Sud della Libia in modo da diminuire il numero dei migranti che vi fanno accesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In merito, l\u2019Italia, in attesa dei 200 milioni di euro promessi dall\u2019EU, s\u2019impegna a investire 31 milioni di euro: 10, per il rafforzamento delle frontiere meridionali della Libia; 18, da destinare alle \u201cOrganizzazioni internazionali per le migrazioni\u201d (Oim) per i rimpatri volontari sempre nel Paese nordafricano; 3, all\u2019 \u201dAgenzia ONU\u201d che si occupa si combattere il traffico di esseri umani\u201d (Unodc).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 14 c.m., a Bruxelles la diplomazia italiana solleva al \u201cComitato politico di sicurezza\u201d (Cops) una riserva concernente la missione Sophia: in sostanza il governo vuole che i migranti salvati dai vascelli europei nel canale di Sicilia vengano sbarcati anche in altri porti, diversi da quelli italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le 6 imbarcazioni che compongono Sophia provengono da Italia, Francia, Spagna, Germania, Belgio e Regno Unito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Originariamente pensata per entrare nelle acque libiche per bloccare i flussi, il progetto Sophia non \u00e8 mai stato finalizzato per la situazione caotica della Libia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conseguenza gli europei hanno applicato a Sophia il piano operativo di Triton, la missione Frontex.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mandato di Sophia sarebbe dovuto essere rinnovato il 16 p.v. a Bruxelles dai ministri degli esteri ma l\u2019obiezione italiana bloccher\u00e0 tutto.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"6\">\n<li><em>L\u2019ACCORDO DI DUBLINO<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per far saltare l\u2019Accordo di Dublino, l\u2019Italia punta sulla Corte europea di Giustizia e sulla sentenza attesa il 26 luglio c.m.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stipulato il 15 giugno 1990, da 12 Stati membri dell\u2019Unione Europea e modificato l\u2019ultima volta nel 2013, il Trattato di Dublino stabilisce che i cittadini extracomunitari in fuga dai Paesi di origine perch\u00e9 in guerra, o perseguitati per motivi religiosi, possono fare richiesta di asilo nel primo Paese membro dell\u2019UE in cui arrivano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 dunque permesso fare pi\u00f9 domande di asili contemporaneamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Obiettivo \u00e8 rivedere l\u2019interpretazione del concetto di \u201cingresso illegale\u201d che consente ai riottosi partner europei di alzare muri e chiudere porti e frontiere lasciando sola l\u2019Italia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Se la Corte di Lussemburgo imprimer\u00e0 la svolta sperata da Roma, Francia, Austria e altri Stati membri EU non potranno pi\u00f9 rifiutarsi di raccogliere i migranti che puntano a varcare i confini dell\u2019Italia. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le due cause che andranno a sentenza non riguardano direttamente l\u2019Italia ma controversie fra Croazia e Slovenia in un caso e Croazia e Austria nell\u2019altro.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In ogni caso vi saranno ricadute di portata generale, nel senso che potr\u00e0 essere riconosciuta all\u2019immigrato la possibilit\u00e0 di chiedere asilo non gi\u00e0 esclusivamente al Paese di primo approdo, ma al Paese nel quale il migrante desidera vivere.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 necessario che l\u2019immigrato non abbia attraversato illegalmente o irregolarmente i confini di uno Stato membro, altrimenti sar\u00e0 solo il Paese d\u2019approdo a doverlo gestire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono buone possibilit\u00e0 che la Corte accolga i ricorsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi giorni addietro, l\u2019Avvocata generale Eleonor Sharpston, britannica, ha presentato le sue conclusioni in cui fra l\u2019altro sottolinea di \u201ccondividere la posizione italiana circa l\u2019interpretazione dell\u2019art.13 del Regolamento di Dublino alla luce della Convenzione di Ginevra\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel frattempo, il ministro dell\u2019interno italiano vola il 13 luglio a Tripoli per parlare dei flussi migratori con il presidente Sarraj e i 13 sindaci del Fezzan e della Tripolitania che sono maggiormente interessati dal passaggio dei migranti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ai rappresentanti degli enti locali il ministro Minniti promette aiuti per la ricostruzione del tessuto amministrativo distrutto da oltre sei anni di guerra civile in cambio di una collaborazione per fermare il flusso dei migranti diretti all\u2019Europa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In merito, il sindaco della citt\u00e0 di Murzuk, nel Fezzan, spiega che all\u2019Italia chiedono aiuto per la sicurezza dei confini meridionali tramite le tecnologie che hanno.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di fatto, a fronte dell\u2019instabilit\u00e0 della Libia, Roma ha gi\u00e0 cominciato a spostare la sua azione pi\u00f9 a Sud, cercando di stringere accordi con i Paesi del Sahel e in particolare con Ciad e Niger, due dei principali punti di transito dei migranti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma finch\u00e9 questi accordi non si concretizzeranno, all\u2019Italia non resta da fare altro che continuare a investire risorse nel Paese nordafricano.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarraj, consapevole della sua debolezza, alla vigilia del meeting, minaccia di bombardare navi degli scafisti facendo affidamento ai MIG in possesso delle milizie di Misurata, per poi fare un passo indietro per cui l\u2019intera comunit\u00e0 internazionale non ha dato peso a quelle dichiarazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche per questo, a Tripoli con il ministro Minniti ha parlato anche il presidente dell\u2019Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, che ha sottolineato come i sindaci locali siano determinati a dare maggiore stabilit\u00e0 al Paese e a rilanciare le economie locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sindaci hanno presentato una lista di richieste: aiuto a riorganizzare le polizie locali; rifornitura di depuratori per l\u2019acqua; ricostruzione degli uffici anagrafici e delle scuole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In merito alla sicurezza del confine con il Niger, l\u2019Italia punta alla creazione di una Guardia costiera libica formata dalle stesse popolazioni del Fezzan e pagata con fondi europei, come gi\u00e0 avviene per la Guardia costiera libica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A latere, emerge un\u2019inaspettata buona novit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente francese, parlando il 14 c.m. a Trieste, a margine del vertice sui Balcani occidentali annuncia di \u201cvolere associare l\u2019Italia alla nostra azione in tutta la zona del Sahel\u201d, dove la Francia dispone di proprie truppe e dove ha contribuito alla formazione di una forza comune tra i cinque Paesi dell\u2019area, aggiungendo: \u201cPorteremo avanti azioni comuni per cercare di stabilizzare la zona e fermare i flussi di migranti\u201d<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"7\">\n<li><em>AMNESTY<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sugli eventi di Tallin e della Farnesina l\u2019organizzazione umanitaria Amnesty, nel suo rapporto, evidenzia che la strategia italiana ed europea di supportare con denaro, uomini e mezzi della Guardia costiera libica per salvare e intercettare le imbarcazioni dei migranti sulla rotta del Mediterraneo centrale non pu\u00f2 essere efficace, come dimostra il record di 2.070 morti in mare in questi mesi del 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Amnesty, da un lato i profughi rischiano la vita in mare nel tentativo di raggiungere la sponda europea e dall\u2019altro vengono ricondotti in Libia dove li attende un trattamento disumano fatto di torture e stupri fino ad essere ricattati e venduti come schiavi sessuali o per lavori abbrutenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finanziare e addestrare la Guardia costiera libica \u2013 come \u00e8 gi\u00e0 stato chiarito dall\u2019ONU e da Human Right Watch oltre alle ONG che si occupano di salvataggi in mare \u2013 \u00e8 una decisione pericolosa perch\u00e9 la Guardia costiera libica:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>\u00e8 rinomata per i metodi violenti con cui tratta i migranti;<\/li>\n<li>\u00e8 collusa con i contrabbandieri di esseri umani.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iverna McGowan, responsabile delle relazioni internazionali di Amnesty, dichiara che \u201cLo stato attuale della Guardia costiera libica \u00e8 assolutamente vergognoso\u2026.. la responsabilit\u00e0 di ci\u00f2 che succede alle persone che si rivolgono all\u2019Europa per scampare alla tortura e alla morte \u00e8 dell\u2019esecutivo europeo e non certo delle ONG che meritoriamente svolgono un\u2019attivit\u00e0 di supplenza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal suo canto, Amnesty ribadisce che servirebbe \u201cun\u2019operazione umanitaria multinazionale sotto il controllo dell\u2019Italia, una sorta di missione Mare nostrum allargata e finanziata direttamente dalla Commissione europea\u2026.o almeno condizionare i finanziamenti alla Libia al rispetto di standard umanitari e al trasferimento di tutti i migranti salvati in mare su navi attrezzate per i soccorsi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 in questo quadro che dalla Libia arriva una critica alla strategia del ministro dell\u2019interno italiano di potenziare il ruolo della Guardia costiera libica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La critica proviene dal colonnello Ahmad al-Mismari, portavoce della milizia LNA al comando del generale Khalifa Haftar, nell\u2019 intervista di \u201cAgenzia Nova\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il portavoce dichiara: \u201cPer noi l\u2019Italia non \u00e8 un nemico, ma crediamo che le considerazioni di alcuni italiani siano irrealiste e di parte. Riteniamo che l\u2019Italia continui a trattarci come un\u2019ex colonia, e non vogliamo un simile trattamento\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il colonnello sottolinea, inoltre, che : \u201cNon una singola operazione di emigrazione illegale \u00e8 avvenuta nelle aree sotto il controllo dell\u2019LNA, dal valico di Musaid con il conflitto con l\u2019Egitto fino a Sirte. I migranti illegali partono dai porti di Misurata, Tripoli, Sabrata e Zuwara la cui autorit\u00e0 sono sostenute dall\u2019Italia, cio\u00e8 dal governo Serraj di Tripoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mismari mette in discussione anche l\u2019operato dell\u2019ambasciatore italiano Giuseppe Perrone, gi\u00e0 dichiarato \u201cpersona non grata\u201d dal parlamento di Tobruk e propone all\u2019Italia di cambiare il rappresentante e rifornire di aerei, droni e satelliti le truppe di Haftar per controllare le frontiere e \u201ccombattere la rete dei trafficanti\u201d.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"8\">\n<li><em>L\u2019AREA SUBSAHARIANA<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Niger, Agadez \u00e8 il miraggio di salvezza per migliaia di migranti che fuggono da guerre, carestie, fame, disperazione, violenza e abusi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente, il consiglio regionale di Agadez ha lanciato l\u2019allarme alla comunit\u00e0 internazionale e al governo del Niger del dramma dei migranti che a dozzine vengono trovati morti nel deserto del Sahara, abbandonati dai passeur lungo il viaggio sulla rotta del Mediterraneo centrale che da Agadez porta verso la Libia e le coste europee, soprattutto italiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il deserto di T\u00e9n\u00e9r\u00e9 nel Sahara centromeridionale sta diventando \u201cun cimitero a cielo aperto\u201d soprattutto da quando nel 2015 e 2016 il governo di Niamey ha introdotto una legge e adottato misure repressive contro chi trasporta migranti da Agadez verso i confini del Niger.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi provvedimenti hanno indotto i passeur ad abbandonare le vie tradizionali di attraversamento del deserto e tentarne di nuove, pi\u00f9 pericolose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad Agadez, spiega Mohamed Anako, presidente del consiglio regionale, \u201cla migrazione \u00e8 sempre stata la principale attivit\u00e0 economica da quando il turismo si \u00e8 fermato, ed \u00e8 stata sempre considerata un\u2019\u201dattivit\u00e0 lecita\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Amnesty International nel suo rapporto evidenzia \u201cil fallimento delle politiche europee nel Mediterraneo centrale\u201d e denuncia che \u201ctre migranti su cento muoiono durante la traversata del Mediterraneo e che se dal 2015 a oggi si \u00e8 registrato l\u2019incremento di morti pi\u00f9 alto, il 2017, si stima, sar\u00e0 l\u2019anno record di vittime del mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo specchio della realt\u00e0 elenca i fattori che fanno del Niger sia un Paese di origine sia di transito e destinazione: l\u2019instabilit\u00e0 interna e nei Paesi limitrofi del Niger (Nigeria, Libia e Mali), dove sono attivi gruppi terroristici come Boko Haram, Al-Sharia, Aqim e Mujao; siccit\u00e0 periodiche e alluvioni, l\u2019istituzione di una zona di libere circolazioni di merci e persone degli Stati dell\u2019 \u201dEcowas\u201d (Comunit\u00e0 Economica degli Stati dell\u2019Africa occidentale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La caduta del regime di Gheddafi nel 2011 ha aperto le porte ai flussi dei migranti, il cui dramma ha radici antiche, essendo l\u2019altra faccia delle politiche dei Paesi europei che reiterano secolari piani di sfruttamento delle risorse africane e corruzione dei governi locali, a svantaggio della comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Niger \u00e8 il quarto produttore mondiale di uranio e, per contrasto, uno dei Paesi pi\u00f9 povero del mondo: al 187esimo posto nell\u2019indice di Sviluppo Umano 2016; circa il 40% vive al di sotto della soglia di povert\u00e0, due milioni di persone necessitano di assistenza alimentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uranio non ha arricchito la popolazione del Niger ma ha fatto di AREVA \u2013 per l\u201987% di propriet\u00e0 dello Stato francese \u2013 uno dei maggiori colossi di energia atomica e della Francia (che dipende dal nucleare per tre quarti della sua elettricit\u00e0) il migliore alleato militare nella lotta a Boko Haram.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono voluti due anni di negoziati difficilissimi affinch\u00e9 nel 2014 AREVA rinegoziasse un accordo con il governo di Niamey che impone al colosso francese di pagare il 12% di royalties contro il 5,5% precedente e che dovrebbe portare nelle casse del Niger circa 40 milioni di dollari annui, cio\u00e8 briciole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In cambio, il prezzo pagato dalle comunit\u00e0 locali e dell\u2019ambiente \u00e8 incommensurabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il livello di radioattivit\u00e0 nell\u2019acqua (distribuita alla popolazione) intorno alle cittadine di Arlit e Akokan, a pochi chilometri dalle miniere di AREVA, supera i limiti ammessi dall\u2019Organizzazione Mondiale della sanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_7883\" style=\"width: 592px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7883\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-7883\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/16528316590_610d456a6c_k_1.jpg\" alt=\"Dimitri Avramopoulos\" width=\"582\" height=\"364\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/16528316590_610d456a6c_k_1.jpg 800w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/16528316590_610d456a6c_k_1-280x175.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/16528316590_610d456a6c_k_1-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/16528316590_610d456a6c_k_1-580x363.jpg 580w, 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