{"id":7807,"date":"2017-06-21T18:48:14","date_gmt":"2017-06-21T17:48:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7807"},"modified":"2017-06-21T18:48:14","modified_gmt":"2017-06-21T17:48:14","slug":"la-nuova-strategia-del-movimento-sciita-in-medio-oriente-e-il-ruolo-della-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7807","title":{"rendered":"LA NUOVA STRATEGIA DEL MOVIMENTO SCIITA IN MEDIO ORIENTE E IL RUOLO DELLA TURCHIA."},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_7811\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7811\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-7811\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Hassan-Nasrallah-feb-16-580x327.jpg\" alt=\"Hassan-Nasrallah, a capo del movimento Hezb'Allah\" width=\"580\" height=\"327\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Hassan-Nasrallah-feb-16-580x327.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Hassan-Nasrallah-feb-16-280x158.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Hassan-Nasrallah-feb-16-768x433.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Hassan-Nasrallah-feb-16-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Hassan-Nasrallah-feb-16.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-7811\" class=\"wp-caption-text\">Hassan-Nasrallah, a capo del movimento Hezb&#8217;Allah<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Continuando nel tentativo di comprendere gli attuali instabili equilibri in Medio Oriente, sono di seguito analizzati in sintesi le manovre e cambio di strategia degli sciiti e il ruolo sempre pi\u00f9 strategico e in parte pericoloso di Ankara.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il possibile inasprimento della situazione sembra confermato dalle manovre e dal cambio di strategia di Hezb\u2019Allah.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il quotidiano libanese <em>Al Akhbar<\/em>, le milizie del movimento sciita starebbero ripiegando dalla regione orientale del Monte Libano, considerata ormai libera dalla minaccia jihadista di Al Nusra e Daesh, verso le posizioni di confine nel Sud del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stesse manovre riguarderebbero anche il territorio siriano. L\u2019impegno di Hezb\u2019Allah resta ancora consistente, in termini di truppe a sostegno di Damasco, ma il loro dislocamento e utilizzo avverrebbe in punti strategici \u201ccaldi\u201d e non in tutto il territorio siriano. Il rientro di forze \u00e8 legato anche al ricongiungimento delle milizie libanesi con l\u2019altra forza emergente di questi anni: le truppe irachene di Harakat Hizbollah Al Nujaba, considerate il ramo iracheno di Hezb\u2019Allah.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella recente apparizione televisiva, legata alla commemorazione della liberazione da Israele, il segretario generale di Hezb\u2019Allah, Sayyed Hassan Nasrallah, afferma: \u201c Noi siamo pronti a un conflitto che se ci sar\u00e0 avverr\u00e0 anche in territorio israeliano\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti i rapporti dell\u2019intelligence di Tel Aviv sostengono che il partito sciita non sia pi\u00f9 quello del 2006. \u201cHezb\u2019Allah \u00e8 diventato una potenza regionale \u2013 riporta il quotidiano <em>Yediot Aharonot<\/em> \u2013 con una capacit\u00e0 di oltre 100 mila truppe, tra miliziani attivi e riservisti, e un potenziale di quasi 140 mila missili\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La principale preoccupazione dei militari israeliani sarebbe legata alla capacit\u00e0, grazie all\u2019esperienza di questi anni nell\u2019arena siriana, di poter affrontare qualsiasi nemico considerato che \u201cle sue milizie in termini di armamenti, efficacia e preparazione sono equiparabili a un vero e proprio esercito\u201d. Alla stessa maniera, lo stato maggiore di Tel Aviv, per preparare il terreno all\u2019opinione pubblica nazionale e internazionale, precisa che \u201cla presenza dei combattenti nelle zone e nei villaggi non permetter\u00e0 a Israele di eliminare questa minaccia se non attraverso forti danni alle infrastrutture e numerose vittime civili\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla di nuovo per Israele, come dimostrano le guerre \u2013 lontane e recenti &#8211; in Libano e le molteplici guerre (2002, 2006, 2008, 2014) contro la piccola Striscia di Gaza (365 chilometri quadrati per poco meno di 2 milioni di abitanti) &#8211; circondata da Tel Aviv da oltre 10 anni da cielo, terra e mare &#8211; contro modeste milizie poco armate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un suo editoriale relativo al prossimo conflitto contro Hezb\u2019Allah, Abdel Barri Atwan, direttore del quotidiano <em>Ray Al Youm<\/em>, spiega come le guerre che ci sono nell\u2019area attualmente avvengono \u201cper rinforzare la sicurezza e la stabilit\u00e0 di Israele, pur di mantenere il suo potere militare e la sua supremazia nella regione.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un possibile conflitto, secondo numerosi analisti, sarebbe dagli esiti incerti, ma avrebbe ripercussioni terribili per tutta un\u2019area gi\u00e0 martoriata da anni di conflitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il ruolo della Turchia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi mesi, la Turchia estende i suoi bombardamenti contro i combattenti Curdi in Siria e Iraq, nonostante i Curdi siano alleati preziosi degli Stati Uniti nella lotta contro Daesh, aiutandoli a riconquistare il Nord della Siria e diversi territori nel Nord-Ovest dell\u2019Iraq e abbiano un ruolo centrale nelle prime fasi della campagna militare contro il Califfato di Abu Bakr Ibrahim al Samarra per la riconquista della citt\u00e0 irachena di Mosul.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stati Uniti, profondamente preoccupati per gli attacchi aerei turchi, aggiungono che i bombardamenti non erano stati approvati dalla coalizione anti-Daesh da loro guidata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, nei suoi bombardamenti, la Turchia attacca le YPG (le milizie curde siriane), il PKK (il partito indipendentista curdo nato in Turchia) e 5 peshmerga (esercito del Kurdistan iracheno) anche se per errore, in quanto la Turchia pu\u00f2 essere considera un alleato per l\u2019intesa con il presidente Masud Barzani, tuttora al potere anche se il suo mandato \u00e8 scaduto da tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le YPG sono le Unit\u00e0 di Protezione Popolare, cio\u00e8 le milizie armate del PYD (Partito dell\u2019Unione Democratica), una forza politica curda di matrice socialista-libertaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le YPG agiscono in Siria e vorrebbero ottenere il riconoscimento di uno Stato curdo indipendente al confine meridionale con la Turchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso degli ultimi anni, le YPG subiscono sempre di pi\u00f9 l\u2019influenza del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan: il PKK, che opera soprattutto nel Sud-Est delle Turchia, vuole uno Stato curdo indipendente e per questo \u00e8 nemico del governo turco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Turchia non considera organizzazione terroristica solo il PKK, ma anche le YPG, che sono la componente principale e pi\u00f9 importante delle Forze Democratiche siriane, una coalizione di forze che sta guidando le operazioni militari appoggiate dagli USA per riconquistare Raqqa, \u201cla capitale\u201d di Daesh in Siria. I bombardamenti turchi non hanno fine: e colpiscono anche la zona di Sinjar, nel Nord-Est dell\u2019Iraq vicino al confine con la Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui il PKK aveva stabilito una presenza dopo essere intervenuto in aiuto della popolazione yazida nell\u2019estate 2015, che era diventata l\u2019obiettivo delle brutali violenze di Daesh.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan dichiara da sempre che non permetter\u00e0 che Sijar, a circa 115 chilometri dal confine con la Turchia, diventi una \u201cnuova Qandil\u201d, la zona montagnosa in Iraq, dove si sono rifugiati i Curdi del PKK dal 2013, bombardati pesantemente quasi ogni giorno dagli aerei turchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 chiaro il motivo per cui la Turchia abbia deciso di estendere i bombardamenti in Siria e Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Nicholas Heras, analista del \u201c<em>Center for a New American Security<\/em>\u201d, l\u2019esercito turco sta inviando il messaggio che la sua guerra contro il PKK non si fermer\u00e0 ai confini della Turchia, e che non ci sar\u00e0 mai rifugio per il PKK, da nessuna parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo turco sembrerebbe sempre pi\u00f9 preoccupato dell\u2019aumento dell\u2019influenza dell\u2019Iran sia in Iraq che in Siria: pensa che le milizie sciite che stanno combattendo contro Daesh e rispondono all\u2019Iran potrebbero allearsi con il PKK, agendo in un secondo momento in funzione anti-turca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi mesi i rapporti fra Americani e Turchi, e pi\u00f9 in generale fra Turchia e NATO, erano peggiorati soprattutto dopo il fallito golpe contro Erdogan lo scorso luglio, e le successive politiche iper-repressive del governo di Ankara contro i suoi critici e contro tutti quelli accusati di essere coinvolti nel colpo di Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 16 aprile in Turchia il referendum voluto da Erdogan ha rafforzato i poteri del presidente rendendolo ancora pi\u00f9 padrone del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il referendum ha avuto anche un altro ruolo nell\u2019intera faccenda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un comandante delle YPG attribuisce parte della colpa per gli attacchi subito dai Turchi al presidente americano Donald Trump, che, dopo la diffusione dell\u2019esito del voto referendario, aveva chiamato Erdogan per congratularsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il comandante curdo, citato dal sito <em>Al Monitor<\/em>, dice anche: \u201cSe Trump non avesse telefonato a Erdogan, se non si fosse congratulato con lui e se non lo avesse invitato a Washington, la Turchia non si sarebbe mai sentita incoraggiata a comportarsi in questo modo: una maniera che ci ha ferito e che ha ferito la lotta americana contro Daesh\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il momento, nonostante il cambio di amministrazione a Washington, il governo americano non sembra intenzionato a cambiare la sua strategia in Siria e Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Probabilmente Trump continuer\u00e0 a fare quello che ha fatto Obama per molto tempo: districarsi per quanto possibile nella rivalit\u00e0 fra Turchi e Curdi, cercando di non perdere l\u2019appoggio di nessuno dei due e continuando a fare la guerra a Daesh.<\/p>\n<p>\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_7813\" style=\"width: 592px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7813\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-7813\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/124874Image1.jpg\" alt=\"Masud Barzani\" width=\"582\" height=\"362\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/124874Image1.jpg 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