{"id":7751,"date":"2017-05-23T18:15:59","date_gmt":"2017-05-23T17:15:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7751"},"modified":"2017-05-23T18:15:59","modified_gmt":"2017-05-23T17:15:59","slug":"gli-accordi-di-oslo-24-anni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7751","title":{"rendered":"GLI ACCORDI DI OSLO 24 ANNI DOPO"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_7754\" style=\"width: 608px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7754\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-7754\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Gli-accordi-di-Oslo.jpg\" alt=\"I protagonisti di Oslo...\" width=\"598\" height=\"251\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Gli-accordi-di-Oslo.jpg 610w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Gli-accordi-di-Oslo-280x118.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Gli-accordi-di-Oslo-580x243.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Gli-accordi-di-Oslo-300x126.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 598px) 100vw, 598px\" \/><p id=\"caption-attachment-7754\" class=\"wp-caption-text\">I protagonisti di Oslo&#8230;<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Se ne parla raramente\u2026ma quali sono state le conseguenze dei tanto osannati \u2018accordi di Oslo\u2019? Trump \u00e8 appena stato in Israele \u2026dopo l\u2019Arabia Saudita\u2026interessanti ambedue le tappe\u2026se riparleremo. Lo stato attuale dell\u2019implementazione degli \u2018accordi di Oslo\u2019: un poderoso articolo di un grande esperto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella conferenza stampa del 9 maggio 2017, il presidente americano Donald Trump loda il suo omologo palestinese Mahmoud Abbas per aver firmato la \u201cDichiarazione dei Princ\u00ecpi\u201d (Dop) \u2013 nome ufficiale degli Accordi di Oslo del 13 settembre 1993 &#8211; il primo accordo di pace Israelo-palestinese mirante a portare sicurezza, stabilit\u00e0 e prosperit\u00e0 ai due popoli e all\u2019intera regione. Poi, Trump sottolinea la priorit\u00e0 di implementare la partnership tra le forze di sicurezza israeliane e palestinesi per sconfiggere il terrorismo atteso che gi\u00e0 \u201clavorano insieme benissimo\u201d. Abbas ribadisce che il coordinamento alla sicurezza \u00e8 \u201cun interesse nazionale palestinese e una dottrina sacra\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 proprio cos\u00ec?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, la maggioranza del popolo palestinese rigetta questa \u201csacralit\u00e0\u201d del coordinamento securitario fra \u201cAutorit\u00e0 Nazionale Palestinese\u201d (ANP) e Israele, tradotto in una partnership che criminalizza la resistenza palestinese contro l\u2019occupazione israeliana e contribuisce ad allargare la distanza fra la popolazione e l\u2019\u00e8lite politica e della sicurezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 vero invece che le \u201cnuove opportunit\u00e0 economiche\u201d, come dettate dagli USA all\u2019interno di un asserito piano di pace e di approccio all\u2019 \u201caccordo finale\u201d non porteranno mai la pace, come dimostrano le trattative a guida americana iniziate ormai da 24 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, il presidente Trump non definisce n\u00e9 il \u201cprocesso\u201d e i suoi parametri n\u00e9 menziona lo Stato palestinese o la soluzione a due Stati che Abbas porta avanti dall\u2019inizio della sua carriera politica e continua ora, sotto la leadership di Trump, accettando senza mai interferire l\u2019 \u201davvio del processo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritenendosi rinforzato dall\u2019incontro con Trump, appena rientrato a Ramallah, Abbas conferma la recente decisione di tagliare del 30% il sussidio mensile a circa 70 mila ex dipendenti dall\u2019ANP residenti a Gaza ai quali dieci anni fa dopo il \u201cgolpe di Hamas\u201d aveva intimato di non lavorare per gli islamisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il chiaro fine di impedire l\u2019ennesimo accordo tra il movimento islamico e Fatah raggiunto il 18 gennaio a Mosca, Abbas aggiunge che non avrebbe pi\u00f9 pagato neppure il gasolio necessario al funzionamento dell\u2019unica centrale elettrica della striscia di Gaza n\u00e9 garantito il pagamento della quota di elettricit\u00e0 che arriva da Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La misura presa da Abbas colpisce i civili che da oltre 10 anni fanno i conti con il blocco israeliano da cielo, terra e mare e le politiche egiziane al confine e danneggia poco Hamas, ben organizzato e disciplinato, che pu\u00f2 contare su riserve finanziarie ed energetiche predisposte da tempo che gli consentono di affrontare lunghe crisi, dai conflitti armati con Israele ai contrasti con Abbas.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decisione di Abbas colpisce anche la sanit\u00e0, come risulta all\u2019ospedale Rantisi di Gaza city, dove sono in cura decine di ammalati di cancro, e all\u2019 O.N.G. Palestine \u201cChildren\u2019s Relief Fund\u201d (Pcrf).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Ramallah non arrivano pi\u00f9 i medicinali salvavita e oncologici e nel giro di pochi giorni non sar\u00e0 pi\u00f9 possibile curare bambini e adulti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u2013 come afferma il giornalista Aziz Kahlout &#8211; oltre agli aspetti umanitari si guarda allo sbocco politico di questa nuova crisi fra Ramallah e Gaza: \u201ctutto rientra nel quadro regionale che si va delineando.. Gaza e la questione palestinese diventano sempre meno importanti per occidentali e arabi. Gaza sar\u00e0 lasciata al suo destino e sar\u00e0 governata da un movimento di fatto prigioniero e isolato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre giorni dopo, il partito Fatah ottiene risultati modesti alle lezioni per il rinnovo di 145 consigli comunali in Cisgiordania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Striscia di Gaza non si \u00e8 votato per una disputa &#8211; apparentemente \u201clegale\u201d, fra i giudici della Corte suprema di Ramallah e quelli delle Corti di Gaza &#8211; che ha posposto il voto dall\u2019 8 ottobre 2016 al 13 maggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, l\u2019esclusione della Striscia dalla votazione fatta dopo ben 11 anni dall\u2019ultima, \u00e8 avvenuta per due motivi: la frattura politica tra Fatah e gli islamisti che dura da dieci anni e il timore di Ramallah di una vittoria di Hamas come avvenuto alla precedente votazione del gennaio 2006, di fatto boicottata non solo da Ramallah ma da tutta la Comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In solidariet\u00e0 con Hamas, non hanno votato il JIP (Palestinian Islamic Jihad) e l\u2019 \u201cFPLP\u201d (Fronte Popolare di Liberazione della Palestina).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle citt\u00e0 pi\u00f9 grandi della Cisgiordania, il flop di Fatah \u00e8 evidente: a Hebron, il pi\u00f9 popoloso centro abitato, Fatah ottiene 7 dei 15 seggi in palio; a Nablus, 11 su 15 grazie all\u2019alleanza con una lista islamica moderata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo a Jenin e Jerico, Fatah vince ma perde molti seggi nei consigli comunali a vantaggio di liste indipendenti e alle formazioni politiche minori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019affluenza alle urne \u00e8 stata solo del 53% dei circa 800 mila aventi diritto, con la partecipazione pi\u00f9 alta nei centri rurali e nei villaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I risultati rispecchiano il malcontento dei palestinesi nei confronti di Fatah a causa dell\u2019economia in crisi, la corruzione e il mancato raggiungimento dello Stato indipendente dopo ben 24 anni di trattative inconcludenti con Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il voto punisce Abu Mazen &#8211; sempre pi\u00f9 debole proprio nei giorni successivi all\u2019incontro con Trump \u2013 mentre cerca di presentarsi come un leader forte e deciso per il prossimo negoziato con Israele, la cui pianificazione dovrebbe essere presentata nel corso della visita del presidente americano in Israele e Cisgiordania dal 23 maggio corrente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vera storia sulla cooperazione securitaria tra palestinesi e israeliani \u00e8 dettagliata da Alaa Tartir, dirigente di \u201dAl Shabaka\u201d, di cui si espone una sintesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin dalle origini, il sistema di sicurezza dall\u2019ANP fallisce nel proteggere i palestinesi dalla principale fonte d\u2019insicurezza che \u00e8 l\u2019occupazione militare israeliana, e contribuisce al contrario a criminalizzare la lotta palestinese disarmata per la libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ANP, insieme a Israele e comunit\u00e0 internazionale, definisce la resistenza come \u201cinsurrezione\u201d o \u201cinstabilit\u00e0\u201d, retorica che favorisce la sicurezza israeliana a spese dei palestinesi, la cui richiesta a Israele \u00e8 il rispetto delle Risoluzioni di Assemblea Generale ONU e Consiglio di Sicurezza dal 1948 a oggi, che Tel Aviv viola impunemente da allora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dinamica inizia dagli Accordi di Oslo e si rinforza nell\u2019ultimo decennio a guida Abbas attraverso l\u2019evoluzione dell\u2019ANP in uno Stato gestito dai donatori del settore di sicurezza che diventa il fulcro del progetto di costruzione dello Stato post-2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La migliorata efficienza delle forze di sicurezza dell\u2019ANP, come risultato del massiccio investimento straniero, crea ulteriori metodi di protezione dell\u2019occupante israeliano, consentendo spazi sicuri all\u2019interno dei quali l\u2019occupante pu\u00f2 muoversi liberamente per portare avanti il progetto coloniale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo sviluppo porta a due risultati: migliore collaborazione con il potere occupante che supporta un distruttivo \u201cstatus quo\u201d e maggiori violazioni della sicurezza e dei diritti nazionali palestinesi da parte del loro stesso governo e delle forze di sicurezza nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In breve, l\u2019evoluzione delle forze di sicurezza all\u2019ANP si pu\u00f2 dividere in tre fasi: Accordi di Oslo (1993 \u2013 1999); seconda Intifada (2000 \u2013 2007); progetto di costruzione dello Stato post 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Prima fase.<\/em> Gli Accordi di Oslo: prevedono la costruzione dello Stato e la liberazione nazionale:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>il primo implicante la costruzione di istituzioni su un modello statale e di una burocrazia (subito pomposa) sotto occupazione;<\/li>\n<li>il secondo intende portare avanti il programma per l\u2019autodeterminazione adottato dalla \u201cPalestinian Liberation Organization\u201d (PLO).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la conflittualit\u00e0 fra i due progetti si manifesta gi\u00e0 sotto la presidenza di Arafat. La personalizzazione della <em>governance<\/em> da parte di Arafat e la conseguente rete di corruzione e clientelismo fanno s\u00ec che l\u2019evoluzione delle forze di sicurezza dell\u2019ANP non diviene n\u00e9 inclusiva n\u00e9 trasparente. Al contrario, \u00e8 carica di nepotismo e usata come mezzo per minacciare gli oppositori di Oslo e stabilizzare la popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, solidifica i nascenti \u201cdiscorsi di pace\u201d, mentre le 9 mila reclute nella \u201cforte polizia\u201d immaginata negli Accordi del Cairo del 1994 diventano 50 mila nel 1999. Questa proliferazione di forze di sicurezza ha conseguenze gravi per i palestinesi. La creazione da parte di Arafat di strutture politiche dettate dalla sicurezza alimenta l\u2019autoritarismo e blocca i meccanismi di controllo nel sistema politico palestinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato \u00e8 che mentre la struttura della sicurezza cresce in numeri e istituzioni, i palestinesi restano scarsamente protetti e, al contrario, corruzione e nepotismo diventano endemici. L\u2019approccio del \u201cdivide et impera\u201d pavimenta la strada della futura frammentazione palestinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Seconda fase. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la seconda Intifada, Israele distrugge l\u2019infrastruttura della sicurezza dell\u2019ANP perch\u00e9 le sue forze prendono parte alla sollevazione. Questo crea un \u201cvacuum\u201d nel quale gli attori esterni all\u2019ANP si inseriscono con risultati diversi per i palestinesi. Aumenta la competizione tra palestinesi e i donatori esterni, l\u2019ANP e Israele diventano ancora pi\u00f9 interessati a costruire un settore della sicurezza forte e dominante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel giugno 2002, l\u2019ANP annuncia il suo Piano di Riforma in 100 giorni. Nel 2003, la <em>road<\/em> <em>map<\/em> chiede che \u201cun apparato di sicurezza dell\u2019ANP ricostruito e rifocalizzato\u201d confronti \u201ctutti coloro impegnati nel terrore\u201d e smantelli \u201cle infrastrutture del terrore\u201d: le forze vengono costrette a combattere il terrorismo e individuarne i sospetti; incitamento fuori legge; raccolta di armi illegali; fornitura a Israele della lista delle reclute della polizia palestinese; report dei progressi agli USA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di conseguenza, la riforma della <strong>sicurezza palestinese<\/strong> \u201crimane un processo controllato dall\u2019esterno, guidato dagli interessi nazionali di Israele e USA e caratterizzato da una partecipazione della societ\u00e0 palestinese molto limitata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La comunit\u00e0 internazionale dei donatori gestisce la riforma del 2005 attraverso la creazione dell\u2019 \u201d<em>European Union Coordinating Office for Palestinian police support<\/em>\u201d (<em>Eupol Coopps<\/em>) e dell\u2019 \u201c<em>United States Security Coordinator<\/em>\u201d (<em>Ussc<\/em>). Situazione che dura tuttora.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Terza fase.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto di costruzione dello Stato post-2007 sotto l\u2019ANP punta, soprattutto tramite <em>Eupol<\/em> <em>Copps<\/em> e <em>Usac<\/em>, a reinventare le forze di sicurezza palestinese attraverso strumenti tecnici come addestramento e rifornimento di armi e anche a ridefinire le forze politicamente, limitando Hamas e il suo braccio militare, mettendo un freno ai militanti alleati a Fatah attraverso la cooptazione e l\u2019amnistia, conducendo campagne di sicurezza in particolare e Nablus e Jenin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le forze sono diventate note come \u201cforze di Dayton in riferimento a Kheit Dayton, il generale statunitense che ha guidato il processo di \u201cprofessionalizzazione e modernizzazione\u201d della struttura militare dell\u2019ANP. Organizzazioni per i diritti umani locali e internazionali accusano queste forze riformate di violazioni dei diritti umani e repressione delle libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attuale fase ha inoltre rinforzato il predominio degli interessi securitari di Israele a spese dei palestinesi. Disarmo e criminalizzazione compromettono la resistenza popolare disarmata contro l\u2019occupazione, comprese marce e manifestazioni pacifiche, la difesa contro le violazioni dei diritti umani da parte di Israele e l\u2019attivismo studentesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente, le forze di sicurezza dell\u2019ANP proteggono per lo pi\u00f9 la sicurezza dell\u2019occupante e non quella dell\u2019occupato. In breve, la sicurezza dei palestinesi \u00e8 messa a repentaglio perch\u00e9 la loro stessa leadership \u00e8 stata trasformata in subappaltatrice della loro repressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019agenda di riforma post-2007 impedisce la lotta nazionale palestinese, il movimento di resistenza e la sicurezza quotidiana minando il funzionamento della politica palestinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il settore della sicurezza palestinese d\u00e0 lavoro alla met\u00e0 di tutti i dipendenti pubblici assorbendo circa 1 miliardo di dollari del budget dell\u2019ANP e ricevendo il 30% degli aiuti internazionali, con un rapporto di personale della sicurezza rispetto alla popolazione rispetto di 1 a 48, uno dei pi\u00f9 alti del mondo. Praticamente consuma pi\u00f9 budget di educazione, sanit\u00e0 e agricoltura messi insieme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conta 83.276 impiegati tra Cisgiordania e Gaza, compresi 312 generali dei quali 232 legati all\u2019ANP e 80 ad Hamas. In confronto, l\u2019intero esercito americano ha 410 generali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo di \u201cpace securizzata\u201d si manifesta in diversi modi: arresto da parte dall\u2019ANP di palestinesi ricercati da Israele; repressione delle proteste palestinesi contro soldati e\/o coloni israeliani; condivisione d\u2019intelligence tra esercito israeliano e forze palestinesi; porta girevole tra prigioni israeliane e palestinesi dove gli attivisti si trovano di fronte alle stesse accuse; regolari meeting, workshop, addestramenti congiunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene Abbas abbia minacciato talvolta di sospendere il coordinamento, allo stesso tempo dichiara che si tratta di \u201cun interesse nazionale palestinese e di una dottrina sacra\u201d, aumentando la distanza fra popolo palestinese e ANP.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, molti sondaggi, nel corso degli anni, mostrano come la maggioranza dei palestinesi in Cisgiordania e a Gaza (tra il 60% e l\u201980\u201d) si opponga al coordinamento della sicurezza con Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A marzo 2017, in un sondaggio del \u201c<em>Palestinian Center for Policy and Survey<\/em>\u201d, 2\/3 degli intervistati hanno chiesto le dimissioni dell\u2019ultra ottantenne Abbas e il 73% ritengono Abbas non serio nelle minacce di sospensione del coordinamento con Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un sondaggio di \u201c<em>Maan News Agency<\/em> \u201cdel 2010, il 78% degli intervistati sostiene che le forze di sicurezza dall\u2019ANP sono impegnate nella sorveglianza, il monitoraggio e l\u2019intervento nella privacy dei singoli. E, secondo \u201c<em>Visualizing Palestine<\/em>\u201d, il 67% dei palestinesi della Cisgiordania sente di vivere in un sistema non democratico che opprime le libert\u00e0 in larga parte come risultato del dominio della sicurezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il generale statunitense Dayton sottolinea nel 2009 che, in merito alle forze di sicurezza palestinese che stava addestrando, i comandanti dell\u2019esercito israeliano gli avevano chiesto: \u201cQuanti altri di questi nuovi palestinesi puoi creare? E quanto velocemente?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dayton parla poi anche di un ufficiale palestinese che affronta uno di questi \u201cnuovi palestinesi laureandi in Giordania\u201d dicendogli: \u201cNon sei stato mandato qui per imparare a combattere Israele. Ma per imparare a mantenere legge e ordine, a rispettare il diritto di tutti i nostri cittadini e a implementare lo Stato di diritto cos\u00ec che possiamo vivere in pace e sicurezza con Israele\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2013, in un discorso davanti al parlamento europeo, il presidente israeliano Shimon Peres dice: \u201dE\u2019 stata formata una forza di sicurezza palestinese. Voi e gli americani l\u2019avete addestrata. E ora lavoreremo insieme per prevenire terrore e crimine\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma mentre il coordinamento della sicurezza si cementa da Oslo in poi, lo status quo non \u00e8 una conclusione scontata. Tuttavia il sistema ha creato un segmento di societ\u00e0 palestinese che intende mantenere. E\u2019 composto non solo dal personale della sicurezza in Cisgiordania e Gaza ma anche da quei palestinesi che beneficiano degli accordi istituzionali e della rete di collaborazione e dominio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo status quo \u00e8 per loro un beneficio e la \u201cstabilit\u00e0\u201d un mantra. Sono impegnati per un approccio che privilegia l\u2019\u00e8lite politica, economica e della sicurezza e non hanno incentivi a modificare le regole di questo contesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni tentativo di interrompere il coordinamento alla sicurezza avrebbe conseguenze negative reali per l\u2019ANP e la sua leadership. Eppure, la perpetuazione dello status quo \u00e8 distruttiva per la maggior parte dei palestinesi che vivono sotto occupazione israeliana e per i palestinesi in generale. Con la distruzione della capacit\u00e0 di correggere gli errori politici e di responsabilizzare le \u00e8lite, il business continuer\u00e0 come al solito. Il coordinamento alla sicurezza rester\u00e0 una caratteristica fondamentale di una realt\u00e0 alterata che favorisce l\u2019occupante, a meno che non vengano prese al pi\u00f9 presto idonee misure.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rafforzamento della struttura della sicurezza dell\u2019ANP richiede interventi politici a livelli multipli, dalla correzione della retorica di parte alla creazione di meccanismi di responsabilit\u00e0. Le seguenti raccomandazioni, diretti a diversi <em>stakeholder<\/em>, propongono una revisione delle operazioni e le strutture delle forze di sicurezza dall\u2019ANP.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ANP deve ascoltare il popolo palestinese e rispettare i suoi desideri e le sue aspirazioni, comprese quelle sul dominio della sicurezza, altrimenti il gap di legittimit\u00e0 e fiducia crescer\u00e0 sempre di pi\u00f9. Non c\u2019\u00e8 mai stato un sistema politico palestinese inclusivo, ma una leadership pi\u00f9 reattiva, rappresentativa e responsabile assicurerebbe che la sicurezza dei palestinesi, invece che quella dei loro occupanti e colonizzatori, diventi una questione centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un autentico settore della sicurezza, come affermato da Tariq Dana, significherebbe la fine del \u201cfocus sul controllo interno conosciuto come Dottrina Dayton\u201d e \u201cun programma che preveda responsabilizzazione e giustizia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come elaborato da Hanii al-Masri, questo richiederebbe misure graduali per congelare o sospendere il coordinamento della sicurezza; eliminare parte dell\u2019apparato alla sicurezza e ristrutturare il restante con professionalizzazione, patriottismo e libert\u00e0 dal nepotismo politico; addestramento dell\u2019apparato per resistere ai raid israeliani almeno nell\u2019area A (l\u2019unica sotto il controllo civile e militare dell\u2019ANP, ma costantemente violata, come le aree B e C, da Israele).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene l\u2019ANP continui ad affermare che gli attuali accordi e la divisione del lavoro serve alla soluzione a due Stati, senza vedere che la colonizzazione israeliana senza sosta delle terre palestinesi fa s\u00ec che l\u2019ANP e la sua leadership debbano rivedere la loro funzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019imminente minaccia di annessione dovrebbe spingere l\u2019ANP a prendere misure prima che il suo ruolo di subappaltatore dell\u2019occupazione si solidifichi completamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le organizzazioni della societ\u00e0 civile palestinese, in particolare quella dei diritti umani, devono formare coalizioni maggiormente efficaci e intensificare gli sforzi per punire le violazioni dell\u2019ANP e della sua leadership politica e militare. In assenza di istituzioni che facciano da peso e contrappeso, la pressione che va oltre lo scrivere e il pubblicare rapporti \u00e8 urgente. In altri termini, la societ\u00e0 civile palestinese deve sviluppare azioni pratiche per affrontare le continue violazioni dei diritti commesse dall\u2019ANP.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli attori della societ\u00e0 civile (istituzioni accademiche, intellettuali e think tank) devono inoltre affrontare il fallimentare discorso dell\u2019ANP per il quale la resistenza palestinese \u00e8 bollata come insurrezione o instabilit\u00e0. E anche gli attori israeliani e internazionali che usano questi discorsi dovrebbero essere affrontati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La societ\u00e0 civile deve abbracciare e rendere operativa la resistenza invece di assistere alla sua criminalizzazione e considerarla come un modo di vivere comprensivo sotto occupazione ed esilio. La resistenza come modo di vivere pu\u00f2 aiutare a ribaltare il ritratto che ne fanno attualmente le \u00e9lite politiche e di sicurezza. La resistenza pu\u00f2 dunque garantire il ripristino dei valori e degli ideali fondamentali che permettano ai palestinesi di agire collettivamente per i propri diritti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attori esteri, in particolare <em>Eupol Copps<\/em> e <em>Ussc<\/em> hanno bisogno di uno scrutinio serio da parte della societ\u00e0 civile, sia in Palestina nel che Paesi di origine. Non possono continuare a dominare il regno della sicurezza senza assumersene la responsabilit\u00e0 n\u00e9 essere trasparenti. Promuovendo lo Stato di diritto in un contesto autoritario, questi corpi contribuiscono alla \u201cprofessionalizzazione\u201d delle pratiche autoritarie attraverso l\u2019abuso della buona <em>governance<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivendicazione per cui il mandato \u00e8 \u201ctecnico\u201d permette loro di sottrarsi ai risultati politici delle loro operazioni. Dopo un decennio, \u00e8 tempo di condurre una valutazione palestinese indipendente di questi enti e usare meccanismi di responsabilizzazione per riformare questi \u201criformatori\u201d e decidere la via da qui in avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un contesto altamente dipendente dagli aiuti, la supremazia di \u201csecurizzazione\u201d e militarizzazione si estende al regno dello sviluppo. I politici degli Stati donatori e i palestinesi che facilitano i programmi di finanziamento dovrebbero affrontare il modo in cui \u201caiuti securizzati\u201d hanno trasformato un movimento di liberazione in un subappaltatore del colonizzatore e portato a tendenze autoritarie che favoriscono la struttura della sicurezza a spese di altri settori: salute, educazione, agricoltura e della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, in Palestina gli aiuti securizzati e lo sviluppo non solo hanno fallito nel rivolgersi a povert\u00e0 e disoccupazione ma hanno anche creato nuova insicurezza e illegittimit\u00e0. I pianificatori di sviluppo devono capire che questi modelli non saranno mai modificati a meno che il popolo, e non la struttura della sicurezza, conduca le danze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste azioni sono un dovere del popolo palestinese, specialmente quando i politici non lo rappresentano. La societ\u00e0 palestinese ha bisogno di affrontare i mezzi usati per reprimere la sua mobilitazione e di garantire la realizzazione dei propri diritti fondamentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019iniziativa apartitica di giovani \u201c<em>End Security Coordination<\/em>\u201d, emersa dopo l\u2019assassinio di Basil Al-Araj a marzo 2017, rappresenta un esempio di questa mobilitazione. Nell\u2019appello i giovani scrivono:\u201d Il nostro popolo ha combattuto troppo a lungo per noi, per restare immobili, mentre leader repressivi barattano la nostra oppressione con i loro interessi personali. Siamo quasi a 30 anni dagli Accordi di Oslo che hanno trasformato quanto restava della nostra terra in prigioni a cielo aperto, amministrate da ufficiali dell\u2019ANP non rappresentativi che si sono auto-assunti per essere la prima linea di difesa dei nostri colonizzatori. Il regime di Oslo non ci rappresenta. Ora \u00e8 tempo per noi di metterci insieme e ricostruire la nostra lotta collettiva per la liberazione di tutta la Palestina\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se tale resistenza organizzata continuer\u00e0 e crescer\u00e0, la pressione della gente potrebbe essere in grado di modificare la traiettoria del coordinamento alla sicurezza ANP-Israele, rendendo i palestinesi meglio equipaggiati per incamminarsi verso l\u2019autodeterminazione e l\u2019ottenimento dei diritti umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_7756\" style=\"width: 589px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7756\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-7756\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/bambiniisraele-palestina.jpg\" alt=\"La speranza....\" width=\"579\" height=\"386\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/bambiniisraele-palestina.jpg 990w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/bambiniisraele-palestina-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/bambiniisraele-palestina-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/bambiniisraele-palestina-580x387.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/bambiniisraele-palestina-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 579px) 100vw, 579px\" \/><p id=\"caption-attachment-7756\" class=\"wp-caption-text\">La speranza&#8230;.<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo stato attuale dell\u2019implementazione degli \u2018accordi di Oslo\u2019.<\/p>\n","protected":false},"author":2122,"featured_media":7754,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[1490,1296,2492,1291,1273],"tags":[3440,3443,3439,3442,3444,3441,3438],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Gli-accordi-di-Oslo.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-211","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7751"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2122"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7751"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7751\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7758,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7751\/revisions\/7758"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7754"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7751"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7751"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7751"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}