{"id":7715,"date":"2017-04-25T17:39:15","date_gmt":"2017-04-25T16:39:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7715"},"modified":"2017-04-25T17:39:15","modified_gmt":"2017-04-25T16:39:15","slug":"effetto-domino-della-guerra-in-siria-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7715","title":{"rendered":"EFFETTO DOMINO DELLA GUERRA IN SIRIA 2."},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_6897\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-6897\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-6897\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/gXKveZJCSNay1NO6gFoV_Trump-580x364.jpg\" alt=\"POTUS, Mr. Donald Trump.\" width=\"580\" height=\"364\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/gXKveZJCSNay1NO6gFoV_Trump-580x364.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/gXKveZJCSNay1NO6gFoV_Trump-280x176.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/gXKveZJCSNay1NO6gFoV_Trump-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/gXKveZJCSNay1NO6gFoV_Trump.jpg 717w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-6897\" class=\"wp-caption-text\">POTUS, Mr. Donald Trump.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Continua l\u2019analisi lucida sui recenti avvenimenti che hanno coinvolto USA, Corea del Nord e Afghanistan. Una serie di avvenimenti che fanno vedere il nuovo &#8216;Grande Gioco&#8217;.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4<\/strong>.Il comportamento imprevedibile del presidente Trump trova un punto fermo nell\u2019Iran, in merito al quale ribadisce il 19 aprile quanto gi\u00e0 dichiarato sin dall\u2019inizio dello scorso gennaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cL\u2019accordo sul programma nucleare iraniano sar\u00e0 rivisto\u201d annuncia il presidente che chiede una verifica per valutare se l\u2019Iran si sia attenuto ai requisiti dell\u2019accordo del luglio 2015 con i Paesi del \u201c5 + 1\u201d (i cinque Paesi permanenti nel Consiglio di Sicurezza ONU + la Germania).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente aggiunge che \u201cParte della verifica \u00e8 per stabilire se l\u2019Iran lo rispetta e per formulare raccomandazioni sulla strada da seguire\u201d, facendo riferimento ai test missilistici e radar iraniani nel febbraio scorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, l\u2019accordo non pu\u00f2 essere annullato dagli USA essendo stato realizzato insieme ad altri 5 Paesi, tra i quali gli altri 4 sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle N.U.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, appena due giorni prima, il segretario di Stato, Tillerson dichiara alla Camera che l\u2019Iran sta tenendo fede all\u2019intesa e lo stesso portavoce della Casa Bianca riconosce che \u201cI test missilistici non rappresentano una diretta violazione del patto del 2015\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma fedele ai richiami del presidente, Tillerson fa marcia indietro e annuncia la necessit\u00e0 di nuovi accertamenti poich\u00e9 \u201csenza verifiche l\u2019Iran potrebbe seguire la stessa strada della Corea del Nord . . e gli Stati Uniti devono valutare ogni minaccia posta dall\u2019Iran\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il veloce dietro-front di Tillerson avviene nel giorno in cui in Israele James Mattis incontra il ministro della Difesa Lieberman e il premier Netanyahu con il mandato di rassicurare Tel Aviv che gli USA intendono tenere sotto pressione l\u2019Iran, anche rivedendo gli accordi sul nucleare del 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mattis aggiunge che saranno sotto stretta sorveglianza le attivit\u00e0 iraniane politiche e militari nella regione &#8211; in Siria, Yemen e Iraq &#8211; e che gli accertamenti potrebbero scattare entro 90 giorni e saranno condotti da varie Agenzie federali USA sotto la guida del Consiglio per la Sicurezza Nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta del ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, \u00e8 immediata \u201cLe logore accuse degli Stati Uniti non possono mascherare l\u2019ammissione di conformit\u00e0 dell\u2019Iran con l\u2019accordo sul nucleare\u2026.che obbliga gli USA a cambiare corso e adempiere ai propri impegni\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente Rohani invita alla calma perch\u00e9, in caso contrario, gli USA pagherebbero costi altissimi per l\u2019eventuale uscita di scena: a cominciare dalla Boeing che, grazie alla fine della sanzioni, a inizio mese ha firmato un accordo con la compagnia iraniana \u201cIran Aseman Airlines\u201d per l\u2019acquisto di 60 aerei passeggeri 737 Max per un importo di 3 miliardi di dollari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma le dichiarazioni del presidente americano indeboliscono il presidente moderato Rohani a poche settimane dal voto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Iran \u00e8 il Paese pi\u00f9 osteggiato dal neo-presidente che gi\u00e0 il 31 gennaio invia le sue navi da guerra davanti alle coste del Bahrein \u2013 quindi non lontane da quelle iraniane &#8211; nel quadro dell\u2019Unified Trident\u201d, manovre navali che vedranno la Marina britannica guidare per tre giorni navi da guerra americane, francesi e australiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Bahrein, che ospita la V Flotta USA e il NavCent (United States Naval Forces Central Command), rivestir\u00e0 un ruolo strategico ancora pi\u00f9 importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo \u00e8 la simulazione di un attacco all\u2019Iran, peraltro compreso nel \u201cmuslim-ban\u201d, che vieta l\u2019ingresso negli USA per (presunta) appartenenza al terrorismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, il presidente americano dispone l\u2019invio del cacciatorpediniere USS Cole sulle coste dello Yemen, Paese nel quale \u00e8 in corso un conflitto tra i ribelli sciiti Houth, appoggiati dall\u2019Iran, e le truppe del governo sunnita sostenute dai sauditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attacco all\u2019Iran prosegue il 6 febbraio scorso, quando il presidente USA tramite il dipartimento del tesoro decide misure repressive contro 13 persone e 12 gruppi di societ\u00e0 iraniane in risposta al test missilistico, e definisce a <em>Fox News<\/em> \u201cL\u2019Iran il numero uno degli Stati terroristi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo il 10 febbraio, quando nelle citt\u00e0 iraniane migliaia di persone scendono in piazza per celebrare la rivoluzione khomeinista del 1979 che cacci\u00f2 lo sci\u00e0 sostenuto dagli USA e apr\u00ec la strada alla nascita della Repubblica Islamica, prende la parola l\u2019Ayatollah Al\u00ec Khamenei per reagire al divieto di ingresso negli USA di cittadini iraniani ma soprattutto alle continue dichiarazioni anti-Teheran della nuova amministrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Ayatollah dice: \u201cSiamo grati a questo gentiluomo. Ha mostrato il vero volto dell\u2019America. Quello che abbiamo detto per pi\u00f9 di 30 anni e cio\u00e8 che esiste una corruzione politica, economica, morale e sociale nel sistema di governo USA, \u00e8 stato portato alla luce durante e dopo le elezioni da questo gentiluomo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Teheran, parla il presidente Rouhani, che attacca il linguaggio \u201cminaccioso\u201d e provocatorio della Casa Bianca: \u201cQuesta manifestazione \u00e8 la risposta alle false accuse dei nuovi governanti USA. Il popolo dice al mondo con la sua presenza che si deve parlare all\u2019Iran con rispetto. Gli iraniani faranno pentire quelli che usano un linguaggio minaccioso contro la nazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla conferenza annuale sulla sicurezza svolta il 20 febbraio scorso a Monaco il ministro israeliano della Difesa, Avigdor Lieberman, e il ministro degli esteri saudita, Adel Jubeir, confermano le strette relazioni fra Tel Aviv e Riyadh.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lieberman focalizza il suo intervento per ripetere le accuse all\u2019Iran: \u201dCredo che per la prima volta dal 1948 il mondo arabo moderato, sunnita, comprenda che la pi\u00f9 grande minaccia non \u00e8 Israele, non gli ebrei e il sionismo, ma l\u2019Iran e i proxy iraniani\u201d, riferendosi al movimento libanese Hezb\u2019Allah e ai guerriglieri Houthi in Yemen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli fa eco il capo della diplomazia saudita Juber che ricambia parlando della pace da realizzare per israeliani e palestinesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ipotetica \u201cNATO Araba\u201d, aperta a Israele e forte dell\u2019appoggio di Trump tornato ad agitare il pugno di ferro contro l\u2019Iran, \u00e8 il centro di un dibattito fra quei Paesi \u2013 Arabia Saudita, Emirati, Egitto e Giordania \u2013 che dovrebbero mettersi alla testa della coalizione militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuesta NATO in stile arabo \u00e8 una risposta naturale alla politica di Tehran \u2013 spiega Abderrahman ar Rashed su <em>Al Sharq al Awsat<\/em>, megafono delle monarchia saudita \u2013 Emirati, Egitto, Giordania e Arabia Saudita cercheranno di mettere in piedi una forza militare che dovr\u00e0 contenere l\u2019Iran, presente in Iraq e Siria, e la sua influenza in Libano e Yemen favorita dal vuoto generato dalla linea della passata amministrazione USA\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ar Rashed sminuisce il peso del rapporto con Israele asserendo che si tratterebbe di una cooperazione segreta e limitata (come del resto lo fu per la Giordania ancor prima della pace del 1994, dopo gli accordi di Oslo dell\u2019anno precedente, n.s.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voci opposte provengono da:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Imaduddin Hussein, sul quotidiano egiziano <em>al Shurouq<\/em>, che critica il progetto in itinere a guida Israele- Arabia Saudita;<\/li>\n<li>Sadi as Sabi, del quotidiano iracheno <em>as-Sabah<\/em> secondo il quale si tratterebbe solo di una reazione di alcuni Paesi all\u2019elezione del nuovo presidente USA, particolarmente vicino a Israele e Arabia Saudita, come conclamato sin dalla campagna elettorale, e in ogni caso tramonterebbe presto \u2013 come il Patto di Baghdad del 1955 con il pretesto di affrontare l\u2019espansione comunista in Medio Oriente e che comprendeva Regno Unito, Iraq, Turchia, Iran e Pakistan.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 va sottovalutato il fatto che in seno al \u201cConsiglio di Cooperazione del Golfo\u201d (CCG), Kuwait e Oman contestano la logica dello scontro che portano avanti Arabia Saudita ed Emirati, tant\u2019\u00e8 vero che il presidente iraniano Hassan Rohani si reca il 20 febbraio in Oman e Kuwait, ricambiando la visita fatta dal sultano dell\u2019Oman e del ministro degli affari esteri kuwaitiano in Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso, la situazione dell\u2019Iran \u2013 che svolge un ruolo egemonico nella regione con il supporto della Russia e l\u2019invio dei suoi corpi speciali insieme a Hezb\u2019Allah libanese, le formazioni sciite irachene e i curdi in Siria e Iraq \u2013 resta al momento saldo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inattesa presentazione per le elezioni presidenziali del 19 maggio p.v. della candidatura dell\u2019ex presidente radicale Mahmoud Ahmadinejad, contro la posizione espressa pubblicamente dalla Guida Suprema Al\u00ec Khamenei ha poco tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aggiungendo il suo nome fra i 197 candidati, tra i quali 8 donne, la sua candidatura, come quella degli altri, deve ottenere il via libera dal Consiglio dei Guardiani, che il 27 aprile annuncer\u00e0 la lista dei nomi \u201capprovati\u201d sulla cui decisione potrebbe pesare il parere di Khamenei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorprendentemente, il 20 aprile, il Consiglio dei Guardiani lo esclude accettando invece la candidatura dell\u2019attuale presidente, il moderato Hassan Ruohani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5.<\/strong>In realt\u00e0, il dichiarato \u201cnon interventismo\u201d del neo presidente USA \u00e8 una narrativa come si rileva dall\u2019organizzazione no-profit <em>Airwars<\/em>, che ha raccolto dati provenienti dalle informazioni ufficiali della coalizione a guida USA e il monitoraggio locale dal 2014 ai primi mesi del 2017 in Sira e Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel solo ultimo anno i dati sono i seguenti:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>da gennaio a dicembre 2016, gli USA effettuano in Siria una media di 2016 raid al mese, con il minimo a marzo (132 azioni) e il massimo a luglio (352);<\/li>\n<li>nei primi mesi del 2017, i raid sono raddoppiati: 535 a gennaio, 547 a febbraio, 434 a marzo e 129 dall\u20191 al 10 aprile;<\/li>\n<li>in Iraq la precedente amministrazione intensifica gli interventi fino a maggio 2016 con 500 raid al mese per poi farli calare all\u2019inizio dell\u2019estate e chiudere l\u2019ultimo mese di presidenza con 185 raid in Iraq;<\/li>\n<li>con l\u2019arrivo del nuovo presidente 234 raid a gennaio, 272 a febbraio, 268 a marzo e 87 dall\u2019uno al dieci aprile.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre \u2013 sempre dai dati di <em>Airwars<\/em> \u2013 il numero dei civili uccisi \u2013 indicati con l\u2019ossimoro \u201cdanni collaterali\u201d \u2013 si moltiplica:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>nei primi 3 mesi e mezzo del 2017, i raid americani uccidono pi\u00f9 di quanto fatto dalla precedente amministrazione nell\u2019intero 2016;<\/li>\n<li>vengono uccisi 2.683 civili in Siria e Iraq nel 2016 e sono 3.122 da gennaio al 10 aprile 2017;<\/li>\n<li>il mese peggiore \u00e8 marzo con: 1.754 morti, di cui non si sa nulla, tranne dei 300 iracheni massacrati a Mosul in un raid contro alcune abitazioni; 42 siriani sepolti sotto le macerie di una moschea nel villaggio di Al-Jinah, ad Aleppo; 33 morti a Raqqa, scovati dai droni in una scuola dove si erano rifugiati da sfollati.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Identica \u00e8 la situazione nello Yemen:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>l\u2019esercito statunitense compie nel mese di marzo il doppio dei raid aerei del 2016;<\/li>\n<li>settanta volte i jet USA bombardano postazioni di \u201cAQAP\u201d (Al Qaeda in the Arab Peninsula);<\/li>\n<li>30 sono i civili, per lo pi\u00f9 donne e bambini, tra cui una bimba di 8 anni<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6<\/strong>.<span style=\"text-decoration: underline;\">Il quadro generale appare sempre pi\u00f9 complesso per i rapidi e mutanti spostamenti politici non solo degli USA ma anche della Turchia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Putin chiude i contatti con gli americani dopo che il presidente Trump ordina il bombardamento in Siria e lo sgancio della GBU-43B in Afghanistan, pochi giorni prima della conferenza preparata dai russi con i talebani, e per il minacciato attacco alla Corea del Nord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Ankara, lo allontana la rinnovata ostilit\u00e0 al presidente siriano, la permanenza della campagna in Iraq non accettata dagli iracheni e la guerra senza tregua contro le milizie curde che stanno fornendo un eccellente contributo nella lotta contro Daesh in Siria e Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E la Russia stringe il rapporto con la Cina per contrastare gli USA nell\u2019ipotesi di un attacco alla Corea del Nord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unica certezza \u00e8 che \u2013 come dimostrano i numerosi ma inefficaci incontri di Ginevra e Astana\u2013 la pace in Siria non si far\u00e0 mai per le vie diplomatiche, ma solo dopo la parcellizzazione del Paese, come accaduto il Libia e come accadr\u00e0 in Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">L\u2019ipotesi di Russia e Cina come mediatori nei conflitti della regione araba e del sud asiatico appare fallita.<\/span><\/p>\n<p>\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Continua l\u2019analisi lucida sui recenti avvenimenti che hanno coinvolto USA, Corea del Nord e Afghanistan. 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