{"id":7700,"date":"2017-04-25T15:42:10","date_gmt":"2017-04-25T14:42:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7700"},"modified":"2017-04-25T15:42:10","modified_gmt":"2017-04-25T14:42:10","slug":"linstabilita-del-caucaso-e-i-rischi-per-gli-equilibri-nella-regione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7700","title":{"rendered":"L\u2019instabilit\u00e0 del Caucaso e i rischi per gli equilibri nella regione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7702\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/ceceniamappacaucaso.gif\" alt=\"ceceniamappacaucaso\" width=\"454\" height=\"308\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un articolo molto interessante che spiega quel che accade o pu\u00f2 accadere nella lontana regione del Caucaso. L&#8217;autore conosce bene la zona e i suoi problemi anche per esservi stato. Nomi spesso ripetuti ma difficili da collocare geograficamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Caucaso settentrionale russo.\u00a0<\/strong>Il Caucaso si divide in due parti: la parte settentrionale \u00e8 parte costitutiva del territorio russo e si suddivide in quattro regioni che sono l\u2019Ossezia del nord con capitale Vladikavkaz, l\u2019Inguscezia, la Cecenia ed il Daghestan, quest\u2019ultimo, ancora pi\u00f9 delle altre, interessato da forti attivit\u00e0 di tipo terroristico di marca salafita che le autorit\u00e0 russe combattono ormai da diversi decenni senza riuscire a portare un colpo risolutivo che lo sconfigga definitivamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario della Cecenia, ormai \u201cpacificata\u201d dal suo Presidente Ramzan Kadyrov con metodi violenti e sbrigativi, il Daghestan continua a soffrire di gravi problemi di terrorismo che insanguinano la regione e, anche occasionalmente, l\u2019intero territorio russo, esportandone la violenza anche oltre i confini della Federazione Russa, ad esempio in Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei motivi dell\u2019intervento della Russia in Siria, oltre al fattore energetico, alla necessit\u00e0 di trattare da \u201cpari a pari\u201d con gli Stati Uniti e alla vendita di armi, \u00e8 proprio costituito dalla necessit\u00e0 di annientare i terroristi provenienti dal Daghestan e dalla regione caucasica nel suo complesso, oltre ad impedire la nascita in Siria di uno Stato ispirato alla <em>sharia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 si evince molto bene dall\u2019analisi della stampa e delle fonti specialistiche russe che ho letto con attenzione. A livello interno, il Caucaso settentrionale costituisce una sorta di paradigma dei rapporti che intercorrono tra il potere centrale di Mosca e il suo \u201cproconsole\u201d locale in Cecenia, il gi\u00e0 nominato Ramzan Kadyrov, che \u00e8 libero, non solo di esercitare la violenza contro eventuali oppositori o di arricchirsi a suo piacimento, ma soprattutto di instaurare un regime che contempla la sharia, la legge islamica, spesso in aperto contrasto con la legge russa. La <em>sharia<\/em> \u00e8 quindi percepita dalla popolazione quale segno identitario e di relativa indipendenza da Mosca e provvede quindi a rendere sotto controllo una regione caratterizzata da una guerriglia indipendentista fino alla fine degli anni \u201990 ed i primi anni 2000. Alla pacificazione della regione hanno contribuito anche i cospicui fondi elargiti da Mosca proprio allo scopo di contribuire a \u201cspegnere\u201d la rivolta anche con mezzi economici tanto che la Cecenia si propone oggi a livello internazionale come <em>hub<\/em> per gli investimenti internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Caucaso russo funge anche da paradigma del complesso rapporto tra la Russia ortodossa, e che fa dell\u2019appartenenza all\u2019Ortodossia un baluardo identitario -caratterizzato dal Cremlino anche in senso fortemente nazionalista-, ed il mondo islamico che conta in Russia almeno 20 milioni di mussulmani con passaporto russo ed \u00e8 in crescita. Putin \u00e8 quindi intenzionato a fare del rapporto tra mondo russo e mondo islamico un fattore di crescita per la Russia che abbia valenza anche e soprattutto in politica estera,promuovendo quindi la Federazione Russa quale \u201camica dell\u2019Islam\u201d e ricavandone quindi vantaggi in termini politici e soprattutto economici, vista anche la grande vicinanza del Caucaso ad attori regionali strategici quale la Turchia e l\u2019Iran che la Russia, anche in seguito alla crisi ucraina ed all\u2019estraniamento con l\u2019Occidente, ha tutto l\u2019interesse a coltivare assiduamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2008 sono stato in Cecenia ed ho potuto quindi osservare da vicino la regione: \u00e8 nel suo complesso caratterizzata da un elevato livello di tribalismo, anche dove la cultura russa \u00e8 penetrata abbastanza in profondit\u00e0 nelle strutture sociali della regione. Il pericolo per la regione sotto controllo russo \u00e8 costituito dalla graduale trasformazione della societ\u00e0 cecena e regionale in generale sotto la pressione islamizzante e tradizionalista delle summenzionate autorit\u00e0 autoctone e dalla fusione tra Islam locale non salafita ed i <em>foreign fighters<\/em> reduci dalla Siria che, una volta tornati in patria, potrebbero far esplodere nuovamente un\u2019ondata di violenza e danneggiare anche le infrastrutture energetiche che trasportano l\u2019energia dal Mar Caspio attraverso il Caucaso del nord russo verso l\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto dipender\u00e0 per\u00f2 anche dalle strategie messe in atto dalla Federazione Russa e dai suoi organi di sicurezza(MVD, o Ministero dell\u2019Interno e FSB) per contrastare l\u2019insorgere di fenomeni terroristici che destabilizzino la regione caucasica russa e forse l\u2019intera Federazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Caucaso meridionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Caucaso meridionale \u00e8 costituito da tre Stati: l\u2019Azerbaijan, la Georgia e l\u2019Armenia. Essi sono<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">indipendenti dall\u2019Unione Sovietica dal 1991e sono entrati a fare parte dell\u2019Impero russo a partire dalla prima met\u00e0 del 19\u00b0secolo. La regione \u00e8 di grande importanza strategica e su di essa si concentrano l\u2019attenzione e gli appetiti delle grandi Potenze regionali ed extraregionali, in primis la Federazione Russa, ma anche gli Stati Uniti, la Turchia, l\u2019Iran e l\u2019Unione Europea che ha incluso gli Stati del Caucaso meridionale nella sua \u201cEastern Partnership\u201d o \u201cPartenariato Orientale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La caratteristica che li contraddistingue \u00e8 quella di essere Stati di piccole dimensioni, posizionati in una collocazione strategica per il flusso delle fonti energetiche e per il controllo dell\u2019area geopolitica circostante, in particolare l\u2019Iran e la Turchia, stati con cui la Russia intrattiene complessivamente buoni rapporti, mentre l\u2019Occidente, ed in particolare gli Stati Uniti, intratengono rapporti pi\u00f9 conflittuali. A causa delle loro piccole dimensioni e della popolazione etnicamente diversificata al loro interno,essi hanno sempre faticato a trovare una loro stabilit\u00e0 perch\u00e9 gli imperi circostanti, in particolar modo la Turchia, l\u2019Iran e la Russia hanno sempre teso nel corso della loro storia recente ed antica ad assorbirli all\u2019interno della loro compagine statale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa delicata posizione geografica in cui si trovano li ha obbligati a cercare un faticoso equilibrio regionale per difendersi dai vicini pi\u00f9 \u201cingombranti\u201d e quindi preservare la loro indipendenza nazionale, anche trovando dei \u201cprotettori\u201d interessati alla loro posizione strategica e che garantisse loro di preservare la loro indipendenza od almeno autonomia. Questi \u201cprotettori\u201d interessati dalle potenze regionali Russia, Turchia ed Iran sono oggi, rispettivamente, gli Stati Uniti e l\u2019Unione Europea. Dopo questa breve premessa sulla geopolitica regionale, analizzer\u00f2 singolarmente i tre Stati che costituiscono la regione del Caucaso meridionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Armenia: <\/strong>\u00e8 uno Stato di antica civilt\u00e0 cristiana che risale ai primi secoli della nostra era. Esso si trova incuneato tra Turchia a ovest, Iran a sud, Azerbaijan a est e Georgia a nord. Dalla sua posizione geografica appare evidente che esso deve gestire le sue relazioni diplomatiche con i suoi ingombranti vicini con particolare attenzione. In primis con la Turchia, stato con il quale persiste tuttora una forte tensione a causa del mancato riconoscimento da parte turca del genocidio perpetrato dall\u2019Impero Ottomano contro la popolazione armena che viveva all\u2019interno dello Stato ottomano. Ci\u00f2 si ripercuote in difficili relazioni diplomatiche, nella chiusura delle frontiere tra i due Paesi, in un peggioramento delle relazioni commerciali etc. Soprattutto, per\u00f2, ci\u00f2 incide negativamente sulle relazioni a causa dell\u2019appoggio incondizionato, militare e diplomatico, che la Turchia fornisce all\u2019Azerbaijan sulla questione del territorio conteso tra Armenia ed Azerbaijan del Nagorno- Karabakh.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo territorio, conteso a partire dal 1992-1993, costituisce infatti una vera e propria \u201cmina vagante\u201d per la stabilit\u00e0 regionale che, -a causa della sua importanza per i flussi energetici- preoccupa molto anche l\u2019Unione Europea. La questione irrisolta del Nagorno-Karabakh lega indissolubilmente l\u2019Armenia alla Russia che si atteggia a sua \u201c protettrice\u201d nel conflitto e aspira al ruolo di \u201cmediatore \u201c tra Armenia e Azerbijan, pur essendo chiaro che essa ha interesse a mantenere lo status di \u201c conflitto congelato\u201d piuttosto che di risolverlo definitivamente perch\u00e9 ci\u00f2 sarebbe contrario ad i suoi interessi regionali che le consentono di esercitare una pressione ed un\u2019influenza a livello regionale ed internazionale quale mediatore presumibilmente imparziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rapporti dell\u2019Armenia con l\u2019Iran sono piuttosto buoni e sono impostati in modo pragmatico, a smentita del fatto che la confessione religiosa sarebbe un elemento determinante nelle relazioni interstatuali. L\u2019Armenia \u00e8 quindi entrata negli ultimi tempi nell\u2019Unione Doganale\/Unione Eurasiatica a leadership russa ed ha quindi dovuto giocoforza interrompere o sospendere l\u2019integrazione con l\u2019Unione Europea nell\u2019ambito della \u201cEastern Partnership\u201d. Il pericolo proveniente dall\u2019Armenia per quanto riguarda la stabilit\u00e0 regionale proviene essenzialmente dal riaccendersi dal conflitto con l\u2019Azerbaijan per il Nagorno- Karabakh, conflitto a bassa intensit\u00e0 che potrebbe deflagrare improvvisamente con gravi conseguenze per l\u2019equilibrio e la stabilit\u00e0 regionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Azerbaijan: <\/strong>\u00e8 uno Stato di grandi tradizioni culturali e di cultura islamica nella sua variante sciita che presenta forti somiglianza culturali con l\u2019 Azerbaijan iraniano dal quale fu separato dai russi con il Trattato del Gulistan del 1813. Ora \u00e8 dominato dalla \u201c dinastia\u201d degli Aliyev che regna incontrastata sul paese dalla fine della dominazione sovietica. Lo Stato \u00e8 un regime autoritario che si fonda in buona parte sull\u2019esportazione di gas e petrolio e \u00e8 fondamentale anche per il transito delle fonti energetiche provenienti dall\u2019area del Mar Caspio. Proprio questa sua posizione di <em>hub<\/em> energetico lo rende un attore molto ricercato e strategico per la comunit\u00e0 internazionale. Infatti, il gas azero(e di rimando quello turkmeno che passa per l\u2019Azerbaijan) risulta essere fondamentale per lo svincolamento energetico dell\u2019Unione Europea dalla Federazione Russa con la relativa \u201cguerra dei gasdotti\u201d(Nabucco, South Stream ) cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Anche per l\u2019Azerbaijan, come per l\u2019Armenia, la questione del Nagorno-Karabakh rappresenta un grave pericolo d\u2019instabilit\u00e0 regionale perch\u00e9, nel caso di una sua deflagrazione, potrebbe interrompere il traffico energetico verso l\u2019Europa e quindi arrecare un cospicuo danno economico anche allo stesso Azerbaijan, cosa di cui si rende ben conto anche Bruxelles, che, insieme all\u2019OSCE, ha intrapreso un processo di mediazione tra le parti in conflitto che porti a una soluzione del problema rappresentato dal territorio conteso. Per il momento l\u2019Azerbaijan non \u00e8 particolarmente soggetto all\u2019integralismo islamico perch\u00e9 il regime autoritario del Presidente Aliyev riesce a mantenere con metodi efficaci ma brutali la laicit\u00e0 e l\u2019ordine nel Paese. L\u2019assenza di democrazia nel Paese, e in presenza di una mancata crescita economica potrebbe per\u00f2 portare in futuro la popolazione a ribellarsi al regime, mettendo cos\u00ec in pericolo la stabilit\u00e0 regionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Georgia<\/strong>: anch\u2019essa, come l\u2019Armenia, di notevoli ed antiche tradizioni cristiane, \u00e8 uno Stato che si appresta molto lentamente ad essere integrato nell\u2019Unione Europea. E\u2019 stato in grado di portare avanti delle riforme che ne hanno sensibilmente migliorato l\u2019economia, rendendolo in parte adatto ad affrontare il mercato europeo grazie ai DCFTA (<em>Deep and Comprehensive Free Trade<\/em> <em>Agreement<\/em>) che regolano le modalit\u00e0 di accesso ai mercati dell\u2019Unione, in particolare per quanto riguarda il settore agricolo, in particolare il vino. Dal punto di vista della sicurezza \u00e8 per\u00f2 in corso da molti anni un braccio di ferro con la Federazione Russa per quanto riguarda l\u2019appartenenza statuale delle due province secessioniste dell\u2019 Ossezia del sud e dell\u2019Abkhazia, due province che facevano parte del territorio georgiano ma erano abitate da minoranze che non riconoscevano il potere georgiano, frutto del \u201cdivide et impera\u201d di marca staliniana per dividere le popolazioni e cos\u00ec far gestire l\u2019equilibrio da Mosca. Oggi le enclavi russe in territorio nominalmente georgiano, oltre a essere territori di gran pregio dal punto di vista economico e strategico, hanno lo scopo principale, nelle intenzioni di Mosca, di non fare accedere la Georgia alla NATO perch\u00e9 Paese con contenzioso territoriale ed anche di non farla accedere all\u2019Unione Europea. Le regioni georgiane annesse <em>de<\/em> <em>facto<\/em> e <em>de jure<\/em> da Mosca con un processo ancora in corso (annessione strisciante) costituiscono un problema per la sicurezza della Georgia e anche per la stabilit\u00e0 internazionale perch\u00e9 l\u00ec si fronteggiano direttamente, o per interposte forze, la Russia, gli Stati Uniti e l\u2019Unione Europea. La Georgia rappresenta quindi, potenzialmente, e, di fatto, un possibile, se non probabile, terreno di scontro tra una Russia che intende parzialmente riaggregare gli ex territori sovietici perduti e l\u2019Occidente.<\/p>\n<p>\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_7703\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7703\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-7703\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Ilham-Aliev-e-moglie-620x330-580x309.jpg\" alt=\"Ilham-Aliev, Presidente dell'Azerbaijan con la moglie\" width=\"580\" height=\"309\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Ilham-Aliev-e-moglie-620x330-580x309.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Ilham-Aliev-e-moglie-620x330-280x149.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Ilham-Aliev-e-moglie-620x330-300x160.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Ilham-Aliev-e-moglie-620x330.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-7703\" class=\"wp-caption-text\">Ilham-Aliev, Presidente dell&#8217;Azerbaijan con la moglie<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un articolo molto interessante che spiega quel che accade o pu\u00f2 accadere nella lontana regione del Caucaso. L&#8217;autore conosce bene la zona e i suoi problemi anche per esservi stato. Nomi spesso ripetuti ma difficili da collocare geograficamente.<\/p>\n","protected":false},"author":3279,"featured_media":7702,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[2985,1293,1294,1295,1283,2848,131],"tags":[22,338,2413,754,3408,3409,388,3411,3412,3410],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/ceceniamappacaucaso.gif","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-20c","jetpack_likes_enabled":false,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7700"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3279"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7700"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7700\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7705,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7700\/revisions\/7705"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7702"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7700"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7700"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7700"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}