{"id":7660,"date":"2017-04-07T17:21:50","date_gmt":"2017-04-07T16:21:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7660"},"modified":"2017-04-07T17:21:50","modified_gmt":"2017-04-07T16:21:50","slug":"la-diaspora-kurda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7660","title":{"rendered":"LA DIASPORA KURDA"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_7666\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7666\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-7666\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/9242017_Barzani-580x383.jpg\" alt=\"Massoud Barzani\" width=\"580\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/9242017_Barzani-580x383.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/9242017_Barzani-280x185.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/9242017_Barzani-768x507.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/9242017_Barzani-300x198.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/9242017_Barzani.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-7666\" class=\"wp-caption-text\">Massoud Barzani<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un interessante e chiaro panorama sulla situazione dei Kurdi, divisi fra quattro stati\u2026se ne parla poco\u2026la loro situazione non interessa per ora la politica internazionale. Non ha mai interessato\u2026eppure sono una nazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><em> Premessa<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel febbraio scorso, a Roma vengono messi al bando immobili concessi a 800 organizzazioni culturali e sociali, fra le quali il Centro Ararat. E\u2019 il centro culturale Kurdo nato nel 1999 con i rifugiati kurdi arrivati in Italia e insediatisi nell\u2019ex mattatoio di Testaccio, accanto alla Scuola Popolare di Musica. L\u2019edificio, abbandonato e pericolante e per il quale pagano un affitto, viene completamente ristrutturato con 40 mila euro autofinanziati e lavoro volontario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 il centro dal quale sono transitate 23 mila persone richiedenti asilo che hanno avuto accoglienza e assistenza legale, ritrovando la propria cultura negata dal Paese da dove fuggivano. Ora la somma richiesta per evitare lo sgombero \u00e8 di 11 mila euro che il centro non pu\u00f2 pagare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Popolazione di origine linguistica ed etnia persiana, di religione musulmana sunnita, nel XVI, dopo le incursioni mongole, diviene possedimento ottomano e nel 1923, dopo la prima guerra mondiale, subisce una frammentazione che porta i kurdi a vivere in Paesi separati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni successivi, i kurdi danno inizio a numerose sollevazioni indipendentiste per riacquistare l\u2019unit\u00e0, specie in Iraq, dove fra il 1961 e 1966 esplode una guerra civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizione dei kurdi \u00e8 analoga anche in Iran e Turchia e li porta a emigrare o trovare rifugio in altri Paesi fra cui, pi\u00f9 recentemente, in Italia e nelle repubbliche caucasiche.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><em> I kurdi in Iran<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizione dei kurdi in Iran \u00e8 grave:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>da un lato, il mancato riconoscimento delle minoranze linguistiche impedisce l\u2019accesso all\u2019istruzione in maniera paritaria con alti tassi di abbandono scolastico anche fra i pi\u00f9 giovani;<\/li>\n<li>dall\u2019altro, a fronte di un crescente tasso di povert\u00e0, la difficolt\u00e0 di accesso ai sussidi statali esclude dalla formazione la fasce pi\u00f9 deboli e ancor pi\u00f9 quella femminile.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo panorama si aggiungono la mancanza di infrastrutture e investimenti, un elevato tasso di disoccupazione e una perdurante arretratezza del sistema economico locale, con un impoverimento difficilmente arrestabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo numerose organizzazioni per la tutela dei diritti umani, il livello repressivo dello Stato iraniano rispetto alle opposizioni non \u00e8 diminuito neppure dopo le elezioni del governo moderato di Rohani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle prigioni di Stato la percentuale di detenuti appartenenti alle opposizioni e alla minoranza kurda \u00e8 molto alto, tanto da spingere molti ad accettare condizioni lavorative inadeguate, precarie e poco retribuite.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><em> I kurdi in Iraq<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia in numeri del Kurdistan iracheno declina 5 milioni di abitanti, 1 milione di sfollati iracheni e 200 mila rifugiati siriani, 700 mila persone sotto la soglia di povert\u00e0 con meno di 90 dollari\/mese, un tasso di disoccupazione passato in 6 anni dal 4,8% al 14%, mezzo milione di barili di greggio al giorno, l80% del PIL derivante dal petrolio e 1 miliardo di dollari di ricavi petroliferi scomparsi nel nulla, 18 miliardi di deficit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fronte delle crescenti tensioni sociali, svettano palazzi della capitale del governo regionale del Kurdistan (Krg), cantieri aperti e grattacieli che disegnano un orizzonte da petro-monarchia del Golfo, che stridono con i mercati dove gli anziani vendono qualche mercanzia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 un panorama consustanziale con la visione dei due clan, Barzani e Talabani, da decenni detentori del potere politico ed economico, famiglie che fondano il consenso su unit\u00e0 militari, una galassia di imprese, voti di scambio, nepotismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il momento di passaggio \u00e8 il 2003, l\u2019invasione anglo-statunitense dell\u2019Iraq, la nuova Baghdad senza Saddam Hussein e l\u2019ingresso nella rete occidentale. Dal 2003, la societ\u00e0 kurda conquista una significativa crescita economica perch\u00e9 il Krg riceve un flusso ingente di denaro da Baghdad, che, apparentemente, ne migliora le condizioni di vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La popolazione, liberata dalla miseria, chiede cambiamenti radicali del sistema politico, democrazia e partecipazione alla vita socio-economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma i due principali partiti, il Kdp di Barzani e il Puk di Talabani, controllano strettamente il denaro in arrivo dal governo centrale e sui primi ricavi petroliferi. Il decennio di prosperit\u00e0 apre le porte a un capitalismo selvaggio, un neoliberismo che favorisce l\u2019incremento del \u201cgap\u201d fra ricchi e poveri. Esplode il conflitto tra popolo e partiti in una societ\u00e0 di stampo tribale, dove esistono vari centri di potere informale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A sostenere la ribellione socialista (nel 2007, le prime proteste) \u00e8 la presa di coscienza popolare anche grazie alla nascita di media indipendenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La repressione inizia subito: Puk e Kdp usano la forza per silenziare le voci critiche, far sparire attivisti e giornalisti, sopprimere i sit-in. E\u2019 anche per forzare il sistema economico. E\u2019 il modello-Dubai: un\u2019economia basata sul greggio del Golfo che annulla le altre forme di produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi esplode nel 2014 con il taglio del budget deciso da Baghdad in reazione alla vendita di greggio in autonomia da parte di Erbil. Gli stipendi pubblici sono tagliati di 2 terzi e sospesi per mesi; le manifestazioni si moltiplicano; la disoccupazione triplica in 6 anni e la classe media, appena nata, inizia a morire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una parte, aumentano le proteste contro un sistema clientelare che per decenni ha tenuto compatta la societ\u00e0, e, dall\u2019altra, si moltiplicano rapine, prostituzione, omicidi, \u201cun boom di disagio sociale mai vissuto prima del 2013, quando la societ\u00e0 era legata a valori tradizionali tribali e religiosi che garantivano controllo sociale\u201d. La risposta del governo \u00e8 il modello Dubai che alza i prezzi e divora il potere d\u2019acquisto delle classi basse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra peculiarit\u00e0 \u00e8 che il Krg non ha un esercito nazionale, ma unit\u00e0 di peshmerga affiliate ai partiti politici, 200 mila uomini, 36 brigate, dipendenti da Kdp o Puk: sono pagati dallo Stato ma controllati dai due partiti, quelle uniformi servono ad arginare la disoccupazione, mantenere centinaia di famiglie, generare affiliazioni tribali e politica, voti, silenzio.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"4\">\n<li><em> I kurdi in Siria<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">I kurdi, di fatto, gi\u00e0 governano in piena autonomia larghe porzioni del territorio siriano settentrionale, dove vivono anche sunniti, assiri, armeni, turcomanni e yazidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo centrale ha preferito fare un passo indietro pur di arrivare a un patto di non belligeranza non scritto con le formazioni combattenti kurde. Formazioni che, dopo un\u2019iniziale adesione alla \u201cribellione\u201d, adottano una posizione di equidistanza fra Damasco e l\u2019opposizione sempre pi\u00f9 controllata dagli islamisti supportati logisticamente e militarmente da Turchia, Qatar e Arabia Saudita e sempre meno disponibili ad assecondare il desiderio di libert\u00e0 del popolo Kurdo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo le ha rese pi\u00f9 forti ma non necessariamente pi\u00f9 unite, nell\u2019affrontare la minaccia principale rappresentata dalla Turchia, il pi\u00f9 potente e agguerrito dei nemici delle aspirazioni kurde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un lato, l\u2019autorit\u00e0 ha fatto uso in passato del pugno di ferro \u2013 specie in occasioni di proteste pubbliche \u2013 per frenare le ambizioni territoriali e politiche della minoranza kurda (circa 2 milioni di persone presenti non solo nel Nord del Paese ma anche a Damasco), evitando peraltro di dare una soluzione definitiva al problema di circa 300 mila kurdi che non hanno mai ottenuto la cittadinanza siriana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altro, il governo ha permesso per anni un moderato attivismo politico al Partiya Yekitiya Demokrat (Pyd, una propaggine del Pkk, il movimento combattente kurdo in Turchia), fingendo di ignorare le attivit\u00e0 di contrabbando che hanno garantito un reddito a molti kurdi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tolleranza \u00e8 dovuta anche al peso che il Rojava ha sempre avuto, dal punto di vista energetico e agricolo, per l\u2019economia nazionale. Ci\u00f2 ha consentito ai kurdi di godere di un reddito superiore a quello del resto della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8, quindi formata anche un\u2019 \u00e9lite benestante che ha oscillato tra la cooptazione nel sistema nazionale siriano e la realizzazione della aspirazioni nazionalistiche kurde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Rojava si estende dall\u2019estremo Est fino all\u2019estremo Ovest della Siria. Si chiama cos\u00ec (\u201cOvest\u201d) poich\u00e9 \u00e8 la parte occidentale del Kurdistan diviso fra quattro Stati: Turchia, Iraq, Iran e Siria. Occupa un\u2019area di 19 mila Km2 distribuiti fra tre regioni: Jazira (Cirize), Kibane (Kobani) e Afrin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella di Jazira possiede ampie riserve energetiche \u2013 petrolio e gas naturale \u2013 mentre Kobane ha un\u2019importante produzione di cereali e cotone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La regione di Afrin \u00e8 nota per la produzione di olio d\u2019oliva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il conseguimento, dopo il 2012, dell\u2019autonomia di fatto ha elevato il livello del dibattito nel Rojava sulla realizzazione non solo di quella democrazia popolare progressista che suscita interesse in tutto il mondo, ma anche sul modello economico da realizzare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019\u201dEconomia Sociale\u201d, come la chiamano molti che si affacciano nel Rojava, non \u00e8 una semplice reazione alle difficolt\u00e0 create dal capitalismo. L\u2019economia sociale si pu\u00f2 definire la realizzazione diretta e concreta delle teorizzazioni socialiste di Abdallah Ocalan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La propriet\u00e0 privata non \u00e8 messa in discussione, almeno non dalla maggioranza delle forze in campo. Allo stesso modo, \u00e8 una sfida al liberismo che domina nella regione mediorientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo modello ancora in divenire nel Rojava, le autorit\u00e0 centrali siriane saranno chiamate a negoziare e a raggiungere un\u2019intesa se e quando si aprir\u00e0 una vera trattativa sul futuro della Siria, oltre i disegni delle potenze regionali e internazionali.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"5\">\n<li><em> I Kurdi in Turchia<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Sud Est della Turchia a maggioranza kurda consiste in un\u2019area che ha il 19% del territorio nazionale e ospita 13 milioni di abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene economicamente pi\u00f9 depressa rispetto alle altre regioni, ospita risorse importanti e ha una posizione strategica a cui la Turchia e i suoi alleati non intendono rinunciare. Il bacino dei fiumi Tigri ed Eufrate da solo conta un terzo del potenziale dell\u2019intero Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019importanza strategica \u00e8 sintetizzabile nel Progetto per l\u2019Anatolia sudorientale (in turco Gap) un piano di investimenti che riguarda agricoltura e irrigazione, infrastrutture rurali e urbane, gestione del patrimonio forestale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consiste di 22 dighe e 19 impianti idroelettrici che potrebbero fornire al Paese il 23% del fabbisogno energetico. Il costo stimato del progetto si aggira intorno ai 32 miliardi di dollari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 innegabile l\u2019impatto sul territorio e sulla comunit\u00e0 kurda. La costruzione del sistema di dighe implica uno stravolgimento irreversibile dell\u2019ambiente con conseguenze sulla biodiversit\u00e0 acquatica e i bacini fluviali. L\u2019allagamento di intere vallate ha causato l\u2019esodo forzato di migliaia di famiglie, in genere verso i maggiori centri urbani e la perdita di siti archeologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto prosegue con investimenti statali, mentre un\u2019indagine del Progetto kurdo per i diritti umani ha stimato che verranno completamente allagati tra i 50 e i 68 villaggi rurali, mentre altri 57 verranno parzialmente allagati terreni, cambiando la vita di circa 25 mila abitanti della regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le conseguenze del conflitto turco-kurdo hanno determinato profondi cambiamenti nella composizione sociale del Paese. La ricostruzione delle aree devastate, gestita direttamente dalla Stato attraverso espropri e procedure di emergenza avviene in un clima di violenza e assenza di concertazione che spinge a credere che questa asseconder\u00e0 solo gli interessi del governo centrale a scapito della popolazione locale, con conseguenze decennali che difficilmente rappresenteranno un gesto di pacificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulle guerre che la Turchia ha scatenato contro i kurdi, dopo la breve fase del \u201cprocesso di negoziazione\u201d iniziato nel 2012 e unilateralmente soppresso da Ankara dopo poco meno di 3 anni, l\u2019 Ufficio dell\u2019Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani presenta a Ginevra il 10 marzo un rapporto sulle \u201coperazioni di sicurezza\u201d \u00a0turche che tra il mese di luglio 2015 il dicembre 2016 nel solo Sud Est della sola Siria, hanno:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>ucciso almeno 2 mila persone;<\/li>\n<li>colpito pi\u00f9 di 30 citt\u00e0 e quartieri e sfollato tra 335.000 e mezzo milione di persone per lo pi\u00f9 di origine kurda.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri dati, ma neppure questi esaustivi sebbene prosegua lo stato di emergenza dichiarato pochi giorni dopo il fallito Golpe del 15 luglio 2016 addebitato al movimento Hizmet dell\u2019imam Gulan \u2013 gi\u00e0 sostenitore del presidente turco e da anni riparato negli USA- si rilevano alla fine dello scorso febbraio con l\u2019apertura dei numerosi processi in corso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel processo pi\u00f9 grande, a finire davanti alla Corte di Sincan sono 330 con richiesta di ergastolo con l\u2019accusa di far parte dell\u2019Hizmet, omicidio, tentato omicidio, tentativi di rovesciare le istituzioni statali e fra loro sono in arresto 245 persone molte delle quali erano membri della scuola per cadetti di Ankara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono poi processi a: Mugla per 47 imputati; a Smirne 270, fra cui Fethullah Gulen (in contumacia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al momento, dalla campagna epurativa messa in atto dopo il 15 luglio emerge che: oltre 43 mila persone sono in stato di arresto, oltre 100 mila sono stati sospese o licenziate dal lavoro, dai ministeri, dalla polizia e dall\u2019esercito accusati di contatti con Hizmet; e, come \u201ceffetti collaterali\u201d che colpisce stampa, mondo accademico e l\u2019intera comunit\u00e0 kurda, con l\u2019accusa di legami con il PKK.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In breve, la quasi totalit\u00e0 delle citt\u00e0 kurde in Turchia, Siria e Iraq subisce lunghi bombardamenti, mesi di assedio e devastazione delle infrastrutture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_7665\" style=\"width: 445px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7665\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-7665\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/iraqmappakurdistan2000.jpg\" alt=\"Il Kurdistan\" width=\"435\" height=\"601\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/iraqmappakurdistan2000.jpg 435w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/iraqmappakurdistan2000-145x200.jpg 145w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/iraqmappakurdistan2000-293x405.jpg 293w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/iraqmappakurdistan2000-300x414.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 435px) 100vw, 435px\" \/><p id=\"caption-attachment-7665\" class=\"wp-caption-text\">Il Kurdistan<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un interessante e chiaro panorama sulla situazione dei Kurdi, divisi fra quattro stati\u2026se ne parla poco\u2026la loro situazione non interessa per ora la politica internazionale. 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