{"id":7438,"date":"2017-01-17T15:29:19","date_gmt":"2017-01-17T14:29:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7438"},"modified":"2017-01-17T15:29:19","modified_gmt":"2017-01-17T14:29:19","slug":"la-rdc-repubblica-democratica-del-congo-sullorlo-della-crisi-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7438","title":{"rendered":"La RDC (Repubblica Democratica del Congo) sull\u2019orlo della crisi politica"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_7440\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7440\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-7440\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Joseph-Kabila-in-polltrona-580x362.jpg\" alt=\"Joseph- Kabila\" width=\"580\" height=\"362\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Joseph-Kabila-in-polltrona-580x362.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Joseph-Kabila-in-polltrona-280x175.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Joseph-Kabila-in-polltrona-300x187.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Joseph-Kabila-in-polltrona.jpg 708w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-7440\" class=\"wp-caption-text\">Joseph Kabila<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Si parla poco del Congo sui giornali come se questa importante zona dell\u2019Africa fosse totalmente pacifica, dove non esistono contrasti. Non \u00e8 esattamente cos\u00ec e, come tutto il resto dell\u2019Africa a sud del Sahara, ha contrasti interni molto gravi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 19 dicembre \u00e8 scaduto il secondo mandato del presidente Joseph Kabila, figlio dell\u2019ex presidente Laurent D\u00e9sir\u00e9 Kabila, succeduto al padre nel 2001 e in carica ormai da quindici anni. Mentre tutti si aspettavano pacifiche dimissioni, Kabila passava al contrattacco affermando di non voler lasciare la poltrona fino alle nuove elezioni previste ad aprile 2018. Tale manovra ha suscitato il malcontento popolare sfociato in manifestazioni violente e dure repressioni soprattutto nella capitale Kinshasa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 14 novembre 2016 si era dimesso il primo ministro Augustin Patata Ponyo, mossa che faceva pensare a un lento smantellamento del potere di Kabila. Il 19 dicembre, invece, le attese dimissioni presidenziali lasciano il posto alla nomina di un nuovo governo composto da 68 membri \u2013 il precedente ne contava appena 32 \u2013 giudicato per\u00f2 poco inclusivo dalle opposizioni poich\u00e9 la maggioranza dei membri proviene da partiti fedeli al presidente. Nel frattempo, a Kinshasa e a Lubumbashi, capitale del Katanga, le manifestazioni popolari sfociano in violenza provocando una quarantina di morti, un centinaio di feriti e oltre 400 arresti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il piano di \u201cslittamento\u201d di Kabila<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le elezioni presidenziali erano state fissate inizialmente a novembre 2016 ma grazie a quella che i congolesi definiscono <em>la strat\u00e9gie du glissement<\/em> (strategia dello slittamento) le elezioni sono state rinviate al mese di aprile 2018 per mancato censimento. La CENI &#8211; Commissione Elettorale Nazionale Indipendente \u2013 che d\u2019indipendente ha poco quanto niente essendo legata al governo, ha dichiarato che le operazioni di censimento della popolazione cominciate a luglio necessitano di almeno 13 mesi per essere completate. In questo modo, il governo si \u00e8 rifatto alla Costituzione del 2006 che dichiara che il presidente uscente deve rimanere in carica fino all\u2019elezione di un nuovo presidente. Un piano ben architettato, secondo l\u2019opposizione, e non solo. Nel frattempo le manifestazioni continuavano e il 20 dicembre l\u2019ONU comunica il decesso di altre 13 persone a Kinshasa e 10, di cui 2 bambini, a Lubumbashi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La crisi politica alle porte<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un paese grande e ricco come il Congo, la gestione degli interessi economici ha sempre costituto un grave problema. Nel 2012 le forze ribelli dell\u2019M23 avevano creato scompiglio nel Kivu, con la necessit\u00e0 d\u2019intervento da parte della MONUSCO (The United Nations Organization Stabilization Mission in the Democratic Republic of the Congo) e le mediazioni di ONU e UE che portarono agli accordi di Addis-Abeba. Ma la zona est del paese non ha mai conosciuto la pace. Gli interessi di Rwanda e Uganda sono sempre presenti e gli scontri etnici fuoco che cova sotto la cenere. La frontiera terrestre tra Gyseni in Rwanda e Goma, capitale del Nord-Kivu, costituisce da sempre una via di passaggio di milizie vecchie e nuove, attacchi ai campi profughi, violenze sulla popolazione civile. Gi\u00e0 nel mese di novembre a Goma una granata lanciata contro i caschi blu indiani aveva ferito 31 soldati e ucciso una bambina di 8 anni. Altri episodi di rappresaglie si sono registrati in tutto il paese per opera di gruppi pi\u00f9 o meno conosciuti. L\u2019attuale situazione di malcontento popolare e instabilit\u00e0 al potere rappresenta terreno fertile per tutte quelle milizie che hanno lottato e intendono ancora farlo per contrastare il governo centrale nel controllo delle risorse naturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Breve cenno dei principali gruppi armati<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>M23<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Movimento del 23 marzo, scioltosi ufficialmente nel novembre 2013, era composto da membri dell\u2019ex ribellione pro-tutsi del CNDP (Congres National pour la D\u00e9fense du Peuple) di Laurent Nkunda, arrestato in Rwanda nel gennaio 2009, e reclamava l\u2019applicazione di un accordo di pace stipulato il 23 marzo con le autorit\u00e0 congolesi secondo cui il governo di Kinshasa avrebbe dovuto integrare gli ex combattenti nell\u2019esercito regolare congolese, le FARDC. L\u2019M23 aveva occupato Goma nel 2012 e minacciato ripetutamente attacchi durante il 2013 fino alla sua dissoluzione avvenuta grazie all\u2019intervento della MONUSCO. Lo scioglimento dell\u2019M23, alleato con altri gruppi Mai Mai, ha dato vita ad altre milizie tra le quali la UPCP (Union des Patriots Congolais pour la Paix), LDF (Local Defences Forces), ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>FDLR<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le Forces D\u00e9mocratiques de Lib\u00e9ration du Rwanda raggruppano i ribelli rwandesi hutu con lo scopo di difendere gli interessi degli hutu rifugiati in Congo a seguito del genocidio del 1994. Una parte di essi sarebbe responsabile dello sterminio dei tutsi. Nel 2009 il presidente Kabila aveva autorizzato truppe rwandesi a entrare nel paese per rintracciare le FDLR, ma questa iniziativa non ha reso pacifiche le relazioni fra i due paesi come si sperava, poich\u00e9 il Rwanda accusa il Congo di sostenere i ribelli hutu mentre Kinshasa accusa Kigali di sostenere gli M23 o quello che ne resta. Da un recente studio condotto dal GEC (Groupe d\u2019Etude sur le Congo) si evince come le FDLR siano responsabili di numerosi attacchi, l\u2019ultimo (noto) dei quali avvenuto a Miriki, a nord di Goma, che ha provocato 14 morti tra la popolazione civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Ma\u00ef Ma\u00ef<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I gruppi armati Ma\u00ef Ma\u00ef, divisi in molteplici milizie che prendono il nome dal proprio leader, sono combattenti formati e manovrati dai signori della guerra, dai capi delle trib\u00f9 tradizionali e da politici locali. Sono responsabili di molteplici stupri di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>APCLS<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Alliance des Patriotes pour un Congo Libre et Souverain \u00e8 uno dei gruppo pi\u00f9 strutturati. Questa milizia nasce nella comunit\u00e0 Hund\u00e9 e segue il generale Janvu\u00ecier Karairi. Il loro scopo \u00e8 eliminare la presenza ruandese nella zona, il che si traduce in combattimenti contro i tutsi nei territori di Masisi e Walikale. Per questo motivo sono spesso alleati con le FDLR e Nyatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>NYATURA e VUTURA<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono gruppi di hutu congolese che combattono al fianco di FDLR e APCLS, mentre i Vutura sono alleati con le FDDP nella zona di Masisi, sempre con lo scopo di eliminare i tutsi dal paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <strong>NDC &#8211; Sheka<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nati attorno al territorio di Walikale, questo gruppo armato Mai-Mai \u00e8 tra i brutali del Kivu. Sebbene mal strutturati, prendono e sfruttano le miniere che, secondo il loro leader, dovrebbero essere libere dal controllo dello stato,. Sono responsabili di crimini come stupro di bambini, rapimento e schiavit\u00f9 di donne, mutilazioni e esposizione delle parti mutilate, costrizione ai lavori forzati della popolazione, reclutamento di bambini soldati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong> RAIA MUTOMBOKI<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gruppo apparso nel 2005, combatte le FDLR e mira alla popolazione hutu della zona di Masisi. Anch\u2019essi sono divisi in molteplici gruppi che seguono ognuno un leader locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong> FDC<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Front de D\u00e9fense du Congo si oppone alle FDLR e FARDC.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>ADF e LDF<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le Allied Democratic Forces, ugandesi che agiscono nella zona di Beni, e il Lord\u2019s Resistance Army, storico gruppo ugandese diretto da Joseph Kony, si aggiungono ai numerosissimi gruppi armati che devastano il Congo. L\u2019ADF, secondo alcune ricerche, ha contatti con i militanti somali di Al-Shabab e con Al-Qaeda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I nuovi mediatori: la Conferenza Episcopale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 30 dicembre dell\u2019anno scorso il governo ha accettato gli accordi discussi durante la conferenza episcopale che ha svolto un importante ruolo di mediazione. La Chiesa cattolica, ancora influente nel Paese, ha deciso di prendere in mano le redini della questione per evitare ulteriori scontri, sostituendosi cosi alla comunit\u00e0 internazionale, molto spesso non efficace in simili situazioni di tensioni. Il dialogo, arbitrato dalla CENCO (Conference Episcopale Nationale du Congo) ha messo a confronto due delegazioni: la prima raggruppa i rappresentanti della maggioranza e di una frangia minoritaria dell\u2019opposizione d\u2019accordo con le elezioni del 2018. L\u2019altra delegazione, invece, si oppone a questo accordo e si raggruppa attorno ad Etienne Tshisekedi, figura storica dell\u2019opposizione congolese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kabila, che rimarr\u00e0 in carica fino alle prossime elezioni, ha accettato finalmente l\u2019instaurarsi di un governo di transizione fino a marzo 2017 e lo svolgimento delle presidenziali entro l\u2019anno. In base all\u2019accordo (e alla costituzione) Kabila non potr\u00e0 candidarsi per un terzo mandato. Restano per\u00f2 le preoccupazioni dell\u2019opposizione che il presidente possa modificare la costituzione in suo favore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_7443\" style=\"width: 584px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7443\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-7443\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/congo06.gif\" alt=\"Bandiera della Repubblica Democratica del Congo dal 2006.\" width=\"574\" height=\"383\" \/><p id=\"caption-attachment-7443\" class=\"wp-caption-text\">Bandiera della Repubblica Democratica del Congo dal 2006.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;attuale situazione di crisi politica nella Repubblica Democratica del Congo<\/p>\n","protected":false},"author":2116,"featured_media":7440,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[4,888],"tags":[3263,1081,3262,3268,3267,3270,215,138,1052,740,3265,3266,3264,3269],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Joseph-Kabila-in-polltrona.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-1VY","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7438"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2116"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7438"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7438\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7445,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7438\/revisions\/7445"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7440"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7438"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7438"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7438"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}