{"id":7141,"date":"2016-10-05T14:21:21","date_gmt":"2016-10-05T13:21:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7141"},"modified":"2016-10-05T14:21:21","modified_gmt":"2016-10-05T13:21:21","slug":"mediterraneo-e-conflittualita-endemiche-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=7141","title":{"rendered":"Mediterraneo e conflittualit\u00e0 endemiche. 2."},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_7146\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7146\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-7146\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/battaglia_lepanto-580x311.jpg\" alt=\"La Battaglia di Lepanto (autore anonimo)\" width=\"580\" height=\"311\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/battaglia_lepanto-580x311.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/battaglia_lepanto-280x150.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/battaglia_lepanto-300x161.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/battaglia_lepanto.jpg 701w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-7146\" class=\"wp-caption-text\">La Battaglia di Lepanto (autore anonimo)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Il primo articolo \u00e8 stato pubblicato il 2 ottobre 2016)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Mediterraneo \u00e8 sempre stato forse troppo ricco di tensioni nate in forza di equilibri instabili, ognuno dei quali, in qualsiasi momento si confronta con altri nel suo ambiente con un gioco di fusioni e di fissioni: da questi equilibri instabili la seconda met\u00e0 del Novecento ha ereditato una caldaia in ebollizione, una bomba potenzialmente forse pronta a esplodere \u2013 e \u00e8 esplosa -, proprio per quegli equilibri instabili; tomba impossibile dell\u2019umanit\u00e0 politica, perch\u00e9 sua culla continua, recentemente per\u00f2 divenuta tomba per umani disperati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 una culla perch\u00e9 cos\u00ec ha voluto la geografia e<em> \u2026 la geografia \u00e8 la sola costante<\/em> <em>della politica estera<\/em>, come diceva Bismarck, non tralasciando, per\u00f2, l\u2019elemento \u201ceconomia\u201d, come \u00e8 stato dimostrato ampiamente negli ultimi due secoli, in particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Impero Ottomano, dominio di grande civilt\u00e0 e forti eredit\u00e0 culturali \u00e8 stata smantellato non solo a causa della propria estensione e della progressiva impotenza politica e amministrativa &#8211; per quanto per molti secoli sia riuscita a concretare una difficile forma di coesione tra tanti popoli diversi -, ma anche dalla presenza grandemente invasiva, nell\u2019Ottocento, della Francia e dell\u2019Inghilterra: queste due potenze europee, in particolare, hanno importato nel settore mediorientale una nuova forma di capitalismo, che ha sovvertito equilibri economici, ormai precari, e quindi politici. Questi dimoravano non soltanto su una demografia mediocre e una economia tradizionale, ma anche su una relativa compattezza pre-capitalistica, data dai commerci marini; compattezza appunto sconvolta dai nuovi sistemi finanziari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il capitalismo il Mediterraneo entra nel circuito economico mondiale e anche la circolazione delle merci e i trasporti, specialmente dopo l\u2019apertura del canale di Suez, \u00e8 stata incrementata fino a modificare definitivamente le caratteristiche economiche del pre-capitalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino alla scoperta dell\u2019America, il Mediterraneo era un mare importante ma chiuso, non dallo stretto di Gibraltar, ma dallo stesso Oceano Atlantico sconosciuto. Fermati da questo muro oceanico, dei gruppi umani \u2013 che si differenziavano per le loro origini etniche, la loro lingua, le loro credenze \u2013, si disputarono e si divisero uno spazio compartimentato. Quei gruppi modellarono anche dei sistemi statuali che rafforzarono o fecero a pezzi le loro credenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In nome di un Dio unico, del quale essi interpretarono in modo diverso le rivelazioni successive che si opposero fra di loro, il Mediterraneo divenne cos\u00ec un luogo di scontri, ma anche di scambi fra cristiani e musulmani. Nel Mediterraneo arrivarono popoli venuti dall\u2019Oriente e dall\u2019Occidente: gli incontri sono stati pi\u00f9 numerosi e duraturi degli scontri, che certamente sono stati assai sanguinosi. Ora siamo nella fase di scontro duro, quasi come ai tempi della battaglia di Lepanto (5 ottobre 1571&#8230;.un giorno come oggi qualche secolo fa) o forse peggio\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conversero in Medio Oriente anche popoli venuti dall\u2019Europa, per colonizzare e sfruttare risorse locali, a favore di popolazioni non viventi su quel territorio. Vi \u00e8, infatti, da considerare un episodio breve nel tempo, ma non marginale per la storia della regione: le conquiste coloniali, che non sono state regolarizzate sempre da trattati, poich\u00e9 furono spesso la conseguenza di intese preventive sulla base delle compensazioni territoriali, che non tenevano in alcun conto le identit\u00e0 nazionali, pur presenti, le sovranit\u00e0 reali esistenti; che disposero di territori come se fossero stati sotto la propria sovranit\u00e0 nazionale. Un esempio: l\u2019Inghilterra, sia pur per ragioni dichiarate umanitarie, dispose della sorte di un territorio, la Palestina, che non faceva parte del suo Impero, del suo territorio metropolitano e che, dopo la prima guerra mondiale, gli era stato consegnato in mandato, in vista di una futura indipendenza. Il territorio fu governato, diviso, smembrato, assegnato: si apr\u00ec il conflitto arabo-israeliano che caratterizza ancora dopo quasi settanta anni le vicende di questo quadrante strategico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due guerre mondiali non hanno alterato la struttura originale del Mediterraneo, ma hanno depositato in profondit\u00e0 il seme del concetto dell\u2019identit\u00e0 nazionale di valore europeo, contrapposto a quello islamico della <em>\u2018umma\u2019<\/em> , cio\u00e8 della nazione islamica. E in questi ultimi dieci anni se ne stanno vedendo alcune conseguenze\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulle rive di questo mare si affacciano due spazi terrestri che sono anche due spazi culturali: quello arabo \u00e8 un importante spazio storico culturale che si pone di fronte e a contatto con il suo omologo dell\u2019Occidente, in quanto spazio mediterraneo e quindi dialoga con l\u2019Europa con tutte le sue risorse, la sua demografia e anche con le conseguenze dei suoi conflitti, in particolare quello israelo-palestinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Europa non si \u00e8 mai potuta sottrarre e non pu\u00f2 sottrarsi a questo dialogo che la coinvolge sempre pi\u00f9 direttamente, anche per via delle forti correnti migratorie che continuano a percorrere quel mare in ogni direzione, da secoli. Correnti migratorie che sono state pi\u00f9 intense negli ultimi dieci anni, ma che sono state sempre una caratteristica di questo bacino, fin dall\u2019antichit\u00e0, dove il concetto di libero scambio delle merci e di mobilit\u00e0 delle persone era forse pi\u00f9 ampio che nei due secoli immediatamente precedenti l\u2019attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste correnti migratorie sono frutto di un fenomeno demografico di grande importanza: infatti, la crescita demografica \u00e8 stata molto pi\u00f9 importante nei paesi a sud del Mediterraneo che nel resto dell\u2019Europa \u2013 crescita demografica di alcune popolazioni che ancora oggi aumenta, anche fuori del territorio di origine. Il tutto unito a quel fenomeno al quale si accennava precedentemente, e cio\u00e8 quello di un capitalismo nuovo per queste terre. Bisogna dire che tutto questo ha distrutto i solidi vincoli di una societ\u00e0 tradizionale, formata dalla trib\u00f9 e dalla famiglia allargata. Insieme al nuovo concetto di nazione e di nazione &#8211; identit\u00e0 nazionale, si sono spezzati legami precedenti molto forti; sono sparite strutture sociali tradizionali, dando origine a una nuova diaspora che \u00e8 divenuta sempre pi\u00f9 intensa specialmente dopo la seconda guerra mondiale e poi intensa nell\u2019ultimo decennio soprattutto a causa di una serie di guerre locali e meno locali e dell\u2019insorgenza di \u2018primavere arabe\u2019 mal gestite, che forse erano solo autunni in vista dell\u2019inverno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro vi \u00e8 da considerare che con la spinta originaria di una emigrazione dalle campagne alle citt\u00e0 si \u00e8 verificato un primo movimento di umanit\u00e0 all\u2019interno stesso dei vari paesi, che ha contribuito alla dissoluzione dei legami precedenti. L\u2019inurbamento di molti elementi ha determinato anche sacche di sottoproletariato nelle citt\u00e0 mediterranee che si sono espanse a vista d\u2019occhio. Il miraggio del salario sicuro, fosse esso dato da lavori edili o dal settore industrializzato, ha spopolato le campagne: prima nel settore nord del Mare, cio\u00e8 in Europa; poi, con sequenza logica, dovuta anche alle speculazioni coloniali e postcoloniali, lo stesso fenomeno si \u00e8 affermato sulla sponda sud del Mare, creando squilibri importanti in una societ\u00e0 agricola e patriarcale, ma non industrializzata. Questo fenomeno ancor continua e in modo accentuato: il Cairo, ad esempio, che solo fino a pochi anni fa era gi\u00e0 una grande megalopoli con cinque milioni di abitanti, conterebbe ora, secondo le pi\u00f9 recenti stime, circa dieci milioni \/dodici, di abitanti: quanti di essi sono oltre la soglia della sopravvivenza se molti di essi si sono \u2018acquartierati\u2019 in cimiteri\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la guerra in Siria da cinque anni, con gli interventi distruttivi e destabilizzanti in Iraq e in Afghanistan, l\u2019orizzonte non \u00e8 dei migliori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(continua)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_7147\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7147\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-7147\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Map01-Venezia-Impero-Ottomano-Sec-XVI-580x356.png\" alt=\"L'Impero Ottomano agli inizi del secolo XVI\" width=\"580\" height=\"356\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Map01-Venezia-Impero-Ottomano-Sec-XVI-580x356.png 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Map01-Venezia-Impero-Ottomano-Sec-XVI-280x172.png 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Map01-Venezia-Impero-Ottomano-Sec-XVI-300x184.png 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Map01-Venezia-Impero-Ottomano-Sec-XVI.png 700w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><p id=\"caption-attachment-7147\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;Impero Ottomano agli inizi del secolo XVI<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;articolo ripercorre le lontane e vicine ragioni di conflittualit\u00e0 endemiche seguite da migrazione ormai epocali<\/p>\n","protected":false},"author":42,"featured_media":7146,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[89,692,52,1297,131,55,1273],"tags":[3087,3063,3086],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/battaglia_lepanto.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-1Rb","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7141"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/42"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7141"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7141\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7149,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7141\/revisions\/7149"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7146"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7141"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7141"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7141"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}