{"id":6354,"date":"2016-02-24T17:25:18","date_gmt":"2016-02-24T16:25:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=6354"},"modified":"2016-02-24T17:25:18","modified_gmt":"2016-02-24T16:25:18","slug":"coalizioni-contro-daesh-chi-combatte-chi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=6354","title":{"rendered":"COALIZIONI CONTRO DAESH. CHI COMBATTE CHI"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_6360\" style=\"width: 410px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-6360\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-6360\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/mappa-di-medio-oriente-con-i-confini-e-le-bandiere-62737536.jpg\" alt=\"Il Medio Oriente....attuale....\" width=\"400\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/mappa-di-medio-oriente-con-i-confini-e-le-bandiere-62737536.jpg 400w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/mappa-di-medio-oriente-con-i-confini-e-le-bandiere-62737536-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/mappa-di-medio-oriente-con-i-confini-e-le-bandiere-62737536-200x200.jpg 200w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/mappa-di-medio-oriente-con-i-confini-e-le-bandiere-62737536-300x300.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><p id=\"caption-attachment-6360\" class=\"wp-caption-text\">Il Medio Oriente&#8230;.attuale&#8230;.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Una chiara prospettiva per comprendere chi sta con chi o contro chi. Chi si combatte? E\u2019 vera e sola guerra contro lo Stato Islamico o c\u2019\u00e8 dell\u2019altro?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><u>E\u2019 di recente utilizzo il termine \u201cCoalizione\u201d in sostituzione dell\u2019obsoleta \u201cmissione di peace keeping\u201d, singolari ossimori del preciso termine : guerra.<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A livello mediatico funziona grazie a orchestrate campagne di disinformazione diffuse nel mondo intero per mascherare la devastazione di Paesi e l\u2019altissimo numero di morti e vittime civili, indicate come: \u201cdanni collaterali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche i termini inerenti all\u2019armamento sono cambiati: i missili sono definiti \u201cbombe intelligenti\u201d, i bombardamenti sono sempre \u201cselettivi\u201d e le uccisioni extragiudiziali sono \u201cmissioni mirate\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi interventi \u201cdi gruppo\u201d sono presentati come inevitabili contro le minacce e gli attentati terroristici che distruggono le aspirazioni di pace e di sicurezza anelata da quei Paesi che scatenano i conflitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terreno recita un\u2019altra narrazione in merito ai risultati delle Coalizioni come si pu\u00f2 constatare da eclatanti esempi anche dei soli ultimi due decenni con gli interventi in Yugoslavia (1994), Afghanistan (2001), Iraq (2003), Libia (2011), Siria (2012), tuttora in corso mentre in Yugoslavia il vero obiettivo dell\u2019attacco \u00e8 stato raggiunto: il Paese \u00e8 parcellizzato in micro-Stati fra di loro confliggenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente, le crisi di maggiore valenza geo-strategica sono due: Siria e Daesh.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Siria le prime manifestazioni a marzo 2011 sono disarmate e guidate da attivisti non solo giovani miranti a ottenere la fine della legislazione di emergenza, il rilascio dei detenuti politici e una pi\u00f9 equa re-distribuzione delle risorse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste proteste attivano l\u2019immediata mobilitazione in seno alla comunit\u00e0 internazionale soprattutto in quei Paesi interessati al pi\u00f9 volte citato \u201cProgetto del Grande Medio Oriente\u201d di matrice statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene subito creato il \u201cGruppo degli amici della Siria\u201d, il cui obiettivo \u00e8 quello di replicare il collaudato \u201cmetodo libico\u201d lanciando due campagne, l\u2019una mediatica per delegittimare il regime siriano, la cui minoranza alawita (sciita) opprime la maggioranza sunnita e le opposizioni, e l\u2019altra per supportare politicamente e logisticamente la parte pi\u00f9 radicale della popolazione insorgente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come fatto in Libia, il Gruppo riconosce come \u201clegittimo rappresentante della popolazione siriana\u201d, la quale subito si divide fra coloro che non chiedono l\u2019estromissione del presidente e non sono armati, e coloro che, con adeguato supporto anche di armamento proveniente da alcuni Paesi del Gruppo, mirano alla caduta del regime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra i numerosi \u201camici della Siria\u201d i pi\u00f9 attivi sono la Francia, gi\u00e0 presente in Siria dal 1916 dopo gli accordi di Sykes e Picot, la Turchia, la cui attuale leadership mira ad assumere un ruolo egemonico nell\u2019area, e l\u2019Arabia Saudita, interessata a spezzare la \u201cmezzaluna sciita\u201d composta di Iran, Iraq, Libano con Hezb\u2019Allah e Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Supporti logistici, con facilitazione di libero passaggio transfrontaliero e alloggi, e armamenti contribuiscono anche alla crescita e radicalizzazione dell\u2019ala qaedista presente in Siria e nel confinante Iraq, che avrebbe dato vita al nuovo soggetto terroristico, Daesh.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passaggio del \u201cGruppo degli amici della Siria\u201d alla Coalizione anti-Daesh a guida USA \u00e8 coerente e conseguenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la guerra a Daesh \u00e8 singolare la posizione della Turchia, gi\u00e0 alleato di Damasco fino all\u2019\u2019inizio delle manifestazioni di protesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Membro della NATO e parte di due Coalizioni contro Daesh, quella a guida USA, con 60 Paesi avviata nel settembre 2014, e quella con l\u2019Arabia Saudita, con 34 paesi islamici formata a dicembre 2015 e pronta al coordinamento con la Coalizione a guida USA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Turchia, forte dell\u2019appoggio NATO, in chiave anti-Russia, anche dopo averne abbattuto un aereo uccidendo uno dei piloti a ferendone il secondo perch\u00e9 avrebbe oltrepassato il suo spazio territoriale, \u00e8 sostenuta anche dall\u2019EU per avere ricevuto quasi 2 milioni di profughi per il cui sostentamento l\u2019EU ha disposto il versamento ad Ankara di 3,1 miliardi di euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interrotto unilateralmente il dialogo iniziato nel 2013 con il \u201cPartito dei Lavoratori Kurdi\u201d (PKK), la Turchia avvia una campagna militare contro militanti del PKK e tutte le altre formazioni curde, politiche e no, sospettate di connivenza con il PKK, ritenuti \u201cterroristi\u201d al pari di Daesh.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sola differenza fra curdi e Daesh \u00e8 che la guerra contro i curdi non ha sosta mentre quella contro Daesh \u00e8 quasi nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Sud-Est del Paese, assedi, coprifuoco e attacchi contro i curdi sono quotidiani, con il bilancio di morti, feriti e distruzioni che costringono allo sfollamento \u2013 quando possibile \u2013 di migliaia di abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attenzione \u00e8 rivolta anche all\u2019area autonoma di Rojava, nel Kurdistan siriano, che la Turchia teme possa coinvolgere anche i curdi turchi e iracheni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conseguenza, la Turchia, senza preoccuparsi di violare la sovranit\u00e0 dell\u2019Iraq, bombarda costantemente le montagne di Qantil, nel Nord dell\u2019Iraq, dove sono le basi del PKK oltre a inviare truppe nella base militare di Bashiqa, vicina a Mosul.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo gli attentati ad Ankara e Dyarbakir (17 e 18 febbraio) contro militari, non ancora rivendicati, la Turchia ne attribuisce la colpa al PKK e ai militanti dell\u2019 \u201cUnit\u00e0 di difesa popolare\u201d (Pyg), braccio armato del \u201dPartito dell\u2019 Unione democratica\u201d, e bombarda pesantemente il Nord dell\u2019Iraq uccidendo oltre 70 combattenti e il Nord della Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel silenzio della comunit\u00e0 internazionale, disinteressata anche delle deboli proteste di Iraq e Siria, \u00e8 paradossale l\u2019attacco al Pyg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerato un partner dagli USA nella lotta contro Daesh, i militanti del Pyg sconfiggono Daesh nelle zone rurali a Est, nelle province di Latakia, Homs, Damasco e Der\u2019a, e sconfiggono anche Al Nusra a Marymayn, dove c\u2019\u00e8 la base di Menagh, strategico punto di partenza verso Ovest.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I combattenti di Pyg sono anche vicini a conquistare il territorio che da A\u2019Zaz, nel Nord della Siria, arriva ad Aleppo e il valico di Bab al-Salama, ancora nella mani di Daesh e dove stanno arrivando dalla Turchia migliaia di formazioni \u201cmoderate\u201d e \u201cislamiste\u201d perch\u00e9 sono i principali punto di transito degli aiuti turchi alle opposizioni moderate e no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in merito a questi ultimi eventi, il terreno mostra una realt\u00e0 diversa da quella riferita dai turchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre i militanti di Pyg continuano ad avanzare nonostante i bombardamenti subiti dalla Turchia, \u00e8 singolare la proposta turca di creare \u2013 per motivi umanitari &#8211; una \u201csafe zone\u201d in territorio siriano, lunga larga 10 km che includa anche la citt\u00e0 di A\u2019Zaz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presa di Aleppo, A\u2019Zaz e Bab al-Salama determinerebbe non solo il ridimensionamento di Daesh e opposizioni ma anche il contesto ideale per la ripresa della via negoziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri termini: ma chi combatte chi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un Asse formato da Arabia Saudita, Israele e Turchia, subito dopo le vittorie del Pyg, senza alcun ostacolo da parte degli USA, preparerebbe un piano opposto all\u2019obiettivo dichiarato dalle Coalizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Almeno questo sembra la prima reazione dell\u2019Asse che minaccia un intervento di terra in Siria da parte di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Turchia, con l\u2019appoggio del ministro degli esteri del Qatar, sotto l\u2019ombrello della lotta a Daesh.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 davvero Daesh l\u2019obiettivo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, la Turchia teme che i curdi del versante siriano vengano schierati lungo il confine, da Hasaka a Idlib fra Jarablus e A\u2019Zaz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli USA vogliono la lotta a Daesh ma anche che le forze arabe islamiche si sostituiscano a Daesh nelle aree attualmente occupate dai loro militanti nell\u2019Ovest dell\u2019Iraq e in Turchia orientale, il che significherebbe creare un forte ostacolo alla mezzaluna sciita e a quanti ne sostengono la resistenza: Iran, Siria, Hezb\u2019Allah, curdi siriani delle Pyg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri termini, l\u2019impegno degli USA potrebbe sottrarre territori a Daesh in Siria e Iraq e dividere entrambi i Paesi con fatti compiuti, garantendo a livello geo-politico il proseguimento di una situazione incontrollabile di guerra infinita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque gli USA non intendono arrivare a uno scontro militare con la Russia, che \u00e8 pronta a una guerra totale se Turchia e Stati del Golfo entrassero in Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E la Turchia non \u00e8 in grado di contrastare la Russia senza la copertura di NATO e USA, ma gli americani non intendono schierare migliaia di soldati sul terreno in Siria e Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stati Uniti, inoltre, sanno che la Guida Suprema iraniana Sayyed Al\u00ec Khamenei \u00e8 pronto a schierare decine di migliaia di soldati in Siria e Iraq per moltiplicare quelli che da tempo vi sono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 la strategia delle Brigate Qods delle Guardie Rivoluzionarie guidate dal generale Qassam Suleiman che entrerebbero subito in campo in caso di intervento contro l\u2019esercito siriano da parte di Forze NATO.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019operazione suggerita dagli americani \u00e8 la liberazione di Mosul e Raqqa dal controllo di Daesh ottenuta con lo schieramento di forze islamiche e arabe, ai quali gli USA assicurerebbero la copertura aerea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Turchia \u00e8 il Paese che avrebbe maggiore possibilit\u00e0 perch\u00e9 non prese parte all\u2019invasione dell\u2019Iraq nel 2003 e il governo di Haider al-Abadi di fatto non reagisce alla massiccia presenza di forze turche che bombardano le basi del PKK nel Nord dell\u2019Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il regime saudita gli offrirebbe la protezione degli arabi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Israele bombarda la Siria da tempo e dall\u2019inizio della guerra civile continua a eseguire raid aerei specie sul versante siriano del Golan sia per eseguire \u201cazioni mirate\u201d uccidendo esponenti e militanti iraniani, sciiti libanesi di Hezb\u2019Allah impegnati nel contrasto di Daesh, sia contro ogni convoglio siriano che ritiene possa trasportare missili per Hezb\u2019 Allah.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019Asse con USA, Turchia e Arabia Saudita Israele rientra perch\u00e9 \u00e8 il migliore alleato degli USA, il punto di riferimento stabile nell\u2019area, per le nuove aperture a Paesi musulmani tra cui l\u2019Arabia Saudita e la riapertura dei rapporti con la Turchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo di Tel Aviv \u00e8 la formazione di una fascia di sicurezza sul versante siriano del Golan, occupato dal 1967, lunga 23 km e profonda 10 per proteggere Israele e assicurare libert\u00e0 di movimento all\u2019opposizione armata, progetto presentato da tempo sia dal premier israeliano che dall\u2019oppositore siriano Kamal al Labwani, medico, detenuto negli anni \u201980 a Damasco, rientrato nel Paese negli anni 2000 e in contatto con Israele dal 2011, all\u2019inizio delle prime proteste contro Assad.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 pochi Paesi della Coalizione anti Daesh combattono i jihadisti e i pochi che li combattono veramente sono oggetto di orchestrate campagne di de-legittimazione colpevolizzandoli di stragi non commessi, oppure campagne militari con pesanti bombardamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a> \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n<div id=\"attachment_6358\" style=\"width: 590px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-6358\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-6358\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/bab-al-salam_slideshow-1-580x398.jpg\" alt=\"Il valico di Bab Al Salam\" width=\"580\" height=\"398\" 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