{"id":4908,"date":"2014-10-27T10:04:38","date_gmt":"2014-10-27T09:04:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=4908"},"modified":"2014-10-27T10:07:50","modified_gmt":"2014-10-27T09:07:50","slug":"terrorismo-nuovi-metodi-dazione-allombra-dellinformation-warfare-riflessioni-sui-nuovi-contesti-operativi-che-oltre-alle-consolidate-metodologie-tipiche-del-conflitto-ogg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=4908","title":{"rendered":"TERRORISMO: NUOVI METODI D\u2019AZIONE ALL\u2019OMBRA DELL\u2019INFORMATION WARFARE.Riflessioni sui nuovi contesti operativi, che oltre alle consolidate metodologie tipiche del conflitto, oggi attraversano spazi ben pi\u00f9 ampi e redditizi: la mente dell\u2019opinione pubblica."},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>OA ospita con piacere un\u2019interessante analisi della giornalista specializzata nel settore, Giovanna Ranaldo*, su un aspetto poco noto del terrorismo: \u201cRiflessioni sui nuovi contesti operativi, che oltre alle consolidate metodologie tipiche del conflitto, oggi attraversano spazi ben pi\u00f9 ampi e redditizi: la mente dell\u2019opinione pubblica\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_4913\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/la-mente-paracadute.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-4913\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4913\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/la-mente-paracadute-300x198.jpg\" alt=\"La mente \u00e8 un paracadute...diceva Einstein\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/la-mente-paracadute-300x198.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/la-mente-paracadute.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-4913\" class=\"wp-caption-text\">La mente \u00e8 come un paracadute&#8230;diceva Einstein<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guardando a quanto sta accadendo nel mondo, intorno a noi, si originano spontanee alcune riflessioni. ISIS, Ebola,<em> bagarre<\/em> politiche, nuove strategie d\u2019intervento all\u2019estero, geopolitica, e ancora\u2026 criticit\u00e0 sul piano culturale, sociale e anche ambientale (da ultimo, l\u2019inondazione a Genova e Parma). Nulla \u00e8 come avrebbero sperato i nostri nonni per noialtri figli di epoche migliori della loro: guerra, sacrifici, lavoro, fiducia, speranza, tutti ingredienti che non avevano risparmiato e che tuttavia, non hanno prodotto quella serenit\u00e0 tanto auspicata per la progenie. Oggi, tra le maggiori preoccupazioni per i cittadini, c\u2019\u00e8 proprio quel senso d\u2019insicurezza rispetto al futuro, che si traduce spesso in preoccupazione e addirittura ansia. Stati d\u2019animo, percezioni, emozioni[1]. Questo appare il nuovo terreno d\u2019azione su cui s\u2019innestano svariati semi. Emozioni come ponte, come varco, come arma e come strumento. Una risposta adattiva del proprio essere, a situazioni di <em>stress,<\/em> che tuttavia oggi diventa un pericoloso campo d\u2019azione dove far attecchire interventi radicali con obiettivi ben chiari, frutto di azioni di guerriglia, vedi \u201cterrorismo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evitando di scendere troppo in dettagli di tipo specialistico che non ci competono, (molte le scuole di pensiero sulle suddivisioni delle emozioni tra primarie e secondarie), l\u2019intento \u00e8 quello piuttosto, di spostare il <em>focus<\/em> sulla percezione (nell\u2019accezione pi\u00f9 generica), puntando lo sguardo da angolazioni ben diverse, su quello che alla fine andr\u00e0 a definirsi come una tipologia di \u201ccontesto\u201d pi\u00f9 specifico: l\u2019<em>Information Warfare <\/em>o le relative correlazioni tra i due e l\u2019opinione pubblica, senza tuttavia scendere in ambiti tecnici, ma mantenendo vive solo alcune potenziali riflessioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo passo \u00e8 di prendere la giusta distanza dall\u2019oggetto dell\u2019analisi, i dettagli fittissimi spariscono e si fa strada una visione d\u2019insieme pi\u00f9 omogenea e armoniosa.<\/p>\n<div id=\"attachment_4917\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMGP5705-copia.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-4917\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4917\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMGP5705-copia-300x284.jpg\" alt=\"Saigon\" width=\"300\" height=\"284\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMGP5705-copia-300x284.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMGP5705-copia-1024x970.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-4917\" class=\"wp-caption-text\">Saigon<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo scenario di riferimento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partiamo dal presupposto che intorno a noi, abbiamo un\u2019infinita serie di <em>input<\/em> provenienti da svariate fonti, la cui trasmissione avviene per \u201cinformazioni\u201d. Esempio? Basta \u201caprire\u201d un cellulare\u2026 s\u00ec aprire, perch\u00e9 grazie alla tecnologia oggi esso rappresenta una sorta di \u201cporta\u201d, di finestra virtuale sul globo e le sue vicende. Con esso ci colleghiamo con il mondo!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>The World is flat[2]<\/em><\/strong> (il mondo \u00e8 piatto), cos\u00ec s\u2019intitolava nel 2005 un libro di Thomas Lauren Friedman, in cui l&#8217;autore descrive l&#8217;evoluzione della globalizzazione nell&#8217;ultimo decennio. Il libro mette in luce il ruolo che Internet e le innovazioni tecnologiche a esso legate stanno avendo nel rompere le barriere culturali, temporali e logistiche tra paesi diversi. Vengono azzerate le distanze e le tempistiche grazie ai <em>new media<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec riusciamo a essere in contatto con tutti e ad avere informazioni e <em>input<\/em> costanti. Informazioni (nell\u2019accezione pi\u00f9 generica) pi\u00f9 o meno attendibili e calibrate, che arrivano come una tempesta per ognuno e lo trascinano in una sorta di continua sollecitazione rispetto all\u2019esterno\u2026 e alla realt\u00e0. Si pu\u00f2 affermare che oggi, attraverso la tecnologia, l\u2019apertura al mondo non passa soltanto attraverso una personale <em>vision<\/em>. Siamo nel mondo: controllo le <em>news<\/em> su <em>internet<\/em>, leggo la <em>mail<\/em> del collega che sta lavorando negli Stati Uniti, saluto la famiglia dei miei amici pi\u00f9 cari a Bruxelles via <em>Skype[3]<\/em>, o semplicemente ricerco per cena la ricetta della \u201cSamosa\u201d eritrea (antipasto tipico), e vado sul sito inglese perch\u00e9 ho visto un vaso che rende benissimo con l\u2019arredamento antico dello studio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perfino inviti e cartoline adesso giungono via mail o <em>WhatsApp[4]<\/em>, per abbattere i costi e ottimizzare i tempi. Inserisco su Google la meta delle prossime vacanze all\u2019estero, perch\u00e9 devo capire com\u2019\u00e8 il clima e cosa mettere in valigia, quali sono le usanze e qual \u00e8 la festa nazionale. Proprio per questa nuova dimensione che si \u00e8 aperta al singolo individuo attraverso le nuove tecnologie, acquisiscono valenza discipline come la \u201ccomunicazione interculturale\u201d. Strumenti importanti che soprattutto in mano agli specialisti, possono ribaltare l\u2019esito di tante attivit\u00e0 e consentire anche il raggiungimento di grandi obiettivi, sia nel campo militare, che in quello socio-culturale e politico. D\u2019altra parte, pesante \u00e8 il fardello delle informazioni che ci \u201cassalgono\u201d ogni mattina e caratterizzano il proprio vivere. Qualcuno lamenta la sovrabbondanza di messaggi che provengono da pi\u00f9 parti e che spesso sono contraddittori e lasciano il povero ascoltatore stremato e incerto nell\u2019apprendere di avvenimenti e circostanze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 quasi come se fossimo immersi in un Oceano pieno di pesci inaspettati, che ci nuotano intorno. Siamo impregnati da un volume di sollecitazioni senza limiti o confini chiari e visibili che martellano la percezione di ogni individuo provocandone tutta una serie di reazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il giornalismo <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo mare, fatto in particolare d\u2019informazioni, l\u2019esigenza maggiore dei pi\u00f9 fiorenti produttori di notizie (i <em>mass media<\/em>), \u00e8 quella di collocare il proprio prodotto, cio\u00e8 di non perdere margini per mantenere salda una buona quota di mercato. Partiamo dal presupposto che i quotidiani, le riviste, il telegiornale, il <em>web magazine<\/em> (cio\u00e8 tutto ci\u00f2 che riguarda i <em>mass media<\/em>), sono dei \u201cbeni\u201d, con un\u2019organizzazione economica dietro, un indotto dalle vastissime proporzioni, che comprende stipendi per i giornalisti e gli operatori dell\u2019informazione pi\u00f9 in generale, i tecnici informatici, spese per le risorse impiegate, materiali etc&#8230; In quanto tali, i risultati dell\u2019industria dell\u2019informazione, vanno considerati dei \u201cbeni\u201d che devono produrre, e per produrre devono essere venduti, guardati o \u201ccliccati\u201d. Ma come si fa ad assicurarsi la fedelt\u00e0 di un lettore e la fidelizzazione di nuovi se non si ha un contatto diretto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo ci pensa una forte azione di <em>marketing<\/em> (e non solo), che mira a rendere l\u2019oggetto accattivante e d\u2019interesse. Una degli strumenti pi\u00f9 adatti \u00e8 l\u2019uso delle immagini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si \u00e8 dal parrucchiere, o in aeroporto, in metro\u2026 si sfoglia il giornale e la prima cosa che si guardano sono le figure, poi i titoli. Per confezionarli si fa leva sulla \u201cpercezione dei potenziali lettori e sulle loro \u201cemozioni\u201d. Bisogna \u201cpungere\u201d per quel che sar\u00e0 possibile il potenziale lettore. L\u2019uso di questo termine non \u00e8 un caso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta, quando ancora il mondo virtuale non si affacciava neanche alla realt\u00e0 quotidiana, l\u2019interazione tra quella carta che odorava di riciclo e inchiostro e il lettore, passava proprio dalle fotografie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019interazione intima, profonda che scava nelle percezioni dell\u2019individuo e ne cattura l\u2019attenzione. Roland Barthes[5] nel suo libro \u201cLa camera chiara\u201d parla di un elemento estraneo alla realt\u00e0 apparente. Il testo \u00e8 un saggio che contiene digressioni e riflessioni sull&#8217;arte della fotografia, l\u2019autore parla della fotografia e identifica in essa (a parte l\u2019<em>operator<\/em> ovvero l&#8217;operatore, colui che fa la foto, lo <em>spectator<\/em> ossia il fruitore, lo spettatore), il <strong><em>punctum<\/em><\/strong>: l&#8217;aspetto emotivo, ove lo spettatore viene irrazionalmente \u201ccolpito\u201d da un dettaglio particolare della foto. Un elemento, un dettaglio (che c\u2019\u00e8\u00a0in certe fotografie, a prima vista inapparente ma decisivo), tale da custodire il cuore di tutta l\u2019immagine, di suscitare il senso di verit\u00e0 che certe fotografie sanno produrre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano dell\u2019immediatezza percettiva, cui la fotografia rimanda,l\u2019emozione, gioca anche dal punto di vista commerciale, escludendo la poetica dell\u2019immagine, poich\u00e9 il giornale \u00e8 un bene e tale bene deve dar ragione a un mercato dell\u2019editoria che ben poco ha di filosofico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ci\u00f2 si aggiungono anche i titoli, i racconti dalle zone di crisi, le testimonianze, le immagini. In particolare i video. Le immagini delle alluvioni degli ultimi mesi, della disperazione della gente, delle case devastate, degli immigrati clandestini che continuano ad arrivare a sciami, del personale delle Forze armate e dell\u2019Ordine sempre pi\u00f9 a rischio, oggi anche di contagi, Ebola\u2026 conflitti, decapitazioni. Tutto colpisce l\u2019immaginario collettivo, provocando emozioni come: rabbia, paura, disgusto, e poi ansia, delusione, speranza. C\u2019\u00e8 tutto in questo contesto dove l\u2019informazione, \u201ccontaminata\u201d si potrebbe dire, si colloca all\u2019interno di quello che arrivati a questo punto si potrebbe ridefinire: da semplice e generico \u201ccontesto\u201d al pi\u00f9 specifico \u201c<em>Information Warfare[6]\u201d<\/em> IW<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In passato questa locuzione indicava una metodologia tipicamente miliare, che tuttavia si \u00e8 evoluta in maniera sorprendente. E\u2019 proprio questo ulteriore sviluppo e il supporto offerto da una fiorente tecnologia alla portata di tutti, che porta a una riflessione proprio rispetto a un IW ben pi\u00f9 ampio. In una delle svariate definizioni, l\u2019IW \u00e8 un:<strong> \u201c<\/strong><em>Concetto basato sull\u2019idea che quello informativo sia un vero e proprio nuovo dominio in cui, tra stati ovvero tra stati e attori non statuali, si gioca un confronto che vede le informazioni costituire, strumento di offesa e obiettivo<\/em>\u201d. In questo contesto, il termine indica le azioni intraprese al fine di acquisire superiorit\u00e0 nel dominio informativo minando i sistemi, i processi e il patrimonio informativo dell\u2019avversario e difendendo al contempo i propri sistemi e le proprie reti nonch\u00e9, pi\u00f9 in generale, l\u2019impiego delle informazioni ai fini del perseguimento degli interessi nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nonostante la connotazione tipicamente militare, la guerra basata sulle informazioni ha manifestazioni di spicco anche nella politica, nell\u2019economia, nella vita sociale<\/strong> ed \u00e8 applicabile all&#8217;intera sicurezza nazionale dal tempo di pace al tempo di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto \u00e8 divenuto ormai dinamico, nel senso che allarga i suoi confini e accorpa l\u2019intero campo sociale e mediatico. Ma quali sono oggi i suoi limiti? In buona sostanza, non \u00e8 un caso che le informazioni si susseguano, si scontrino per incongruenza e si rincorrano con contenuti dal significato contrario, perch\u00e9 spesso \u201ccalibrare il messaggio\u201d non si limita al solo scopo di puro <em>marketing<\/em>! Le informazioni destinate al pubblico hanno un loro peso specifico, che ingenera reazioni nell\u2019opinione pubblica e ne condiziona i comportamenti.<\/p>\n<div id=\"attachment_4915\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMGP5673-copia.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-4915\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4915\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMGP5673-copia-300x168.jpg\" alt=\"Museo della Guerra, Saigon\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMGP5673-copia-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/IMGP5673-copia-1024x573.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-4915\" class=\"wp-caption-text\">Museo della Guerra, Saigon<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Terrorismo e comunicazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finora abbiamo parlato d\u2019<em>informazione<\/em> in generale, del suo utilizzo pi\u00f9 o meno calibrato, di quello che \u00e8 il contesto, ma in esso esistono altri termini come <em>disinformazione<\/em>, <em>influenza<\/em> e <em>controinformazione<\/em>\u2026 ma anche <em>propaganda<\/em>, <em>disseminazione<\/em>. A cosa fanno riferimento questi termini? In particolare alla \u201cpercezione\u201d[7] degli individui (inteso su scala mondiale) lavorando sulle emozioni, in definitiva, sulla mente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A un primo sguardo, possono sembrare riflessioni lontane anni luce da una societ\u00e0 ben consolidata nelle proprie risorse, educazione, procedure, consapevolezze, invece, \u00e8 proprio questo il nuovo <em>target<\/em>. Basti pensare a pochi esempi. Tornando indietro a quell\u201911 settembre 2001, quando tutto sembrava avere un proprio equilibrio sicuro, che cosa \u00e8 stato colpito in realt\u00e0 dai terroristi? Non si \u00e8 trattato soltanto delle povere vittime degli attentati, ma di qualcosa di ben pi\u00f9 grande. L\u2019intera operazione aveva un obiettivo diverso: la mente della gente! Come? Attraverso quella che oggi gli studiosi chiamano anche \u201cpsicologia del terrore\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta pi\u00f9 di impiegare metodologie di conflitto che prevedono l\u2019uso della \u201cbomba atomica\u201d, oggi il passaggio \u00e8 ben pi\u00f9 incisivo, efficace e di basso costo. Colpendo la mente della gente, si provocano reazioni tali che possono influenzare i comportamenti e consolidare identit\u00e0 con il minimo sforzo. Guardando a quello che sta \u201ccreando\u201d l\u2019ISIS[8], il concetto appare pi\u00f9 chiaro. Fino a quando i <em>mass media<\/em> non hanno diffuso notizie su questo movimento, nessuno in occidente capiva di cosa si stesse parlando, se non gli esperti di settore. Ma come hanno fatto a catturare l\u2019attenzione? Semplicemente con un atto degradante: una decapitazione mostrata in video, un prodotto utile a essere rimbalzato nella rete senza alcun costo (se non quello delle vite umane spese in quei tragici atti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 bastata la decapitazione del giornalista James Foley, rimbalzata da tutti i <em>media<\/em> mondiali a gettare scompiglio tra la popolazione, e cos\u00ec l\u2019ISIS fa paura e riceve un riconoscimento identitario senza precedenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso modo, se i <em>media<\/em> non parlano di Ebola fa meno paura e l\u2019avanzata terroristica si pu\u00f2 ignorare! La maggior parte delle percezioni dell\u2019opinione pubblica passano attraverso la tempesta informativa nella quale siamo costantemente al centro. Da anni si parla di \u201cConflitti asimmetrici\u201d[9] un\u2019espressione originariamente riferita alla guerra tra due o pi\u00f9 soggetti (di diritto internazionale pubblico) o gruppi le cui rispettive forze militari differivano in modo significativo. Oggi la locuzione si \u00e8 ampliata, accorpando in essa dinamiche in cui i combattenti &#8220;pi\u00f9 deboli&#8221; cercano di usare una strategia in grado di compensare le proprie carenze quantitative e qualitative. L\u2019uso dei <em>mass media<\/em> ne rappresenta un buon esempio. Esso passa attraverso l\u2019impiego di uno dei pi\u00f9 grandi poteri: la comunicazione (inteso come strumento, metodo, finanche arma)!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diego Lazzarich (ricercatore e professore aggregato di Storia delle Dottrine Politiche alla Seconda Universit\u00e0 degli studi di Napoli), gi\u00e0 nel 2008 parlava di un paradigma: \u201c<strong>guerra e comunicazione<\/strong>\u201d. Una comunicazione che attribuisce significati, avvalora tesi, consente espressioni, diffonde conoscenza. E nel caso dell\u2019ISIS si va anche ben oltre il solo discorso di una riconoscibilit\u00e0 del movimento, si parla addirittura di \u201creclutamento\u201d (che secondo gli esperti USA, pare stia toccando livelli senza precedenti), attraverso i <em>social media<\/em>, con opportuni <em>master message[10]<\/em> calibrati per l\u2019Occidente, (che corroborando la gi\u00e0 consolidata \u201cpsicologia del terrore\u201d, innervata nelle masse di tutto il mondo con gli attentati dell\u201911 settembre 2001), riesce a essere efficace su due fronti. Ed ecco come non basta il possesso d\u2019ingenti capitali per sviluppare realt\u00e0 come quella dell\u2019ISIS, ma sia fondamentale per la sua crescita e mantenimento, il \u201criconoscimento\u201d (positivo o negativo che esso sia non importa, basta \u201cattribuire\u201d un\u2019identit\u00e0), da parte dei <em>mass media<\/em> e di conseguenza del pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come fare per avere attenzione sufficiente per consolidare il proprio potere mediatico? Con attivit\u00e0 di stampo propagandistico degne del migliore comunicatore. Una prova di forza frutto di un attento studio: dimostrare all\u2019Occidente la propria realt\u00e0, quale minaccia, attraverso un esempio che potesse colpire la \u201cpercezione\u201d dei popoli dell\u2019IW e alimentare un\u2019immagine costruita <em>ad hoc<\/em>. Ed ecco che dall\u2019altra parte, matura nell\u2019opinione pubblica la voglia di riscatto e di vendetta per quegli omicidi cos\u00ec efferati, per la sfrontatezza dei terroristi e per la sicurezza del proprio benessere nel chiuso di casa, motivando, giustificando e supportando azioni \u201carmi in pugno\u201d che possano spazzare via la minaccia e lavare l\u2019onta. Questo \u00e8 quello che si sta sviluppando banalizzando le dinamiche. Questa \u00e8 la \u201cguerra\u201d di oggi, quella che linguisticamente i comunicatori hanno trasformato in \u201cconflitto\u201d (per sganciare l\u2019immaginario collettivo da vecchi retaggi) e che oggi si snoda tra i meandri dell\u2019IW, attraverso il contributo <em>Intelligence<\/em>, e metodologie che \u201cattaccano\u201d il lato umano e le sue percezioni, in una parola: la mente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco svelato in quale modo, il tempo della guerra si riempie di vivide sacche di una comunicazione ricca di emozioni, paure, speranze, sogni e memoria. I <em>reportage<\/em> di guerra, i racconti di \u201cchi ci \u00e8 stato\u201d, il giornalista in cima all\u2019albergo in diretta, mentre dietro di lui le bombe affliggono la popolazione, il veterano che ha perso una gamba o un compagno\u2026 questo \u00e8 il modo in cui la comunicazione si sovrappone alla guerra per mezzo di una \u201cnarrazione\u201d che dona forma, significato, motivazione, veicolando messaggi (meditati, artefatti o autentici che siano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive Diego Lazzarich nel suo \u201cGuerra e\/\u00e8 comunicazione\u201d: \u201c<em>Il passaggio da una guerra parziale a una totale fa s\u00ec che tutti, all\u2019interno dello Stato, si ritrovino coinvolti nel processo bellico<\/em>\u201d[11] (Ed. Guida, 2008).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludendo, le emozioni, le percezioni, \u201cil lato umano\u201d dell\u2019opinione pubblica, oggi rappresenta il terreno fertile nel quale far attecchire i giusti semi. Essi costituiscono gli elementi chiave nell\u2019ambito della comunicazione di massa degli ultimi anni, perch\u00e9 non vi sono mobilitazioni di sorta senza il supporto generale e per ottenere questo \u00e8 fondamentale rendere \u201cconsapevoli\u201d i cittadini, perch\u00e9 si abbia un denominatore comune, una motivazione forte che produca consenso renda sopportabili i sacrifici, e lecita l\u2019azione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">[1]Le <strong>emozioni<\/strong> sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi. In termini evolutivi, o darwiniani, la loro principale funzione consiste nel rendere pi\u00f9 efficace la reazione dell&#8217;individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cio\u00e8 processi cognitivi ed elaborazione cosciente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">[2]<strong>Thomas Lauren Friedman<\/strong> \u00e8 un saggista e famoso editorialista statunitense. Friedman scrive di politica estera per il New York Times (di cui \u00e8 anche stato per anni corrispondente dal Medio Oriente) ed \u00e8 uno dei pi\u00f9 noti opinion leader americani. Il libro mette in luce il ruolo che Internet e le innovazioni tecnologiche a esso legate stanno avendo nel rompere le barriere culturali, temporali e logistiche tra paesi diversi. Ha vinto tre premi Pulitzer, nel 1983 e nel 1988, rispettivamente per i reportage dall\u2019invasione israeliana del Libano e per la prima intifada palestinese e poi nel 2002 come commentatore. In Italia a Friedmann \u00e8 stato conferito l&#8217;Urbino Press Award 2009.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">[3] <strong><em>Skype<\/em><\/strong> \u00e8 un <em>software<\/em> proprietario freeware di messaggistica istantanea molto diffuso a livello globale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">[4] <strong><em>WhattApp<\/em><\/strong> \u00e8 un\u2019applicazione proprietaria di messaggistica istantanea multi-piattaforma per <em>smartphone<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">[5] <em>La camera chiara. Nota sulla fotografia<\/em> (<em>La chambre claire<\/em>, Paris 1980) \u00e8 un saggio scritto dal critico francese (semiologo, critico letterario, linguista) Roland Barthes nel 1980. L&#8217;opera in questione contiene digressioni e riflessioni sull&#8217;arte della fotografia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">[6] L&#8217;<strong>information warfare<\/strong> (IW) o <em>guerra dell&#8217;informazione<\/em> \u00e8 una metodologia di approccio al conflitto armato, imperniato sulla gestione e l&#8217;uso dell\u2019informazione in ogni sua forma e a qualunque livello con lo scopo di assicurarsi il decisivo vantaggio militare specialmente in un contesto militare combinato e integrato. La guerra basata sull&#8217;informazione \u00e8 sia difensiva, che offensiva, spaziando dalle iniziative atte a impedire all&#8217;avversario di acquisire o sfruttare informazioni, fino alle misure mirate a garantire l&#8217;integrit\u00e0, l&#8217;affidabilit\u00e0 e l&#8217;interoperabilit\u00e0 del proprio assetto informativo.<strong> Nonostante la connotazione tipicamente militare, la guerra basata sulle informazioni ha manifestazioni di spicco anche nella politica, nell\u2019economia, nella vita sociale<\/strong> ed \u00e8 applicabile all&#8217;intera sicurezza nazionale dal tempo di pace al tempo di guerra. In realt\u00e0 in concetto di <em>information warfare<\/em> \u00e8 stato ripreso e formulato da numerosi studiosi ed enti di ricerca accademici e militari.Il professor Martin C. Libicki, dell&#8217;Institute for National Strategic Studies, specifica che esistono distinte forme di guerra dell&#8217;informazione, ognuna con proprie caratteristiche. Si hanno quindi sette diverse forme di scontro con l&#8217;avversario, sia esso politico, militare o economico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">[7] <strong>Percezione<\/strong>: <strong><em>1<\/em><\/strong> Atto del percepire, dell&#8217;intendere con la mente o con i sensi una realt\u00e0 esterna: <em>avere la p. del pericolo; <strong>2<\/strong><\/em> Attivit\u00e0 conoscitiva.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">[8] <strong>ISIS<\/strong>: Stato Islamico dell&#8217;Iraq e della Grande Siria. Gruppo jihadista attivo in Siria e Iraq il cui attuale leader, Abu Bakr al-Baghdadi, ha unilateralmenteproclamato la rinascita del califfato nei territori caduti sotto il suo controllo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">[9]La <strong>guerra asimmetrica<\/strong> originariamente era un&#8217;espressione riferita alla guerra tra due o pi\u00f9 soggetti (di diritto internazionale pubblico) o gruppi le cui rispettive forze militari differivano in modo significativo. I cultori di scienze militari contemporanei hanno tuttavia la tendenza ad ampliare tale definizione, fino a ricomprendervi l&#8217;asimmetria di strategia o tattica; oggi la guerra asimmetrica pu\u00f2 indicare un conflitto in cui le risorse dei belligeranti sono diverse nell&#8217;essenza e nel combattimento, interagiscono e tentano di sfruttare le debolezze caratteristiche del rispettivo avversario. Tali lotte spesso implicano strategie e tattiche di guerra non convenzionale, in cui i combattenti &#8220;pi\u00f9 deboli&#8221; cercano di usare una strategia in grado di compensare le proprie carenze quantitative e qualitative.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">[10] <strong><em>Master message<\/em><\/strong>, inteso come \u201cmessaggio chiave\u201d nel \u201cpiano di comunicazione\u201d aziendale. L&#8217;obiettivo del messaggio \u00e8 creare un cambiamento nell\u2019opinione e nel comportamento dei riceventi, o in ogni caso di orientare riflessioni e comportamenti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">[11] \u201cGuerra e\/\u00e8 comunicazione\u201d di Diego Lazzarich, Ed. Guida, 2008.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*<strong>Giovanna Ranaldo<\/strong>. Giornalista specializzata nel settore Difesa ed esperto in comunicazioni operative e relazioni tra media e Forze Armate. Consulente e docente di giornalismo e comunicazione. Direttore del web-magazine specializzato De Armas. <a href=\"http:\/\/www.dearmas.it\">www.dearmas.it<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"www.osservatorioanalitico.com\">\u00a9www.osservatorioanalitico.com <\/a>\u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; OA ospita con piacere un\u2019interessante analisi della giornalista specializzata nel settore, Giovanna Ranaldo*, su un aspetto poco noto del terrorismo: \u201cRiflessioni sui nuovi contesti operativi, che oltre alle consolidate metodologie tipiche del conflitto, oggi attraversano spazi ben pi\u00f9 ampi e redditizi: la mente dell\u2019opinione pubblica\u201d. 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