{"id":3476,"date":"2014-01-28T11:18:51","date_gmt":"2014-01-28T11:18:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=3476"},"modified":"2014-03-07T17:12:33","modified_gmt":"2014-03-07T17:12:33","slug":"leredita-del-cavaliere-rosso-breve-analisi-del-commercio-illegale-darmi-nella-regione-dellasia-centrale-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=3476","title":{"rendered":"L\u2019eredit\u00e0 del \u2018Cavaliere Rosso\u2019: breve analisi del commercio illegale d\u2019armi nella regione dell\u2019Asia Centrale. 2"},"content":{"rendered":"<p><i>(<\/i>v. la prima parte di questo articolo <i>L\u2019eredit\u00e0 del \u2018Cavaliere Rosso\u2019: breve analisi del commercio illegale d\u2019armi nella regione dell\u2019Asia Centrale. 1 \u00a0<\/i>pubblicato il 26 gennaio 2013,<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=3451\">http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=3451<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>E&#8217; questa la seconda parte di una sintetica analisi sul commercio delle armi nella regione centro asiatica. Il commercio delle armi rimane un&#8217;attivit\u00e0 molto remunerativa. L&#8217;instabilit\u00e0 poi della regione centro asiatica favorisce tale attivit\u00e0 non dimenticando che nello stesso Afghanistan si fabbricano &#8216;cloni&#8217; dei AK47 come altrove&#8230; a prezzi ridotti, incrementando ulteriormente il commercio. E&#8217; con la stabilit\u00e0 e la pace che i mercanti d&#8217;armi sono senza &#8216;lavoro&#8217;&#8230;.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore Scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la fine dell\u2019invasione sovietica, l\u2019afflusso di armi in Afghanistan non \u00e8 terminato. La regione non ha conosciuto \u00a0la stabilit\u00e0 politica con i mujaheddin al potere; e con l\u2019ascesa dei talebani che hanno lanciato il Paese in una guerra civile contro l\u2019Alleanza del nord, il traffico d\u2019armi si \u00e8 intensificato. E\u2019 solo grazie all\u2019intervento degli Stati Uniti del 2001 in seguito all\u2019attacco al World Trade Center, che l\u2019Alleanza ha \u201cripreso il controllo\u201d del territorio afghano. Durante la guerra civile numerosi Stati sono intervenuti nuovamente, a sostegno dell&#8217;una o dell\u2019altra parte, intensificando il traffico clandestino di armi: nell\u2019ottobre del 1998, alla stazione ferroviaria di Osh, in Kirghizistan, un treno carico di armi iraniane (fatte passare per aiuti umanitari) ha scaricato 700 tonnellate di armi e munizioni destinati a Ahmad Shah Masud noto anche come il Leone del Panjshir, l\u2019ormai defunto leader dell\u2019Alleanza del Nord. Sempre l\u2019Iran ha utilizzato il territorio del Tagikistan per far giungere armi in Afghanistan: la capitale Dushambe e la citt\u00e0 Ishkashim al confine Afghano sono stati i punti di smistamento delle armi iraniane dirette ai leader dell\u2019Alleanza del Nord. La Russia invece ha fatto ricorso all\u2019aeroporto tagiko di Kulob come punto di partenza, mentre la citt\u00e0 al confine tra l\u2019Uzbekistan e l\u2019Afghanistan, Hairatan, \u00e8 stata usata come punto di arrivo delle armi russe che partivano da Termiz, destinate al leader uzbeko dell\u2019Alleanza del nord Rashid Dostum.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Tagikistan dal 1992 al 1997 \u00e8 stato sconvolto da una sanguinosa guerra civile, diretta conseguenza di una fallimentare transazione dal governo Sovietico a quello repubblicano. La vecchia \u00e9lite comunista, nel tentativo di mantenere il potere anche dopo il tracollo sovietico, si \u00e8 scontrata con la netta opposizione di gruppi democratici, islamici e nazionalisti. Sostenuta da Russia e Uzbekistan tramite ingenti trasferimenti di armi e grazie allo spauracchio dell\u2019islam, la vecchia nomenklatura ha condotto una vera e propria repressione armata dell\u2019opposizione che vedeva nel movimento islamico dell\u2019Uzbekistan l&#8217;elemento di maggiore destabilizzazione. La base militare di Termiz durante il conflitto \u00e8 divenuta il centro dello smistamento di armi leggere dirette ai combattenti in Tagikistan. Schierati a difesa delle forze islamiche, i talebani hanno messo a disposizione della fazione islamica in Tagikistan un enorme disponibilit\u00e0 di armi provenienti da vari gruppi islamici del Medio Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno dell\u2019Asia Centrale le vie delle armi sono collocate in maniera omogenea lungo vettori che coinvolgono tutti e cinque gli Stati della regione. I punti di partenza, sono l\u2019Afghanistan ed il Tagikistan. La prima via \u00e8 quella turkmena: le armi arrivano dall\u2019Afghanistan in Turkmenistan, nei villaggi di Takhta Bazar e di Kushka, nel sud del Paese. Dopo l\u2019entrata nel territorio turkmeno, il carico viene inviato a Mary, citt\u00e0 nel centro del Turkmenistan, arrivando in seguito al golfo di Turkmenbashi sul Mar Caspio. Russia, i Paesi del Caucaso e dell\u2019Europa sono i principali destinatari del tragitto \u201cturkmeno\u201d. Il secondo percorso \u00e8 quello kirghiso, o \u201cSilk Road\u201d: la merce parte dal Tagikistan, pi\u00f9 dalla citt\u00e0 di Ishkashim (nel sud del Paese),\u00a0 giungendo ai confini con il Kirghizistan, nella citt\u00e0 di Gorno-Badakshan, per poi oltrepassare il confine ed arrivare nella citt\u00e0 di Osh. La terza traiettoria, la \u201cMiddle Route\u201d, passa dal Tagikistan al Kirghizistan, attraversando i distretti di Leilek e Batken arrivando ad Osh e nella capitale Bishek, entrambi importanti centri per lo smistamento di armi verso la Russia, Cina, Ucraina ed i Paesi confinanti all\u2019Asia Centrale. L&#8217;ultima direttrice, l\u2019uzbeka, parte dalle citt\u00e0 di Tursunzade e Shaartuz (Tagikistan), per entrare in Uzbekistan \u00a0dalla regione della Syr Darya. La via uzbeka utilizza sia la linea ferrata e quella aerea. Il treno Dushambe-Mosca, che parte dalla citt\u00e0 tagika di Dushambe passa in Uzbekistan ed entra in Kazakistan attraverso la citt\u00e0 uzbeka di Karakamar, proseguendo il viaggio fino a Mosca. Cos\u00ec come gli aerei che decollando \u00a0dagli aeroporti di Dushanbe e Khujand ed atterrano in Uzbekistan, una volta atterrati la merce raggiunge i punti di distribuzione interni ed esterni al territorio uzbeko. Per quanto riguarda gli hub ferroviari del traffico d\u2019armi nella regione, la citt\u00e0 di Biney, situata ai confini con il Turkmenistan e quella di Arys, sul confine uzbeko, costituiscono delle eccellenze. Infine, anche il Kazakistan costituisce un\u2019importante scalo per il traffico delle armi che grazie alla linea ferroviaria giungono a Chimkent al confine con l\u2019Uzbekistan ed Almaty che dista tre ore di auto da Bishkek in Kirghizistan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione economica dei cinque Paesi, precipitata dopo il crollo sovietico, \u00e8 seriamente compromessa. In mancanza di lavoro, il mercato nero \u00e8 divenuto molto conveniente. La corruzione rappresenta il fattore critico della regione, essa \u00e8 imperante ed \u00e8 presente in ogni ambito della vita istituzionale ed \u00e8 entrato nel modus vivendi della popolazione come l\u2019unico modo in cui si pu\u00f2 accedere ai servizi pi\u00f9 elementari. Questo elemento coadiuvato da un apparato burocratico scadente e da una magistratura debole e poco indipendente sono fattori critici. L\u2019elevata interdipendenza regionale, se da un lato facilita il commercio nell\u2019area centro asiatica, costituisce anche un terreno fertile nei quali i traffici illeciti prosperano in conseguenza dell&#8217;instabilit\u00e0 politica ed economica dell&#8217;area. \u00a0I bassi livelli di reddito pro capite sono indice del malessere della societ\u00e0, che assiste all&#8217;aumento del divario tra super ricchi e poveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La comunit\u00e0 internazionale si \u00e8 mossa con forme di cooperazione, ma nonostante i tentativi, gli sforzi compiuti per\u00a0 la stabilizzazione dei Paesi asiatici,\u00a0 risulta ben lontano dall\u2019esito sperato. L\u2019ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) a partire\u00a0 dal 1993 ha promosso un\u00a0 programma per rafforzare il controllo ai confini sostenendo e addestrando le forze dell\u2019ordine locali. L\u2019UE nel 2002 ha fatto partire il Border Mangement Programm in Central Asia, programma che dovrebbe portare alla creazione di un\u2019accademia delle guardie di frontiera, alla costruzione di posti di blocco ed ad altre misure tecniche in grado di arginare le deficienze delle autorit\u00e0 locali. Sono state istituite anche forme di cooperazione bilaterale. Gli Stati Uniti, grazie all\u2019US Export Control and Related Border Security Assistance (EXBS) contribuiscono ad un programma che ha come fine l\u2018assistenza e l\u2019addestramento delle guardie di frontiera kirghisa. Programma che potrebbe divenire materia di scambio per il governo USA coinvolto nella vicenda sul mancato rinnovo della concessione per l\u2019utilizzo della base aerea di Manas, che costituisce per l\u2019amministrazione Americana uno dei tasselli principali per la exit strategy afghana e che non pu\u00f2 essere sacrificata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione si pu\u00f2 affermare che, nonostante i tentativi interni ed esterni volti a stabilizzare l\u2019Asia Centrale per quanto riguarda il problema del traffico illecito di armi leggere e di piccolo calibro, la situazione \u00e8 tuttora ben lontana da trovare una soluzione. Se negli ultimi tredici anni l\u2019operazione NATO in Afghanistan ha comunque prodotto come suo effetto accessorio un maggiore controllo del traffico d\u2019armi, l\u2019uscita di scena delle forze della coalizione entro la fine del 2014 dal territorio afghano lascer\u00e0 un vuoto che sar\u00e0 facilmente colmato da quelle forze che l\u2019occidente si \u00e8 impegnato con tanto accanimento a contrastare. La situazione non \u00e8 assolutamente da sottovalutare, il solo utilizzo delle forze speciali e degli assetti ad essi dedicati non saranno sufficienti a limitare l\u2019escalation che sembra prepararsi nell\u2019ombra, che coinvolger\u00e0 tutti i Paesi dell\u2019Asia Centrale. Solo un forte lavoro di intelligence pi\u00f9 propriamente di HUMINT (Human Intelligence) condotto sulle comunit\u00e0 locali di tutta la regione potrebbe limitare i pericoli legati al traffico d\u2019armi ed ai proventi derivati dal narcotraffico. Per sconfiggere il \u201cCavaliere Rosso della Guerra\u201d in Asia Centrale servir\u00e0 un tipo di approccio culturale in grado di leggere la realt\u00e0 stratificata di questo tessuto sociale, pieno di storia e odi tribali che solo con l\u2019approccio umano possono essere compresi e contrastati efficacemente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riproduzione riservata<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Uzbek-terrorists.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3482\" alt=\"Uzbek terrorists\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Uzbek-terrorists-300x240.jpg\" width=\"300\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Uzbek-terrorists-300x240.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Uzbek-terrorists.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(v. la prima parte di questo articolo L\u2019eredit\u00e0 del \u2018Cavaliere Rosso\u2019: breve analisi del commercio illegale d\u2019armi nella regione dell\u2019Asia Centrale. 1 \u00a0pubblicato il 26 gennaio 2013, http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=3451 E&#8217; questa la seconda parte di una sintetica analisi sul commercio delle armi nella regione centro asiatica. 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