{"id":3291,"date":"2014-01-10T17:26:02","date_gmt":"2014-01-10T17:26:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=3291"},"modified":"2014-03-08T15:08:15","modified_gmt":"2014-03-08T15:08:15","slug":"due-cuori-ed-una-iurta-il-duello-segreto-per-la-valle-di-ferghana-tra-kirghizistan-e-uzbekistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=3291","title":{"rendered":"Due cuori ed una iurta: il duello segreto per la valle di Ferghana tra Kirghizistan e Uzbekistan"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ukbekistan e Kirghizistan: due ex repubbliche socialiste sovietiche ancora poco note e trattate nelle analisi geopolitiche italiane. L&#8217;articolo introduce scientificamente\u00a0nei problemi che vengono affrontati nella valle del Ferghana. Molto interessante per un primo approccio alla questione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore Scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/caucasus_cntrl_asia_pol_00-copia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3779\" alt=\"caucasus_cntrl_asia_pol_00 copia\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/caucasus_cntrl_asia_pol_00-copia-300x223.jpg\" width=\"300\" height=\"223\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/caucasus_cntrl_asia_pol_00-copia-300x223.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/caucasus_cntrl_asia_pol_00-copia-1024x763.jpg 1024w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/caucasus_cntrl_asia_pol_00-copia.jpg 1390w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019orientalista Fosco Maraini ricordava spesso che: \u201cL\u2019Asia Centrale \u00e8 un oceano di terra le cui onde, nei secoli, sono stati i popoli\u201d. Una di queste ha spinto in tempi antichi i kirghisi sul territorio che attualmente occupano e che costituisce oggi la Repubblica indipendente del Kirghizistan. Provenienti dall&#8217;Altai e dall&#8217;alto corso del fiume Enisej, le prime notizie della loro esistenza si hanno dal XVI secolo ma la loro origine \u00e8 di molto anteriore e risale almeno all&#8217;VIII e IX secolo se si fa fede ai racconti epici del loro eroe nazionale Manas. Un grande guerriero che guid\u00f2 la conquista di Beigin (Pechino) combattendo contro i Khitari (Cinesi) ed i loro alleati \u00a0Colmucchi. I kirghisi fanno parte dei 36 popoli di ceppo turco, ovvero turco-tataro o turco-mongolo, lo stesso Gengis Khan secondo la tradizione era fortemente imparentato con loro. Il Paese si presenta dal punto di vista naturalistico come una sorta di Shangri-La dell\u2019Asia Centrale, ovvero un angolo di paradiso tra il cielo e la terra, di cui le cime vertiginose e le frastagliate catene rappresentano sia delle barriere che delle linee di confine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la disgregazione dell&#8217;Unione Sovietica , il Kirghizistan come le altre repubbliche centro asiatiche si \u00e8 data una forma istituzionale repubblicana. Il paese \u00e8 stato guidato nella transizione dal regime comunista a quello repubblicano da una personalit\u00e0 proveniente dalle file della disciolta nomenclatura comunista, il fisico Askar Akayev.<\/p>\n<div id=\"attachment_3782\" style=\"width: 218px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Unknown-31.jpeg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-3782\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-3782\" alt=\"Ashkar Akayev\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Unknown-31.jpeg\" width=\"208\" height=\"183\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3782\" class=\"wp-caption-text\">Ashkar Akayev<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le credenziali accademiche di Akayev e la sua vicinanza all\u2019occidente, ha permesso un rapido passaggio del paese da un\u2019economia statalizzata tipica del regime sovietico all\u2019economia di libero mercato. Questo grazie ad una serie di riforme economiche coadiuvate da forti aiuti internazionali anche per la penuria di infrastrutture industriali ereditate dall&#8217;Unione Sovietica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contributo di Akayev \u00a0alla democratizzazione del Paese \u00e8 stato importante ed ha ottenuto il plauso della comunit\u00e0 internazionale che ha iniziato a considerare il Kirghizistan come \u201cun\u2019isola di democrazia&#8221; in Asia Centrale. Bishkek si \u00e8 inoltre aperta alla presenza militare straniera essendo l&#8217;unico paese al mondo ad ospitare basi aeree sia americane che russe. La base aerea americana di Manas, infatti, costituisce il tassello logistico fondamentale per le forniture militari in Afghanistan, ci\u00f2 che ha reso la stessa istallazione materia di contrattazione economica tra il governo di Washington e quello Kirghiso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contributo di Akayev nel portare il Kirghizistan fuori dalla crisi\u00a0 post sovietica ha con il passare del tempo ha prodotto un consolidamento del potere personale del presidente, che ha assunto un tono pi\u00f9 autoritario e paternalistico. I membri della famiglia presidenziale sono stati coinvolti attivamente nella politica del Paese andando ad occupare i ruoli chiave nella guida della nazione. Nel marzo del 2005 ormai assoluto padrone del Kirghizistan, il presidente \u00e8 stato accusato dal parlamento di aspirare alla dittatura. Le \u00e9lite regionali che a causa della politica di Akayev avevano perso il loro potere non hanno perso tempo, mobilitando rapidamente la popolazione che con forti manifestazioni \u00e8 riuscita ad estromettere Akayev , la famosa\u00a0 \u201cRivoluzione dei Tulipani &#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad Akayev \u00e8 succeduto \u00a0Kurmanbek Bakiyev \u00a0uno degli uomini pi\u00f9 ricchi del Paese che riformando la costituzione riuscendo ad attribuirsi forti poteri. La presidenza di Bakayev ha segnato un forte battuta d\u2019arresto nel processo per la democratizzazione del paese, il suo governo \u00e8 stato segnato da numerosi scandali legati all\u2019appropriazione indebita e alla repressione dei diritti civili, instaurando un forte regime di polizia. Dal punto di vista economico il Paese \u00e8 stato penalizzato dalle operazioni del figlio di Bakiyev, Maksim, il quale ha rilevato l&#8217;impero economico del figlio del precedente presidente monopolizzando tutta l&#8217;attivit\u00e0 economica del Paese. Il governo di Bakiyev \u00e8 infine cessato in seguito alla sanguinosa rivolta del 2010, che ha prodotto 87 vittime. A differenza del suo predecessore, Bakiyev non ha esitato a usare le armi e non si \u00e8 dimesso immediatamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine del regime di Bakayev \u00e8 seguita una \u00a0prolungata crisi politica, che ha visto il tentativo dei familiari dell\u2019ex presidente coinvolti nella lotta per la riconquista del potere la quale \u00e8 culminata\u00a0 in un sanguinoso conflitto interetnico. Gli scontri scoppiati il 10 giugno del 2010 nella citt\u00e0 di Osh, a seguito di una controversia tra un giovane uzbeko ed un kirghiso sono stati solo il pretesto per redimere antiche rivalit\u00e0 con la violenza che hanno portato a feroci scontri tra la popolazione Uzbeka e Kirghisa. Gli scontri nella citt\u00e0 sono durati circa quattro giorni. Anche le forze dell\u2019ordine sono state coinvolte negli scontri, schierandosi dalla parte Kirghisa e compiendo gravi violazioni dei diritti civili verso la popolazione Uzbeka, con arresti in massa e condanne sommarie con l\u2019accusa di terrorismo. La citt\u00e0 di Osh gi\u00e0 nel 1990 era stata teatro di scontri tra le etnie dei due Paesi, con un alto tributo di vite umane. In relazione a questi gravi avvenimenti \u00e8 stata creata una commissione d&#8217;inchiesta in Kirghizistan, coadiuvata da organismi internazionali guidata dall&#8217;ex deputato finlandese e Rappresentante OSCE per l&#8217;Asia Centrale Kimmo Kiljunen, la quale ha concluso che le violazioni commesse nel giugno 2010 sono da considerarsi alla stregua di crimini contro l\u2019umanit\u00e0. Il governo centrale, tuttavia, non \u00e8 riuscito a fermare la diffusione della violenza etnica e solo parzialmente \u00e8 stato in grado di limitarne le conseguenze. Il conflitto ha lasciato sul terreno 470 morti e 1.900 feriti ed ha causato la distruzione di\u00a0 circa 2.800 immobili producendo pi\u00f9 di 400.000 sfollati. Nella citt\u00e0 di Osh , interi quartieri uzbeki sono stati incendiati e demoliti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una vera e propria guerra che ha le sue origini nel contenzioso della valle di Ferghana. la regione pi\u00f9 fertile e densamente popolata dell\u2019Asia Centrale, un vero e proprio mosaico di etnie, che \u00a0nemmeno l\u2019ingegneria staliniana \u00e8 riuscita a dirimere. Fino al XVII secolo la zona era unita sotto il khanato di Kokand, dopo la conquista russa divenne una provincia dell\u2019impero insieme a parte del Pamir. Durante l\u2019epoca sovietica, la logica del divide et impera, hanno portato alla frammentazione dell\u2019area che \u00e8 stata divisa tra Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. La Valle di Ferghana rappresenta forse il pi\u00f9 grande fallimento della politica staliniana. La volont\u00e0 di impedire ad una delle tre realt\u00e0 territoriali il controllo dei due grandi fiumi della regione (il Syr Darya e l\u2019Amu Darya) ha portato alla creazione di confini totalmente irrazionali che non tengono conto delle divisioni etniche dell\u2019area. Un elemento di assoluto interesse \u00e8 costituito dal fattore religioso. L\u2019islam centroasiatico, \u00e8 sempre stato caratterizzato da forme di moderazione, ad eccezione della Valle di Ferghana, che nei primi anni novanta fu oggetto di un\u2019evangelizzazione da parte degli integralisti islamici, con un\u2019opera di propaganda e finanziamento d\u2019infrastrutture assistenzialistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scorso gennaio, al valico di frontiera kirghizo di Charbak, circa 1000 uzbeki hanno tentato di abbattere alcuni pali della luce secondo loro eretti in territorio uzbeko. Dopo una schermaglia in cui un ufficiale kirghizo \u00a0\u00e8 rimasto ferito gli assalitori hanno abbattuto decine di pali nella zona e irrompendo in un vicino villaggio kirghizo hanno preso circa 40 ostaggi. Da parte kirghiza la reazione \u00e8 stata immediata e alcuni abitanti dell\u2019enclave uzbeka (ma etnicamente tagika) di Sokh sono stati fatti a loro volta ostaggi; la vicenda si \u00e8 conclusa successivamente con uno scambio di prigionieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli abitanti kirghizi della zona durante gli scontri hanno bloccato la strada che collega Sokh all\u2019Uzbekistan, \u00a0le autorit\u00e0 uzbeke hanno a loro volta chiuso i valichi di confine con il Kirghizistan e bloccato i rifornimenti di gas verso il sud del paese confinante. Il risultato \u00e8 stato l\u2019isolamento di alcuni villaggi kirghizi che si sono trovati alle prese con la penuria di scorte di materie prime e cibo, costringendo il loro governo ad inviare rifornimenti tramite elicotteri. Anche alcuni villaggi da parte uzbeka sono rimasti isolati a seguito dell\u2019interruzione delle vie di comunicazione. La situazione economica e politica della Valle di Ferghana sta peggiorando di anno in anno, alimentata da un islam radicale e dalla lotta tra le diverse comunit\u00e0 per accedere alla terra coltivabile ed all\u2019acqua. Il pericolo che questa polveriera possa esplodere sembra essere concreto e potrebbe coincidere con il ritiro della Nato dall\u2019Afghanistan nel 2014, del resto come molti analisti sostengono, la regione \u00e8 il crocevia del narcotraffico degli oppiacei afghani e di un diffuso commercio illegale di armi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il continuo attrito tra Uzbekistan e Kirghizistan \u00e8 ormai una realt\u00e0. L\u2019Uzbekistan \u00e8 economicamente e militarmente pi\u00f9 forte del vicino kirghiso ma l\u2019appartenenza del Kirghizistan alla CSTO (Collective Security Treaty Organization), organizzazione dalla cui Tashkent si \u00e8 ritirata, ridistribuisce i rapporti di forza nella regione a favore di Bishkek che pu\u00f2 contare sull\u2019influenza del Cremlino. Il Kirghizistan non sembra per ora voler aprire un dialogo con il vicino, questo testimoniato anche dalla volont\u00e0 del Paese di realizzare infrastrutture destinate ad avvantaggiare solo i villaggi Kirghisi. La situazione sembra quindi delinearsi come un nodo gordiano che solo un deciso intervento\u00a0 internazionale potrebbe sciogliere. La tensione della frontiera con l\u2019Uzbekistan rimane molto tesa, vi sono stati in seguito alle forti tensioni, casi di cittadini Kirghisi uccisi da guardie uzbeke, che sostengono di avere sparato a dei contrabbandieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 solo uno dei molti problemi che deve affrontare il \u00a0presidente \u00a0Almazbek Atambayev.<\/p>\n<div id=\"attachment_3781\" style=\"width: 308px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/images-1.jpeg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-3781\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-3781\" alt=\"Atambayev\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/images-1.jpeg\" width=\"298\" height=\"169\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3781\" class=\"wp-caption-text\">Atambayev<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La posizione ostile del Presidente e del suo entourage riguardo al rinnovo dell\u2019accordo con gli States sulla base di Manas sembra porre il Kirghizistan nell\u2019orbita Russa. Il governo \u00a0di Bishkek ha inoltre da poco ufficializzato la vendita al gigante energetico russo Gazprom della compagnia nazionale locale del gas, la Kyrgyzgas per il prezzo simbolico di un dollaro. La societ\u00e0 kirghisa letteralmente sommersa dai debiti con Mosca (38 milioni di dollari) \u00e8 stata assorbita per evitarne il totale fallimento che avrebbe provocato una destabilizzazione del governo Kirghiso e forti tensioni sociali. In tal modo, Atambayev ha evitato controversie con i creditori, garantendo allo stesso tempo una costante fornitura di gas. Gazprom si \u00e8 impegna in virt\u00f9 della cessione ad investire circa 640 milioni di dollari per rinnovare le infrastrutture gasifere del paese, permettendo a Bishkek di smarcarsi dalle forniture che finora hanno alimentato la sua rete, provenienti da Kazakistan e Uzbekistan. Garantendo a sua volta al colosso russo un\u2019esclusiva sullo sviluppo di infrastrutture per lo sfruttamento dei giacimenti di gas di Kurgat e di Mailuu-Suu-4 situati nel sud del paese. Un altro elemento che fa propendere la repubblica centroasiatica verso il Cremlino \u00e8 la presenza storica di molti lavoratori Kirghisi in Russia, che non pu\u00f2 non influire sulla decisione di Atambayev nel promuovere una pi\u00f9 stretta integrazione con la Russia nel quadro dell&#8217;unione doganale, che attualmente coinvolge Russia, Kazakistan e Bielorussia, accettando l&#8217;offerta di entrare nell&#8217;Unione eurasiatica a partire dal 2015. La maggior parte della popolazione vede di buon occhio il grande vicino Russo, questa visione non pu\u00f2 non essere assuefatta dalla speranza che legami pi\u00f9 stretti portino sviluppo economico e una maggiore stabilit\u00e0. Inoltre considerata la posizione geografica del Paese e i legami economici del Kirghizistan con la Russia, nessun leader politico pu\u00f2 scegliere di non coinvolgere Mosca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione politica interna resta il problema pi\u00f9 grande per \u00a0il Kirghizistan, in virt\u00f9 dei continui problemi legati alla presenza multietnica nel sud del Paese. La povert\u00e0 e le limitate opportunit\u00e0 economiche sono come una spada di Damocle pronta a cadere su qualsiasi governo. Le ultime elezioni hanno sicuramente segnato un grande passo in avanti verso la democrazia parlamentare nel Paese, ma il percorso \u00e8 irto di ostacoli legati alla frammentazione del\u00a0 potere tra le molteplici \u00e9lite regionali, che non consentono ai provvedimenti del governo centrale una rapida attuazione. Questo in virt\u00f9 di un walfare state\u00a0 mediocre e del basso livello di istruzione fra le popolazioni rurali, che sono vittima della strumentazione politica delle varie enclave di potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Kirghizistan si presenta ad oggi come un Paese che mantiene al suo interno forti tensioni, legate agli errori della politica sovietica di cui sconta il prezzo la generazione odierna. La nazione sembra continuare a camminare come un equilibrista su un filo di cristallo che se spezzato pu\u00f2 assumere derive molto pericolose.\u00a0 La situazione della valle di Ferghana ne \u00e8 un fulgido esempio, un angolo di paradiso e storia paragonabile per bellezza al nargiz (il fiore del narciso in lingua kazaka) il cui sconvolgimento degli equilibri etnici e storici derivanti dagli estremismi, potrebbe assumere contorni di assoluta pericolosit\u00e0 in grado di trascinare l\u2019intera Asia Centrale in un conflitto multietnico, che getterebbe nel caos una delle aree pi\u00f9 strategiche del pianeta.<\/p>\n<p>\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a><\/p>\n<p>Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo la disgregazione dell&#8217;Unione Sovietica , il Kirghizistan come le altre repubbliche centro asiatiche si \u00e8 data una forma istituzionale repubblicana. 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