{"id":3184,"date":"2013-12-06T11:18:12","date_gmt":"2013-12-06T11:18:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=3184"},"modified":"2014-03-07T17:20:12","modified_gmt":"2014-03-07T17:20:12","slug":"3184","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=3184","title":{"rendered":"Le miniere di re Salomone ed il dragone: la competizione dei colossi asiatici in Africa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>La Cina si \u00e8 imposta gi\u00e0 da tempo a livello mondiale come potenza economica di prima grandezza e anche in Africa (araba e subsahariana) Pechino conduce una politica molto dinamica che ha indubbiamente minato la presenza europea in molti settori. Osservatorio Analitico continua ad approfondire il tema, dopo un primo articolo su &#8216;<\/em>Mediterraneo e Medio Oriente&#8230;gli interessi fondamentali della Cina nella regione<em>&#8230;.di Pasqualini) con l&#8217;analisi di un altro collaboratore, Musumeci.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Direttore Scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cina_africa.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3185\" title=\"cina_africa\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cina_africa-300x170.jpg\" width=\"300\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cina_africa-300x170.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/cina_africa.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/kinafrik.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-3186\" title=\"kinafrik\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/kinafrik-300x193.jpg\" width=\"300\" height=\"193\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/kinafrik-300x193.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/kinafrik.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Africa subsahariana, \u00e8 nota al pubblico come un luogo naturale di guerra perpetua. In effetti, se prendiamo in esame l\u2019ultimo anno, si presentano i casi del Kivu, del Mali, della caccia a Joseph Kony, della Somalia o dei due Sudan. Nonostante le continue crisi il volume d\u2019affari legato allo sfruttamento delle sue risorse da parte dei nuovi protagonisti della scena mondiale \u00e8 in continuo aumento. Il pi\u00f9 interessante fra questi attori \u00e8 la Cina che \u00e8 attualmente tra i principali sostenitori dello sviluppo economico dell\u2019Africa, con un impegno economico non molto inferiore a quello statunitense che \u00e8 di circa 90 mld di dollari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il colosso asiatico mantiene un fonte riserbo sui progetti legati al continente africano. Molti di questi puntano allo sfruttamento delle risorse e delle materie prime del continente nero, in cambio della realizzazione di infrastrutture. Gli interessi di Pechino ultimamente sembrano per\u00f2 indirizzarsi sui settori: della sanit\u00e0, dell\u2019istruzione, \u00a0della cultura e dell\u2019agricoltura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pechino \u00e8 conscia che una politica del genere costituisce un soft-power in grado di produrre una penetrazione sul territorio capillare e radicale. La mancanza di informazioni suscita molte preoccupazioni da parte dei paesi occidentali.\u00a0 Il dinamismo e la grande disponibilit\u00e0 finanziaria rendono Pechino un attore in grado di acquisire sempre maggiore influenza e potere, a discapito di interlocutori storicamente vicini ai paesi africani. L\u2019Occidente abbandonando per diversi anni l\u2019Africa ha lasciato un vuoto che la Cina e gli altri attori asiatici hanno compreso, colmandolo senza incontrare grandi ostacoli. Pechino si \u00e8 cos\u00ec insediata sul territorio, ricevendo un\u2019ottima accoglienza dai governanti africani: questi, incapaci di gestire le potenzialit\u00e0 economiche avendo fallito nel processo di industrializzazione, hanno cercato il rilancio grazie alle iniezioni di capitali ed expertise cinesi, cercando di limitare cos\u00ec il malcontento della popolazione per le difficili condizioni economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiave del successo della politica di Pechino \u00e8 stata senza alcun dubbio il principio cinese della non-ingerenza nella politica dei paesi ospitanti, i paesi africani non sono tenuti nemmeno a dare spiegazioni su questioni quali democrazia, diritti umani e trasparenza nell\u2019utilizzo dei fondi. Grazie a questo modus operandi la Cina ha guadagnato sempre pi\u00f9 terreno nei confronti dell\u2019Occidente. Questo anche in virt\u00f9 delle relazioni che tiene con Paesi dai regimi dittatoriali dai quali molte volte l\u2019Occidente si tiene distante, dovendo fare i conti con il vincolo dei diritti civili e dell\u2019opinione pubblica interna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo fattore favorisce il consolidamento della presenza di Pechino sul territorio. L\u2019espansione economica segue un ritmo molto rapido: lo scambio commerciale tra Cina e Africa ha raggiunto circa i 198,5 miliardi di dollari nel 2012 con una crescita esponenziale se si pensa che solo nel 2000 era di circa 20 miliardi di dollari. Il volume di investimenti diretti cinesi \u00e8 di circa 20 miliardi di dollari; sono duemila le societ\u00e0 che operano nel continente nero ed oltre un milione gli uomini di affari cinesi che si sono trasferiti nel continente nero. Parallelamente agli investimenti si accosta\u00a0 un intenso percorso di carattere culturale. Nei paesi africani non \u00e8 difficile trovare \u00a0Istituti di Cultura di Confucio, che fungono da hub per la diffusione della cultura asiatica grazie \u00a0all\u2019insegnamento della lingua cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli africani dalla loro sembrano per\u00f2 tollerare sempre meno volentieri la presenza cinese. Se inizialmente fare affari con le controparti cinesi era preferibile, rispetto ai paesi occidentali, perch\u00e9 la Repubblica Popolare era vista come un paese in via di sviluppo, delle esperienze negative con gli imprenditori cinesi hanno prodotto un notevole scetticismo. Nel rapporto con il colosso Asiatico le aziende africane non riescono a vincere gli appalti di progetti per la realizzazione di infrastrutture, superati sempre dai cinesi che riducono i costi di produzione e che sono appoggiate dell\u2019autorit\u00e0 centrale. Una forte problematica \u00e8 poi quella dell\u2019occupazione. Le aziende di Pechino si avvalgono infatti della forza lavoro cinese senza la possibilit\u00e0 per la popolazione indigena di poter usufruire dei posti creati dalla costruzione delle infrastrutture,\u00a0 provocando perci\u00f2 l\u2019aumento dei flussi migratori dalla Cina all\u2019Africa. Si parla quindi di violazioni sulle norme del lavoro e di una mancanza di trasparenza, che influisce sulla qualit\u00e0 dei prodotti importati. Tale fenomeno sta producendo una reazione da parte di numerosi imprenditori che chiedono la revisione dei termini di negoziali per consentire a Pechino di continuare a investire nei loro paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Giappone ha riconosciuto \u00a0il potenziale dei mercati africani gi\u00e0 nel 1993 lanciando la Tokyo International Conference on African Development (TICAD) un modo per promuovere le relazioni economiche e commerciali con il continente. Grazie a questa, il Giappone ha esteso i suoi mercati e i suoi investimenti in Africa attraverso l\u2019assistenza ufficiale allo sviluppo, il coinvolgimento del settore privato ed il trasferimento di tecnologie. Verso la fine degli anni 90, il Giappone ha dovuto per\u00f2 decurtare i suoi aiuti ufficiali all\u2019Africa a causa del deficit nazionale sempre pi\u00f9 in aumento e da quel momento la politica estera nipponica nei riguardi del continente africano si \u00e8 sclerotizzata, permettendo alla Cina il sorpasso sulla terra del sol levante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pechino ha organizzato nel 2000 la sua versione della TICAD ovvero il Forum on China Africa Cooperation (FOCAC) \u00a0superando nel 2003 il volume di affari giapponese con l\u2019Africa e allargando il divario negli ultimi dieci, fino al 10% mentre il Giappone \u00e8 rimasto al 3%. Sia la TICAD che la FOCAC attirano i leader di pi\u00f9 di 50 paesi africani e mirano a creare mercati e opportunit\u00e0 di investimento grazie alla cooperazione per lo sviluppo con l\u2019Africa. La competizione fra Cina e Giappone si \u00e8 intensificata ora che le due potenze sono pi\u00f9 accanite che mai per la conquista delle risorse energetiche necessarie per far fronte alle nuove sfide dello sviluppo economico. Per Tokio la ripresa di floridi rapporti di commercio e nuovi investimenti in Africa vogliono essere un nuovo inizio dopo la crisi seguita agli eventi disastrosi del 2011 e rimettere in moto la crescita economica giapponese, per ridarle visibilit\u00e0 internazionale e credibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La compagnia statale PetroChina fa di tutto per assicurarsi petrolio grezzo e gas naturale conquistandosi un ruolo preminente in Africa. Per concorrere con \u00a0la Cina, la Japan Oil, Gas and Metals National Corp (JOGMEC) si \u00e8 impegnata nel fornire un aiuto finanziario del valore di 2 miliardi di dollari alla TICAD nei prossimi cinque anni, per aiutare le aziende giapponesi attraverso progetti di sviluppo delle risorse naturali. Nel frattempo, i paesi africani hanno espresso la loro preoccupazione riguardo all\u2019accaparramento di materie prime da parte di alcune nazioni per il loro esclusivo guadagno. Molti paesi africani sono diventati cos\u00ec dipendenti dalla Cina ormai da non poter pi\u00f9 sussistere senza di essa. Il Giappone, tuttavia, gode sostanzialmente di un\u2019immagine pi\u00f9 positiva soprattutto per i suoi aiuti volti allo sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove ci sono Cina e Giappone non pu\u00f2 non essere presente anche l\u2019India che gi\u00e0 dai primi del Novecento aveva una forte presenza di manodopera che si era stabilita in Africa orientale, tanto che per lungo tempo la rupia \u00e8 stata la moneta pi\u00f9 diffusa nella regione. Fino agli anni 90 l\u2019India aveva, rispetto alla Cina, relazioni pi\u00f9 solide col continente nero, da un punto di vista sia qualitativo che quantitativo. Negli ultimi due decenni per\u00f2 il colosso cinese \u00e8 riuscita a scalzare la potenza Indiana attraverso politiche commerciali e fiscali tese a favorire l\u2019insediamento in Africa delle aziende e dei capitali cinesi che \u00a0ha agevolato e non poco il sorpasso, in termini numerici, sugli Indiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201cconflitto\u201d tra i due paesi, oltre che sul piano commerciale, ha valore soprattutto sul piano geopolitico. Gli interessi asiatici si stanno scontrando in maniera sempre pi\u00f9 forte con quelli statunitensi ed europei. Gli investimenti in materie prime (giacimenti di terre rare) e infrastrutture sono notevoli. Uno degli ultimi in termini cronologici \u00e8 quello della Oil e Natural Gas Corp il colosso indiano energetico, che ha acquistato una partecipazione del 10% in una piattaforma del Mozambico per 2,6 miliardi di dollari. Secondo la societ\u00e0 il giacimento potrebbe essere uno dei pi\u00f9 grandi al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019agricoltura \u00e8 un altro punto di forza nell\u2019economia indiana, portando il governo ad investire oltre un miliardo di dollari in aziende agricole in Etiopia. Un esempio di questa politica \u00e8 la Karuturi Global, un azienda indiana insediata in Kenya\u00a0 che \u00e8 tra i pi\u00f9 grandi produttori di fiori recisi al mondo con oltre 5000 dipendenti. Una delle zone pi\u00f9 strategiche del continente sembra essere la Nigeria, che secondo le previsioni diventer\u00e0 in breve tempo un punto nevralgico degli interessi economici delle potenze asiatiche. In primo luogo perch\u00e9 risiede nello stesso fuso orario dell\u2019Europa. Questo elemento garantirebbe la possibilit\u00e0 di mettersi in stretta relazione con l\u2019Europa, soprattutto per quanto riguarda le telecomunicazioni ma cosa pi\u00f9 importante le aziende farmaceutiche indiane sono i maggiori fornitori di medicinali in Nigeria con un fatturato in crescita del 35% annuo, oltre alla presenza dei ben noti giacimenti di petrolio e gas.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte come avviene per molti interventi interni, la burocrazia indiana \u00e8 lenta e non agevola per niente le imprese. Un esempio di tale lentezza \u00e8 sicuramente il progetto idroelettrico di Katende in Congo. L\u2019arco temporale per l\u2019ottenimento dei finanziamenti \u00e8 stato di circa tre anni. In Cina per lo stesso tipo di progetto il tempo per la preparazione dei documenti necessari sarebbe stato di tre mesi. Le cifre per ora sembrano favorire Pechino anche se \u00a0l\u2019India mira a raggiungere i 100 mld di dollari nel giro d\u2019affari con l\u2019Africa entro il 2015 se pur la Cina tutt\u2019oggi possiede un volume d\u2019affari di circa 200 mld che incrementer\u00e0 nei prossimi anni. Gli indiani sperano tuttavia di ridurre il gap puntando come ormai fanno da parecchi anni sul vantaggio d\u2019immagine e le migliori alleanze con i paesi occidentali, che attraverso l\u2019India ed il Giappone sperano di portare avanti una politica di contenimento nei confronti della Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora una volta l\u2019Occidente, e pi\u00f9 propriamente l\u2019Europa, sembra perdere una grande chance collaborativa ripiegandosi su se stesso sulla base di interessi particolaristici. Solo un\u2019Europa unita, potrebbe contrastare la forza economica di questi nuovi attori che sembrano ormai scalzare il vecchio continente da tutte le aree d\u2019interesse strategico del pianeta. Soprattutto il ruolo della Cina in grado di infiltrarsi con successo in realt\u00e0 stratificate come quelle africane, costituisce un elemento cui deve essere prestata la massima attenzione poich\u00e9 le risorse del pianeta non sono infinite. Una nuova corsa alla conquista del continente nero \u00e8 cominciata: questa volta il premio non sono le sorgenti del Nilo o, come nel romanzo di Haggard, le miniere di re Salomone ma le materie prime dell\u2019Africa che possono garantire la supremazia tecnologica ed energetica nei prossimi cinquant\u2019anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a9<a href=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/\">www.osservatorioanalitico.com<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cina si \u00e8 imposta gi\u00e0 da tempo a livello mondiale come potenza economica di prima grandezza e anche in Africa (araba e subsahariana) Pechino conduce una politica molto dinamica che ha indubbiamente minato la presenza europea in molti settori. 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