{"id":11277,"date":"2026-10-27T16:50:19","date_gmt":"2026-10-27T15:50:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=11277"},"modified":"2026-10-27T16:50:22","modified_gmt":"2026-10-27T15:50:22","slug":"lenigma-delle-elezioni-palestinesi-tra-riforme-istituzionali-ostacoli-territoriali-incertezze-securitarie-e-divisioni-interne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=11277","title":{"rendered":"<strong>L\u2019enigma delle elezioni palestinesi tra riforme istituzionali, ostacoli territoriali, incertezze securitarie e divisioni interne.<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p>Dopo vent\u2019anni di attesa, la vita democratica nei territori palestinesi sembra possa tornare, con fatica e notevoli incertezze, al centro dell\u2019agenda politica. Il 10 ottobre il Presidente Mahmoud Abbas ha rinviato con un nuovo decreto le elezioni legislative, previste per il 28 novembre 2026, e ha fissato per l\u201911 settembre 2027 sia queste, sia le presidenziali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"570\" height=\"405\" src=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/palestinemap-1367413212-570x405.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11279\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/palestinemap-1367413212-570x405.jpg 570w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/palestinemap-1367413212-280x200.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/palestinemap-1367413212-768x545.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/palestinemap-1367413212-1536x1091.jpg 1536w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/palestinemap-1367413212-300x213.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/palestinemap-1367413212.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 570px) 100vw, 570px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>La Presidenza palestinese ha motivato il rinvio con la mancanza di libert\u00e0 di movimento, le restrizioni imposte da Israele e la situazione di sicurezza, in particolare a Gaza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo fonti palestinesi, tuttavia, la decisione avrebbe anche una dimensione politica: Fatah e Hamas ne avrebbero concordato il rinvio in un incontro al Cairo. Le due spiegazioni non sono necessariamente in conflitto: agli ostacoli materiali al voto, soprattutto nella Striscia, potrebbe aggiungersi la scelta delle principali forze politiche di non andare alle urne in assenza di un dialogo nazionale pi\u00f9 ampio.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019elemento propulsivo di questa svolta va rintracciato principalmente nelle forti pressioni esercitate dagli attori internazionali per una radicale &#8220;rivitalizzazione&#8221; dell\u2019ANP.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Storicamente diretta da Yasser Arafat fino alla sua morte nel 2004, l\u2019ANP \u00e8 poi passata sotto la presidenza di Mahmoud Abbas, pi\u00f9 conosciuto come Abu Mazen,&nbsp;in base a una tradizione culturale dell\u2019onomastica araba nota come&nbsp;<em>kunya.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A seguito delle elezioni del 2006 e al conseguente scontro politico-militare dell\u2019anno successivo, l\u2019ANP ha perso il controllo effettivo della Striscia di Gaza a favore del movimento di Hamas. Da quel momento la sua giurisdizione si \u00e8 limitata alla sola Cisgiordania.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nei successivi anni ha visto sgretolarsi la propria legittimit\u00e0 politica ed influenza a causa della mancanza di un accordo di pace definitivo, del prosieguo dell\u2019occupazione e dell\u2019espansione degli insediamenti israeliani, uniti a forti pressioni interne e crisi economiche senza fine.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 a partire dal tardo 2023, la diplomazia statunitense ha vincolato qualsiasi ipotesi di futura gestione della Striscia di Gaza a un piano articolato di riforme politiche, finanziarie e di sicurezza. Un\u2019impostazione confermata dalla successiva amministrazione Trump, che ha subordinato il rientro dell\u2019ANP a Gaza al completamento di uno specifico pacchetto di riforme, lasciando temporaneamente la gestione operativa a un Comitato tecnocratico sotto la supervisione del&nbsp;<em>Board of Peace<\/em>&nbsp;(organismo internazionale promosso da Donald Trump con l\u2019obiettivo di supervisionare il processo di pace, la governance transitoria e la ricostruzione della Striscia di Gaza).<\/p>\n\n\n\n<p>Parallelamente, l\u2019Unione Europea ha adottato una linea analoga,&nbsp;subordinando l\u2019erogazione di un cospicuo pacchetto di aiuti finanziari urgenti e programmi di supporto globale alla realizzazione di progressi tangibili nel percorso di riforme istituzionali dell\u2019ANP, considerate un prerequisito essenziale per il suo coinvolgimento nella ricostruzione di Gaza.<\/p>\n\n\n\n<p>In tale ambito, l\u2019indizione delle consultazioni elettorali assume i contorni di un adempimento tecnico richiesto dalle cancellerie estere, piuttosto che di un processo autonomo scaturito da un dibattito nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>A complicare ulteriormente il quadro descritto, interviene la grave crisi di fiducia che investe i vertici palestinesi. I dati demoscopici mostrano un crollo del consenso nei confronti dell\u2019Amministrazione guidata da Abbas e del governo del Primo Ministro Mohammad Mustafa, insediatosi nel marzo 2024. Secondo un sondaggio del&nbsp;<em>Palestinian Center for Policy and Survey<\/em>&nbsp;<em>Research&nbsp;<\/em>(PCPSR), pubblicato nell&#8217;ottobre 2025, il 75% della popolazione palestinese si dichiarava insoddisfatto dell&#8217;operato del presidente Mahmoud Abbas, mentre l&#8217;80% chiedeva le sue dimissioni. La stessa rilevazione evidenziava una diffusa sfiducia nelle istituzioni, con otto intervistati su dieci convinti della presenza di corruzione al loro interno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante gli sforzi profusi negli ultimi due anni con la revisione di cariche apicali, la convocazione dei vertici del movimento Fatah e la redazione di una costituzione provvisoria, il solco tra cittadini e dirigenza rimane profondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel tentativo di adeguare il sistema alla nuova fase, il quadro normativo elettorale \u00e8 stato sostanzialmente riscritto rispetto alle norme in vigore dal 2007.<\/p>\n\n\n\n<p>Inizialmente era stato ampliato il Parlamento ed i seggi del Consiglio Legislativo Palestinese erano passati da 132 a 200; successivamente Abbas ha ritirato il decreto, ripristinando i 132 seggi. La soglia di sbarramento per le liste \u00e8 stata ulteriormente abbassata dal 2% all\u20191%, mentre l\u2019et\u00e0 minima per potersi candidare \u00e8 passata da 28 a 23 anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo alcuni osservatori, per compiacere pi\u00f9 l\u2019Occidente che i palestinesi, \u00e8 stata introdotta una quota rosa,&nbsp;imponendo l\u2019inclusione in lista di un candidato donna ogni tre.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, \u00e8 stato introdotto l\u2019obbligo formale per ogni candidato di riconoscere l\u2019OLP come unico legittimo rappresentante del popolo palestinese e di sottoscriverne il programma politico.<\/p>\n\n\n\n<p>Se l\u2019innalzamento della quota femminile e l\u2019apertura ai giovani presentano certamente dei tratti riformisti, la riduzione dello sbarramento rischia fortemente di frammentare ulteriormente il panorama politico, favorendo una proliferazione di liste locali o claniche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Invece, l\u2019obbligo di adesione al programma OLP, cos\u00ec come \u00e8 stato stabilito, pu\u00f2 rappresentare una clausola escludente nei confronti delle forze di opposizione, con il rischio di condizionare la partecipazione al voto.<\/p>\n\n\n\n<p>La modifica del quadro normativo ha sollevato numerose critiche interne, con i principali movimenti d\u2019opposizione, in particolare Hamas, la Jihad Islamica e il Fronte Popolare, cui si sono aggiunte altre coalizioni minori della societ\u00e0 civile, che hanno apertamente denunciato sia l\u2019assenza di un dialogo di consenso nazionale, sia le decisioni prese in modo unilaterale dalla ANP.<\/p>\n\n\n\n<p>Come se non bastasse, sono emerse profonde spaccature interne allo stesso movimento Fatah, sollevando lo spettro di una competizione interna tra liste concorrenti che potrebbe ripercorrere le dinamiche di crisi gi\u00e0 viste in passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza un\u2019intesa pi\u00f9 ampia, anche di compromesso, e un serio dialogo nazionale in grado di ricompattare le diverse anime politiche, la convocazione delle elezioni rischia di rivelarsi un mero esercizio di riorganizzazione amministrativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&nbsp;<em>restyling&nbsp;<\/em>ad uso dei donatori internazionali, non certo una svolta democratica necessaria ed attesa, per unificare il popolo palestinese che dovr\u00e0 far fronte alle drammatiche sfide di un post guerra che, prima o poi, arriver\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a9www.osservatorioanalitico.com \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo vent\u2019anni di attesa, la vita democratica nei territori palestinesi sembra possa tornare, con fatica e notevoli incertezze, al centro dell\u2019agenda politica. 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