{"id":11211,"date":"2026-06-29T15:53:44","date_gmt":"2026-06-29T14:53:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=11211"},"modified":"2026-06-29T15:53:48","modified_gmt":"2026-06-29T14:53:48","slug":"conflitto-iran-usa-il-pragmatismo-cinese-e-la-sua-posizione-defilata-una-scelta-strategica-e-non-di-debolezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=11211","title":{"rendered":"<strong>Conflitto Iran-Usa. Il pragmatismo cinese e la sua posizione defilata: una scelta strategica e non di debolezza.<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p>In questo frangente geopolitico ed economico particolarmente turbolento, soprattutto in Medio Oriente, risalta la posizione della Cina: un\u2019attenta ma silenziosa osservatrice degli accadimenti, tanto che le sue relazioni con gli alleati degli Stati Uniti d\u2019America nell\u2019area si stanno dimostrando molto pi\u00f9 stabili e redditizie rispetto ai suoi storici legami con l\u2019Iran.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019avvicinamento di Pechino ai paesi mediorientali pi\u00f9 allineati con Washington si \u00e8 rivelato significativamente pi\u00f9 profondo e affidabile rispetto a un rapporto con un Iran ormai appesantito dalle sanzioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato l&#8217;offensiva contro l\u2019Iran, si \u00e8 cercato di interpretare l\u2019approccio diplomatico cinese attraverso due prospettive: la prima, considerando il suo classico atteggiamento di non intervento; la seconda, ipotizzando un sostegno sotterraneo al regime degli ayatollah.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, emerge con chiarezza il limite che la Cina impone al proprio coinvolgimento. In particolare, si nota una forte riluttanza a impegnarsi in un confronto diretto, la classica ritrosia ad assumere una posizione di leadership nella risoluzione dei conflitti e una spiccata predisposizione per la retorica diplomatica, piuttosto che per precisi impegni politici e militari.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto, \u00e8 abbastanza irrealistico pensare che l\u2019Iran possa aspettarsi che la Cina si esponga a suo favore, mettendo a rischio le attuali relazioni sia con gli Stati Uniti sia con Israele.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la prova certificata di un consolidato pragmatismo, ben noto d&#8217;altronde ai vari nemici dichiarati di Teheran. Lo si deduce anche dalla relativa velocit\u00e0 con cui USA e Israele hanno deciso di attaccare l\u2019Iran: molto probabilmente, Pechino non \u00e8 stata percepita come un deterrente efficace nei calcoli strategici degli alleati.<\/p>\n\n\n\n<p>La Cina sembra che possa concedere facilmente il proprio supporto diplomatico, ma \u00e8 fortemente restia a sostenere costi strategici significativi pur di evitare un confronto diretto con gli USA; di questo, l\u2019Amministrazione americana ha preso coscienza da tempo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Basti vedere la posizione cinese alle Nazioni Unite, dove l\u2019astensione alla Risoluzione 2817 ha permesso, <em>de facto<\/em>, l\u2019approvazione di una formale condanna internazionale nei riguardi dell\u2019Iran.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa astensione non pu\u00f2 essere considerata a favore dell&#8217;Iran, n\u00e9 contro i Paesi del Golfo; tuttavia, non aver preso posizione si \u00e8 rivelato, alla fine, pi\u00f9 utile agli alleati degli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Riprendendo le premesse di questa analisi, la posizione cinese giustifica e salvaguarda le proprie relazioni pi\u00f9 stabili e redditizie nell\u2019area.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si ricorda che nel 2025 la Cina \u00e8 stata il maggior investitore diretto in Arabia Saudita, registrando un incremento di quasi il 30% rispetto al 2023. In territorio saudita sono presenti pi\u00f9 di 1.000 aziende cinesi, mentre in Cina operano circa 400 aziende saudite.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche negli Emirati Arabi Uniti la presenza cinese \u00e8 sensibilmente aumentata, tanto da renderla il terzo investitore straniero, grazie al radicamento non solo dei colossi statali, ma anche di moltissime PMI e imprenditori che utilizzano il Paese come hub regionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che balza all\u2019occhio, per\u00f2, \u00e8 il coinvolgimento economico della Cina con Israele che, dall\u2019inizio della guerra contro Gaza, non \u00e8 mai cessa<\/p>\n\n\n\n<p>to. A tal punto che, nel 2025, sono stati avviati importanti progetti e investimenti soprattutto nel settore energetico, in particolare nelle centrali elettriche e idroelettriche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per contro, l\u2019attivit\u00e0 economica cinese con Teheran segna il passo, frutto di una ragionata calibrazione strategica. \u00c8 evidente che la Cina ha preferito deviare i propri capitali verso gli alleati degli USA, dando priorit\u00e0 alla sicurezza economica rispetto a quella politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Visto da una diversa angolazione, potremmo dire che la Cina, piuttosto che cercare di governare il conflitto, preferisce adattarsi agli scenari e gestirne le conseguenze.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A sostegno di questa tesi si possono citare esempi recenti, come la rapida normalizzazione dei rapporti con la nuova leadership siriana dopo la cacciata di Bashar el-Assad, precedentemente considerato uno stretto amico di Pechino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso \u00e8 accaduto con l\u2019arresto da parte americana del Presidente venezuelano Nicol\u00e1s Maduro: dopo una prima, ferma condanna diplomatica da parte cinese, tutto si \u00e8 acquietato, e la Cina continua a commerciare petrolio attraverso i canali consentiti dagli USA.<\/p>\n\n\n\n<p>La Cina, in ogni caso, \u00e8 preparata ad agire considerando i diversi scenari che potrebbero ancora verificarsi nel contesto della guerra USA-Iran e i problemi legati al passaggio delle navi nello Stretto di Hormuz.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le sanzioni imposte da anni a Teheran hanno determinato, come effetto collaterale, il soffocamento dei progetti industriali ed energetici cinesi in terra persiana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pertanto, persino gli scombussolamenti interni al regime iraniano \u2014 o l&#8217;eventualit\u00e0 di un governo pi\u00f9 allineato all&#8217;Occidente \u2014 non scalfiscono la <em>vision<\/em> cinese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario, potrebbero rivelarsi forieri di un nuovo sviluppo per gli interessi economici di Pechino nel lungo periodo, permettendole di perseguire al meglio i propri obiettivi infrastrutturali ed energetici.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 il coinvolgimento di Pechino in questi ultimi mesi con gli Stati filo-americani del Medio Oriente si \u00e8 dimostrato pi\u00f9 profondo rispetto a quello con l\u2019Iran: una scelta pragmatica che non va assolutamente derubricata a segno di debolezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo frangente geopolitico ed economico particolarmente turbolento, soprattutto in Medio Oriente, risalta la posizione della Cina: un\u2019attenta ma silenziosa osservatrice degli accadimenti, tanto che le sue relazioni con gli alleati degli Stati Uniti d\u2019America nell\u2019area si stanno dimostrando molto pi\u00f9 stabili e redditizie rispetto ai suoi storici legami con l\u2019Iran. 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