{"id":11151,"date":"2026-02-14T17:09:35","date_gmt":"2026-02-14T16:09:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=11151"},"modified":"2026-02-14T17:09:38","modified_gmt":"2026-02-14T16:09:38","slug":"iran-usa-lo-spettro-di-una-chiusura-dello-stretto-di-hormuz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=11151","title":{"rendered":"<strong>Iran \u2013 USA. Lo spettro di una chiusura dello Stretto di Hormuz<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"580\" height=\"326\" src=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1920x1080_cmsv2_c2ea2567-7673-51a5-a654-ef0cbdc6372a-9624720.jpg-580x326.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-11153\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1920x1080_cmsv2_c2ea2567-7673-51a5-a654-ef0cbdc6372a-9624720.jpg-580x326.webp 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1920x1080_cmsv2_c2ea2567-7673-51a5-a654-ef0cbdc6372a-9624720.jpg-280x158.webp 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1920x1080_cmsv2_c2ea2567-7673-51a5-a654-ef0cbdc6372a-9624720.jpg-768x432.webp 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1920x1080_cmsv2_c2ea2567-7673-51a5-a654-ef0cbdc6372a-9624720.jpg-1536x864.webp 1536w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1920x1080_cmsv2_c2ea2567-7673-51a5-a654-ef0cbdc6372a-9624720.jpg-300x169.webp 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1920x1080_cmsv2_c2ea2567-7673-51a5-a654-ef0cbdc6372a-9624720.jpg.webp 1920w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Una situazione molto compl<\/em>essa<em> in quella regione economica di grande impatto strategico non solo per l&#8217;Europa. Attore principale, come sempre,  il petrolio e i suoi derivati ma ai tempi attuali, il nucleare sta diventando ancor pi\u00f9 forte del petrolio nelle dispute strategiche, insieme al controllo degli spazi: geocontrollo e aerocontrollo<\/em>.<em>  E di sicuro serve anche alla dimensione di controllo del petrolio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il Direttore Scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ondata di proteste anti governative, che hanno investito l\u2019Iran a dicembre 2025, alimentate da una grave crisi economica e dal crollo della moneta locale, hanno innescato l\u2019immediata e violenta repressione del regime, sollevando lo sdegno e la preoccupazione del mondo intero.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Stati Uniti, ad oggi, continuano a mantenere una posizione ambivalente e, nonostante le minacce d\u2019intervento militare, preoccupati delle conseguenze che un cambio improvviso di regime, non necessariamente migliore e meno radicale di quello attuale degli Ayatollah, potrebbe riverberarsi sull\u2019intera regione mediorentale.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Amministrazione Trump sta agendo su due fronti: deterrenza con il rafforzamento della presenza navale e forti pressioni diplomatiche per portare a conclusione entro poco tempo un nuovo accordo sul programma nucleare iraniano.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, non si pu\u00f2 escludere un\u2019azione militare americana, che comunque avrebbe la caratteristica d\u2019essere mirata e, soprattutto, rapida, per scongiurare le nefaste conseguenze di un conflitto prolungato.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli effetti collaterali di un ipotetico conflitto, ci potrebbe essere anche la chiusura dello Stretto di Hormuz, con conseguenze sulla sicurezza energetica mondiale, considerando che circa un quinto della produzione mondiale di greggio passa attraverso questo piccolo e stretto passaggio marittimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo Stretto collega l\u2019Iran e il Sultanato dell\u2019Oman e, seppur scarsamente largo, \u00e8 sufficientemente profondo per consentire il transito delle petroliere.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli scenari che si potrebbero aprire hanno gi\u00e0 spinto il Dipartimento dei trasporti americano ad emettere delle linee guida, consigliando alle proprie navi commerciali di mantenere una congrua distanza dalle acque territoriali iraniane Dopo questo semplice avviso s\u2019\u00e8 registrato un aumento del prezzo globale del petrolio.<\/p>\n\n\n\n<p>Si evidenzia che lo Stretto di Hormuz lo scorso anno 2025 ha registrato un transito di circa 20 milioni di barili al giorno di greggio, di condensati e di carburante, per un valore di circa 600 miliardi di dollari.<\/p>\n\n\n\n<p>I maggiori fruitori del passaggio di Hormuz, oltre all\u2019Iran, sono tutti i paesi facenti parte dell\u2019OPEC, in particolare l\u2019Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait e l\u2019Iraq.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Arabia Saudita esporta circa 6 milioni di barili di greggio al giorno, rappresentando la quota pi\u00f9 alta rispetto a tutti gli altri paesi limitrofi.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre ai paesi arabi, risultano vulnerabili ad una eventuale chiusura dello Stretto anche i paesi asiatici.<\/p>\n\n\n\n<p>Si evidenzia che l\u2019Iran vende petrolio alla Cina, che rappresenta circa il 90% delle esportazioni di greggio iraniano verso il mercato globale, ad un prezzo inferiore a quello del mercato globale, e ci\u00f2 rappresenta un\u2019ancora di salvezza per il regime iraniano per arginare i danni derivanti dalle sanzioni internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel caso in cui si verificasse la chiusura dello Stretto, la Cina sarebbe il Paese che subirebbe le peggiori conseguenze. Va da s\u00e9 che il dragone nel caso utilizzerebbe tutto il suo peso diplomatico e tutta la sua forza dissuasiva per scongiurare siffatta situazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la sua importanza, dunque, lo Stretto ha un valore strategico altissimo per l\u2019Iran e rappresenta una vera e propria forma di deterrenza simile al possesso della tanto agognata bomba nucleare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma come potrebbe l\u2019Iran chiudere Hormuz? In realt\u00e0 un blocco totale \u00e8 complicatissimo da realizzare ma ci sono varie altre opzioni meno invasive che possono essere facilmente attuate dalle autorit\u00e0 iraniane.<\/p>\n\n\n\n<p>Per esempio, ci potrebbe essere l\u2019annuncio del divieto di navigazione, senza per\u00f2 specificare le conseguenze di una violazione. Cos\u00ec come l\u2019obbligo d\u2019ispezione senza preavviso alle navi in transito, soggette anche alla possibilit\u00e0 di essere confiscate.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opzione pi\u00f9 probabile rimane la disseminazione delle mine marine lungo il tragitto, l\u2019utilizzo di sottomarini e missili per colpire le navi in transito, sia civili, sia militari.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel passato l\u2019Iran dispieg\u00f2 dei missili e dissemin\u00f2 delle mine durante la decennale guerra con l\u2019Iraq ed una di queste mine danneggi\u00f2 una nave militare americana, spingendo gli Stati Uniti ad una reazione. Non si verific\u00f2 la chiusura dello Stretto ma l\u2019azione determin\u00f2 un sensibile aumento dei premi assicurativi per il trasporto marittimo, nonch\u00e9 una congestione del traffico e della circolazione dei beni.<\/p>\n\n\n\n<p>La minaccia della chiusura di Hormuz, che pi\u00f9 volte negli anni s\u2019\u00e8 palesata, ha spinto i paesi esportatori di petrolio a sviluppare delle rotte alternative. Per esempio l\u2019Arabia Saudita ha attivato l\u2019oleodotto East-West, lungo pi\u00f9 di mille chilometri, in grado di trasportare fino a 5 milioni di barili di petrolio al giorno, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno collegato i giacimenti petroliferi con il porto di Fujairah, nel Golfo di Oman, tramite un oleodotto con una capacit\u00e0 giornaliera di 1,5 milioni di barili.<\/p>\n\n\n\n<p>Il blocco dello Stretto avrebbe un impatto minore per gli Sati Uniti ma anche per l\u2019Europa; ci\u00f2 ci conforta ma fino ad un certo punto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a9www.osservatorioanalitico.com \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una situazione molto complessa in quella regione economica di grande impatto strategico non solo per l&#8217;Europa. 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