{"id":11138,"date":"2026-01-27T10:01:22","date_gmt":"2026-01-27T09:01:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=11138"},"modified":"2026-01-27T10:01:25","modified_gmt":"2026-01-27T09:01:25","slug":"le-proteste-in-iran-e-lo-state-oil-curdo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=11138","title":{"rendered":"Le proteste in Iran e lo \u201cState oil curdo\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p>di ANDREA BIANCHI<\/p>\n\n\n\n<p>Durante questa settimana il Parlamento europeo si trasferisce a Strasburgo. E&#8217; chiamata quindi, senza fantasia, &#8220;Strasbourg week&#8221;, quella serie di giorni in cui i lavori del Parlamento a Bruxelles si fermano, per proseguire appunto a Strasburgo. Fa pertanto pi\u00f9 notizia, nel silenzio assordante, la piccola manifestazione che il 21 gennaio si \u00e8 svolta di fronte al Parlamento. Faceva parte di un ciclo di proteste avviate pochi giorni prima dalla comunit\u00e0 curda, per dare un segnale, stando alle dichiarazioni ufficiose, contro i bombardamenti nel Rojava (Ammirazione autonoma della Siria del nord est) e appunto nel Kurdistan (1).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"580\" height=\"326\" src=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PHOTO-2026-01-21-17-46-50-580x326.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11141\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PHOTO-2026-01-21-17-46-50-580x326.jpg 580w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PHOTO-2026-01-21-17-46-50-280x158.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PHOTO-2026-01-21-17-46-50-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PHOTO-2026-01-21-17-46-50-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PHOTO-2026-01-21-17-46-50-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PHOTO-2026-01-21-17-46-50.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Colpiva l&#8217;ordine con il quale l&#8217;evento si sovlgeva e l&#8217;abbondanza di colori nelle bandiere e, al tempo stesso, l\u2019assenza di giornalisti di qualsiasi tipo. Ma merita riflettere su un paio di punti:  la presenza di cartelloni anti-Isis e anti al-Jolani (cio\u00e8 l&#8217;attuale presidente della Siria, Ahmed al-Sharaa, essendo stato noto, in precedenza, come al-Jolani, il suo nome di battaglia), oltre a quelli del PDKI ossia dei Curdi iraniani. Come si rapporta tutto ci\u00f2 con&nbsp;l\u2019Europa?<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Iran, almeno dal 2022, \u00e8 rimasto disorientato dalla reazione dei mercati europei, mentre prevedeva un sensibile aumento delle richieste di forniture di idrocarburi da parte del Vecchio&nbsp;continente. Questo non \u00e8 avvenuto e il regime ha continuato a utilizzare la soglia di purezza dell\u2019uranio, come leva per ogni richiesta al rialzo, soprattutto verso Parigi e la Casa Bianca, peraltro in un contesto dove l\u2019interoperabilit\u00e0&nbsp;dual-use&nbsp;tra Iran, Russia e Cina continua a rappresentare una minaccia, se si guarda alla \u201credistribuzione\u201d del potere in corso a Mosca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E a Teheran, come verr\u00e0 inoculato il vaccino totalitario?<\/p>\n\n\n\n<p>Diamo uno sguardo all\u2019organigramma&nbsp;politico, tenendo conto che negli ultimi mesi, sicuramente, i dati reperibili online non sono sufficienti per&nbsp;un\u2019esposizione veridica, nemmeno&nbsp;quando vengano&nbsp;integrati tra loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema politico iraniano \u00e8 complesso e intrecciato, cerca di preservarsi, mentre la popolazione appare sempre pi\u00f9 disillusa da un potere, a lungo esercitato dai teocrati.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo proposito&nbsp;l\u2019analista Reuel Marc Gerecht&nbsp;ha scritto che&nbsp;\u201cLa&nbsp;persianizzazione e la centralizzazione dello Stato iraniano sono continuate sotto il regime dei chierici. In pratica, l\u2019islamizzazione \u00e8 stata l\u2019altra faccia della medaglia della persianizzazione: un malinteso tributo al successo della dinastia Pahlavi nel creare un\u2019identit\u00e0 nazionale partendo dal recupero, dalla rianimazione del passato.\u201d (Foundation for Defense of Democracies).&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque:&nbsp;persiani, azerbajani, kurdi, arabi ahwazi, lur (sciiti del Lurestan), gilak e mazani (sul Caspio), turkmeni e baluci (i quali usano&nbsp;il persiano solo come seconda lingua) compongono un mosaico instabile dal punto di vista sociale e politico. Sono quattro, nello specifico, le province azerbajane da monitorare: Ardabil, Azerbajan dell\u2019est, Azerbaijan dell\u2019ovest e Zanjan. Questo si \u00e8 tradotto, sul piano della politica estera, nell\u2019appoggio all\u2019Armenia contro l\u2019Azerbajan, durante il conflitto del 2020, anche se la situazione, rispetto ad allora, si \u00e8 capovolta e nemmeno il fianco sudorientale dei baluci \u00e8 pacificato. L\u2019Iran cambier\u00e0, quando riuscir\u00e0 a farlo, il suo&nbsp;regime perch\u00e9 la popolazione \u00e8 costituita prevalentemente da individui nati a ridosso della rivoluzione, che non l&#8217;hanno vissuta in diretta e consapevolmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2035, stando ad analisi dell\u2019UN Department of economic and social affairs, la maggioranza della popolazione avr\u00e0 un\u2019et\u00e0 compresa fra i 45 e i 54 anni.&nbsp;Secondo le stesse proiezioni, la&nbsp;popolazione passer\u00e0 da 81,2 milioni del 2017 (prima delle sanzioni) ai 92 milioni del 2045, per poi deflettere,&nbsp;rimanendo i livelli attuali di 2 figli per donna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, entro il 2030 Tehran incrementer\u00e0 la sua popolazione di 10 milioni di unit\u00e0, in uno scenario dove circa il 75% vivr\u00e0 nei centri urbani e non in campagna (2).<\/p>\n\n\n\n<p>In questa situazione, etnicamente \u201ca mosaico\u201d, gli elettori nominano un&#8217;assemblea di esperti, il Parlamento e il Presidente. L&#8217;assemblea degli esperti elegge (o blocca) il&nbsp;Leader&nbsp;Supremo, che seleziona i membri del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale e ne approva le decisioni. Egli nomina il Consiglio delle Opportunit\u00e0, il Consiglio dei Guardiani, i membri della magistratura e il Pasdaran. La magistratura pu\u00f2 eleggere il Consiglio dei Guardiani, esercitando i poteri del Parlamento nei confronti del Presidente e del Gabinetto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il Presidente nomina personalmente il Gabinetto e il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, mentre il&nbsp;Consiglio delle Opportunit\u00e0 supervisiona il lavoro del Presidente, del Parlamento e della Magistratura, fungendo da arbitro tra il Consiglio dei Guardiani e il Parlamento.&nbsp;Infine, il Consiglio dei Guardiani esercita il suo potere di veto sull&#8217;Assemblea degli Esperti, sul Parlamento e sul Presidente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il Parlamento \u00e8 composto prevalentemente da veterani dei Pasdaran, che occupano anche il Gabinetto e i governi dipartimentali. Ai livelli pi\u00f9 alti, l&#8217;unit\u00e0 di intelligence della Guida Suprema presiede il Ministero dell&#8217;Intelligence e della Sicurezza (MOIS), che riferisce al Gabinetto, allo stesso modo del Ministro dell&#8217;Interno e del Ministro della Difesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi due decenni, inserendo i propri sostenitori estremisti nei parlamenti, i Pasdaran hanno progressivamente cercato di ridurre le prerogative del&nbsp;Leader Supremo, che tuttavia rimangono molto estese, nonostante lo scoppio del dissidio con Ahmadinejad nel 2009, secondo quanto riportato in&nbsp;&#8220;The rise of the Pasdaran&nbsp;della RAND Corporation&#8221;. Oltre al&nbsp;Leader&nbsp;Supremo, \u00e8 sopravvissuto solo l&#8217;Ayatollah Ahmad Jannati (di 99 anni): dal 1980 \u00e8 a capo del Consiglio dei Guardiani, simbolicamente composto da dodici membri, carica che nel 2016 ha affiancato a quella di direttore dell&#8217;Assemblea degli Esperti, che gli conferisce il potere di nominare, controllare e destituire il Leader Supremo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la rivoluzione, i Pasdaran si sono improvvisamente configurati come l&#8217;unico sostegno alle politiche dei religiosi. Hanno aumentato il loro potere dopo aver rimosso i servizi segreti dello Shah e i suoi apparati militari e legislativi. Sempre&nbsp; che non accada qualcos&#8217;altro, lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 che, alla morte della Guida Suprema, i Pasdaran prenderanno il potere in modo permanente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 difficile oggi per USA e Israele destabilizzare l\u2019Iran perch\u00e9, diversamente dall\u2019Egitto, dove \u00e8 \u201csufficiente\u201d spostare l\u2019ordine dei fattori nella catena di comando militare, in Iran siamo di fronte a due livelli: esercito&nbsp;e&nbsp;Pasdaran.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda la difesa, secondo i dati del Council for Foreign Relations, occorre confrontare l&#8217;esercito regolare \u2013 350.000 soldati di terra pi\u00f9 18.000 della marina, 37.000 dell&#8217;aeronautica e 15.000 della difesa aerea \u2013 con quello dei Pasdaran: 150.000 forze di terra, 20.000 forze navali, 15.000 forze aerospaziali, 600.000 Basji, la forza di contro-mobilitazione contro i colpi di Stato morbidi.&nbsp;Da aggiungere,&nbsp;le cifre aggregate delle forze IRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps) schierate in Medio Oriente: Afghanistan tra 10.000 e 15.000; Bahrain non rilevato; Iraq 3 brigate per un totale medio di 45.000; Libano 45.000; Pakistan 3.500; Territori palestinesi 29.000; Siria 6.000; Yemen&nbsp;20.000. Questi numerosi \u201ccentri\u201d sono completamente autonomi per quanto riguarda il comando e il controllo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sicuramente le opzioni \u201cmade in USA\u201d per lavorare ai fianchi il regime iraniano, come per esempio il MEK (&nbsp;Mojahedin-e-Khalq, Organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano)&nbsp;si rivelano meno realistiche che non la proposta di Reza Ciro, figlio del defunto Shah Pahlavi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8&nbsp;vero che questi non conosce direttamente pi\u00f9 il suo Paese di origine, ma \u00e8 altrettanto valido&nbsp;sostenere&nbsp;che il MEK, con sede in Albania, terra dei seguaci del Sufismo (dimensione &#8216;mistica e esoterica&#8217; dell&#8217;Islam), ha una guida puramente simbolica: Maryam Rajavi, una &nbsp;donna musulmana,&nbsp;che sostiene la laicit\u00e0 delle istituzioni, ed \u00e8&nbsp;Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.&nbsp;Da parte sua, discende dalla dinastia dei Qajar, che regn\u00f2 in Iran sino al 1925. Simboleggia un ponte significativo verso il passato persiano, facendo dimenticare l\u2019esperienza dell\u2019altra dinastia, quella pi\u00f9 breve e&nbsp;\u201crepressiva\u201d&nbsp;dei Pahlavi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019epoca Qajar, lungo il plateau panturanico che si stende&nbsp;dall\u2019Anatolia&nbsp;a est sino&nbsp;all\u2019Asia&nbsp;centrale, era in atto uno scontro, che potremmo sintetizzare come svolgentesi tra&nbsp;Islam rosso (turco) e verde (iraniano), per il controllo della&nbsp;macroregione. La dinamica, fatte salve le analogie&nbsp;storiche, si ripropone diversamente anche oggi con la Turchia non interessata a una destabilizzazione dell&#8217;Iran. Le dichiarazioni del Ministro degli Esteri turco, Akan Fidan, sono chiare e non contraddittorie al riguardo, rispetto alla politica turca di&nbsp;&#8220;problem solving&#8221; con Israele.<\/p>\n\n\n\n<p>Occorre recuperare un pensiero notevole dell&#8217;analista Marco Giaconi del 2014, per la rivista \u201cAffari esteri\u201d: \u201cSe la Turchia, in fase di destabilizzazione da \u201cmani pulite\u201d, un classico delle psyops contemporanee, fa la pace con i curdi del PKK (allora vicini a Mosca col vecchio Partito \u201csocialista\u201d di Ocalan e oggi di Barzani) \u00e8 possibile la creazione in Siria, come prima in Iraq, di uno oil State curdo che, certamente, non \u00e8 nei desideri finali di Ankara, che quindi sar\u00e0 portata a sostenere parallelamente anche l\u2019Iran e il partito di Dio sciita libanese in Siria. Un doppio gioco che potrebbe stritolare la Turchia in una fase di crisi interna.\u201d (3)<\/p>\n\n\n\n<p>Al momento di licenziare l&#8217;articolo, giunge notizia di un altro attacco ai curdi impegnati a manifestare in Anversa la notte del 22 gennaio. Giunge altres\u00ec la notizia che Khamenei si \u00e8 rifugiato in luogo segreto e che una flotta americana americana si dirige verso quei lidi.<\/p>\n\n\n\n<ol>\n<li><a href=\"https:\/\/www.indegazette.be\/koerdische-gemeenschappen-kondigen-groter-protest-aan-in-brussel\/).\">https:\/\/www.indegazette.be\/koerdische-gemeenschappen-kondigen-groter-protest-aan-in-brussel\/).<\/a><\/li>\n\n\n\n<li>&nbsp;R. Cincotta, K. Sadjadpour, &#8220;Iran in Transition: the Implications of the Islamic Republic&#8217;s Changing Demographics&#8221;, Carnegie Endowment, 2017 al link&nbsp;<a href=\"https:\/\/carnegieendowment.org\/research\/2017\/12\/iran-in-transition-the-implications-of-the-islamic-republics-changing-demographics?lang=en\">https:\/\/carnegieendowment.org\/research\/2017\/12\/iran-in-transition-the-implications-of-the-islamic-republics-changing-demographics?lang=en<\/a>)<\/li>\n\n\n\n<li>&#8220;La guerra in Siria e le sue geopolitiche&#8221;, Affari esteri 2014, ristampato in &#8220;Marco Giaconi e l\u2019intelligence&#8221;, Historica Giubilei 2022, pp. 373-379).<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANDREA BIANCHI Durante questa settimana il Parlamento europeo si trasferisce a Strasburgo. 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