{"id":10722,"date":"2023-11-12T11:13:33","date_gmt":"2023-11-12T10:13:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=10722"},"modified":"2023-11-12T11:17:41","modified_gmt":"2023-11-12T10:17:41","slug":"nassirya-una-testimonianza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=10722","title":{"rendered":"Nassirya. Una testimonianza"},"content":{"rendered":"\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u2026Una testimonianza<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;A un anno da quel giorno le luci e le ombre di Nassiriya possono continuare a turbare l\u2019animo di chi era l\u00ec, di chi ha continuato a restare l\u00ec, e non solo per dovere, di chi \u00e8 rimasto l\u00ec anche se soltanto con la mente con il cuore e siamo in molti. E di chi avrebbe voluto tornarci ad ogni costo e siamo ugualmente in molti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"540\" height=\"405\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/365445753_10211487770666965_2152172901957369921_n-540x405.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10725\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/365445753_10211487770666965_2152172901957369921_n-540x405.jpg 540w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/365445753_10211487770666965_2152172901957369921_n-267x200.jpg 267w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/365445753_10211487770666965_2152172901957369921_n-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/365445753_10211487770666965_2152172901957369921_n-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/365445753_10211487770666965_2152172901957369921_n.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 540px) 100vw, 540px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;Quel novembre era iniziato il Ramadan, il mese sacro e dedicato al digiuno diurno dei musulmani i credenti: la sera, all\u2019imbrunire, la voce modernamente amplificata del clero sciita che conduceva la preghiera risuonava fortissima nelle tue basi, Libeccio e Maestrale, una di fronte all\u2019altra sulle rive del lento e, solo a volte maestoso Eufrate.&nbsp;&nbsp;Preghiera, ma anche predicazioni: si sentiva dal diverso ritmo delle parole. Ne capivo alcune, ma non ero in grado di afferrare il senso del discorso, che per\u00f2 potevo supporre ardente e trascinante. Per alcuni quelle voci erano \u201cangoscianti\u201d ma per me, che ho vissuto in mezzo a una popolazione sciita per quasi un lustro, non lo erano anche se intuivo una latente pericolosit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;Al tramonto, le luci nascondevano lo squallore della citt\u00e0 e di fronte a Base Libeccio, Base Maestrale era illuminata e viva. Cos\u00ec la ricordo nella nell\u2019ultima sua sera di vita, l\u201911 novembre, mentre dopo cena, unico civile in mezzo ai militari, guardavo l\u2019Eufrate, ragionando su quello che avevo visto nella giornata, accompagnando ad esempio il capitano medico dei Carabinieri in una delle sue visite fuori citt\u00e0, quale soccorso sanitario, itinerante in villaggi che non disponevano nemmeno dei medicamenti pi\u00f9 semplici.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ventiquattro ore dopo, in una sera livida come le nostre menti, le luci di Base Maestrale si erano spente per sempre: le foto elettriche illuminavano la palazzina distrutta e lo sguardo era fisso su quell\u2019angolo di mondo violentato.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;Affrontare le ore seguenti, sapendo razionalmente che era successo, ma rifiutando ancora emotivamente di crederci, la necessit\u00e0 e la volont\u00e0 ferma di continuare a lavorare.&nbsp;&nbsp;iI Reggimento mostr\u00f2 una coesione interna e una forza di reazione notevoli mentre il ponte che univa le due basi era stato chiuso e \u201ccinturato\u201d, i colleghi e gli amici di coloro che erano morti nell\u2019attentato provvedevano, nella base devastata, a tutte quelle particolari incombenze che seguirono avvenimenti di questo tipo. Ancora di pi\u00f9 avrebbe dimostrato carattere riprendendo subito le attivit\u00e0 previste, nonostante l\u2019attentato, e ottenendo risultati estremamente lusinghieri, addirittura migliori di quelli conseguiti prima del 12 dicembre.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nella Base Libeccio, anch\u2019essa ferita dall\u2019attentato, non esistevano pi\u00f9 finestre, gran parte delle porte erano state divelte, cos\u00ec come moltissimi infissi. Alcune schegge di vetro si erano conficcate nel muro come pugnali lanciati a velocit\u00e0. Nel toglierle, pezzetti di quel muro si staccavano e la mente subito visualizzava uno di questi proiettili in corsa. Fortunosamente nessuno di essi aveva avuto un effetto mortale, solo perch\u00e9 non aveva trovato un essere umano sul suo traguardo. Alcune schegge avevano ferito, peraltro in modo superficiale, delle persone: il pavimento lo testimoniava in diversi punti con macchia di sangue.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il mattino dopo, sotto un cielo azzurro come le cupole delle moschee sciite, le orbite vuote di Base Maestrale, quegli spazi, ormai aperti, trapassavano a m\u00f2 di spade l\u2019atmosfera,.Ricordo vivo e costante di una grande tragedia che avrebbe originato una manifestazione di solidariet\u00e0 nazionale quale da tempo non si riscontrava. E di fronte ad un pugno di terra raccolta l\u00ec, tra le macerie della palazzina, terra che qualcuno, intuendo un desiderio non espresso per pudore dei sentimenti ti ha portato, tanti ricordi ora riemergono.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ricordi ad esempio di un momento alquanto interessante, vissuto poi con un sentimento irrazionale di colpa per essere stata particolarmente serena durante una visita di lavoro, accompagnata dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale presenti su un sito archeologico, per vedere quale tipo di protezione venisse data dai nostri specialisti al patrimonio culturale iracheno: interesse di ricerca e, allo stesso tempo, una grande emozione nel calcare con i piedi un luogo, chiamato \u201cla biblioteca\u201d, ove si rinvengono continuamente tavolette con iscrizioni Sumere, intere o spezzate, cos\u00ec,&nbsp;&nbsp;anche senza scavare. E la mente in quel momento andava alla Mesopotamia, all\u2019arte assiro-babilonese e omayyade, alla ricchezza e alla cultura di quei tempi, paragonandola alla odierna situazione di povert\u00e0, di sottosviluppo, nonostante questo Stato sia tra i pi\u00f9 forti i produttori di petrolio da lungo tempo e quindi tra i pi\u00f9 ricchi di quella regione strategica.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Un cielo limpido e le spiegazioni dei due marescialli specialisti nel settore, una temperatura ideale sotto un sole ancora mite. Un\u2019ora: le 10:38 locali, una foto scattata proprio in quei minuti &#8211; le attuali macchine fotografiche digitali ricordano anche questi particolari -, lontano da dove si stava consumando un momento di grande impatto emotivo e storico, un momento tragico, per 19 famiglie e un\u2019intera popolazione. Il rientro poco dopo la scoperta di quanto era accaduto, il respiro che manca \u00e8 la percezione immediata che questo \u00e8 un evento che muter\u00e0 molte cose: ha colpito chi non \u00e8 certo andato in terra irachena per combatterla, ma per aiutare un paese poverissimo in un momento di grande instabilit\u00e0 e difficolt\u00e0; ha colpito un popolo intero, l\u2019italiano, che ben conosce la guerra per averla sofferta pi\u00f9 volte e che cerca di appoggiare la comunit\u00e0 internazionale a livello istituzionale e privato. E\u2019 proprio perch\u00e9 consci di questa loro particolarit\u00e0, gli italiani sono rimasti quasi increduli di fronte a quello che \u00e8 successo ai propri militari in Iraq.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;La missione dei Carabinieri, composta da un reggimento MSU integrato, nella&nbsp;<em>Italian Joint Task<\/em>&nbsp;<em>Force<\/em>, era iniziata tra luglio e agosto del 2003: si stava attuando il primo avvicendamento, e solo 48 ore dopo l\u2019attentato, ci sarebbe stato anche l\u2019avvicendamento tra i Comandanti del Teggimento; era previsto per il 14 dicembre, nella mattinata. Avvenne il giorno dopo, 15 novembre.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;Molto lavoro era gi\u00e0 stato fatto, proprio nel senso voluto, dalla presenza dei militari italiani nella regione del Dhi Qar, sulla quale essi hanno la competenza: una regione assai povera, dove mancano alcune elementari caratteristiche della vita moderna, quali un sistema di fognature. Senza dimenticare la situazione sanitaria, molto difficile, dove la precariet\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 nella medicina di base. Gli ospedali di Nassiriya e dintorni sono in una situazione particolare difficile, che ovviamente non risale solo al periodo pi\u00f9 recente: inutile dire che le sanzioni inflitte all\u2019Iraq negli anni passati hanno di certo avuto poco effetto sulla classe dirigente e cinicamente dominante, forse rendendola ricca ancora di pi\u00f9, mentre la popolazione irachena, soprattutto quella sciita, ha pesantemente sofferto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;I Carabinieri hanno scortato convogli umanitari, hanno mantenuto ordine tra fazioni contrarie, agendo molte volte come forza di interposizione. Sono stati spesso chiamati dalla popolazione per dare sicurezza: hanno fornito aiuti agli ospedali. Hanno trovato armi e munizioni in quantit\u00e0 e hanno identificato e arrestato criminali agitatori, consegnandoli alle autorit\u00e0 locali. Hanno riorganizzato e addestrato le polizie irachene, nel quadro della generale ricostruzione delle istituzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;Quando, forse molto lontano n\u2019el tempo, la situazione sar\u00e0 migliorata non solo in Iraq, ma nei rapporti tra cultura occidentale e cultura arabo-musulmana, la gente di Nassiriya ricorder\u00e0 quanto \u00e8 stato fatto dagli uomini \u2018in blu, la loro umanit\u00e0 e il loro sacrificio, cos\u00ec come quello degli altri militari e civili che sono morti in quell\u2019occasione: \u00e8 un auspicio e una forte speranza, perch\u00e9 solo questo ci permette di accettare quel 12 novembre 2003.<\/p>\n\n\n\n<p>Maria Gabriella Pasqualini<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img alt=\"\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u2026Una testimonianza &nbsp;&nbsp;&nbsp;A un anno da quel giorno le luci e le ombre di Nassiriya possono continuare a turbare l\u2019animo di chi era l\u00ec, di chi ha continuato a restare l\u00ec, e non solo per dovere, di chi \u00e8 rimasto l\u00ec anche se soltanto con la mente con il cuore e siamo in molti. 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