{"id":10547,"date":"2023-01-25T10:10:16","date_gmt":"2023-01-25T09:10:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=10547"},"modified":"2023-01-25T10:10:25","modified_gmt":"2023-01-25T09:10:25","slug":"i-cambiamenti-climatici-in-medio-oriente-e-nord-africa-un-disastro-sottaciuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=10547","title":{"rendered":"<strong>I cambiamenti climatici in Medio Oriente e Nord Africa: un disastro sottaciuto.<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Un\u2019analisi molto interessante di\u00a0<\/em>Paolo Brusadin<em> sulla situazione in Medio Oriente e in Africa per quanto riguarda il clima. Questa difficile situazione in realt\u00e0 impatta anche sul nostro territorio, non solo per i flussi migratori che stanno arrivando e che difficilmente si fermeranno. Il problema \u00e8 che nel Medio Oriente e in Nord Africa non solo vi \u00e8 la mancanza delle risorse e delle infrastrutture, ma anche di una cultura diffusa relativa alla conservazione ambientale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Di questi tempi si parla molto dei cambiamenti climatici e anche i pi\u00f9 distratti di noi iniziano a comprendere la portata del fenomeno che riguarda tutti ed il cui impatto negativo, purtroppo, \u00e8 destinato a peggiorare. Mentre in occidente si sta cercando di creare una nuova \u201ccultura climatica\u201d per ridurre le emissioni globali del gas e l\u2019effetto serra, in altre parti del pianeta, in particolare nell\u2019area MENA, Medio Oriente e Nord Africa, sembra che il problema non sussista. In verit\u00e0, tutta l\u2019area sta gi\u00e0 subendo le conseguenze del cambiamento climatico ma mancano le risorse e le infrastrutture per fronteggiarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019anno 2022 \u00e8 stato testimone dell\u2019aumento delle temperature, di gravi siccit\u00e0, delle inondazioni, dell\u2019innalzamento del livello del mare e del deterioramento del suolo, con effetti diretti sulla stabilit\u00e0 sociale per il venir meno dei mezzi di sussistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Parallelamente, si \u00e8 assistito ad un aumento dei consumi energetici e del volume dei trasporti, in particolare nei Paesi del Golfo (Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti), in cui si registra un consumo di energia quasi raddoppiato rispetto alla media globale.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>In altri Paesi dell\u2019Area del Medio Oriente, produttori di petrolio come l\u2019Iraq, Oman ed anche Iran continuano ad utilizzare infrastrutture obsolete che causano una forte emissione di carbonio.<\/p>\n\n\n\n<p>Pertanto tutta l\u2019area MENA, che comprende circa il 6% della popolazione a livello mondiale, \u00e8 fortemente vulnerabile agli effetti dei cambiamenti climatici e non \u00e8 pronta a fronteggiare una prevedibile recrudescenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Un effetto che diventer\u00e0 ancor pi\u00f9 grave \u00e8 l\u2019aumento delle temperature, sempre pi\u00f9 estreme. In un trentennio, dal 1960 al 1990, la temperatura nella regione \u00e8 aumentata ad un tasso dello 0,2\u00b0 C. per decennio, mentre dal 1990 ad oggi la velocit\u00e0 \u00e8 accresciuta, basti ricordare che in Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita ed Iraq si sono registrate temperature superiori ai 50\u00b0 C (54\u00b0C. in Kuwait e 53,9\u00b0C in Mesopotamia).\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Un recente studio redatto dalla Banca Mondiale prevede che l\u2019area MENA dovr\u00e0 sopportare una media di 4 mesi all\u2019anno di sole cocente, con un aumento della temperatura media di 4\u00b0C. entro il 2050. Come se non bastasse, la regione potrebbe registrare circa 200 giorni all\u2019anno di caldo eccezionale entro il 2100, con temperature che nelle citt\u00e0 potrebbero arrivare a 60\u00b0C.<\/p>\n\n\n\n<p>Va da s\u00e9 che le alte temperature sono destinate a modificare i modelli meteorologici con conseguenze dirette sulla salute delle persone, portando in triste dote l\u2019estremizzazione degli eventi metereologici, tra cui la siccit\u00e0, gli incendi e le inondazioni che vanno ad incidere sull\u2019approvvigionamento idrico, veicolo di conflitti, di tensioni sociali e dell\u2019immigrazione non volontaria.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8<\/strong>\u00a0altres\u00ec evidente l\u2019incapacit\u00e0 di molti Paesi di fronteggiare la crescente domanda di energia elettrica a causa dell\u2019aumento delle temperature che hanno anche causato numerosi incendi, in particolare in Algeria, in Tunisia ed in Libano. L\u2019effetto collaterale, a parte le numerose vittime, \u00e8 rappresentato dall\u2019impossibilit\u00e0 di rigenerazione delle foreste con una conseguente modifica dell\u2019ecosistema e perdita della biodiversit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 poi il problema dell\u2019accesso all\u2019acqua, oggi gi\u00e0 pressante in Iraq ed in Siria, con circa 12 milioni di persone in forte sofferenza.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019accesso alle risorse idriche, cos\u00ec come\u00a0la sperequazione nello sfruttamento, rendono tale questione sempre pi\u00f9 centrale, vincolante e condizionante per molti Stati. Quasi la met\u00e0 della popolazione mondiale dipende dai sistemi fluviali (circa 260 bacini idrografici tra laghi e fiumi), comuni a due o pi\u00f9 paesi; \u00e8 il caso del Gange tra l&#8217;India e il Bangladesh, del Colorado tra gli Stati Uniti e il Messico, del Danubio tra la Repubblica Ceca, la Slovacchia e l&#8217;Ungheria, dell&#8217;<em>Amu Darja<\/em>\u00a0e lo\u00a0<em>Sjr Darja<\/em>\u00a0divisi tra cinque repubbliche ex sovietiche ecc\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Storicamente le varie popolazioni del Medio Oriente si sono insediate lungo i corsi d\u2019acqua, basti pensare al Nilo per gli egiziani e i sudanesi o il Tigri e l\u2019Eufrate per i mesopotamici, sviluppando nel tempo una capacit\u00e0 di gestione delle preziose risorse idriche.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>I cambiamenti climatici porteranno in dote delle conseguenze negative per le varie comunit\u00e0 che, peraltro, gi\u00e0 vivono in condizioni precarie. Sempre secondo la Banca Mondiale, entro pochi anni, da oggi al 2025, solo in queste zone circa 90 milioni di persone saranno fortemente esposte alla mancanza d\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Una caratteristica delle risorse idriche particolarmente rimarcabile in Medio Oriente \u00e8 la loro non omogenea ripartizione. In una determinata zona, tra due paesi limitrofi o all&#8217;interno di uno stesso Stato, si riscontrano profonde disparit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La qualit\u00e0 d&#8217;acqua non \u00e8 meno importante della quantit\u00e0. Il fiume Giordano che scorre oltre che in Giordania anche in territorio israeliano, palestinese, siriano e libanese, ha acque dolci a monte del Giordano, sulle alture del Golan, mentre nel lungo tratto che dal lago di Tiberiade arriva al Mar Morto le acque sono salate.<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva, in Medio Oriente l&#8217;acqua (relativamente poca) vale quanto il petrolio (relativamente tanto)\u00a0ed \u00e8 causa di tensione tra gli Stati, basti pensare alla Diga\u00a0<em>Annahda<\/em>\u00a0&#8211; Diga del rinascimento, e per le ripercussioni sul flusso del fiume Nilo, con la contrapposizione tra l\u2019Egitto e l\u2019Etiopia.<\/p>\n\n\n\n<p>La lotta per il controllo e lo sfruttamento delle acque del Nilo, erroneamente associato unicamente all&#8217;Egitto, \u00e8 un problema atavico che si trascina da pi\u00f9 di un secolo e che riguarda in&nbsp;<em>primis<\/em>&nbsp;l&#8217;Etiopia, ma anche l&#8217;Uganda, il Kenya, il Ruanda, la Tanzania, il Congo, il Burundi e l&#8217;Eritrea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 sempre attuale il problema di un equo sfruttamento delle risorse comuni tra Israele e la Palestina, in particolare per quanto riguarda l&#8217;utilizzo delle falde acquifere che nascono in Cisgiordania, cos\u00ec come la costruzione della Diga in Turchia nei fiumi Tigri ed Eufrate che ha ridotto il flusso d\u2019acqua verso l\u2019Iraq e la Siria.<\/p>\n\n\n\n<p>In Siria il problema dell&#8217;acqua \u00e8 atavico, essendo il Paese \u201cEufrate dipendente\u201d, o pi\u00f9 precisamente, dipendente dai progetti turchi che condizionano la disponibilit\u00e0 dell\u2019accesso all\u2019acqua per i siriani al variare della temperatura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi confinanti.<\/p>\n\n\n\n<p>In Iraq gli esperti prevedono che le acque dell&#8217;Eufrate siano destinate a restringersi con conseguenze nefaste sulla popolazione. Il Tigri e l\u2019Eufrate hanno reso leggendaria la fertilit\u00e0 di una regione molto grande, la cosiddetta &#8220;Mezzaluna fertile&#8221;, teatro migliaia d&#8217;anni fa della prima (e possiamo dire unica) guerra per l&#8217;acqua che la storia ricordi, tra i re di&nbsp;<em>Umma<\/em>&nbsp;e di&nbsp;<em>Girsu<\/em>, oggi costituiscono un problema alla luce della situazione politico \u2013 sociale in cui versa l&#8217;Iraq.<\/p>\n\n\n\n<p>La sommatoria tra l\u2019innalzamento delle temperature, la drastica diminuzione delle precipitazioni e la riduzione delle fonti d\u2019acqua dolce creeranno gravi problemi al settore agricolo ed alla catena alimentare in tutta la regione MENA. Un settore che impiega complessivamente circa il 35% della popolazione e contribuisce per il 13% alla formazione del PIL. Cos\u00ec come i problemi si riverbereranno sull\u2019allevamento del bestiame con la riduzione della quantit\u00e0 e della qualit\u00e0 del mangime, la mancanza dell\u2019acqua da bere e l\u2019aumento delle malattie.<\/p>\n\n\n\n<p>Sussiste poi il problema dell\u2019innalzamento del mare, considerando che la popolazione della regione MENA \u00e8 concentrata nelle zone costiere. Una regione tra le pi\u00f9 vulnerabili del pianeta con alcuni paesi a forte rischio, tra cui la Tunisia, il Qatar, la Libia, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait e l\u2019Egitto. Secondo gli esperti, l\u2019innalzamento di un metro del livello del mare avrebbe delle conseguenze negative per il 3,5% della popolazione e la forte perdita della superficie agricola.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cambiamento climatico in Medio Oriente e in Nord Africa va dunque letto come un moltiplicatore di minacce, portatore di ulteriore instabilit\u00e0 politica, migrazione, disoccupazione, carestie e malattie.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa fare per cercare, quanto meno, di limitare i danni? Certamente \u00e8 necessaria una fattiva cooperazione tra i vari Stati, anche a livello sovranazionale, soprattutto nelle aree dove maggiormente scarseggiano le risorse idriche e cercare d&#8217;invertire un&nbsp;<em>trend&nbsp;<\/em>negativo. Inoltre le autorit\u00e0 governative dovrebbero seriamente impegnarsi per ridurre le emissioni di gas serra e diversificare l\u2019economia. Un primo passo tangibile potrebbe essere la ratifica da parte di tutti i Paesi MENA dell\u2019accordo di Parigi (ad oggi mancano all\u2019appello l\u2019Iran, l\u2019Eritrea, la Libia e lo Yemen). Sono necessarie azioni concrete e decise da parti di tutti gli Stati che non si limitino, come \u00e8 successo sino ad oggi, ad azioni&nbsp;<em>green washing<\/em>, di pura facciata e non in chiave prospettica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a9www.osservatorioanalitico.com \u2013 Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Analisi dei cambiamenti climatici in Medio Oriente e Nord Africa.<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":10540,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[1],"tags":[4606],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Africa-mid-east.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-2K7","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10547"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10547"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10547\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10554,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10547\/revisions\/10554"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/10540"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10547"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10547"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10547"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}