{"id":10207,"date":"2021-12-01T11:59:00","date_gmt":"2021-12-01T10:59:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=10207"},"modified":"2021-12-01T11:59:00","modified_gmt":"2021-12-01T10:59:00","slug":"intelligence-e-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/?p=10207","title":{"rendered":"Intelligence e democrazia"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-10013\" src=\"http:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/spy.jpg\" alt=\"spy\" width=\"580\" height=\"385\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/spy.jpg 461w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/spy-280x186.jpg 280w, https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/spy-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Con piacere rilanciamo l&#8217;interessante articolo di Mario Caligiuri\u00a0da Formiche.net del 30\/11\/2021, per una analisi della situazione attuale dell&#8217;intelligence<\/em> versus<em> la democrazia.<\/em><\/p>\n<p>Il Direttore scientifico: Maria Gabriella Pasqualini<\/p>\n<p>L\u2019intelligence deve difendere la democrazia italiana da s\u00e9 stessa e dalle sue degenerazioni, perch\u00e9 la crisi della democrazia, come il sonno della ragione, genera mostri. Questa \u00e8 la sintesi dell\u2019analisi di Mario Caligiuri.<\/p>\n<p>Le vicende dell\u201911 settembre vennero considerate come il fallimento internazionale dell\u2019intelligence. A vent\u2019anni da quegli accadimenti sarebbe opportuno riflettere su come \u00e8 cambiato il mondo e con esso l\u2019intelligence. Tanto pi\u00f9 che in occasione della pandemia e del ritiro delle truppe americane dall\u2019Afghanistan sono state ripetute le identiche affermazioni sulle insufficienze dei Servizi, ma in entrambi i casi le previsioni c\u2019erano state. Come spesso accade il problema \u00e8 l\u2019utilizzo che viene fatto delle informazioni da parte delle classi politiche, dalle quali i Servizi dipendono. \u00c8 bene ricordare quanto scriveva Robert D. Steele: \u201cUna buona intelligence non serve in presenza di una cattiva politica\u201d.<\/p>\n<p>Va evidenziato che esattamente due mesi dopo gli attentati alle Twin Towers e al Pentagono, la Cina \u00e8 entrata a fare parte dell\u2019organizzazione mondiale per il commercio, dopo 15 anni di negoziati. Da allora l\u2019economia globale ha subito un\u2019accelerazione formidabile.<\/p>\n<p>Fino a quel periodo l\u2019intelligence era orientata in modo rilevante proprio sullo spionaggio economico e a riguardo sono emblematiche le vicende di Echelon, Successivamente invece \u00e8 stata indirizzata alla lotta contro il terrore, mettendo in luce contraddizioni ma soprattutto sottovalutando l\u2019impatto che avrebbe determinato l\u2019entrata della Cina nel mercato globale.<\/p>\n<p>Il Patriot Act emanato nell\u2019immediatezza da George W. Bush limit\u00f2 le libert\u00e0 dei cittadini, ponendo il problema spinoso di conciliarle con la sicurezza, un tema che sta caratterizzando questo inizio del XXI secolo e che la diffusione del Covid 19 ripropone in tutta la sua complessit\u00e0.<\/p>\n<p>Inoltre le informazioni per prevenire gli attentati c\u2019erano ma sono state sottovalutate, tradotte successivamente, non scambiate: lo ha dimostrato la 9\/11 Commission, istituita dal Congresso americano. Le conclusioni della Commissione hanno messo in evidenza i limiti della raccolta delle informazioni in modo massivo tramite le tecnologie e le croniche difficolt\u00e0 di collaborazione tra le agenzie, innanzi tutto tra Cia e Fbi.<\/p>\n<p>L\u2019intelligence venne quindi chiamata a giustificare le decisioni politiche ispirate dalla dottrina dell\u2019esportazione della democrazia. E dopo l\u2019invasione dell\u2019Afghanistan, avvenuta meno di un mese dopo gli attentati di Al Qaeda, si profilava quella dell\u2019Iraq.<\/p>\n<p>Secondo i governanti americani, questa azione era necessaria perch\u00e9 Saddam Hussein poteva disporre di armi di distruzione di massa che potevano rappresentare una minaccia alla pace. Infatti, proprio una settimana dopo l\u201911 settembre si sono verificati gli attacchi all\u2019antrace, che hanno provocato la morte di 5 persone e l\u2019avvelenamento di altre 17.<\/p>\n<p>\u00c8 importante rievocare questo passaggio, spesso trascurato. Di queste vicende \u00e8 stato imputato il biologo Bruce Edwards Ivins, che lavorava presso l\u2019Istituto di ricerca medica sulle malattie infettive dell\u2019esercito degli Stati Uniti a Fort Detrick, il pi\u00f9 importante centro americano per la ricerca sulla guerra biologica. Dal 2005 cominci\u00f2 a essere sospettato di essere l\u2019autore dell\u2019invio dei pacchi all\u2019antrace e nel 2008 venne ufficialmente incriminato. Dopo appena un mese, il 29 luglio, mor\u00ec in seguito a un\u2019overdose di tranquillanti. Nel 2010 l\u2019Fbi ha chiuso le indagini considerando Ivins l\u2019unico possibile responsabile degli attentati.<\/p>\n<p>L\u2019intelligence venne quindi incaricata di verificare il potenziale delle armi chimiche in possesso del r\u00e0is iracheno. Le Agenzie americane non trovarono prove significative mentre quelle inglesi predisposero un dossier dal quale risultava l\u2019esistenza di pericolosi arsenali. Sulla base principalmente di queste informazioni, il segretario di Stato americano Colin Powell, in un celebre discorso all\u2019Onu del 5 febbraio 2003, argoment\u00f2 l\u2019esistenza delle armi di distruzione di massa per giustificare l\u2019intervento militare. L\u2019Iraq venne quindi invaso il mese successivo. Dopo poche settimane la Bbc mand\u00f2 in onda un programma in cui venivano messe in discussione le prove fornite dall\u2019intelligence britannica, riportando le informazioni confidenziali dell\u2019esperto di biotecnologie David Kelly. Seguirono vivaci polemiche con la costituzione di una commissione di inchiesta presieduta da Lord Hutton, che censur\u00f2 l\u2019emittente radio-televisiva.<\/p>\n<p>Kelly, che nel frattempo era stato individuato come la fonte riservata delle notizie, venne rinvenuto suicida il 17 luglio del 2003. Una commissione sull\u201911 settembre presieduta da lord Chilcot nel 2009 ascolt\u00f2 Tony Blair, all\u2019epoca dei fatti capo del governo, il quale ammise che le prove di intelligence esibite per dichiarare la guerra erano false. Un\u2019ammissione ovvia, poich\u00e9 le armi, a lungo ricercate, non erano state mai trovate.<\/p>\n<p>Quindi le informazioni d\u2019intelligence sono state utilizzate per giustificare una decisione politica, che ha condizionato fortemente l\u2019ordine mondiale e che, secondo alcuni, ha provocato l\u2019ondata del terrorismo fondamentalista in Europa.<\/p>\n<p>E mentre, con enormi sforzi economici ed umani, gli Stati Uniti e i loro alleati erano impegnati sui fronti dell\u2019Asia centrale, la Cina organizzava le sue politiche di potenza culminate nella strategia della Nuova via della seta che \u00e8 stata inserita in Costituzione, insieme all\u2019elezione potenzialmente a vita di Xi Jinping.<\/p>\n<p>Contemporaneamente la new economy ha rivoluzionato il pianeta, con il ruolo sempre pi\u00f9 insostituibile di internet nelle attivit\u00e0 lavorative e finanziarie. Una diffusione cos\u00ec pervasiva tanto che il web \u00e8 diventato il quinto dominio della guerra, dopo la terra, il mare, l\u2019aria e lo spazio, modificando anche la natura dei conflitti che sono diventati prevalentemente economici e culturali e combattuti attraverso le informazioni nella Rete. Grande rilevanza quindi ha assunto l\u2019infowar, cos\u00ec come la guerra psicologica e anche quella normativa, poco nota ma insidiosissima.<\/p>\n<p>Occorrer\u00e0 attendere gli attentati terroristici in Europa del 2015-2017 per fare orientare l\u2019intelligence in modo diverso. C\u2019\u00e8 una data precisa ed \u00e8 il 7 gennaio 2015, giorno dell\u2019attentato alla redazione della rivista parigina \u201cCharlie Hebdo\u201d, dopo il quale telegiornali e quotidiani fanno riferimento continuo alla parola \u201cintelligence\u201d, quasi ad identificarla come l\u2019arma segreta per difendere le democrazie dal terrore. Da allora si \u00e8 verificata una grande trasformazione nella percezione dell\u2019intelligence da parte della pubblica opinione: da luogo oscuro di uno Stato parallelo a ruolo vitale per la democrazia, da funzione di previsione del futuro a quella di interpretazione del presente, da ambito esoterico per pochi a strumento indispensabile per tutti.<\/p>\n<p>Le agenzie dei Servizi oggi si stanno giustamente concentrando sul cyber e sull\u2019intelligenza artificiale. Non a caso nel 2017 Vladimir Putin ha affermato che chi controlla l\u2019intelligenza artificiale controlla il mondo, gli Emirati Arabi hanno istituto un apposito ministero e la Cina ha lanciato un imponente programma con l\u2019obiettivo di diventare entro il 2030 il paese leader nel settore.<\/p>\n<p>Le vicende afghane e irachene, e prima ancora quelle vietnamite e cambogiane, richiamano l\u2019attenzione sulla necessit\u00e0 di una Cultural intelligence, intesa come capacit\u00e0 di comprensione delle regole sociali e dei contesti culturali dei luoghi dove si svolgono le attivit\u00e0 belliche.<\/p>\n<p>Parallelamente, la guerra culturale \u00e8 da tempo in atto. La cultura non \u00e8 altro che la visione del mondo e le visioni del mondo dei cittadini di ogni nazione sono largamente influenzate dai contenuti cinematografici, televisivi e informatici prodotti dagli Stati Uniti d\u2019America, che a livello scientifico esprimono un predominio evidenziato dal numero dei premi Nobel, dalla capacit\u00e0 attrattiva a livello mondiale delle sue universit\u00e0 e dal vantaggio differenziale che riesce a mantenere in gran parte sul web.<\/p>\n<p>In tale contesto, si \u00e8 gi\u00e0 profilato, secondo me, il nuovo campo di battaglia su cui si misurer\u00e0 l\u2019ordine mondiale: la conquista delle menti. Con la quasi totalit\u00e0 del pianeta collegato a internet entro il 2030, potenzialmente ciascuno di noi potr\u00e0 essere profilato e quindi orientato. Quello della mente \u00e8 il dominio geopolitico dell\u2019immediato futuro e la societ\u00e0 della sorveglianza potrebbe non avere pi\u00f9 limiti, dando vita, come prevede Yuval Noah Harari, potenzialmente a due distinte razze umane: una ristretta minoranza che controlla l\u2019intelligenza artificiale e le moltitudini che ne saranno guidate.<\/p>\n<p>In tale quadro, com\u2019\u00e8 cambiata l\u2019Italia in questi ultimi vent\u2019anni? La cifra principale potrebbe essere considerata la decadenza della sfera pubblica, con un ruolo sempre pi\u00f9 preponderante delle tecnologie anche nella formazione del consenso. Infatti, strumenti come la \u201cpiattaforma Rousseau\u201d oppure \u201cla Bestia\u201d di Luca Morisi hanno determinato successi elettorali consistenti. Ma si tratta di intelligenza artificiale, non di politica.<\/p>\n<p>Sul versante dell\u2019intelligence, il nostro \u00e8 stato l\u2019unico Paese che dopo gli attentati dell\u201911 settembre ha sostituito i vertici dei Servizi. Al 2007 risale la riforma dell\u2019intelligence, accentrando le competenze nella figura del presidente del Consiglio, rafforzando il ruolo del Dis e prevedendo le garanzie funzionali per gli operatori.<\/p>\n<p>Negli anni successivi, ai Servizi sono stati assegnati compiti molto importanti sulla sicurezza cibernetica, fino alla costituzione proprio quest\u2019anno di un\u2019apposita agenzia, affidata a Roberto Baldoni, un professore universitario, che in precedenza era stato anche vice direttore del Dis, primo e felice esempio di coinvolgimento di esperti accademici nel delicato settore della sicurezza nazionale.<\/p>\n<p>Il crollo economico del 2008, originato dal fallimento della Lehman Brothers, ha messo in evidenza anche da noi come le classi dirigenti abbiano generalmente interpretato la crisi come opportunit\u00e0 per loro stessi piuttosto che come problema dei cittadini.<\/p>\n<p>Comportamento replicato nelle recenti vicende pandemiche, che hanno posto in luce le inadeguatezze delle regioni e dell\u2019organizzazione istituzionale, tanto che i Servizi si sono dovuti occupare anche dell\u2019attendibilit\u00e0 dei dati dei contagi e della somministrazione dei vaccini.<\/p>\n<p>E abbiamo dovuto contrastare lo sharp power, le azioni di influenza informativa e di manipolazione della pubblica opinione, che nel nostro Paese sono state svolte nella prima fase della pandemia si dalla Cina che la Russia, la quale \u00e8 stata anche coinvolta nel caso di spionaggio che ha visto protagonista l\u2019ufficiale della marina Walter Biot, segnale che queste antiche pratiche sono pi\u00f9 attuali che mai.<\/p>\n<p>Si \u00e8 reso necessario definire il golden power per tutelare i settori strategici nazionali, di fronte ad azioni di acquisizioni da parte di altri Stati e di infiltrazioni delle organizzazioni criminali, che rappresentano un pericolo sempre maggiore, in quanto controllano quasi per intero alcuni settori economici.<\/p>\n<p>Altra tendenza che si \u00e8 manifestata \u00e8 l\u2019indebolimento dell\u2019istruzione e quindi della capacit\u00e0 cognitiva delle persone, che da un lato deve fare riflettere sulla natura della democrazia in Italia e dall\u2019altro ci rende molto esposti alla battaglia in atto sul controllo delle menti, che riguarda sia i cittadini che le \u00e9lite, le prime attraverso la propaganda e le seconde attraverso le azioni di deception che provengono dall\u2019estero o di inclusione in meccanismi di potere internazionale.<\/p>\n<p>In questo secolo l\u2019efficienza dei sistemi di governo far\u00e0 la differenza, poich\u00e9 la globalizzazione richiede decisioni pubbliche sempre pi\u00f9 veloci ed efficaci. L\u2019Italia, quindi, si trova in evidente difficolt\u00e0 con classi dirigenti deboli e cittadini poco istruiti, riducendo quindi il sistema democratico a una banale procedura elettorale, privandolo cos\u00ec di un reale significato.<\/p>\n<p>Il nostro \u00e8 uno dei paesi fondatori dell\u2019Unione Europea. Recentemente Ursula Von der Leyen ha dichiarato che se gli Stati non condividono le loro informazioni a livello europeo siamo destinati a fallire. Sono quindi maturi i tempi per un\u2019intelligence europea? Purtroppo \u00e8 improbabile in assenza di un governo europeo.<\/p>\n<p>Questo pone il problema decisivo se l\u2019Europa sar\u00e0 in grado di trasformarsi da gigante economico in potenza politica, poich\u00e9 l\u2019Italia ne condivider\u00e0 inevitabilmente il destino.<\/p>\n<p>Dobbiamo quindi porre al centro l\u2019interesse nazionale, il cui perseguimento richiede l\u2019apporto decisivo dell\u2019intelligence. Occorre ripensare alla dimensione marittima del nostro Paese, che si trova nel cuore del Mediterraneo, l\u2019aria di libero scambio pi\u00f9 estesa del pianeta.<\/p>\n<p>Cosi come va promosso il nostro ruolo di potenza culturale mondiale e tutelate le piccole e medie imprese che ci consentono di essere la seconda potenza industriale europea. Ma tutto questo non pu\u00f2 avvenire senza un radicale miglioramento del sistema dell\u2019istruzione, che, dal mio punto di vista, rappresenta la priorit\u00e0 nazionale insieme al contrasto alle mafie, che stanno diventando indistinguibili dall\u2019economia e, in parte, dalla politica.<\/p>\n<p>In definitiva, l\u2019intelligence deve difendere la democrazia italiana da s\u00e9 stessa e dalle sue degenerazioni, perch\u00e9 la crisi della democrazia, come il sonno della ragione, genera mostri.<\/p>\n<p>Allora va ribadita l\u2019importanza delle \u00e9lite, poich\u00e9 ogni organizzazione sociale funziona in relazione a chi la gestisce e la rappresenta, circostanza essenziale per le istituzioni pubbliche. Pertanto \u00e8 fondamentale il ruolo che la politica assegner\u00e0 all\u2019intelligence, aggiornando le regole e individuando meccanismi efficaci nella selezione, controllo e direzione degli operatori.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, nel nostro Paese pi\u00f9 volte si \u00e8 adombrato il rischio di un pericolo fascista. Dal mio punto di vista, \u00e8 impossibile una riedizione originaria di quella tragica pagina storica. Esiste per\u00f2 molto di peggio e cio\u00e8 molte di quelle condizioni che nel 1922 hanno reso possibile la marcia su Roma: la crisi della democrazia italiana.<\/p>\n<p>Il fascismo venne definito da Piero Gobetti \u201cL\u2019autobiografia della nazione\u201d e l\u2019intelligence potrebbe contribuire a evitare che, nelle forme nuove della societ\u00e0 digitale, le degenerazioni possano ripetersi. L\u2019intelligence nell\u2019Italia dei primi decenni del XXI secolo andrebbe dunque concepita come indispensabile strumento della democrazia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intelligence versus democrazia.<\/p>\n","protected":false},"author":3286,"featured_media":10013,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":[]},"categories":[1516],"tags":[4524],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/spy.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4fe9l-2ED","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10207"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3286"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10207"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10207\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10211,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10207\/revisions\/10211"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/10013"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10207"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10207"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorioanalitico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10207"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}