Margaretha Gertruide Zelle…alias…Mata Hari, un mito infranto!

Margaretha Gertruide Zelle…alias…Mata Hari, un mito infranto!

L'esecuzione di Mata Hari

L’esecuzione di Mata Hari

Il 7 agosto 1876 nasce in un villaggio olandese Margaretha, da una famiglia benestante che l’abitua al lusso. A tredici anni, la vita cambia: suo padre fallisce, sua madre muore e la ragazza è affidata a un padrino. La vita è difficile e piena di regole. A soli 17 anni risponde, allegando anche un fotografia (è molto bella e sa di esserlo) a un annuncio di un ufficiale dell’esercito coloniale delle Antille olandesi, Rudolph Mac Leod, di origini scozzesi, di venti anni più anziano. L’ufficiale, convalescente nella madre patria, cerca una moglie con la quale tornare in colonia.

I due si sposano nel 1895: madame Mac Leod attrae l’attenzione dei salotti e a un ricevimento della Regina Madre si fa notare, diventando la persona più ammirata del ballo.

Il matrimonio non va molto bene, nonostante la nascita di un figlio. Nel 1897 la famiglia torna nell’isola di Giava. La situazione finanziaria della coppia non è brillante anche perché la giovane donna spende oltre misura. La questione peggiora soprattutto quando l’anziano Mac Leod va in pensione. Margaretha non sopporta più di vivere soffocata in quell’isola senza il glamour del potere del marito e sogna di vivere a Parigi. Nel 1902 la famiglia torna in Olanda e nel 1906 i coniugi divorziano. Margaretha ha 26 anni, bella, soprattutto libera! E’ ambiziosa e le piace molto la bella vita ma non ha soldi.

Va a vivere a Parigi e, secondo un rapporto della polizia parigina, oltre a fare la modella per pittori, si dava a quella che era chiamata ‘galanteria’…non prostituzione ma vicina… Dopo un breve periodo a Amsterdam, Margaretha decide di tornare a Parigi. Scende al Grand Hotel e s’inventa di sana pianta un personaggio. L’ha ispirata la grande Isadora Duncan che balla velata. Si esercita in danze dell’isola di Giava che ha visto durante il suo soggiorno nell’isola e si presenta al Circo Molier, dichiarando di chiamarsi ‘Mata’ (prima e ultima sillaba del suo nome) Hari.

Ballerina esotica e erotica, inventa anche di essere nata sulle rive del fiume Malabar in India, da una famiglia della sacra casta dei bramini! Narra che la madre, prima ‘bayadera’ del tempio del Randa Swany, era morta nel darla alla luce e i sacerdoti di quel tempio, adottandola, la chiamavano Mata Hari, che nella lingua indiana significava Pupilla dell’Aurora… Ha una pelle ambrata, capelli nerissimi, occhi profondi e scuri: il gioco è fatto. Siamo ai primi del Novecento e nella Belle Epoque l’orientalismo è di moda. Tutti le credono, soprattutto gli uomini affascinati dal suo modo molto sinuoso di ballare, coperta di pochi veli. La ballerina non ha tecnica ma che importa: è bella, con un corpo quasi perfetto, piacevole e è ‘maestosamente tragica’! Mata diventa la star dei salotti parigini. Parigi è ai piedi della ballerina ‘indiana’ che chiede cachets molto alti per gli spettacoli all’Olympia a Parigi, al Kursaal di Madrid e all’Opéra di Montecarlo.

Il successo, però, svanisce. Un vero ballerino, il celebre Antoine la demolisce tecnicamente. In tribunale Mata vince contro Antoine ma non arrivano più proposte di spettacoli. Il grande Diaghilev rifiuta di selezionarla per le danze russe e Richard Strauss non vuole sentirne parlare per la sua Salomè. Il suo amante, barone Rousseau, che la manteneva nel lusso, fallisce e Margaretha, secondo i rapporti di polizia, torna alla ‘galanteria’ con tariffe elevate.

Nel 1914 è a Berlino, dove danza in un music hall ma la guerra compromette la sua carriera. La penuria di denaro è sempre costante: torna all’Aja. Il console tedesco in Olanda le chiede di raccogliere ogni genere d’informazione nel bel mondo francese. Margaretha non diventa un agente ma un semplice informatore. I tedeschi credono alla stampa parigina: la donna ha ottime conoscenze sia tra i politici francesi sia tra alti gradi militari. In sintesi, è molto ben introdotta…non importa come! È reclutata dal colonnello Hoffman, capo dell’intelligence della Terza Armata tedesca e le è assegnata la sigla H21, essendo il ventunesimo informatore ingaggiato dal tedesco. Le sono dati i primi rudimenti per scrivere un rapporto informativo e tre ampolle d’inchiostro simpatico che nel 1915, durante un viaggio in nave per Parigi, passando dall’Inghilterra, getta in mare. Fece bene perché l’MI5 la costrinse a sbarcare a Folkenstone e la interrogò a lungo per conoscere la sua vera identità…i suoi documenti erano falsi e l’attento MI5 lo sospettava con ragione.

Margaretha non ha capito il suo ruolo d’informatrice. Si crede un agente segreto, non avendone la stoffa; è già nell’occhio dei Servizi inglesi e francesi: la sua falsa identità è nota. Inoltre in un suo viaggio tra la Francia e l’Olanda, via Madrid e Lisbona, divide lo scompartimento del treno con una nota spia tedesca, Claire Benedix, formata alla Scuola di Mademoiselle Docteur, Elsbeht Schragmuller, responsabile della sezione controspionaggio tedesca di Anversa con la quale è messa in contatto. Anche Schragmuller rimane affascinata dalla donna, viaggiatrice, bella presenza, lingue parlate con disinvoltura, relazioni importanti….in sintesi capace di attrarre uomini d’alto rango con la sua conversazione educata, gentile, personalità originale, eleganza raffinata … cosa chiedere di più a una spia … sic!

Di là dalle apparenze, però, Margaretha manca di tenacità, d’interesse per elementari stratagemmi per conseguire un’informazione; non riesce a imparare l’uso dell’inchiostro simpatico, perché non lo ritiene utile. In realtà Margaretha non ha molta dimestichezza con la scrittura e i suoi rapporti sono deboli, privi d’informazioni interessanti. La stessa Schragmuller, poco dopo l’impiego della nuova informatrice, scrive preoccupata al suo superiore che questa “demi-mondaine’ ci porterà solamente dei problemi”!

Nel maggio 1915 Mata va a Parigi con i soliti falsi documenti. Le è rifiutato il passaggio attraverso l’Inghilterra e quindi viaggia attraverso la Spagna. Non solo i francesi la controllano ma anche il controspionaggio tedesco che ha ben compreso che la signora costituisce un pericolo per tutta la rete spionistica dell’Impero a Parigi.

Il controspionaggio francese decide di farne un agente doppio, imponendole questo tipo di servizio, pena l’espulsione dalla Francia, che la donna teme per ragioni sentimentali. Accetta di lavorare per i francesi, chiedendo la ‘modica’ somma di un milione di franchi, millantando notizie esplosive. Vuole fare un ‘colpo grosso’ e ‘ritirarsi’ a vita privata!

Inizia la vita da doppio agente ma non ne ha capacità né lo spessore: spesso parla a sproposito, racconta fandonie sulle sue missioni. Non si accorge di alcuni tranelli che il controspionaggio francese le tende e ci cade.

Il 1° maggio 1916 è interrogata dai francese che le contestano spionaggio per la Germania e di essere un falso doppio agente. Chi l’aveva reclutata, il capitano Ladoux, del 2ème Bureau francese, nega la circostanza e dichiara di non conoscerla. I tedeschi a loro volta non l’aiutano a fuggire: è un informatore bruciato, oltre che inutile.

Il suo processo si svolge in un periodo assai difficile per l’andamento della guerra: ecatombe di Verdun, battaglia della Somme. Risulta che i tedeschi avevano tutti piani relativi all’offensiva francese a Chemin des Dames. Scandali su scandali…tradimenti, caccia alle spie. Il 24 luglio 1917 inizia il dibattimento a porte chiuse davanti a un tribunale militare. La sentenza è scontata: nessuno aiuta l’ancor piacente giovane donna. Condanna a morte. La Svezia chiede che la pena sia commutata in prigione a vita. Il Ministero degli esteri francese rigetta la richiesta così come il Presidente Poincaré nega la grazia.

Dal 25 luglio 15 ottobre, giorno dell’esecuzione, Margaretha scrive lettere alle autorità olandesi, a amici ma di queste lettere non si troverà mai traccia.

E’ l’alba del 15 ottobre 1917 al Castello di Vincennes, poco fuori Parigi: va in scena l’ultima esibizione di Mata Hari. Elegantissima, saluta il plotone d’esecuzione, rifiuta la benda e una salva di dodici colpi mette fine alla sua vita, alle 6.15 di quel giorno.

Una vita continuamente inventata. Ha considerato il lavoro d’informatore come un gioco che l’ha poi stritolata, non ha capito nulla della politica e della guerra e non ha mai passato un segreto importante a chicchessia. E’ stata punita in modo molto severo per la sua leggerezza, le sue invenzioni, le sue bugie che non sempre ricordava tutte.

Molti film sono stati girati sulla sua vicenda considerandola un mito eroico ma i documenti custoditi nell’Archivio Storico della Difesa francese a Vincennes raccontano un’altra triste storia.

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Mata Hari con il suo completo bianco (vestito, cappello, guanti) in una foto ufficiale per documenti.

Mata Hari con il suo completo bianco (vestito, cappello, guanti) in una foto ufficiale per documenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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